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La prima topica: Conscio, Preconscio, Inconscio

 
 
Il Conscio

Secondo la teoria metapsicologica di Freud, la coscienza sarebbe la funzione di un sistema, il sistema percezione-coscienza (P-C),

Dal punto di mista topico, il sistema percezione-coscienza è situato alla periferia dell’apparato psichico e ricette sia le informazioni fornite dal mondo esterno sia quelle provenienti dall’interno, cioè le sensazioni di dispiacere-piacere e le reviviscenze mnestiche. Spesso Freud attribuisce la funzione della percezione-coscienza al sistema preconscio, che è allora chiamato sistema preconscio-conscio (Prec-C).

Dal punto di vista funzionale, il sistema percezione-coscienza si oppone ai sistemi di tracce mnestiche, cioè all’inconscio e al preconscio: su di esso non viene registrata alcuna traccia durevole delle eccitazioni.

Dal punto di vista economico, esso è caratterizzato dal fatto che dispone di una energia liberamente mobile, capace di sovrainvestire questo o quell’elemento (meccanismo dell’attenzione).

La coscienza svolge un ruolo importante nella dinamica del conflitto (evitamento cosciente dello sgradevole, regolazione più discriminatrice del principio di piacere) e della cura funzione e limite della presa di coscienza); ma non può essere definita come uno dei poli in gioco nel conflitto difensivo.

 

La teoria psicoanalitica si è costituita rifiutando di definire il campo dello psichismo mediante la coscienza; ma non per questo ha considerato la coscienza come un fenomeno inessenziale. In questo senso, Freud ha criticato la pretesa di alcune tendenze della psicologia: «E pensare che un indirizzo di pensiero estremo come il behaviorismo sorto in America presume di poter costruire una psicologia che non tenga conto di questo fondamentale dato di fatto!» .

Freud considera la coscienza come un dato dell’esperienza individuale, che si offre all’intuizione immediata, e non ne dà una nuova descrizione. Si tratta di «... un dato che non ha eguali e che si sottrae caparbiamente a qualsiasi tentativo di spiegazione e di descrizione. Tuttavia, quando si parla di coscienza, ciascuno sa benissimo, in base alla propria esperienza più intima, che cosa si intende».

 Questa duplice tesi – la coscienza ci dà soltanto un’informa-zione lacunosa sui nostri processi psichici, che sono per la mag-gior parte inconsci; ma, nel contempo, non è affatto indifferente che un fenomeno sia conscio o no – esige una teoria della coscienza che determini la sua funzione e il suo posto. 

Già nel primo modello metapsicologico di Freud sono presenti due affermazioni essenziali: da un lato, Freud assimila la coscienza alla percezione e considera come essenza di quest’ultima la capacità di ricevere le qualità sensibili; dall’altro, egli affida questa funzione di percezione-coscienza a un sistema, autonomo rispetto all’insieme dello psichismo e funzionante in base a princìpi puramente quantitativi. «La coscienza ci dà ciò che noi chiamiamo qualità: sensazioni differenti in grandi varietà di modi e la cui differenza dipende dai rapporti con il mondo esterno. Entro questa differenza vi sono delle serie, delle somiglianze, e simili, ma non vi sono propriamente delle quantità».

