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Il fondamento epistemologico della Psicologia della Scrittura: COSA RIVELA LA SCRITTURA

a cura di Antonio Albunia
 
 

 Il Sè

  Qualsiasi trattazione sull’argomento personalità fa ricorso ad una nomenclatura universalmente condivisa che comprende termini quali temperamento, disposizione, tendenza, inconscio, conscio, e così via. Alcuni di questi termini, tuttavia, assumono tante accezioni quante sono le teorie personologiche. Uno dei più controversi temi è quella della definizione del concetto di che, se in linea di massima sottende il concetto di “reale essenza” dell’individuo, di fatto viene declinato in modi alquanto dissimili nelle diverse teorie psicologiche.

  Esponiamo qui il nostro punto di vista su tale questione data l’importanza che essa riveste all’interno del corpus di elementi teorici della Psicologia della Scrittura.

Sovente, nel tentativo di formulare profili di personalità, esiste una diffusa tentazione di operare separazioni del concetto di "Sé" in tanti "sotto-Sé". Tale scissione a volte può essere funzionale alle applicazioni della Psicologia della Scrittura, come nel caso della distinzione tra Sé sociale e Sé individuale. Diventa, tuttavia, assai pericoloso  in altre contrapposizioni, prime tra tutte quella tra vero Sé e falso Sé (distinzione, tra l’altro, ammesse in molte teorie di personalità quale quella proposta dallo psicoanalista Donald W. Winnicott).

     Relativamente a quest'ultima distinzione, è nostra convinzione che tutto l'essere umano é autentico - senza attribuire all'autenticità alcun giudizio di valore o morale - comunque si esprima e qualunque cosa faccia. In altre parole il Sé é sempre vero.

   La frequente distinzione, invece, tra Sé sociale e Sé individuale, sebbene in linea di principio sia ammissibile oltre che utile, crediamo possa creare confusione specie in affermazioni del tipo "il soggetto pubblicamente appare in questo modo ma in realtà nel suo intimo è diverso". Il rischio, ancora una volta, è di far sfumare il concetto di Sé individuale verso l’accezione di vero Sé, come se quello sociale fosse un Sé di convenienza e quindi meno autentico.

   Per evidenziare le differenti manifestazione del Sé a seconda dei contesti, ci sembra più adeguato distinguere fra Sé esplicato in privato (comportamento agito in privato),  Sé esplicato in pubblico (comportamento agito in presenza di altri) e Sé potenzialmente esplicabile (disposizioni interne al soggetto tutte potenzialmente esplicabili). Tutte manifestazioni, queste, da intendersi come facenti parte di quell'unico e vero Sé proprio di ciascun soggetto.

 

L’innato e l’acquisito

   “La Grafologia non vi sa dire quale sia stata la modifica portata all’individuo dall’ambiente, dalla educazione attiva e passiva,  ma vi sa dire quale modifica prenderebbe l’individuo, quel dato individuo se fosse cresciuto in quel determinato ambiente e avesse avuto quella data educazione. La Grafologia non vede la modifica che è avvenuta nell’individuo apportata a lui dall’educazione attiva e passiva, ma ne vede le possibili modifiche”. Con questa affermazione, riportata nel suo testo “Facoltà intellettive attitudini professionali dalla Grafologia”, Moretti dichiara, senza mezze misure, che la grafologia può rivelare esclusivamente le tendenze innate, mentre è completamente fuori dalle sue possibilità registrare il contributo alla personalità apportate dall’esperienza (di cui non è negata l’esistenza).

   Riportiamo questa chiara posizione epistemologica di Moretti per evidenziare una delle principali divergenze tra la grafologia morettina e la Psicologia della Scrittura, per la quale la scrittura fondamentalmente rivela il momento di fusione tra innato e acquisito. Questo assunto, più precisamente, prende le distanza dalle diatribe "innato vs acquisito"; non intende indagare su quanto una componente sia preponderante rispetto all’altra  o sulla possibilità, ammesso sia verosimile come ipotesi, che esista solo l’innato o solo l’acquisito. Ciò che rivela la scrittura è semplicemente la personalità dello scrivente qualunque sia la sua origine.  Questa posizione, si badi, non vuole essere  "disimpegno" epistemologico, quanto piuttosto una semplificazione motivata dalla convinzione che la questione "innato vs acquisito", sebbene di notevole interessere teorico, ai fini pratici dell'interpretazione di una scrittura non risulta rilevante.

 

La personalità come sistema tridimensionale

  Gli studiosi della personalità hanno definito in modi diversi il proprio oggetto di studio. La nostra posizione a riguardo vede, in primo luogo, separati il concetto di personalità da quello di comportamento.

