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Pulsione dell'Io: l'autoconservazione

 
 
Pulsioni di autoconservazione

 Termine con cui Freud designa l’insieme dei bisogni legati alle funzioni somatiche necessarie alla conservazione della vita dell’individuo; il loro prototipo è costituito dalla fame.

Le pulsioni di autoconservazione sono contrapposte da Freud, nell’ambito della sua prima teoria delle pulsioni, alle pulsioni sessuali.

 Sebbene il termine pulsione di autoconservazione compaia in Freud solo nel 1910, l’idea di opporre alle pulsioni sessuali un altro tipo di pulsione è antecedente. Essa infatti è implicita in ciò che Freud dice, già nei Tre saggi sulla teoria sessuale, dell’appoggio della sessualità su altre funzioni somatiche; per esempio, al livello orale, il piacere sessuale trova il suo supporto nell’attività nutritiva: «Da principio, il soddisfacimento della zona esogena era associato al soddisfacimento del bisogno di nutrizione»; nello stesso contesto Freud parla inoltre di «pulsione di nutrizione».

Nel 1910 Freud enuncia l’opposizione che rimarrà centrale nella sua prima teoria delle pulsioni: «D’importanza del tutto particolare [...] è l’innegabile contrasto esistente fra le pulsioni che si pongono al servizio della sessualità, del conseguimento del piacere sessuale, e le altre che hanno per meta l’autoconservazione dell’individuo: le pulsioni dell’Io. Secondo le parole del poeta (Schiller, Die Weltweisen), possiamo classificare come ‘fame’ o come ‘amore’ tutte le pulsioni organiche che agiscono nella nostra psiche». Questo dualismo comporta due aspetti, messi congiuntamente in evidenza da Freud in taluni testi di questo periodo: l’appoggio delle pulsioni sessuali sulle pulsioni di auto-conservazione e il ruolo determinante della loro opposizione nel conflitto psichico*. Un esempio come quello dei disturbi isterici della visione illustra questo doppio aspetto: uno stesso organo, l’occhio, è il supporto di due tipi di attività pulsionale; esso sarà anche, se vi è conflitto tra essi, il luogo del sintomo.

Per quanto riguarda la questione dell’appoggio, rinviamo il lettore al nostro commento a questo termine. Quanto al modo in cui i due grandi tipi di pulsioni arrivano a opporsi nel conflitto difensivo, uno dei passi più espliciti figura in Precisazioni sui due princìpi dell’accadere psichico. Le pulsioni dell’Io, potendo soddisfarsi solo con un oggetto reale, effettuano molto presto il passaggio dal principio di piacere al principio di realtà", al punto che esse diventano gli agenti della realtà e si oppongono quindi alle pulsioni sessuali che possono soddisfarsi in modo fantasmatico e rimangono più a lungo sotto il dominio del solo principio di piacere*: «Una parte essenziale della dîsposizione psichica alla nevrosi è [...] determinata dal ritardo con cui si compie l’educazione della pulsione sessuale rispetto alla realtà».

Tale concezione è condensata nell’idea talora enunciata da Freud secondo cui il conflitto tra pulsioni sessuali e pulsioni di autoconservazione fornirebbe la chiave per la comprensione delle nevrosi di traslazione.

 Freud non ha mai cercato di esporre organicamente i diversi tipi di pulsioni di autoconservazione; quando ne parla, lo fa per lo più in modo collettivo o in base al modello privilegiato della fame. Tuttavia, egli sembra ammettere l’esistenza di numerose pulsioni di autoconservazione, altrettanto numerose quante sono le grandi funzioni organiche (nutrizione, defecazione, minzione, attività muscolare, visione, ecc.).

L’opposizione freudiana tra le pulsioni sessuali e le pulsioni di autoconservazione può indurre a interrogarsi su11a legittimità dell’uso del termine Trieb per designare le une e le altre. Va notato anzitutto che Freud, quando tratta della pulsione in generale, si riferisce più o meno esplicitamente alla pulsione sessuale, attribuendo per esempio alla pulsione tratti come la variabilità della meta e la contingenza dell’oggetto. Per le «pulsioni» di autoconservazione invece, le vie di accesso sono preformate e l’oggetto soddisfacente è immediatamente determinato; per riprendere una formula di Max Scheler, la fame del lattante implica «un’im-magine (del) carattere del valore del nutrimento». Come mostra la concezione freudiana della scelta oggettuale per appoggio*, sono le pulsioni di autoconservazione che indicano alla sessualità la via dell’oggetto. È probabilmente questa differenza che induce Freud a usare a più riprese il termîne bisogno per designare le pulsioni di autoconservazione. Da questo punto di vista, non si può non sottolineare ciò che vi è di artificiale nel voler stabilire, in una prospettiva genetica, uno stretto parallelismo tra pulsioni di autoconservazione e pulsioni sessuali come se le une e le altre fossero sottoposte al solo principio di piacere prima di obbedire gradualmente al principio di realtà. Le prime, infatti, vanno piuttosto collocate immediatamente dalla parte del principio di realtà, mentre le seconde dalla parte del principio di piacere.

