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La prima
topica: Conscio, Preconscio, Inconscio |
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Il Conscio |
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Secondo la teoria metapsicologica di Freud, la
coscienza sarebbe la funzione di un sistema, il sistema
percezione-coscienza (P-C),
Dal punto di mista
topico, il sistema
percezione-coscienza è situato alla periferia dell’apparato psichico
e ricette sia le informazioni fornite dal mondo esterno sia quelle
provenienti dall’interno, cioè le sensazioni di dispiacere-piacere e
le reviviscenze mnestiche. Spesso Freud attribuisce la funzione
della percezione-coscienza al sistema preconscio, che è allora
chiamato sistema preconscio-conscio (Prec-C).
Dal punto di vista
funzionale, il sistema
percezione-coscienza si oppone ai sistemi di tracce mnestiche, cioè
all’inconscio e al preconscio: su di esso non viene registrata
alcuna traccia durevole delle eccitazioni.
Dal punto di vista
economico, esso è
caratterizzato dal fatto che dispone di una energia liberamente
mobile, capace di sovrainvestire questo o quell’elemento (meccanismo
dell’attenzione).
La coscienza svolge un ruolo importante nella
dinamica del conflitto (evitamento
cosciente dello sgradevole, regolazione più discriminatrice del
principio di piacere) e della cura funzione e limite della presa di
coscienza); ma non può essere definita come uno dei poli in gioco
nel conflitto difensivo.
La teoria psicoanalitica si è costituita rifiutando
di definire il campo dello psichismo mediante la coscienza; ma non
per questo ha considerato la coscienza come un fenomeno
inessenziale. In questo senso, Freud ha criticato la pretesa di
alcune tendenze della psicologia: «E pensare che un indirizzo di
pensiero estremo come il behaviorismo sorto in America presume di
poter costruire una psicologia che non tenga conto di questo
fondamentale dato di fatto!» .
Freud considera la coscienza come un dato dell’esperienza
individuale, che si offre all’intuizione immediata, e non ne dà una
nuova descrizione. Si tratta di «... un dato che non ha eguali e che
si sottrae caparbiamente a qualsiasi tentativo di spiegazione e di
descrizione. Tuttavia, quando si parla di coscienza, ciascuno sa
benissimo, in base alla propria esperienza più intima, che cosa si
intende».
Questa duplice tesi – la coscienza ci dà soltanto un’informa-zione
lacunosa sui nostri processi psichici, che sono per la mag-gior
parte inconsci; ma, nel contempo, non è affatto indifferente che un
fenomeno sia conscio o no – esige una teoria della coscienza che
determini la sua funzione e il suo posto.
Già nel primo modello metapsicologico di Freud sono presenti due
affermazioni essenziali: da un lato, Freud assimila la coscienza
alla percezione e considera come essenza di quest’ultima la capacità
di ricevere le qualità sensibili; dall’altro, egli affida
questa funzione di percezione-coscienza a un sistema, autonomo rispetto all’insieme dello psichismo e funzionante in
base a princìpi puramente quantitativi. «La coscienza ci dà ciò che
noi chiamiamo qualità: sensazioni differenti in grandi
varietà di modi e la cui differenza dipende dai rapporti con
il mondo esterno. Entro questa differenza vi sono delle serie, delle
somiglianze, e simili, ma non vi sono propriamente delle quantità».
La
prima di queste tesi sarà mantenuta da Freud in tutta la sua opera:
«... la coscienza è il lato soggettivo di una parte dei processi
fisici nel sistema nervoso, cioè dei processi v». Essa
attribuisce una priorità, nel fenomeno della coscienza, alla
percezione e principalmente alla percezione del mondo esterno:
«Il diventar cosciente è legato innanzitutto alle percezioni che i
nostri organi di senso ricavano dal mondo esterno». Nella
teoria dell’esame di realtà si nota una sinonimia significativa tra
i termini: segno di qualità, segno di percezione e segno di realtà. All’inizio esiste una «equazione percezione = realtà (mondo
esterno)». La coscienza dei fenomeni psichici è
anch’essa inseparabile dalla percezione delle qualità: la coscienza
non è altro che un «... organo di senso per la percezione di qualità
psichiche». Essa percepisce gli stati di tensione pulsionale e
le scariche delle eccitazioni, sotto forma di qualità di
dispiacere-piacere. Ma il problema più difficile è posto dalla
coscienza di ciò che Freud chiama «processi di pensiero», intendendo
con ciò sia la reviviscenza dei ricordi che il ragionamento e, in
generale, tutti i processi in cui entrano in gioco delle
«rappresentazioni»“. In tutta la sua opera, Freud ha mantenuto una
teoria che fa dipendere la presa di coscienza dei processi ideativi
dalla loro associazione con «residui verbali».