Definiamo Personalità l'insieme delle disposizioni interne  - siano esse di natura intellettiva, temperamentale od affettiva, siano esse consce o inconsce (ovvero di cui il soggetto ha consapevolezza oppure no) - e delle relative qualità (modo di caratterizzarsi). Per essere parte della personalità la qualità di tali disposizioni deve caratterizzarsi per relativa stabilità rispetto a perturbazioni esterne.

Definiamo Comportamento la modalità con cui la Personalità è agita all'esterno dal soggetto stesso, derivante dalla combinazione della Personalità (nei suoi fattori sia consci che inconsci), dell'ambiente e della motivazione del soggetto ad agire nell'ambiente esterno le proprie disposizioni. Importante è, a questo livello, la distinzione tra comportamento privato e comportamento pubblico.

Al fine di agevolare il lavoro di descrizione della personalità, è preferibile riformulare i concetti appena definiti secondo una diversa modalità.

 La persona può essere indagata e descritta sulla base di 3 dimensioni:

1° dimensione: la  potenzialità-disposizionale; vale a dire l'insieme delle disposizioni  possedute dal soggetto e potenzialmente tutte esprimibili ed estrinsecabili nell'ambiente esterno; tali disposizioni possono essere consce o inconsce (a secondo della consapevolezza di cui ha il soggetto), riguardano tutti gli aspetti della personalità (intellettivi, cognitivi, temperamentali, affettivi) e non differenziano tra innato e acquisito. Tale dimensione ha carattere puramente quantitativo.

2° dimensione: la modalità-disposizionale: vale a dire la modalità tipica con cui si caratterizza ciascuna disposizione del soggetto. Tale dimensione descrive l'aspetto qualitativo della dimensione potenzialità-disposizionale.

3° dimensione: l'estrinsecazione-disposizionale: tale dimensione specifica se e in che modo ciascuna disposizione interna è effettivamente agita nella realtà esterna, distinguendo in particolare tra agito in privato e agito in pubblico, dove lo stesso concetto di "pubblico" può a sua volta assumere varie conformazioni (da un pubblico intimo quale quello costituito dal proprio partner, a quello costituito dai un gruppo di familiari, fino ad arrivare a gruppi di perfetti sconosciuti).  E’ importante sottolineare che l'estrinsecazione-disposizionale produce comportamenti non necessariamente in linea con le disposizioni interne, ma anche antitetici rispetto ad esse.

Esempio: una "buona capacità di memorizzare" è una disposizione intellettiva attribuibile alla potenzialità-disposizionale; relativamente a tale capacità, una memoria di tipo fotografico (la forma delle cose) piuttosto che concettuale (il significato delle cose) rappresenta la modalità-disposizionale caratterizzante quella potenzialità-disposizionale; l'ansia di tenere tutto sotto controllo fa sì che il processo di memorizzazione sia attivato con molta frequenza e in ogni contesto: tale atteggiamento va a comporre l' estrinsecazione-diposizionale.

   Relativamente alle definizione di personalità e comportamento date in precedenza, sussistono le seguenti equivalenze:

Personalità (P) = potenzialità-disposizionale + modalità-disposizionale

Comportamento (C)  = estrinsecazione-disposizionale

   La Psicologia della Scrittura, mentre trova relativamente facile indagare gli aspetti della Personalità, trova molti ostacoli nel tracciare le modalità del Comportamento. In altre parole una buona analisi può dire con elevata precisione quali sono le disposizioni di un soggetto, ma non può essere altrettanto precisa nel prevedere se e come tali disposizioni saranno messe in atto.

   Tale difficoltà deriva essenzialmente da due ordini differenti di ostacoli:

1) il primo è quello suggerito dalla formula dello psicologo statunitense Kurt Lewin, per il quale vale la formula:

    C = f (A, P)

ovvero il Comportamento (C) dipende dalla Personalità (P) ma anche dall' Ambiente (A) in cui si muove il soggetto. 

   In particolare, ciò implica che quando bisogna riferire il comportamento di un soggetto si dovrebbe essere in grado di fornire informazioni del tipo: "il soggetto nella condizione A1 emetterà un comportamento C1, nella condizione A2 emetterà un comportamento C2..." e così via.

Per meglio comprendere ciò facciamo un esempio. Dall'analisi della scrittura è emerso che un soggetto ha tutte le capacità nello svolgere compiti di contabilità, nonché la grinta e la voglia di emergere. Tuttavia nel suo ufficio contabile tutti lo descrivono come poco efficiente, e poco interessato al suo lavoro. Cosa succede? dove ha sbagliato l'analisi della scrittura? L'analisi non ha sbagliato, ha semplicemente omesso che un'altra caratteristica del soggetto è la ricerca del riconoscimento per il suo lavoro  da parte dei suoi superiori, e il caso ha voluto che il suo superiore non manchi mai di umiliarlo e smorzare i suoi meriti. Quindi il Comportamento è stato determinato in maggior parte dall'ambiente a discapito delle disposizione della sua personalità. Un'analisi più attenta dovrebbe formularsi nei termini: "se al soggetto sono riconosciuti costantemente i propri meriti, egli svolgerà con estrema efficienza i suoi compiti, in caso contrario potrebbe perdere ogni motivazione a fare bene il suo lavoro...".