 I successivi rimaneggiamenti apportati da Freud alla teoria delle pulsioni lo costringono a inquadrare differentemente le pulsioni di autoconservazione. Va notato anzitutto che in questi tentativi di riclassificazione i concetti di pulsioni dell’Io e di pulsioni di autoconservazione, che precedentemente coincidevano, subiscono delle trasformazioni tali da renderli non più coincidenti. Per quanto riguarda le pulsioni dell’Io, cioè la natura dell’energia pulsionale che è al servizio dell’istanza dell’Io, vedi: Pulsioni dell’Io; Libido dell’Io, libido oggettuale; Io. Per quanto riguarda le pulsioni di autoconservazione, si può dire schematicamente quanto segue:

1) Con l’introduzione del narcisismo, le pulsioni di autoconservazione rimangono opposte alle pulsioni sessuali sebbene queste siano ora suddivîse a seconda che mirino all’oggetto esterno (libido oggettuale) o all’Io (libido dell’Io).

2) Quando Freud tra il 1915 e il 1920, effettua un «apparente avvicinamento alla concezione junghiana»  ed è tentato di adottare l’idea di un monismo pulsionale, le pulsioni di autoconservazione tendono a essere considerate come un caso particolare dell’amore di sé o libido dell’Io.

3) Dopo il 1920, viene introdotto un nuovo dualismo, quello tra le pulsioni di morte e le pulsioni di vita*. In un primo tempo Freud esiterà quanto alla posizione delle pulsioni di autoconservazione, classificandole dapprima tra le pulsioni di morte giacché «...hanno la funzione di garantire che l’organismo possa dirigersi verso la morte per la propria via», ma rettificando subito quest’idea per vedere nella conservazione dell’individuo un caso particolare delle pulsioni di vita.

In seguito, egli manterrà quest’ultima tesi: «Il contrasto tra pulsione di autoconservazione e pulsione di conservazione della specie, nonché quello tra amore dell’Io e amore oggettuale ricade nell’Eros».

 
 
Pulsione dell'Io

 Nel quadro della prima teoria delle pulsioni (quale è formulata da Freud negli anni 1910-15), le pulsioni dell’Io designano un tipo specifico di pulsioni la cui energia è posta al servizio dell’Io nel conflitto difensivo; esse sono assimilate alle pulsioni di autoconservazione e opposte alle pulsioni sessuali.

 Nella prima teoria freudiana delle pulsioni, che contrappone pulsioni sessuali e pulsioni di autoconservazione*, queste ultime sono chiamate pulsioni dell’Io.

È noto che il conflitto psichico* era stato descritto immediatamente da Freud come un antagonismo tra la sessualità e una istanza rimovente difensiva: l’Io“. Ma non veniva attribuito all’io un supporto pulsionale determinato.

D’altra parte, Freud contrapponeva già in Tre saggi sulla teoria sessuale le pulsioni sessuali e ciò che egli chiama «bisogni» (o <<funzioni che servono alla conservazione della vita»), mostrando come le prime sorgessero appoggiandosi sulle seconde e poi ne divergessero, in particolare nell’autoerotismo". Enunciando la sua prima teoria delle pulsioni, Freud tenta di far coincidere queste due opposizioni: opposizione clinica, nel conflitto difensivo, tra l’Io e le pulsioni sessuali; opposizione genetica, nell’origine della sessualità umana, tra funzioni di autoconservazione e pulsione sessuale.