La prima di queste tesi sarà mantenuta da Freud in tutta la sua opera: «... la coscienza è il lato soggettivo di una parte dei processi fisici nel sistema nervoso, cioè dei processi v». Essa attribuisce una priorità, nel fenomeno della coscienza, alla percezione e principalmente alla percezione del mondo esterno: «Il diventar cosciente è legato innanzitutto alle percezioni che i nostri organi di senso ricavano dal mondo esterno». Nella teoria dell’esame di realtà si nota una sinonimia significativa tra i termini: segno di qualità, segno di percezione e segno di realtà. All’inizio esiste una «equazione percezione = realtà (mondo esterno)». La coscienza dei fenomeni psichici è anch’essa inseparabile dalla percezione delle qualità: la coscienza non è altro che un «... organo di senso per la percezione di qualità psichiche». Essa percepisce gli stati di tensione pulsionale e le scariche delle eccitazioni, sotto forma di qualità di dispiacere-piacere. Ma il problema più difficile è posto dalla coscienza di ciò che Freud chiama «processi di pensiero», intendendo con ciò sia la reviviscenza dei ricordi che il ragionamento e, in generale, tutti i processi in cui entrano in gioco delle «rappresentazioni»“. In tutta la sua opera, Freud ha mantenuto una teoria che fa dipendere la presa di coscienza dei processi ideativi dalla loro associazione con «residui verbali». Questi ultimi (per il carattere di nuova percezione inerente alla loro riattivazione: le parole rievocate sono, almeno allo stato incipiente, ripronunciate) consentono alla coscienza di trovare una specie di punto di ancoraggio a partire dal quale può irradiarsi la sua energia di sovrainvestimento: «Per conferire una qualità (ai processi ideativi), essi vengono nell’uomo associati ai ricordi verbali, i cui residui qualitativi bastano ad attrarre l’attenzione della coscienza e, a partire da questa, a rivolgere al pensiero un nuovo investimento energetico mobile».

 Questo legame della coscienza con la percezione induce Freud a riunirle per lo più in un solo sistema, che egli chiama sistema ~ nel Progetto di una psicologia, e «percezione-coscienza» (P-C) a partire dai lavori metapsicologici del 1915. La separazione di questo sistema da tutti quelli che sono il luogo di registrazione di tracce mnestiche” (Prec e Inc) si fonda, per una specie di deduzione logica, su un’idea già sviluppata da Breuer: «Impossibile che un medesimo organo soddisfi (a queste) due condizioni incompatibili fra di loro»; ripristinare il più rapidamente possibile lo status quo ante, per poter accogliere nuove percezioni, e immagazzinare impressioni per poterle riprodurre. Freud completerà più tardi questa idea con una formula che intende spiegare l’apparizione «inesplicabile» della coscienza: «... (essa) sorgerebbe nel sistema percettivo al posto delle tracce mnestiche».

 La collocazione topica" della coscienza non è priva di difficol-tà. Se nel Progetto essa è situata nei livelli superiori del sistema, presto la sua congiunzione intima con la percezione indurrà Freud a parla alla periferia tra il mondo esterno e i sistemi mnestici: l’apparato percettivo psichico comprende due strati, uno esterno, lo scudo antistimolo, destinato a ridurre l’intensità delle eccitazioni che arrivano dal di fuori; l’altro, situato dietro al precedente, che è una superficie ricettrice di eccitazioni, il sistema P-C. Questa situazione periferica prefigura quella che sarà assegnata all’Io. In L’Io e l’Es Freud vede nel sistema P-C il «nucleo dell’Io»: «... l’Io è quella parte dell’Es che ha subìto una modificazione per la diretta azione del mondo esterno grazie all’interven-to del (sistema) P-C: in certo qual modo è una prosecuzione della differenziazione superficiale».

 Dal punto di vista economico”, la coscienza ha posto a Freud un problema particolare. La coscienza, infatti, è un fenomeno qualitativo, suscitato dalla percezione delle qualità sensoriali; i fenomeni quantitativi di tensione e di distensione diventano coscienti solo sotto forma qualitativa. Ma, d’altra parte, una funzione eminentemente legata alla coscienza come quella dell’at-tenzione, che presenta variazioni d’intensità, o un processo come l’accesso alla coscienza, che svolge un ruolo così importante nella cura esigono pure un’interpretazione in termini economici. Freud formula l’ipotesi che l’energia dell’attenzione che, per esempio, «sovrainveste>> una percezione, è una energia proveniente dall’Io (Progetto), o dal sistema P (Interpretazione dei sogni), e orientata dai segni qualitativi forniti dalla coscienza.: «La regola biologica dell’attenzione, per quanto riguarda l’Io, si può enunciare nel seguente modo: se appare un segno di realtà, l’inve-stimento percettivo che è già simultaneamente presente deve essere sovraccaricato».