Questi ultimi (per il carattere di nuova percezione inerente alla
loro riattivazione: le parole rievocate sono, almeno allo stato
incipiente, ripronunciate) consentono alla coscienza di
trovare una specie di punto di ancoraggio a partire dal quale può
irradiarsi la sua energia di sovrainvestimento: «Per conferire una
qualità (ai processi ideativi), essi vengono nell’uomo associati ai
ricordi verbali, i cui residui qualitativi bastano ad attrarre
l’attenzione della coscienza e, a partire da questa, a rivolgere al
pensiero un nuovo investimento energetico mobile».
Questo legame della coscienza con la percezione
induce Freud a riunirle per lo più in un solo sistema, che egli
chiama sistema ~ nel Progetto di una psicologia, e «percezione-coscienza» (P-C) a partire dai
lavori metapsicologici del 1915. La separazione di questo sistema da
tutti quelli che sono il luogo di registrazione di tracce mnestiche”
(Prec e Inc) si fonda, per una specie di deduzione
logica, su un’idea già sviluppata da Breuer: «Impossibile che un
medesimo organo soddisfi (a queste) due condizioni incompatibili fra
di loro»; ripristinare il più rapidamente possibile lo status quo
ante, per poter accogliere nuove percezioni, e immagazzinare
impressioni per poterle riprodurre. Freud completerà più tardi
questa idea con una formula che intende spiegare l’apparizione
«inesplicabile» della coscienza: «... (essa) sorgerebbe nel sistema
percettivo al posto delle tracce mnestiche».
La collocazione topica" della coscienza non è priva di
difficol-tà. Se nel Progetto essa è situata nei livelli
superiori del sistema, presto la sua congiunzione intima con la
percezione indurrà Freud a parla alla periferia tra il mondo esterno
e i sistemi mnestici: l’apparato percettivo psichico comprende due
strati, uno esterno, lo scudo antistimolo, destinato a ridurre
l’intensità delle eccitazioni che arrivano dal di fuori; l’altro,
situato dietro al precedente, che è una superficie ricettrice di
eccitazioni, il sistema P-C. Questa situazione periferica prefigura quella che sarà
assegnata all’Io. In L’Io e l’Es Freud vede nel sistema P-C il «nucleo dell’Io»: «...
l’Io è quella parte dell’Es che ha subìto una modificazione per la
diretta azione del mondo esterno grazie all’interven-to del
(sistema) P-C: in certo qual modo è una prosecuzione della
differenziazione superficiale».
Dal punto di vista economico”, la coscienza
ha posto a Freud un problema particolare. La coscienza, infatti, è
un fenomeno qualitativo, suscitato dalla percezione delle qualità
sensoriali; i fenomeni quantitativi di tensione e di distensione
diventano coscienti solo sotto forma qualitativa. Ma, d’altra parte,
una funzione eminentemente legata alla coscienza come quella
dell’at-tenzione, che presenta variazioni d’intensità, o un
processo come l’accesso alla coscienza, che
svolge un ruolo così importante nella cura esigono pure
un’interpretazione in termini economici. Freud formula l’ipotesi che
l’energia dell’attenzione che, per esempio, «sovrainveste>> una
percezione, è una energia proveniente dall’Io (Progetto), o
dal sistema P (Interpretazione dei sogni), e orientata dai
segni qualitativi forniti dalla coscienza.: «La regola biologica
dell’attenzione, per quanto riguarda l’Io, si può enunciare nel
seguente modo: se appare un segno di realtà, l’inve-stimento
percettivo che è già simultaneamente presente deve essere
sovraccaricato».
