| |
|
|
|
Un Po' di
Storia |
| a
cura di Antonio Albunia |
| |
|
Per comprender l'evoluzione e lo sviluppo della grafologia si
rendono necessarie due riflessioni. |
|
All’interno di ciascun settore della psicologia esistono diverse
teorie che sovente si differenziano, oltre che per elementi
puramente teorici, anche per essersi sviluppate in aree geografiche
distinte. Questo conferma il fatto che in psicologia il fattore
socio-culturale, e quindi in ultima istanza geografico, assume un
ruolo determinante sulla genesi delle teorie stesse più di quanto
non accada in altri ambiti scientifici. Anche la grafologia, in
quanto disciplina psicologica, non si è sottratta a questa regola.
Ciascuna delle diverse teorie grafologiche si è sviluppata in un
preciso contesto geografico, di cui evidentemente ha interpretato
le esigenze. E’ su una base geografica, più che cronologica, che
abbiamo inteso delineare una storia della grafologia, occupandoci in
particolare di quegli autori il cui contributo ha permesso alla
Psicologia della Scrittura di raggiungere la sua piena maturità e
formalizzazione scientifica così come la conosciamo oggi. |
|
Una seconda riflessione riguarda il motivo per cui solo in epoca
moderna si inizia a parlare di una grafologia come di una disciplina
che ha connessioni con la personalità, e di fatto bisognerà
aspettare il XX secolo perché essa possa acquisire uno statuto di
scientificità a tutti gli effetti. Questo ritardo scientifico è
principalmente dettato dalle difficoltà culturali che la stessa psicologia ha trovato per affermarsi. La
questione è assai complessa, ma si può tentare una esposizione
almeno semplicistica. Esiste un primo ostacolo dovuto al fatto che per molti secoli la scrittura è stata
appannaggio
di pochi, principalmente amanuensi, il cui operato, tra l'altro, non
produceva grafia ma calligrafia (bella scrittura), cioè un modo di
scrivere ufficiale che non lascia spazio alla spontaneità. A parte
questo fattore, indubbiamente non trascurabile, il più grosso ostacolo
va rinvenuto, però,
nel monopolio della cultura cristiana in Occidente, secondo la quale, la psicologia
- in quanto intenta a studiare le emozioni, le motivazioni, e il
comportamento dell'Uomo - tenta di sottrarre alla Chiesa quella
parte dell'Uomo che è sempre stata sotto la sua tutela: l'anima. E'
in quanto scienza dell'anima e del comportamento che la psicologia
si rende colpevole, rea di voler naturalizzare l'anima ritenuta
"soffio divino" e il comportamento degli Uomini ritenuto parte
integrante del "progetto di Dio". |
|
|
|
La “preistoria” della grafologia |
 |
|
Il termine 'grafologia' nasce solo in epoca moderna, ma lo
studio della grafia viene praticata già diversi millenni
addietro. Le notizie più remote provengono dall’India
meridionale. Da qui lo studio della scrittura si diffuse fino
Cina, per approdare - intorno al 2000 A.C. - in Grecia e nel
mondo occidentale. |
|
|
Si riferisce che Confucio abbia osservato: "La scrittura può
mostrare in modo infallibile se proviene da una persona nobile di
spirito o da una persona volgare”. Di Aristotele, invece, è nota
l'affermazione: "Così come gli uomini non hanno lo stesso suono
della voce, così essi non hanno lo stessa scrittura”. Svetonio
(70-140 d.C.), storico latino biografo dei Cesari, scrive che da
alcune caratteristiche della scrittura dell’imperatore Cesare
Augusto si potevano dedurre i tratti del suo carattere. |
|
|
|
La grafologia in Francia |
 |
|
Nel 1875, l’abate francese Jean Hyppolyte Michon
(1806-1881) utilizza per la prima volta il termine
“grafologia”, unendo le due parole greche “graphé”=
scrivere, e “logos”=studio. Michon pubblica i
risultati di molti anni di sue ricerche sui movimenti
individuali della scrittura, ed è con lui che la grafologia
inizia a suscitare l’interesse pubblico. Il suo metodo diventa
popolare per via della sua semplicità. |
|
|
Definisce formalmente alcuni elementi della scrittura quali
“lettere”, “parole”, “linea di base”, “paragrafo”, “movimento
libero”, “punteggiatura”, e così via. Il suo metodo di associare ad
un particolare movimento la rappresentazione di un aspetto del
carattere, e soprattutto la sua affermazione che la mancanza di quel
movimento indica la caratteristica opposta, oggi sono riconosciuti
essere solo parzialmente veri. Gli stessi suoi successori si
troveranno in disaccordo con tali principi, così come con la pratica
di attribuire a ciascun segno una rigida interpretazione. |
|
|
 |
|
Jule Crepieux-Jamin
(1859-1940), successore e allievo di Michon, trascorre la vita
a raggruppare e migliorare le osservazioni di Michon,
diventando fondatore della "Societé Francais de Graphologie".