Analogamente, l’attenzione inerente ai processi ideativi consente una loro regolazione più precisa di quella fornita dal solo principio di piacere: «Vediamo che la percezione, attraverso i nostri organi di senso, ha per conseguenza di dirigere un investimento d’attenzione verso le vie per le quali si diffonde l’eccita-mento sensoriale in arrivo; l’eccitamento qualitativo del sistema P serve da regolatore del decorso della quantità mobile presente nell’apparato psichico. Possiamo valerci della stessa funzione per l’organo di senso sovrastante, quello del sistema C. Percependo nuove qualità, esso offre un nuovo contributo alla direzione e alla distribuzione funzionale delle quantità mobili di investimento».

 Infine, dal punto di vista dinamico si può notare una certa evoluzione per quanto riguarda l’importanza attribuita da Freud al fattore coscienza, sia nel processo difensivo che nell’efficacia della cura. Senza pretendere di descrivere tale evoluzione, possiamo indicarne alcuni elementi.

 1) Un meccanismo come quello della rimozione è concepito agli inizi della psicoanalisi come un rifiuto intenzionale ancora vicino al meccanismo dell’attenzione: «La scissione della coscienza in tali casi di isteria acquisita è [...] voluta, intenzionale, o per lo meno promossa per lo più da un atto volontaristico».

 È noto che l’accentuazione sempre maggiore del carattere almeno parzialmente inconscio delle difese e della resîstenza nella cura indurrà Freud a rielaborare la nozione d’Io e a formulare la sua seconda teoria dell’apparato psichico.

 2) Una tappa importante di questa evoluzione è segnata dagli scritti metapsicologici del 1915, in cui Freud afferma che «... la consapevolezza, l’unica caratteristica dei processi psichici che ci si rivela con immediatezza, non si presta affatto a fungere da criterio per la distinzione fra i sistemi», Freud non intende rinunciare con ciò all’idea che la coscienza deve essere attribuita a un sistema, a un vero organo specializzato; ma nota che la ca-pacità di accedere alla coscienza non basta per caratterizzare la posizione topica di un contenuto nel sistema preconscio o nel sistema inconscio: «Nella misura in cui vogliamo conquistare la capacità di considerare metapsicologicamente la vita psichica, dobbiamo imparare ad emanciparci dall’importanza del sintomo ‘consapevolezza’».

3) Nella teoria della cura, la problematica della presa di coscienza e della sua efficacia è rimasta un tema fondamentale di riflessione. In tale contesto, bisogna valutare l’importanza relativa e il gioco combinato dei diversi fattori che intervengono nella cura: rievocazione e costruzione, ripetizione nel transfert ed elaborazione, interpretazione infine, la cui incidenza non si limita a una comunicazione cosciente ma provoca delle ristrutturazioni: «... la terapia psicoanalitica è fondata sull’influenza del C sull’Inc, e mostra comunque che tale influenza, per faticosa che sia, non è impossibile». Ma, d’altro lato, Freud ha sempre più sottolineato il fatto che non basta comunicare al malato una interpretazione, anche se completamente adeguata, di una fantasia inconscia, per provocare delle ristrutturazioni: «Se informiamo un paziente di una sua rappresentazione che egli aveva a suo tempo rimosso, e che abbiamo scoperto, in un primo tempo ciò non cambierà per nulla la sua situazione psichica. Tale comunicazione [...] non sopprime la rimozione né fa recedere i suoi effetti».

 Il passaggio alla coscienza non implica di per sé un’effettiva integrazione del rimosso nel sistema preconscio, ma deve essere completato con un lavoro capace di eliminare le resistenze che ostacolano la comunicazione tra i sistemi inconscio e preconscio e di stabilire un legame sempre più stretto fra le tracce mnestiche inconsce e la loro verbalizzazione. Solo al termine di questo lavoro «l’aver udito e l’aver vissuto» che «sono due cose completamente diverse per natura psicologica, anche se hanno lo stesso contenuto» possono ricongiungersi. La fase della rielaborazione terapeutica" sarebbe quella che consente questa graduale integrazione nel preconscio.

La denominazione dei sistemi nella prima teoria dell’apparato psichico è basata sul riferimento alla coscienza: inconscio, preconscio, conscio.