   Allora la principale difficoltà della formula C = (A, P) è che per descrivere in modo esaustivo C, andrebbero indagati tutti i possibili valori di A, cosa  non fattibile nella pratica. Tale considerazione, tuttavia, acquista piena utilità nell’eseguire un’analisi di personalità, dove il  tenere in debita considerazione tale limitazione è essenziale per non incappare in ingenuità interpretative.

   Riportando l'attenzione su P della formula di Lewin, va sottolineato anche che, tra gli aspetti della Personalità, la motivazione è un fattore decisivo per stabilire se una disposizione,  soprattutto intellettiva, è effettivamente agita nel comportamento. Tale considerazione ci suggerirebbe una estensione della legge di Lewin in

    C=(A,P,M)

in cui semplicemente si è evidenziato un aspetto della Personalità che ha forte potere su C, cioè la Motivazione (M).

2) Il secondo ostacolo nel prevedere il comportamento è il principio, fatto proprio dalla psicologia umanista e che sentiamo di condividere a pieno, secondo cui l'uomo rimane un essere fondamentalmente libero, in grado di autodeterminarsi ed autosvolgersi in modo unico ed imprevedibile.

Un esempio chiarirà questo secondo punto. Da una grafia di un ufficiale si è in grado di stabilire che tratti tipici della sua personalità sono: rispetto esagerato per i superiori, adesione completa alle norme, spirito di sacrificio, ubbidienza, rigidità mentale. Durante una missione particolarmente delicata, ci si può aspettare con ogni probabilità che l'ufficiale aderisca pienamente a tutti gli ordini impartitigli dal suo superiore senza troppa iniziativa personale. Supponiamo che, però, gli venisse chiesto di sparare per uccidere un uomo. Dall’analisi della sua scrittura cosa ci aspetteremmo? Ubbidirebbe senza alcun indugio? Ubbidirebbe sì, ma a malincuore?  Il punto è che non esiste una risposta: nessuno potrà mai prevedere come quest'uomo si autodeterminerà.

   In altre parole, raffinando ulteriormente  la legge di Lewin, si avrà:

   C=(A,P,M, ?)

volendo dire con ciò che esisterà sempre un fattore assolutamente imperscrutabile, il fattore ?, che è legato solo alla libertà del soggetto di autodeterminarsi imprevedibilmente in un modo anziché in un altro.

   Un risvolto pratico di quanto detto è che la psicologia della scrittura non sarà mai in grado di rispondere alla domanda: "il soggetto è onesto?". L'onestà rientra tra le scelte libere e imprevedibili della natura umana. 

   Nella saggezza popolare esiste il detto per cui "l'occasione fa l'uomo ladro", che noi espliciteremmo equivalentemente in "l'occasione fornisce all’uomo, che ladro non è, una possibilità di decidere se diventarlo per la prima volta”

 

Prima di terminare, un’ulteriore considerazione.

Ritornando alla formulazione:

C = f(A,P)

abbiamo individuato in A l’ambiente in cui il soggetto si muove. Esplicitamente si è fatto riferimento ad un ambiente oggettivamente dato. Tuttavia, la psicologia ci ha insegnato che l’ambiente è percepito dall’uomo in una doppia componente: una componente oggettiva, definita ambiente geografico, e una componente soggettiva, il cosiddetto ambiente psicologico.

In tal modo, indicando con

Ag = Ambiente geografico

Ap = Ambiente psicologico

un'ulteriore rivisitazione di C è:

C = f(Ag, Ap, P)

e dove Ap è ancora una componente indagabile con la Psicologia della Scrittura, mentre Ag rimane la variabile di “disturbo” per la conoscenza del Comportamento C.

 

  Ci auguriamo che quanto detto possa costituire un’occasione di riflessione e  di presa di coscienza del reale raggio d'azione della Psicologia della Scrittura.

Al di là delle difficoltà sopra menzionate, un punto resta fermo:

l’analista della scrittura saprà sempre stabilire con sufficiente precisione le tendenze disposizionali e il bagaglio potenziale posseduti dal soggetto, nonché prevedere il comportamento che con buona probabilità lo stesso adotterà, consapevole di poter essere tanto più preciso nelle sue stime quanto meglio specificato sarà  il contesto ambientale.