Analogamente, l’attenzione inerente ai processi ideativi consente
una loro regolazione più precisa di quella fornita dal solo
principio di piacere: «Vediamo che la percezione, attraverso i
nostri organi di senso, ha per conseguenza di dirigere un
investimento d’attenzione verso le vie per le quali si diffonde
l’eccita-mento sensoriale in arrivo; l’eccitamento qualitativo del
sistema P serve da regolatore del decorso della quantità
mobile presente nell’apparato psichico. Possiamo valerci della
stessa funzione per l’organo di senso sovrastante, quello del
sistema C. Percependo nuove qualità, esso offre un nuovo contributo
alla direzione e alla distribuzione funzionale delle quantità mobili
di investimento».
Infine, dal punto di vista dinamico si può notare una certa
evoluzione per quanto riguarda l’importanza attribuita da Freud al
fattore coscienza, sia nel processo difensivo che nell’efficacia
della cura. Senza pretendere di descrivere tale evoluzione, possiamo
indicarne alcuni elementi.
1) Un meccanismo come quello della rimozione è concepito agli inizi
della psicoanalisi come un rifiuto intenzionale ancora vicino al
meccanismo dell’attenzione: «La scissione della coscienza in tali
casi di isteria acquisita è [...] voluta, intenzionale, o per lo
meno promossa per lo più da un atto volontaristico».
È
noto che l’accentuazione sempre maggiore del carattere almeno
parzialmente inconscio delle difese e della resîstenza nella cura
indurrà Freud a rielaborare la nozione d’Io e a formulare la sua
seconda teoria dell’apparato psichico.
2) Una tappa importante di questa evoluzione è segnata dagli
scritti metapsicologici del 1915, in cui Freud afferma che «... la
consapevolezza, l’unica caratteristica dei processi psichici che ci
si rivela con immediatezza, non si presta affatto a fungere da
criterio per la distinzione fra i sistemi», Freud non intende
rinunciare con ciò all’idea che la coscienza deve essere attribuita
a un sistema, a un vero organo specializzato; ma nota che la
ca-pacità di accedere alla coscienza non basta per caratterizzare la
posizione topica di un contenuto nel sistema preconscio o nel
sistema inconscio: «Nella misura in cui vogliamo conquistare la
capacità di considerare metapsicologicamente la vita psichica,
dobbiamo imparare ad emanciparci dall’importanza del sintomo ‘consapevolezza’».
3)
Nella teoria della cura, la problematica della presa di coscienza e
della sua efficacia è rimasta un tema fondamentale di riflessione.
In tale contesto, bisogna valutare l’importanza relativa e il gioco
combinato dei diversi fattori che intervengono nella cura:
rievocazione e costruzione, ripetizione nel transfert ed
elaborazione, interpretazione infine, la cui incidenza non si limita
a una comunicazione cosciente ma provoca delle ristrutturazioni:
«... la terapia psicoanalitica è fondata sull’influenza del C sull’Inc,
e mostra comunque che tale influenza, per faticosa che sia, non è
impossibile». Ma, d’altro lato, Freud ha sempre più
sottolineato il fatto che non basta comunicare al malato una
interpretazione, anche se completamente adeguata, di una fantasia
inconscia, per provocare delle ristrutturazioni: «Se informiamo un
paziente di una sua rappresentazione che egli aveva a suo tempo
rimosso, e che abbiamo scoperto, in un primo tempo ciò non cambierà
per nulla la sua situazione psichica. Tale comunicazione [...] non
sopprime la rimozione né fa recedere i suoi effetti».
Il passaggio alla coscienza non implica di per sé
un’effettiva integrazione del rimosso nel sistema preconscio, ma
deve essere completato con un lavoro capace di eliminare le
resistenze che ostacolano la comunicazione tra i sistemi inconscio e
preconscio e di stabilire un legame sempre più stretto fra le tracce
mnestiche inconsce e la loro verbalizzazione. Solo al termine di
questo lavoro «l’aver udito e l’aver vissuto» che «sono due cose
completamente diverse per natura psicologica, anche se hanno lo
stesso contenuto» possono ricongiungersi. La fase della
rielaborazione terapeutica" sarebbe quella che consente questa
graduale integrazione nel preconscio.
La denominazione dei sistemi nella prima teoria
dell’apparato psichico è basata sul riferimento alla coscienza:
inconscio, preconscio, conscio. |
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Il Preconscio |
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I.