 
 
Il Preconscio

 I. Termine utilizzato da Freud nel quadro della sua prima topica: come sostantivo, esso designa un sistema dell’apparato psichico nettamente distinto dal sistema inconscio Inc); come aggettivo, esso qualifica le operazioni e i contenuti di tale sistema preconscio Prec). Questi ultimi non sono presenti nel campo attuale della coscienza e sono quindi inconsci nel senso «descrittivo» del termine, ma si distinguono dai contenuti del sistema inconscio in quanto rimangono in linea di diritto accessibili alla coscienza (conoscenze e ricordi non attualizzati, per esempio).

II. Dal punto di mista metapsicologico, il sistema preconscio è retto dal processo secondario. Esso è separato dal sistema inconscio mediante la censura”, che non consente ai contenuti e ai processi inconsci di passare nel Prec senza subire trasformazioni.

III. Nel quadro della seconda topica freudiana, il termine preconscio è utilizzato soprattutto come aggettivo, per qualificare ciò che sfugge alla coscienza attuale senza essere inconscio nel senso stretto. Dal punto di vista sistematico, esso qualifica dei contenuti e processi attribuiti prevalentemente all’Io e anche al Super-io.

 

La distinzione tra preconscio e inconscio è fondamentale per Freud, anche se egli talvolta, con intento apologetico, si è fatto forte dell’esistenza incontestabile di una vita psicologica trascendente il campo della coscienza attuale per difendere la possibilità di uno psichismo inconscio in generale. In realtà, se si intende inconscio nel senso che Freud chiama <<descrittivo» – ciò che sfugge alla coscienza –, la distinzione tra preconscio e inconscio scompare. Essa infatti deve essere intesa essenzialmente nelle sue accezioni topica (o sistematica) e dinamica.

Tale distinzione è stabilita molto presto (1896) da Preud nel corso dell’elaborazione delle sue concezioni metapsicologiche. In L’interpretazione dei sogni, il sistema preconscio è collocato tra il sistema inconscio e la coscienza ed è separato dal primo mediante la censura che cerca di interdire ai contenuti inconsci la via verso il preconscio e la coscienza; all’altro estremo, esso controlla l’accesso alla coscienza e alla motilità. Si può in questo senso far dipendere la coscienza dal preconscio: Freud parla infatti di sistema Prec-C; ma in altri passi di L’interpretazione dei sogni il preconscio e il cosiddetto sistema percezione-coscienza sono nettamente delimitati l’uno dall’altro. Tale ambiguità dipenderebbe dal fatto che la coscienza si presta male, come ha notato successivamente Freud, a considerazioni strutturali.

Freud sottopone il passaggio dal preconscio al conscio all’a-zione di una «nuova censura»; ma questa si differenzia dalla censura propriamente detta (tra Inc e Prec) in quanto seleziona pîù che deformare, e ha essenzialmente la funzione di evitare l’arrivo alla coscienza di preoccupazioni perturbanti. Essa favorisce così l’esercizio dell’attenzione.

Il sistema preconscio è specificato rispetto al sistema inconscio dalla forma della sua energia (energia «legata») e dal processo che in esso si compie (processo secondario). Va notato, tuttavia, che questa distinzione non è assoluta: alcuni contenuti dell’inconscio – come ha osservato Freud – sono modificati dal processo secondario (per esempio, le fantasie), mentre elementi preconsci possono essere retti dal processo primario (residui diurni del sogno, per esempio). In generale, si può riconoscere nell’aspetto difensivo delle operazioni preconsce il dominio del principio di piacere e l’influenza del processo primario.

 Freud ha sempre attribuito la differenza tra Inc e Prec al fatto che la rappresentazione preconscia è legata al linguaggio verbale, alle «rappresentazioni della parola»"'.

 Aggiungiamo che la relazione tra preconscio e Io è evidentemente molto stretta. È significativo che la prima volta în cui Freud introduce il preconscio, Io assimila al <<nostro Io ufficiale». E quando, con la seconda topica, l’Io viene ridefinito, sebbene il sistema preconscio non sia confuso con l’Io che è in parte inconscio, esso è naturalmente incluso nell’Io. Infine, nell’istan-za del Super-io enucleata nella seconda topica, si possono mettere in evidenza degli aspetti preconsci.

