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Nel
quadro della prima teoria delle pulsioni (quale è formulata da Freud
negli anni 1910-15), le pulsioni dell’Io designano un tipo specifico
di pulsioni la cui energia è posta al servizio dell’Io nel conflitto
difensivo; esse sono assimilate alle pulsioni di autoconservazione e
opposte alle pulsioni sessuali.
Nella
prima teoria freudiana delle pulsioni, che contrappone pulsioni
sessuali e pulsioni di autoconservazione*, queste ultime sono
chiamate pulsioni dell’Io.
È
noto che il conflitto psichico* era stato descritto immediatamente
da Freud come un antagonismo tra la sessualità e una istanza
rimovente difensiva: l’Io“. Ma non veniva attribuito all’io un
supporto pulsionale determinato.
D’altra parte, Freud contrapponeva già in Tre saggi sulla teoria
sessuale le pulsioni
sessuali e ciò che egli chiama «bisogni» (o <<funzioni che servono
alla conservazione della vita»), mostrando come le prime sorgessero
appoggiandosi sulle seconde e poi ne divergessero, in particolare
nell’autoerotismo". Enunciando la sua prima teoria delle pulsioni, Freud tenta di far coincidere queste due opposizioni: opposizione
clinica, nel conflitto difensivo, tra l’Io e le pulsioni sessuali;
opposizione genetica, nell’origine della sessualità umana, tra
funzioni di autoconservazione e pulsione sessuale.
E
soltanto nel 1910, in I disturbi visivi psicogeni
nell’interpre-tazione psicoanalitica, che Freud raggruppa l’insieme
di questi bisogni non sessuali sotto il nome di «pulsioni di
autoconservazione» e li indica inoltre, con il nome «pulsioni
dell’Io», come i beneficiari del conflitto psichico, i cui due poli
devono essere, in ultima analisi, definiti anche in termini di
forze: «D’importanza del tutto particolare per il nostro tentativo
di spiegazione è l’innegabile contrasto esistente fra le pulsioni
che si pongono al servizio della sessualità, del conseguimento del
piacere sessuale, e le altre che hanno per meta l’autoconservazione
dell’individuo: le pulsioni dell’Io. Secondo le parole del poeta (Schiller,
Die Weltweisen), possiamo classificare come ‘fame’ o come
‘amore’ tutte le pulsioni organiche che agiscono nella nostra
psiche».
Che cosa significa la sinonimia proposta da Freud tra pulsioni di
autoconservazione e pulsioni dell’Io? In che senso un gruppo
determinato di pulsioni può essere considerato come inerente all’Io?
1)
Al livello biologico, Freud si basa su11’opposizione tra le pulsioni
tendenti alla conservazione dell’individuo
e quelle volte ai fini della specie;
«L’indivi-duo conduce effettivamente una doppia vita, come fine a se
stesso e come anello di una catena di cui è strumento, contro o
comunque indipendentemente dal suo volere. [...] La differenziazione
tra pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io non farebbe altro che
riflettere questa duplice funzione dell’individuo». In questa
prospettiva, l’espressione «pulsioni dell’Io» significa «pulsioni di
conservazione di sé», e l’Io è l’istanza a cui è affidata la
conservazione dell’individuo.
2)
Nel quadro del funzionamento dell’apparato psichico, Freud mostra
come le pulsioni di autoconservazione, a differenza delle pulsioni
sessuali, sono particolarmente atte a funzionare secondo il
principio di realtà. Inoltre, egli definisce un <<Io-realt໓ in
base ai caratteri stessi delle pulsioni dell’Io: «...l’Io-realtà non
ha altro da fare che mirare all’utile e garantirsi contro ciò
che è dannoso».
3)
Infine, va notato che, nell’introdurre la nozione di pulsioni
dell’Io, Freud rileva che esse (in modo simmetrico alle pulsioni
sessuali con cui sono in conflitto) sono collegate a un gruppo
determinato di rappresentazioni, «...per le quali usiamo il
concetto collettivo – le cui componenti variano di volta in volta –
di ‘Io’».
Se ci si attiene al senso di quest’ultima indicazione, si è indotti
a pensare che le pulsioni dell’Io investano l’Io preso come gruppo
di rappresentazioni e che esse siano orientate verso l’Io.
Come si vede, ci si trova qui di fronte ad una ambiguità nel senso
della preposizione di (pulsioni dell’Io): le pulsioni
dell’Io sono concepite, da un lato, come tendenze emananti
dall’organismo (o dall’Io in quanto istanza psichica
incaricata di garantire la conservazione di esso) e orientate verso
oggetti esterni relativamente specificati (cibo, per esempio). Ma,
d’altro lato, esse sarebbero inerenti all’Io considerato come loro
oggetto.
Quando
Freud parla, tra il 1910 e il 1915, dell’opposizione pulsioni
sessuali-pulsioni dell’Io, omette raramente di dichiarare che si
tratta di una ipotesi alla quale è stato «...costretto se non altro
dall’analisi delle nevrosi di traslazione pure (isteria e nevrosi
ossessiva)». Si potrebbe osservare a questo proposito che,
nelle interpretazioni che Freud dà del conflitto, le pulsioni dî
autoconservazione non compaiono praticamente mai come forze che
motivino la rimozione:
1)
Negli studi clinici pubblicati prima del 1910, il posto dell’Io nel
conflitto è spesso messo in rilievo, ma non è indicata la sua
relazione con le funzioni necessarie alla conservazione
dell’indi-viduo biologico. In seguito, tuttavia,
la pulsione di autoconservazione, dopo essere stata posta
esplicitamente nella teoria come pulsione dell’Io, è raramente
menzionata come energia rimovente: in Dalla storia di una nevrosi
infantile ,
redatta nel 1914, la forza che provoca la rimozione è cercata nella
«libido genitale narcisistîca»
2)
Nei lavori metapsicologici del 1915, L’inconscio,
La rimozione, Pulsioni e loro destini, la rimozione nei tipi principali di nevrosi di
traslazione è attribuita a un gioco puramente libidico di
investimento, disinvestimento e controinvestimento delle
rappresentazioni: «In questo caso possiamo sùstituire il termine
‘investimento’ con quello di ‘libido’, poiché, come sappiamo,
l’argo-mento in questione è costituito dai destini di pulsioni
sessuali».