Termine utilizzato da Freud nel quadro della sua prima topica: come
sostantivo, esso designa un sistema dell’apparato psichico
nettamente distinto dal sistema inconscio Inc); come aggettivo, esso
qualifica le operazioni e i contenuti di tale sistema preconscio
Prec). Questi ultimi non sono presenti nel campo attuale della
coscienza e sono quindi inconsci nel senso «descrittivo» del
termine, ma si distinguono dai contenuti del
sistema inconscio in quanto rimangono in linea di diritto
accessibili alla coscienza (conoscenze e ricordi non attualizzati,
per esempio).
II.
Dal punto di mista metapsicologico, il sistema
preconscio è retto dal processo secondario. Esso è separato dal
sistema inconscio mediante la censura”, che non consente ai
contenuti e ai processi inconsci di passare nel Prec senza subire
trasformazioni.
III.
Nel quadro della seconda topica freudiana, il termine
preconscio è utilizzato soprattutto come aggettivo, per qualificare
ciò che sfugge alla coscienza attuale senza essere inconscio nel
senso stretto. Dal punto di vista sistematico, esso qualifica dei
contenuti e processi attribuiti prevalentemente all’Io e anche al
Super-io.
La distinzione tra preconscio e inconscio è
fondamentale per Freud, anche se egli talvolta, con intento
apologetico, si è fatto forte dell’esistenza incontestabile di una
vita psicologica trascendente il campo della coscienza attuale per
difendere la possibilità di uno psichismo inconscio in generale. In realtà, se si intende inconscio nel senso che Freud chiama
<<descrittivo» – ciò che sfugge alla coscienza –, la distinzione tra
preconscio e inconscio scompare. Essa infatti deve essere intesa
essenzialmente nelle sue accezioni topica (o sistematica) e
dinamica.
Tale distinzione è stabilita molto presto (1896) da Preud nel corso
dell’elaborazione delle sue concezioni metapsicologiche. In
L’interpretazione dei sogni, il sistema
preconscio è collocato tra il sistema inconscio e la coscienza ed è
separato dal primo mediante la censura che cerca di interdire ai
contenuti inconsci la via verso il preconscio e la coscienza;
all’altro estremo, esso controlla l’accesso alla coscienza e alla
motilità. Si può in questo senso far dipendere la coscienza dal
preconscio: Freud parla infatti di sistema Prec-C; ma in
altri passi di L’interpretazione dei sogni il preconscio e il
cosiddetto sistema percezione-coscienza sono nettamente delimitati
l’uno dall’altro. Tale ambiguità dipenderebbe dal fatto che la
coscienza si presta male, come ha notato successivamente Freud, a
considerazioni strutturali.
Freud sottopone il passaggio dal preconscio al conscio all’a-zione
di una «nuova censura»; ma questa si differenzia dalla censura
propriamente detta (tra Inc e Prec) in quanto
seleziona pîù che deformare, e ha essenzialmente la funzione di
evitare l’arrivo alla coscienza di preoccupazioni perturbanti. Essa
favorisce così l’esercizio dell’attenzione.
Il
sistema preconscio è specificato rispetto al sistema inconscio dalla
forma della sua energia (energia «legata») e dal processo che in
esso si compie (processo secondario). Va notato, tuttavia, che
questa distinzione non è assoluta: alcuni contenuti dell’inconscio –
come ha osservato Freud – sono modificati dal processo secondario
(per esempio, le fantasie), mentre elementi preconsci possono essere
retti dal processo primario (residui diurni del sogno, per esempio).
In generale, si può riconoscere nell’aspetto difensivo delle
operazioni preconsce il dominio del principio di piacere e
l’influenza del processo primario.
Freud ha sempre attribuito la
differenza tra Inc e Prec al fatto che la
rappresentazione preconscia è legata al linguaggio verbale, alle
«rappresentazioni della parola»"'.
Aggiungiamo che la relazione tra preconscio e Io è evidentemente
molto stretta. È significativo che la prima volta în cui Freud
introduce il preconscio, Io assimila al <<nostro Io ufficiale». E quando, con la seconda topica, l’Io viene ridefinito, sebbene
il sistema preconscio non sia confuso con l’Io che è in parte
inconscio, esso è naturalmente incluso nell’Io. Infine,
nell’istan-za del Super-io enucleata nella seconda topica, si
possono mettere in evidenza degli aspetti preconsci.