E soltanto nel 1910, in I disturbi visivi psicogeni nell’interpre-tazione psicoanalitica, che Freud raggruppa l’insieme di questi bisogni non sessuali sotto il nome di «pulsioni di autoconservazione» e li indica inoltre, con il nome «pulsioni dell’Io», come i beneficiari del conflitto psichico, i cui due poli devono essere, in ultima analisi, definiti anche in termini di forze: «D’importanza del tutto particolare per il nostro tentativo di spiegazione è l’innegabile contrasto esistente fra le pulsioni che si pongono al servizio della sessualità, del conseguimento del piacere sessuale, e le altre che hanno per meta l’autoconservazione dell’individuo: le pulsioni dell’Io. Secondo le parole del poeta (Schiller, Die Weltweisen), possiamo classificare come ‘fame’ o come ‘amore’ tutte le pulsioni organiche che agiscono nella nostra psiche».

Che cosa significa la sinonimia proposta da Freud tra pulsioni di autoconservazione e pulsioni dell’Io? In che senso un gruppo determinato di pulsioni può essere considerato come inerente all’Io?

1) Al livello biologico, Freud si basa su11’opposizione tra le pulsioni tendenti alla conservazione dell’individuo e quelle volte ai fini della specie; «L’indivi-duo conduce effettivamente una doppia vita, come fine a se stesso e come anello di una catena di cui è strumento, contro o comunque indipendentemente dal suo volere. [...] La differenziazione tra pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io non farebbe altro che riflettere questa duplice funzione dell’individuo». In questa prospettiva, l’espressione «pulsioni dell’Io» significa «pulsioni di conservazione di sé», e l’Io è l’istanza a cui è affidata la conservazione dell’individuo.

2) Nel quadro del funzionamento dell’apparato psichico, Freud mostra come le pulsioni di autoconservazione, a differenza delle pulsioni sessuali, sono particolarmente atte a funzionare secondo il principio di realtà. Inoltre, egli definisce un <<Io-realt໓ in base ai caratteri stessi delle pulsioni dell’Io: «...l’Io-realtà non ha altro da fare che mirare all’utile e garantirsi contro ciò che è dannoso».

3) Infine, va notato che, nell’introdurre la nozione di pulsioni dell’Io, Freud rileva che esse (in modo simmetrico alle pulsioni sessuali con cui sono in conflitto) sono collegate a un gruppo determinato di rappresentazioni, «...per le quali usiamo il concetto collettivo – le cui componenti variano di volta in volta – di ‘Io’».

 Se ci si attiene al senso di quest’ultima indicazione, si è indotti a pensare che le pulsioni dell’Io investano l’Io preso come gruppo di rappresentazioni e che esse siano orientate verso l’Io. Come si vede, ci si trova qui di fronte ad una ambiguità nel senso della preposizione di (pulsioni dell’Io): le pulsioni dell’Io sono concepite, da un lato, come tendenze emananti dall’organismo (o dall’Io in quanto istanza psichica incaricata di garantire la conservazione di esso) e orientate verso oggetti esterni relativamente specificati (cibo, per esempio). Ma, d’altro lato, esse sarebbero inerenti all’Io considerato come loro oggetto.

 Quando Freud parla, tra il 1910 e il 1915, dell’opposizione pulsioni sessuali-pulsioni dell’Io, omette raramente di dichiarare che si tratta di una ipotesi alla quale è stato «...costretto se non altro dall’analisi delle nevrosi di traslazione pure (isteria e nevrosi ossessiva)». Si potrebbe osservare a questo proposito che, nelle interpretazioni che Freud dà del conflitto, le pulsioni dî autoconservazione non compaiono praticamente mai come forze che motivino la rimozione:

1) Negli studi clinici pubblicati prima del 1910, il posto dell’Io nel conflitto è spesso messo in rilievo, ma non è indicata la sua relazione con le funzioni necessarie alla conservazione dell’indi-viduo biologico. In seguito, tuttavia, la pulsione di autoconservazione, dopo essere stata posta esplicitamente nella teoria come pulsione dell’Io, è raramente menzionata come energia rimovente: in Dalla storia di una nevrosi infantile , redatta nel 1914, la forza che provoca la rimozione è cercata nella «libido genitale narcisistîca»

2) Nei lavori metapsicologici del 1915, L’inconscio, La rimozione, Pulsioni e loro destini, la rimozione nei tipi principali di nevrosi di traslazione è attribuita a un gioco puramente libidico di investimento, disinvestimento e controinvestimento delle rappresentazioni: «In questo caso possiamo sùstituire il termine ‘investimento’ con quello di ‘libido’, poiché, come sappiamo, l’argo-mento in questione è costituito dai destini di pulsioni sessuali».