 A cosa corrisponde nell’esperienza vissuta del soggetto e più particolarmente nell’esperienza della cura la nozione di preconscio? Per lo più viene fornito l’esempio dei ricordi non attualizzati, che il soggetto può rievocare. Più in generale, il preconscio designerebbe ciò che è implicitamente presente nell’attività mentale, senza essere posto per questo come oggetto della coscienza; è ciò che intende dire Freud quando definisce il preconscio come inconscio «in senso descrittivo», ma accessibile alla coscienza, mentre l’inconscio è separato dalla coscienza.

In L’inconscio  Freud parla del sistema preconscio come «sapere cosciente»; sono termini significativi che sottolineano la distinzione dall’inconscio: «sapere» implica che si tratta di un certo sapere concernente il soggetto e il suo mondo personale; <<cosciente» indica che contenuti e processi, per quanto non-coscienti, sono attribuiti al conscio dal punto di vista topico.

La distinzione topica è verificata dal punto di vista dinamico nella cura, specie per quel tratto su cui insiste D. Lagache: se la confessione di contenuti preconsci può provocare delle reticenze che l’applicazione della regola della associazione libera è destinata a eliminare, il riconoscimento dell’inconscio urta contro resistenze esse stesse inconsce, che l’analisi deve gradualmente interpretare e superare (rimane naturalmente che le reticenze si fondano per lo più su resistenze).

 
 
L'Inconscio

Il termine inconscio è utilizzato a secondo dei contesti con diverse accezioni

 

I.  L’aggettivo «inconscio» è talora usato per qualificare l’insieme dei contenuti non presenti nel campo attuale della coscienza; in tal caso esso è usato in un senso «descrittivo» e non «topico>>, cioè senza che venga fatta una discriminazione tra i contenuti dei sistemi preconscio e inconscio.

 

II.  Nel senso «topico», inconscio designa uno dei sistemi definiti da Freud nel quadro della sua prima teoria dell’apparato psichico: esso è costituito da contenuti rimossi cui è stato rifiutato l’accesso al sistema preconscio-conscio mediante la rimozione” (rimozione originaria* e post-rimozione).

I caratteri essenziali dell’inconscio come sistema (o Inc) possono essere così riassunti:
a) i suoi «contenuti» sono «rappresentanze»“ delle pulsioni;

b) questi contenuti sono regolati da meccanismi specifici del processo primario”, specie dalla condensazione“ e dallo spostamento";

c) fortemente investiti di energia pulsionale, essi cercano di ritornare nella coscienza e nell’azione (ritorno del rimosso"); ma non possono avere accesso al sistema Prec-C (preconscio-conscio) se non in formazioni di compromesso“ e dopo essere stati sottoposti alle de formazioni della censura"; 

d) essi sono più particolarmente desideri dell’infanzia che subiscono una fissazione* nell’inconscio.
 

L’abbreviazione Inc designa l’inconscio nella sua forma sostantivale come sistema; inc  è l’abbreviazione dell’aggettivo «inconscio»  in quanto qualifica in senso stretto i contenuti di detto sistema . 

 

III.  Nel quadro della seconda topica freudiana, il termine «inconscio» è usato soprattutto nella sua forma aggettivale; infatti, inconscio non è più la proprietà di un’istanza particolare poiché qualifica non solo l’Es, ma anche in parte l’Io e il Super-io. Va tuttavia notato:

a) che i caratteri riconosciuti nella prima topica al sistema Inc in generale sono attribui6 all’Es nella seconda topica; 

b) che la differenza tra il preconscio e l’inconscio, pur non essendo più fondata su una distinzione tra sistemi, persiste come distinzione all’interno dei sistemi (essendo l’Io e il Super-io in parte preconsci e in parte inconsci)

 

IV. Se si dovesse riassumere in una parola la scoperta freudiana, questa parola è senza dubbio l’inconscio. Non intendiamo quindi esporre, nei limiti di questo lavoro, tale scoperta nei suoi antecedenti prefreudiani, nella sua genesi e nelle sue successive elaborazioni in Freud. Ci limiteremo a sottolineare, con un intento di chiarificazione, alcuni tratti essenziali che la diffusione stessa del termine ha spesso smorzato.