A
cosa corrisponde nell’esperienza vissuta del soggetto e più
particolarmente nell’esperienza della cura la nozione di preconscio?
Per lo più viene fornito l’esempio dei ricordi non attualizzati, che
il soggetto può rievocare. Più in generale, il preconscio
designerebbe ciò che è implicitamente presente nell’attività
mentale, senza essere posto per questo come oggetto della coscienza;
è ciò che intende dire Freud quando definisce il preconscio come
inconscio «in senso descrittivo», ma accessibile alla coscienza,
mentre l’inconscio è separato dalla coscienza.
In
L’inconscio Freud parla del sistema
preconscio come «sapere cosciente»; sono termini significativi
che sottolineano la distinzione dall’inconscio: «sapere» implica che
si tratta di un certo sapere concernente il soggetto e il suo mondo
personale; <<cosciente» indica che contenuti e processi, per quanto
non-coscienti, sono attribuiti al conscio dal punto di vista topico.
La
distinzione topica è verificata dal punto di vista dinamico nella
cura, specie per quel tratto su cui insiste D. Lagache: se la
confessione di contenuti preconsci può provocare delle reticenze
che l’applicazione della regola della associazione libera è
destinata a eliminare, il riconoscimento dell’inconscio urta contro
resistenze esse stesse inconsce, che l’analisi deve
gradualmente interpretare e superare (rimane naturalmente che le
reticenze si fondano per lo più su resistenze). |
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L'Inconscio |
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Il termine inconscio è utilizzato
a secondo dei contesti con diverse accezioni |
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I.
L’aggettivo «inconscio» è talora usato per qualificare l’insieme
dei contenuti non presenti nel campo attuale della coscienza; in tal
caso esso è usato in un senso «descrittivo» e non «topico>>, cioè
senza che venga fatta una discriminazione tra i contenuti dei
sistemi preconscio e inconscio. |
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II. Nel senso «topico», inconscio designa uno dei sistemi definiti
da Freud nel quadro della sua prima teoria dell’apparato psichico:
esso è costituito da contenuti rimossi cui è stato rifiutato
l’accesso al sistema preconscio-conscio mediante la rimozione”
(rimozione originaria* e post-rimozione). |
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I caratteri essenziali dell’inconscio come sistema (o
Inc) possono essere così riassunti: |
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a) i suoi «contenuti» sono «rappresentanze»“ delle
pulsioni; |
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b) questi contenuti sono regolati da meccanismi specifici del
processo primario”, specie dalla condensazione“ e dallo
spostamento"; |
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c) fortemente investiti di energia pulsionale, essi cercano di
ritornare nella coscienza e nell’azione (ritorno del rimosso"); ma
non possono avere accesso al sistema Prec-C (preconscio-conscio) se
non in formazioni di compromesso“ e dopo essere stati sottoposti
alle de formazioni della censura"; |
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d) essi sono più particolarmente desideri
dell’infanzia che subiscono una fissazione* nell’inconscio. |
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L’abbreviazione Inc designa l’inconscio nella sua forma sostantivale
come sistema; inc è l’abbreviazione dell’aggettivo «inconscio» in
quanto qualifica in senso stretto i contenuti di detto sistema . |
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III. Nel quadro della seconda topica freudiana, il termine
«inconscio» è usato soprattutto nella sua forma aggettivale;
infatti, inconscio non è più la proprietà di un’istanza particolare
poiché qualifica non solo l’Es, ma anche in parte l’Io e il
Super-io. Va tuttavia notato: |
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a) che i caratteri riconosciuti nella prima topica al sistema Inc in
generale sono attribui6 all’Es nella seconda topica; |
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b) che la differenza tra il preconscio e l’inconscio, pur non
essendo più fondata su una distinzione tra sistemi, persiste come
distinzione all’interno dei sistemi (essendo l’Io e il Super-io in
parte preconsci e in parte inconsci). |
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IV.