Definisce gli elementi della scrittura che ancora oggi
costituiscono i principi base della scuola grafologica
francese. Crepieux-Jamin individua circa duecento segni o
tratti grafici raggruppandoli in sette categorie: Dimensione,
Forma, Pressione, Velocità, Direzione, Impaginazione e
Continuità. |
|
|
Ad ogni elemento grafologico, egli attribuisce un numero molteplice
di possibili significati: sua convinzione, infatti, è che il valore
di un dato segno non è fisso ma che il suo significato e la sua
interpretazione può dipendere fortemente da altre caratteristiche
della scrittura. Letto diversamente, questo implica che la scrittura
deve essere studiata come un tutt’uno, come una Gestalt, e
non come tante caratteristiche scollegate. Sulla base di questa
legge fondamentale, Crepieux-Jamin osserva anche come l'interazione
dei segni vada a costituire l’armonia o la disarmonia dello
scritto concludendo che ”’l'armonia della scrittura corrisponde a
quella del carattere”. Questa teoria, attualmente, è condivisa da
tutti i grafologi professionisti. |
| |
|
La grafologia
in Germania |
|
La Germania è uno dei paesi in cui la grafologia ha ottenuto maggior
riconoscimento e sviluppo. Essa è stata introdotta in molte
Università e in particolare presso la facoltà di medicina. La
grafologia è applicata in tutti i campi e specialmente per
l’orientamento scolastico, per la selezione del personale nelle
aziende e come supporto a psicologi e sociologi. |
 |
|
Ludwig Klages
(1872-1956), filosofo e psicologo, rappresenta il maggior
esponente della grafologia tedesca. A Monaco fonda l'Istituto
per lo studio della psicologia caratterologica. Klages
sostiene che l’aspetto fondamentale della scrittura è il
ritmo di base del grafismo, inteso come movimento che
esprime "la forma del livello vitale" o “Formniwo”.
Egli suddivide i significati dei segni grafici in positivi e
negativi. |
|
|
Più un individuo riesce a aderire ai valori dello Spirito, più il
suo Formniwo è elevato e conseguentemente più i segni grafici
hanno un valore positivo.
Nel ritmo tutte
le scuole grafologiche riconoscono un elemento fortemente
diagnostico della personalità. |
| |
|
E' in Germania che viene sviluppata anche l’impostazione scientifica
ad opera di W. Preyer e G. Meyer che in modo sperimentale
dimostrarono come la scrittura sia legata non all’attività motoria
della mano, ma a quella del cervello. |
|
A William Thierry Preyer, nato in Gran Bretagna nel 1841 e
trasferitosi in Germania nel 1857, va riconosciuto il merito di aver
evidenziato che la “scrittura a mano” è di fatto una “scrittura con
il cervello” ('handwriting' is 'brainwriting'). Egli ipotizza che
anche se si dovesse perdere la mano con cui abitualmente si scrive,
e per scrivere si dovesse usare l’altra mano, o usare la bocca, o un
piede (come nei casi di paralisi) nello scritto apparirebbero le
stesse tendenze di base, sebbene non eseguite con la stessa
fluidità. |
|
Il
merito principale di Georg Meyer è quello di aver distinto la
scrittura spontanea dalla scrittura non spontanea,
concetto che poi riprese ampiamente Klages. |
|
Rudolph Pophal
(1893-1966) neurologo e grafologo tedesco, confermerà le ipotesi di
Preyer tramite numerose ricerche e scoperte relative al cervello e
alla struttura muscolare. |
| |
 |
|
Il poeta tedesco Goethe in una lettera scrive: ”Non
si può dubitare che la scrittura abbia dei rapporti con il
carattere e l’intelligenza umana, e che possa dare almeno un
indizio del modo di intendere e di operare, bisogna pur
riconoscerle un legame con tutta la personalità”. |
|
| |
|
La grafologia in Svizzera |
 |
|
Max Pulver (1890-1953) si laurea in filosofia,
indirizzandosi in seguito agli studi di grafologia e
psicologia . Negli anni trenta insegna grafologia all’Istituto
