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  Grafologia o Psicologia della Scrittura?

 a cura di Antonio Albunia 

 

  "Psicologia della Scrittura" è il termine utilizzato per una disciplina che di fatto presenta tanti modi differenti per definirsi. Come già detto nell’introduzione, "grafologia" e "Psicologia della Scrittura" sono due modi diversi di chiamare una stessa disciplina: quella che delinea la personalità di un soggetto studiandone la grafia. In letteratura si utilizzano anche altri nomi, tra cui i più frequenti sono psicografologia,  psicografia, grafoanalisi, idengrafia, chirogrammatomanzia. Il termine grafologia rimane tuttavia il più diffuso nonché quello che dà meno adito a confusione.

  D'altro canto va detto che, come accade per ogni altra disciplina psicologica, anche all'interno della grafologia esistono diverse correnti di pensiero e quindi diverse teorie, anche se spesso (ma non sempre!) possono essere ricondotte le une alle altre.

  Sicché, se da una parte va fatto un discorso di forma - per l'esistenza, come detto, di diversi nomi nel definire la scienza grafologica - dall'altra, va fatto un discorso di contenuto, nel senso  che le diverse scuole di pensiero producono, di fatti, diversi modi di praticarla. E' questo il caso della grafologia francese che presenta sostanziali differenze rispetto alla grafologia italiana di Moretti. Il punto su cui  riflettere è il seguente: è possibile che due approcci teorici differenti decidano di utilizzare lo stesso nome (come accade per la scuola morettiana e la scuola francese che la definiscono entrambe grafologia),  ed è possibile anche il contrario, cioè che due approcci sostanzialmente simili utilizzino nomi differenti. Il motivo di quest’ultimo fenomeno è sostanzialmente uno: far cadere l'accento su quell'aspetto che si reputa essere maggiormente rilevante. Così, ad esempio, la scelta del termine grafoanalisi, per rimando al concetto di psicoanalisi,  si presta molto bene a quegli approcci che vogliono sottolineare l'influenza dei contenuti dell'inconscio sul tracciato grafico.

 

  Da parte nostra, relativamente alla forma si è deciso di optare per la denominazione "Psicologia della Scrittura" - a discapito di quella di "grafologia" che difatti gode di maggiore notorietà - per un semplice motivo: a nostro avviso "grafologia" non rimanda con immediatezza a quello che è il suo oggetto di studio: la psicologia dello scrivente, per l'appunto. 

Non solo, ma il termine "grafologia" - in chi lo sente per la prima volta - fa sovente rimando a pratiche quali l'astrologia, la chiromanzia e simili, finendo con l'essere essa stessa considerata una disciplina esoterica anziché psicologica. Il rischio di un tale equivoco è aumentato dalla diffusione di neologismi quali grafomanzia, utilizzati di recente da molti astrologi come ulteriore "ambito di specializzazione" consistente nel "leggere" la scrittura anziché le carte.

 

  Sul piano del contenuto, la posizione della Psicologia della Scrittura è altrettanto chiara: essa si ispira sostanzialmente alla grafologia italiana ideata da Girolamo Moretti. Laddove tale sistema teorico è apparso troppo ingenuo, poco soddisfacente, o lacunoso, si sono tenuti in debita considerazione gli spunti teorici offerti dalle altre importanti scuole grafologiche europee, prime tra tutte quella francese e quella tedesca.

 

  E' d'obbligo una puntualizzazione. Mentre il termine "grafologia", ampiamente diffuso, di per sé  non è caratterizzante finché non se ne specifichi anche la scuola di riferimento (sicché si parlerà di grafologia morettiana, grafologia tedesca, e così via),  il termine "psicologia della scrittura", almeno in Italia, si utilizza quasi esclusivamente con riferimento al sistema grafologico ideato da Marco Marchesan, anzi si può ben dire che ne sia diventato il sinonimo. 

Tali precisazioni, dunque, si sono rese necessarie per evitare di confondere la scuola marchesaniana con quella proposta qui.

 

  E’ opportuno fare un breve accenno anche al problema che rischia di comportare una tale scelta: chiunque intendesse diventare esperto di Psicologia della Scrittura dovrebbe chiamarsi non più grafologo ma psicologo della scrittura. E ciò aggiungerebbe un’ulteriore discussione, alle numerose già esistenti, sul rapporto psicologi-grafologi . Una considerazione a tal proposito va fatta. Sebbene il grafologo o equivalentemente lo psicologo della scrittura sovente non sia un laureato in psicologia - e non è necessario che lo sia dato il differente raggio d'azione - è auspicabile che la sua formazione si avvicini molto al percorso formativo riservato agli studenti di psicologia. Il fenomeno "Uomo" rimane sempre lo stesso, da qualunque angolazione lo si voglia vedere, sicché ciascuno studioso della psiche umana deve poter accedere all'intero bagaglio di conoscenze psicologiche attualmente a disposizione del mondo accademico e scientifico.

  Si leggano queste affermazioni anche come una sottile accusa all'attuale sistema accademico e professionale in cui la tendenza degli psicologi è quella di screditare la validità della psicologia della scrittura, piuttosto che considerarla una possibile fonte di arricchimento per sé e per la propria professione.

 
   
   
   
   
   
   
                                            

 

   
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