Se si dovesse riassumere in una parola la scoperta freudiana, questa
parola è senza dubbio l’inconscio. Non intendiamo quindi esporre,
nei limiti di questo lavoro, tale scoperta nei suoi antecedenti
prefreudiani, nella sua genesi e nelle sue successive elaborazioni
in Freud. Ci limiteremo a sottolineare, con un intento di
chiarificazione, alcuni tratti essenziali che la diffusione stessa
del termine ha spesso smorzato. |
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1)
L’inconscio freudiano è anzitutto un concetto a un tempo "topico
e dinamico", che è sorto sul terreno terapeutico. La cura
ha infatti mostrato che lo psichismo non è riducibile al conscio e
che alcuni «contenuti» diventano accessibili alla coscienza solo una
volta superate delle resistenze; essa ha rivelato che la vita
psichica è «... piena di pensieri operanti ma inconsci: tutti i suoi
sintomi derivano da tali pensieri», e ha indotto a supporre
l’esistenza di «gruppi psichici separati» e, più in generale, ad
ammettere l’inconscio come un luogo psichico particolare che bisogna
rappresentarsi, non come una seconda coscienza, ma come un sistema
che ha contenuti, meccanismi e forse un’energia specifici.
2)
Quali sono questi contenuti?
a)
Freud, nell’articolo su L’inconscio,
li chiama «rappresentanze pulsionali». Infatti, la pulsione, al
limite tra il somatico e lo psichico, è al di qua dell’opposizione
tra conscio e inconscio; da un lato, essa non può mai diventare
oggetto della coscienza e, dall’altro lato, essa è presente
nell’inconscio solo tramite le sue rappresentanze, costituite
essenzialmente da rappresentazioni. Aggiungiamo che uno dei primissimi modelli teorici
freudiani definisce l’apparato psichico come successione di
trascrizioni di segni, idea che viene
ripresa e discussa nei testi successivi. Le rappresentanze inconsce
sono organizzate in fantasie, trame immaginarie, a cui si fissa la
pulsione e che possono essere concepite come vere messe in scena del
desiderio”.
b)
La maggior parte dei testi freudiani precedenti alla seconda topica
assimila l’inconscio al rimosso. Va notato, tuttavia, che
questa assimilazione non è priva di restrizioni; più di un testo
riserva un posto a contenuti non acquisiti
dall’individuo, filogenetici, che costituirebbero il «nucleo
dell’inconscio».
Quest’idea culmina nella nozione di fantasie primarie” intese come
schemi preindividuali che strutturano le esperienze sessuali
infantili del soggetto.
c)
Un’altra equiparazione classica è quella dell’inconscio all’infantile
in noi; ma anche per essa va formulata una riserva. Non tutte le
esperienze infantili sono destinate a confondersi con l’inconscio
del soggetto; molte esperienze, infatti, sono vissute naturalmente
sul piano della ‘coscienza irriflessa, come direbbero i
fenomenologi. Per Freud, la prima scissione tra l’inconscio e il
sistema Prec-C è operata dall’azione della rimozione
infantile.
L’inconscio freudiano viene quindi costituito, anche se il
primo tempo della rimozione originaria può essere considerato come
mitico; non è quindi un vissuto indifferenziato.
3)
È noto che il sogno è stato per Freud la ‘via regia’ della scoperta
dell’inconscio. I meccanismi (spostamento, condensazione,
simbolismo), esplicitati sulla base del sogno in
L’interpretazione dei sogni e
costitutivi del processo primario, sono reperiti in altre
formazioni dell’inconscio (atti mancati, lapsus, ecc.), che sono
equivalenti ai sintomi per la loro struttura di compromesso e la
loro funzione di «appagamento di desiderio»".
Quando Freud cerca di definire l’inconscio come sistema, ne riassume
così le caratteristiche specifiche: processo primario
(mobilità degli investimenti, caratteristica dell’energia libera”);
assenza di negazione, di dubbio, di livelli diversi
di certezza; indifferenza alla realtà e regolazione in base al solo
principio di piacere-dispiacere (tendenza a ristabilire per le vie
più brevi l’identità di percezione*).
4)
Freud ha infine cercato di fondare la coesione propria del sistema
Inc e la sua distinzione radicale dal sistema Prec con
la nozione economica di una «energia d’investimento» propria di
ciascun sistema. L’energia inconscia si applicherebbe a
rappresentazioni da essa investite o disinvestite e il passaggio di
un elemento da un sistema all’altro si attuerebbe mediante
disinvestimento da parte del primo e reinvestimento da parte del
secondo.