di psicologia applicata di Zurigo. Il suo contributo è quello
di indagare e sviluppare il significato del simbolismo
nella scrittura, sia nel senso della direzione che dello
spazio. Egli spiega aspetti della scrittura precedentemente
incompresi tramite la formulazione delle “tre dimensioni”: il
movimento verticale, il movimento orizzontale e la profondità,
fornendo con ciò una più integrata comprensione della
grafologia. |
|
|
Con lo studio sul simbolismo la teoria di Pulver getta un ponte tra
grafologia e la psicoanalisi. Infatti in quegli stessi anni la
psicoanalisi dimostra come l’inconscio prediliga il meccanismo dei
simboli per manifestarsi a livello conscio e comportamentale, e cosa
ancora più importante, come un insieme di "archetipi" e di simboli
universalmente validi vadano a costituire quella parte inconscia
comune a tutti gli uomini definita da Jung inconscio
collettivo. Diventa, così, finalmente chiaro che il foglio
rappresenta l’ambiente in cui lo scrivente simbolicamente si muove,
e che il tracciato grafico di un soggetto subisce un’attrazione
verso quattro poli differenti: i vettori destro-sinistro e superiore-inferiore.
A seconda del vettore che maggiormente “attira a sé” il tracciato
grafico, si viene a stabilire in che modo l’inconscio si è espresso
sul foglio. Così il vettore destro simbolicamente esprime il futuro,
l’ignoto, il padre; il vettore sinistro, l’origine, la madre, il
passato; il vettore superiore gli ideali, la spiritualità; il
vettore inferiore gli istinti, la praticità, la materialità. |
| |
|
La grafologia in Spagna |
 |
|
In Spagna la grafologia si sviluppa a partire dagli studi
condotti all'inizio del '900 dalla grafologa Matilde Ras.
Bisogna però aspettare l'opera di Alfonso Velasco Andreo
(1917-2000) noto come Augusto Vels, perchè essa possa
trovare una ampia diffusione. Nel 1975 nasce la Sociedad
Espanola de Grafologia che pubblica il periodico
Escritura y Grafologia, mentre a Madrid verrà aperta l'
Escuela del Ciencias del Grafismo. Il campo di
applicazione più sperimentato in Spagna è la consulenza
aziendale.
|
|
| |
| |
|
La grafologia negli altri paesi |
| |
|
Robert Saudek |
| |
 |
|
Un contributo indispensabile è fornito dal bohemo Robert
Saudek (1880-1935) emigrato presto in Inghilterra, il cui
pensiero si pone a metà tra la scuola francese e quella
tedesca. Egli introduce un metodo più rigoroso e meccanizzato
per la misurazione dei movimenti nella scrittura, facendo
espliciti studi e comparazione con il movimento stroboscopico
del cinematografo. A Saudek si riconosce il merito di aver
meglio definito il concetto di velocità nella scrittura. Oggi,
nessun serio grafologo penserebbe di interpretare una
scrittura senza prima valutarne la rapidità scrittoria. |
|
| |
| |
|
Ania Teillard |
|
La psicologa estone Ania Teillard (1889-1978) rappresenta un
caso originalissimo nell'ambito della grafologia europea. Una volta
trasferitasi a Zurigo studia con Carl Gustav Jung, in seguito
diventerà allieva di Klages e terrà contatti con Pulver, Saudek e
Crépieux-Jamin. Con il suo testo “L’anima e la scrittura”, apre
nuove strade alla grafologia applicandovi la psicologia del profondo
di Jung, arrivando alla conclusione che la grafologia e la
psicologia del profondo si compenetrano. Per le sue teorie
grafologiche prende a prestito sia la teoria jungiana dei tipi
psicologici che il simbolismo spaziale di Pulver. Suo ulteriore
merito è il superamento delle barriere venutesi a creare tra le
varie scuole grafologiche in una visione integrata e unitaria. |
| |
| |
|
Alfred O. Mendel |
|
L’americano Alfred O. Mendel, nel suo testo "Personalità
nella scrittura" ha incluso una lunga dissertazione sulla
pressione del tracciato grafico, introducendo un nuovo approccio
all’interpetazione da dare alla direzione della pressione, sulla