3)
Nel testo che introduce il concetto di pulsione dell’Io, uno dei
pochi testi in cui Freud tenti di farla operare come beneficiaria
del conflitto, si ha l’impressione che la funzione di
«auto-conservazione» (in questo caso la visione) sia la posta in
gioco e il terreno del conflitto difensivo anziché uno dei termini
dinamici di esso.
4)
Quando intende giustificare l’introduzione di questo dualismo
pulsionale, Freud non lo considera un «postulato necessario», ma
solo una «pura congettura» che va molto al di là dei dati
psicoanalitici. Questi, infatti, impongono soltanto l’idea di un
«conflitto tra Le esigenze della sessualità e quelle dell’Io».
Il dualismo pulsionale, invece, è fondato in ultima analisi su
considerazioni «biologiche»: «...desidero a questo punto ammettere
espressamente che l’ipotesi di una separazione fra pulsioni sessuali
e pulsioni dell’Io [...l non poggia che in misura minima su basi
psicologiche e ha invece nella biologia il suo supporto essenziale».
L’introduzione del concetto di narcisismo* non
elimina immediatamente per Freud l’opposizione pulsioni
sessuali-pulsioni dell’Io, ma vi introduce una
distinzione supplementare; le pulsioni sessuali possono rivolgere la
loro energia su un oggetto esterno (libido oggettuale) o sull’Io
(libido dell’Io o libido narcisistica). L’energia delle pulsioni
dell’Io non è libido, ma «interesse»*. Come si vede, il nuovo
raggruppamento cerca di eliminare l’ambiguità rilevata più sopra a
proposito del termine pulsioni dell’Io. Le pulsioni dell’Io
emanano dall’Io e si riferiscono a oggetti indipendenti (esempio: il
cibo); ma l’Io può essere oggetto per la pulsione sessuale (libido
dell’Io).
Tuttavia, l’opposizione libido dell’Io-libido oggettuale* svuo-terà
presto d’interesse, nel pensiero di Freud, l’opposizione pulsioni
dell’Io-pulsioni sessuali.
L’autoconservazione,
infatti, appare a Freud come suscettibile di essere ricondotta all’amore
di sé, cioè alla libido dell’Io. Scrivendo a posteriori la storia
della teoria delle pulsioni, Freud interpreta la svolta in cui
introduce Ia nozione di libido narcisistica come un avvicinamento a
una teoria monistica dell’energia pulsionale: «Parve in tal modo che
l’investigazione psicoanalitica, nel suo lento procedere, avesse
finito per accostarsi alla speculazione junghiana relativa alla
libido originaria, specialmente per-ché alla trasformazione della
libido oggettuale in narcisismo si ricollega inevitabilmente una
certa desessualizzazione».
Va
notato tuttavia che Freud scopre questa fase «monistica» del suo
pensiero solo nel momento in cui ha già affermato un nuovo
dualismo fondamentale, quello delle pulsioni di vita* e pulsioni
di morte*.
Dopo l’introduzione di questo dualismo, il termine pulsione dell’Io
scomparirà gradualmente dalla terminologia freudiana, non senza che
Freud abbia prima cercato in Al di là del principio di piacere
di inserire ciò che egli ha
chiamato fino ad allora pulsioni dell’Io nella nuova concezione.
Questo tentativo è orientato in due direzioni contraddittorie:
1)
Nella misura in cui le pulsioni di vita sono identificate con le
pulsioni sessuali, Freud cerca di far coincidere simmetricamente
pulsioni dell’Io e pulsioni di morte. Quando spinge fino alle sue
ultime conseguenze la tesi speculativa secondo cui la pulsione nella
sua essenza tende a ripristinare lo stato inorganico, egli vede
nelle pulsioni di autoconservazione delle «pulsioni parziali, che
hanno la funzione di garantire che l’organismo possa dirigersi verso
la morte per la propria via». Esse si distinguono dalla
tendenza immediata al ritorno all’inorganico solo in quanto «...l’organismo
vuole morire solo alla propria maniera. Anche questi custodi della
vita sono stati in origine guardie del corpo della morte».
2)
Nella stessa opera Freud è indotto tuttavia a rettificare le sue
concezioni riprendendo la tesi secondo cui le pulsioni di
autoconservazione sono di natura libidica.
Infine, nel quadro della sua seconda teoria dell’apparato psichico
Freud non farà più coincidere un tipo qualitativo di pulsione con
un’istanza (come aveva tentato di fare assimilando pulsione di
autoconservazione e pulsione dell’Io). Sebbene le pulsioni
abbiano la loro origine nell’Es, possiamo ritrovarle tutte in azione
in ciascuna delle istanze. Il problema di quale sia l’energia
pulsionale che l’Io utilizza più specificamente rimarrà presente, ma senza che Freud parli allora di pulsione dell’Io. |