Ma
questa energia inconscia – e ciò costituisce una difficoltà della
concezione freudiana – appare ora come una forza di attrazione
esercitata sulle rappresentazioni in opposizione alla presa di
coscienza (come avviene nella teoria della rimozione in cui
l’attrazione da parte degli elementi già rimossi collabora con la
repressione esercitata dal sistema superiore), ora come una
forza tendente a far emergere i suoi «derivati»" nella coscienza e
trattenuta solo dalla vigilanza della censura.
5)
Le considerazioni topiche non devono far perdere di vista il valore
dinamico dell’inconscio freudiano, che è stato tante volte
sottolineato da Freud: le distinzioni topiche vanno anzi considerate
come il mezzo per spiegare il conflitto, la ripetizione e le
resistenze.
Come è noto, a partire dal 1920 la teoria freudiana dell’appa-rato
psichico viene profondamente rielaborata e vengono introdotte nuove
distinzioni topiche che non coincidono più con quelle
dell’inconscio, del preconscio e del conscio. Infatti, sebbene si
ritrovino nell’istanza dell’Es le principali caratterîstiche del
sistema Inc, anche alle altre istanze – Io e Super-io –
vengono attribuite un’origine e una parte inconsce. |
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Una nota sul termine
subconscio |
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Subconscio è un termine utilizzato in
psicologia per designare sia ciò che è debolmente conscio, sia ciò
che è al di sotto della soglia della coscienza attuale oppure
precluso a quest’ultima; usato da Freud nei suoi primi scritti come
sinonimo di inconscio, il termine è presto abbandonato a causa degli
equivoci che ne possono derivare.
Sono rari i testi in cui Freud ha fatto proprio il termine
subconscio, che pure è relativamente usuale in psicologia e in
psicopatologia alla fine del secolo scorso, specie per spiegare i
cosiddetti fenomeni di ‘sdoppiamento della personalità’. Esso
compare nell’articolo pubblicato in francese da Freud, Alcune
considerazioni per uno studio comparato delle paralisi motorie
organiche e isteriche
ce in un passo di Studi sull’isteria. Dal contesto non pare che vi fosse allora una
differenza, nell’uso freudiano, tra «subconscio» e ciò che egli
stava esplicitando col nome di inconscio.
Ben presto viene abbandonato il termine subconscio e ne viene
criticato l’uso. In L’interpretazione dei sogni Freud scrive: «Dobbiamo tenerci lontani
anche dalla distinzione fra coscienza superiore e
coscienza inferiore, che tanto favore ha incontrato nella
letteratura più recente sulle psiconevrosi, poiché proprio essa
accentua l’equivalenza tra psichico e conscio».
Tale critica è ripresa in varie occasioni, e nel modo più esplicito
nel seguente passo di II problema dell’analisi condotta da non
medici : «Quando qualcuno
parla di subcosciente non posso mai sapere se egli parla in senso
topico e si riferisce a qualche cosa che si trova nella psiche al di
sotto della coscienza, o in senso qualitativo per indicare un’altra
coscienza sotterranea, per così dire».
Freud respinge il termine subconscio poiché gli sembra che esso
implichi la nozione di una «seconda coscienza» che, per quanto
attenuata la si supponga, resterebbe in continuità qualitativa coi
fenomeni consci. Solo il termine «inconscio» può, ai suoi occhi, con
la negazione che esso contiene, indicare la scissione topica tra due
campi psichici e la distinzione qualitativa tra i processi che in
essi si svolgono. Contro l’idea di una seconda coscienza
«l’argomento di maggior peso» proviene «... dalla esplorazione
analitica (dalla quale) apprendiamo che una parte di questi processi
latenti possiede caratteri e proprietà che ci sembrano peregrini o
addirittura incredibili, e che si pongono in netto contrasto con le
qualità della coscienza a noi note».
NOTA:
la
nozione di subconscio rientra in particolare nelle nozioni
fondamentali del pensiero di Pietre Janet. Le critiche formulate da
Freud nei confronti del termine subconscio, anche se sembrano
dirette contro Janet, difficilmente possono essere considerate come
una valida confutazione delle concezioni di tale autore. La
distinzione tra il «subconscio» di Janet e l’inconscio di Freud non
dipende tanto dal criterio della relazione con l'a coscienza quanto
dalla natura del processo che provoca la «scissione» dello psichismo.. |
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