base della personale inclinazione data dallo scrivente, e
dimostrando come questo singolo aspetto possa essere analizzato in
molte aree, ciascuna delle quali indicanti aspetti assai rilevanti
sulla personalità dello scrivente. |
| |
| |
|
LA
GRAFOLOGIA IN ITALIA |
| |
|
Camillo Baldi
(1550-1637) |
|
Professore di logica e metafisica all’Università di Bologna, nel
1622 scrive il saggio "Come da una lettera missiva si conoscano la
natura e le qualità dello scrivente“. Questo lavoro, sebbene
abbia scarsa risonanza, presenta molti buoni spunti e costituisce qualcosa
di più che una collezione di osservazioni. La sua importanza,
tuttavia, è dovuta principalmente al fatto di rappresentare la prima
testimonianza scritta relativa allo studio della grafia. |
| |
|
Marco Marchesan
(1899- 1991) |
|
Elabora un sistema grafologico in cui sono individuati 226 segni e
3500 tendenze che si esprimono attraverso tali segni. Chiama tale
metodo "psicologia della scrittura". Per la prima volta il termine
grafologia viene sostituito con uno che, con nostra piena
approvazione, meglio rappresenta lo scopo di questa disciplina:
psicologia applicata alla scrittura. Si noti che Marchesan non ha
fatto nient’altro che dare un’etichetta ad una disciplina che rimane
sempre e comunque di natura grafologica. |
|
E’ bene sottolineare esplicitamente che la teoria della Psicologia
della Scrittura proposta dal nostro Istituto non va identificata con
la corrente grafologica marchesaniana, con cui condivide solo la
denominazione. La Psicologia della Scrittura di fatto si basa sul
sistema grafologico introdotto dall’altro principale grafologo
italiano, Girolamo Moretti. |
| |
 |
|
Padre Girolamo Moretti, francescano conventuale, nasce
a Recanati nel 1879 (che curiosamente coincide con l'anno
stabilito per la nascita della psicologia scientifica)
e muore ad Ancona nel 1963. Rappresenta il fondatore della
grafologia italiana. Moretti si caratterizza per una spiccata
attitudine psicologica, che porta alla formulazione di un
sistema grafologico in modo del tutto autonomo, privo com’era
di specifici studi di psicologia. |
|
|
La sua opera è frutto della trasformazione delle sue intuizione in
affermazioni suscettibili di verifica scientifica, e in un metodo
rigoroso, oggettivo e trasmissibile, basato su "segni"
quantificabili oltre che qualificabili.
Nel 1914, con lo pseudonimo di Umberto Koch, pubblica la sua opera
fondamentale "Trattato
di grafologia
Intelligenza
sentimento".
Le sue altre pubblicazioni sono:
Vizio. Psicologia e grafologia dei sette vizi capitali,
1937; Trattato scientifico
di perizie grafiche su base grafologica,
1942; Grafologia somatica,
1945; Grafologia
pedagogica,
1947; Grafologia delle attitudini umane, 1948; I Santi
dalla scrittura, 1952; Scompensi, anomalie della psiche e
grafologia, 1962; La passione predominante, 1962. Come
opere abbiamo: quattro volumi di Analisi grafologiche, 1966, 1970,
1972, 1976; I grandi dalla scrittura, 1966; Grafologia e
pedagogia nella scuola dell'obbligo, 1970; Chi lo avrebbe mai
pensato. Autobiografia, 1977. |
|
I punti fondamentali del suo sistema grafologico sono il
simbolismo relazionale, la grafometria, e la semiologia
segnica basata sui 4 temperamenti: assalto, cessione,
resistenza o attesa. |
| |
| |
|
Conclusioni |
|
All'interno di un conteso dal taglio storico, abbiamo voluto
evidenziare i contributi di quegli studiosi che hanno permesso di
stabilire i concetti imprescindibili della scrittura e che
ricordiamo essere: il simbolismo spaziale, la pressione,
la velocità, il ritmo, l'armonia e l’assetto
grafico globale. Questi sono gli elementi che maggiormente
orientano l’interpretazione di una qualsiasi grafia, in quanto
principali spie della personalità che dietro di essa si cela. |
|
|