 
 

1) L’inconscio freudiano è anzitutto un concetto a un tempo "topico e dinamico", che è sorto sul terreno terapeutico. La cura ha infatti mostrato che lo psichismo non è riducibile al conscio e che alcuni «contenuti» diventano accessibili alla coscienza solo una volta superate delle resistenze; essa ha rivelato che la vita psichica è «... piena di pensieri operanti ma inconsci: tutti i suoi sintomi derivano da tali pensieri», e ha indotto a supporre l’esistenza di «gruppi psichici separati» e, più in generale, ad ammettere l’inconscio come un luogo psichico particolare che bisogna rappresentarsi, non come una seconda coscienza, ma come un sistema che ha contenuti, meccanismi e forse un’energia specifici.

2) Quali sono questi contenuti?

a) Freud, nell’articolo su L’inconscio, li chiama «rappresentanze pulsionali». Infatti, la pulsione, al limite tra il somatico e lo psichico, è al di qua dell’opposizione tra conscio e inconscio; da un lato, essa non può mai diventare oggetto della coscienza e, dall’altro lato, essa è presente nell’inconscio solo tramite le sue rappresentanze, costituite essenzialmente da rappresentazioni. Aggiungiamo che uno dei primissimi modelli teorici freudiani definisce l’apparato psichico come successione di trascrizioni di segni, idea che viene ripresa e discussa nei testi successivi. Le rappresentanze inconsce sono organizzate in fantasie, trame immaginarie, a cui si fissa la pulsione e che possono essere concepite come vere messe in scena del desiderio”.

b) La maggior parte dei testi freudiani precedenti alla seconda topica assimila l’inconscio al rimosso. Va notato, tuttavia, che questa assimilazione non è priva di restrizioni; più di un testo

riserva un posto a contenuti non acquisiti dall’individuo, filogenetici, che costituirebbero il «nucleo dell’inconscio».

Quest’idea culmina nella nozione di fantasie primarie” intese come schemi preindividuali che strutturano le esperienze sessuali infantili del soggetto.

c) Un’altra equiparazione classica è quella dell’inconscio all’infantile in noi; ma anche per essa va formulata una riserva. Non tutte le esperienze infantili sono destinate a confondersi con l’inconscio del soggetto; molte esperienze, infatti, sono vissute naturalmente sul piano della ‘coscienza irriflessa, come direbbero i fenomenologi. Per Freud, la prima scissione tra l’inconscio e il sistema Prec-C è operata dall’azione della rimozione infantile.

L’inconscio freudiano viene quindi costituito, anche se il primo tempo della rimozione originaria può essere considerato come mitico; non è quindi un vissuto indifferenziato.

3) È noto che il sogno è stato per Freud la ‘via regia’ della scoperta dell’inconscio. I meccanismi (spostamento, condensazione, simbolismo), esplicitati sulla base del sogno in L’interpretazione dei sogni e costitutivi del processo primario, sono reperiti in altre formazioni dell’inconscio (atti mancati, lapsus, ecc.), che sono equivalenti ai sintomi per la loro struttura di compromesso e la loro funzione di «appagamento di desiderio»".

Quando Freud cerca di definire l’inconscio come sistema, ne riassume così le caratteristiche specifiche: processo primario (mobilità degli investimenti, caratteristica dell’energia libera”);

assenza di negazione, di dubbio, di livelli diversi di certezza; indifferenza alla realtà e regolazione in base al solo principio di piacere-dispiacere (tendenza a ristabilire per le vie più brevi l’identità di percezione*).

4) Freud ha infine cercato di fondare la coesione propria del sistema Inc e la sua distinzione radicale dal sistema Prec con la nozione economica di una «energia d’investimento» propria di ciascun sistema. L’energia inconscia si applicherebbe a rappresentazioni da essa investite o disinvestite e il passaggio di un elemento da un sistema all’altro si attuerebbe mediante disinvestimento da parte del primo e reinvestimento da parte del secondo.