3) Nel testo che introduce il concetto di pulsione dell’Io, uno dei pochi testi in cui Freud tenti di farla operare come beneficiaria del conflitto, si ha l’impressione che la funzione di «auto-conservazione» (in questo caso la visione) sia la posta in gioco e il terreno del conflitto difensivo anziché uno dei termini dinamici di esso.

4) Quando intende giustificare l’introduzione di questo dualismo pulsionale, Freud non lo considera un «postulato necessario», ma solo una «pura congettura» che va molto al di là dei dati psicoanalitici. Questi, infatti, impongono soltanto l’idea di un «conflitto tra Le esigenze della sessualità e quelle dell’Io». Il dualismo pulsionale, invece, è fondato in ultima analisi su considerazioni «biologiche»: «...desidero a questo punto ammettere espressamente che l’ipotesi di una separazione fra pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io [...l non poggia che in misura minima su basi psicologiche e ha invece nella biologia il suo supporto essenziale».

 L’introduzione del concetto di narcisismo* non elimina immediatamente per Freud l’opposizione pulsioni sessuali-pulsioni dell’Io, ma vi introduce una distinzione supplementare; le pulsioni sessuali possono rivolgere la loro energia su un oggetto esterno (libido oggettuale) o sull’Io (libido dell’Io o libido narcisistica). L’energia delle pulsioni dell’Io non è libido, ma «interesse»*. Come si vede, il nuovo raggruppamento cerca di eliminare l’ambiguità rilevata più sopra a proposito del termine pulsioni dell’Io. Le pulsioni dell’Io emanano dall’Io e si riferiscono a oggetti indipendenti (esempio: il cibo); ma l’Io può essere oggetto per la pulsione sessuale (libido dell’Io).

Tuttavia, l’opposizione libido dell’Io-libido oggettuale* svuo-terà presto d’interesse, nel pensiero di Freud, l’opposizione pulsioni dell’Io-pulsioni sessuali.

L’autoconservazione, infatti, appare a Freud come suscettibile di essere ricondotta all’amore di sé, cioè alla libido dell’Io. Scrivendo a posteriori la storia della teoria delle pulsioni, Freud interpreta la svolta in cui introduce Ia nozione di libido narcisistica come un avvicinamento a una teoria monistica dell’energia pulsionale: «Parve in tal modo che l’investigazione psicoanalitica, nel suo lento procedere, avesse finito per accostarsi alla speculazione junghiana relativa alla libido originaria, specialmente per-ché alla trasformazione della libido oggettuale in narcisismo si ricollega inevitabilmente una certa desessualizzazione».

Va notato tuttavia che Freud scopre questa fase «monistica» del suo pensiero solo nel momento in cui ha già affermato un nuovo dualismo fondamentale, quello delle pulsioni di vita* e pulsioni di morte*. 

Dopo l’introduzione di questo dualismo, il termine pulsione dell’Io scomparirà gradualmente dalla terminologia freudiana, non senza che Freud abbia prima cercato in Al di là del principio di piacere di inserire ciò che egli ha chiamato fino ad allora pulsioni dell’Io nella nuova concezione. Questo tentativo è orientato in due direzioni contraddittorie:

1) Nella misura in cui le pulsioni di vita sono identificate con le pulsioni sessuali, Freud cerca di far coincidere simmetricamente pulsioni dell’Io e pulsioni di morte. Quando spinge fino alle sue ultime conseguenze la tesi speculativa secondo cui la pulsione nella sua essenza tende a ripristinare lo stato inorganico, egli vede nelle pulsioni di autoconservazione delle «pulsioni parziali, che hanno la funzione di garantire che l’organismo possa dirigersi verso la morte per la propria via». Esse si distinguono dalla tendenza immediata al ritorno all’inorganico solo in quanto «...l’organismo vuole morire solo alla propria maniera. Anche questi custodi della vita sono stati in origine guardie del corpo della morte».

2) Nella stessa opera Freud è indotto tuttavia a rettificare le sue concezioni riprendendo la tesi secondo cui le pulsioni di autoconservazione sono di natura libidica.

Infine, nel quadro della sua seconda teoria dell’apparato psichico Freud non farà più coincidere un tipo qualitativo di pulsione con un’istanza (come aveva tentato di fare assimilando pulsione di autoconservazione e pulsione dell’Io). Sebbene le pulsioni abbiano la loro origine nell’Es, possiamo ritrovarle tutte in azione in ciascuna delle istanze. Il problema di quale sia l’energia pulsionale che l’Io utilizza più specificamente rimarrà presente, ma senza che Freud parli allora di pulsione dell’Io.