Ma questa energia inconscia – e ciò costituisce una difficoltà della concezione freudiana – appare ora come una forza di attrazione esercitata sulle rappresentazioni in opposizione alla presa di coscienza (come avviene nella teoria della rimozione in cui l’attrazione da parte degli elementi già rimossi collabora con la repressione esercitata dal sistema superiore), ora come una forza tendente a far emergere i suoi «derivati»" nella coscienza e trattenuta solo dalla vigilanza della censura.

5) Le considerazioni topiche non devono far perdere di vista il valore dinamico dell’inconscio freudiano, che è stato tante volte sottolineato da Freud: le distinzioni topiche vanno anzi considerate come il mezzo per spiegare il conflitto, la ripetizione e le resistenze.

Come è noto, a partire dal 1920 la teoria freudiana dell’appa-rato psichico viene profondamente rielaborata e vengono introdotte nuove distinzioni topiche che non coincidono più con quelle dell’inconscio, del preconscio e del conscio. Infatti, sebbene si ritrovino nell’istanza dell’Es le principali caratterîstiche del sistema Inc, anche alle altre istanze – Io e Super-io – vengono attribuite un’origine e una parte inconsce.

 
 
Una nota sul termine subconscio

Subconscio è un termine utilizzato in psicologia per designare sia ciò che è debolmente conscio, sia ciò che è al di sotto della soglia della coscienza attuale oppure precluso a quest’ultima; usato da Freud nei suoi primi scritti come sinonimo di inconscio, il termine è presto abbandonato a causa degli equivoci che ne possono derivare.

 Sono rari i testi in cui  Freud ha fatto proprio il termine subconscio, che pure è relativamente usuale in psicologia e in psicopatologia alla fine del secolo scorso, specie per spiegare i cosiddetti fenomeni di ‘sdoppiamento della personalità’. Esso compare nell’articolo pubblicato in francese da Freud, Alcune considerazioni per uno studio comparato delle paralisi motorie organiche e isteriche ce in un passo di Studi sull’isteria. Dal contesto non pare che vi fosse allora una differenza, nell’uso freudiano, tra «subconscio» e ciò che egli stava esplicitando col nome di inconscio.

Ben presto viene abbandonato il termine subconscio e ne viene criticato l’uso. In L’interpretazione dei sogni  Freud scrive: «Dobbiamo tenerci lontani anche dalla distinzione fra coscienza superiore e coscienza inferiore, che tanto favore ha incontrato nella letteratura più recente sulle psiconevrosi, poiché proprio essa accentua l’equivalenza tra psichico e conscio».

Tale critica è ripresa in varie occasioni, e nel modo più esplicito nel seguente passo di II problema dell’analisi condotta da non medici : «Quando qualcuno parla di subcosciente non posso mai sapere se egli parla in senso topico e si riferisce a qualche cosa che si trova nella psiche al di sotto della coscienza, o in senso qualitativo per indicare un’altra coscienza sotterranea, per così dire».

Freud respinge il termine subconscio poiché gli sembra che esso implichi la nozione di una «seconda coscienza» che, per quanto attenuata la si supponga, resterebbe in continuità qualitativa coi fenomeni consci. Solo il termine «inconscio» può, ai suoi occhi, con la negazione che esso contiene, indicare la scissione topica tra due campi psichici e la distinzione qualitativa tra i processi che in essi si svolgono. Contro l’idea di una seconda coscienza «l’argomento di maggior peso» proviene «... dalla esplorazione analitica (dalla quale) apprendiamo che una parte di questi processi latenti possiede caratteri e proprietà che ci sembrano peregrini o addirittura incredibili, e che si pongono in netto contrasto con le qualità della coscienza a noi note».

 NOTA: la nozione di subconscio rientra in particolare nelle nozioni fondamentali del pensiero di Pietre Janet. Le critiche formulate da Freud nei confronti del termine subconscio, anche se sembrano dirette contro Janet, difficilmente possono essere considerate come una valida confutazione delle concezioni di tale autore. La distinzione tra il «subconscio» di Janet e l’inconscio di Freud non dipende tanto dal criterio della relazione con l'a coscienza quanto dalla natura del processo che provoca la «scissione» dello psichismo..