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Le fasi
dello sviluppo psicosessuale: una teoria della personalità |
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Freud parla di
libido che si organizza secondo 3 diversi fasi: orale,
anale e fallica, a cui segue, in età adolescenziale,
quella genitale. Alla caratterizzazione di tali fasi Freud fa
risalire la definitiva strutturazione psichica dell'adulto. Questa
concezione si traduce di fatti in una ben precisa teoria della
personalità in cui lo sviluppo della personalità dell'individuo
è fatto coincidere con uno sviluppo psichico legato alle
vicissitudine della libido e quindi in ultima analisi alla
sessualità. |
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Fase orale |
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Prima fase dell’evoluzione libidica, in cui il
piacere sessuale è legato in modo prevalente all’eccitamento della
cavità boccale e delle labbra che accompagna l’alimentazione. L’attività
di nutrizione fornisce i significati elettivi con cui si esprime e
si organizza la relazione oggettuale; per esempio, la relazione
d’amore con la madre sarà contrassegnata dai significati
mangiare-essere mangiato.
Abraham ha proposto di suddividere questa fase in
base a due diverse attività: suzione (fase orale precoce) e
morsicamento (fase sadico-orale).
Nella
prima edizione di Tre saggi sulla teoria sessuale, Freud descrive una
sessualità orale che egli mette in evidenza nell’adulto (attività
pervertite o preliminari) e che egli ritrova nel bambino, basandosi
sulle osservazioni del pediatra Lindner (significato masturbatorio
della suzione del pollice). Ma non parla di fase,
di organizzazione orale, come neppure di organizzazione anale.
Tuttavia l’attività di suzione assume già in quest’epoca un valore
esemplare che consente a Freud di dimostrare come la pulsione
sessuale, che dapprima si soddisfa appoggiandosi a una funzione vitale, acquisti poi una autonomia e si
soddisfi in modo autocratico. D’altra parte l’esperienza di
sod-disfacimento, che fornisce il prototipo della fissazione del
desiderio a un certo oggetto, è una esperienza orale; si può quindi
formulare l’ipotesi che il desiderio e il soddisfacimento siano
marcati per sempre da questa prima esperienza.
Nel 1915, dopo aver individuato l’organizzazione orale, Freud
descrive come prima fase della sessualità la fase orale o
cannibalesca. La fonte è la zona orale; l’oggetto è in stretto
rapporto con quello dell’alimentazione, la meta è l’incorporazione. L’accento quindi non è messo più soltanto su una zona
erogena – un eccitamento e un piacere specifici – bensì su un modo
di relazione, l’incorporazione; la psicoanalisi mostra che nelle
fantasie infantili questa relazione non è connessa soltanto con
l’attività boccale, ma può essere trasposta in altre funzioni
(respirazione, visione, per esempio).
Secondo Freud, l’opposizione tra attività e passività che
contrassegna la fase sadico-anale non esiste nella fase orale. Karl
Abraham ha cercato di differenziare i tipi di relazione in gioco nel
periodo orale, e ciò lo ha indotto a distinguere una fase precoce di
suzione preambivalente – che sembra più vicina a ciò che Freud ha
dapprima descritto come fase orale – e una fase sadico-orale che
corrisponde alla dentizione, in cui l’attività di morsicamento e di
divorazione implica una distruzione dell’oggetto; vi è presente
contemporaneamente la fantasia di essere mangiato e distrutto dalla
madre.
L’interesse per le relazioni oggettuali ha indotto alcuni
psicoanalisti (specie Melanie Klein, Bertram Lewin) a descrivere in
modo più complesso il concetto di fase orale. |
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Fase sadico-anale |
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Seconda fase dell’evoluzione libidica, secondo Freud,
collocabile approssimativamente tra i due e i quattro anni; essa è
caratterizzata da un’organizzazione della libido sotto il primato
della zona erogena anale; la relazione oggettuale è impregnata di
significati legati alla funzione della defecazione (espulsione,
ritenzione) e al valore simbolico delle feci. In essa si vede
affermarsi il sado-masochismo in connessione con lo sviluppo del
dominio muscolare.
Freud
ha cominciato col rilevare tratti di erotismo anale nell’adulto e a
descriverne il funzionamento nel bambino in relazione alla
defecazione e alla ritenzione delle materie fecali.
L’idea di una organizzazione pregenitale della libido ha preso le
mosse proprio dall’erotismo anale. Già nell’articolo Carattere ed
erotismo anale, Freud fa
risalire certi tratti del carattere nell’adulto (la triade: ordine,
parsimonia, ostinazione) all’erotismo anale del bambino.
In
La disposizione alla nevrosi ossessiva compare per la prima volta la nozione di
una organizzazione pregenitale in cui predominano le pulsioni
sadiche ed erotico-anali ed esiste un rapporto con l’oggetto esterno
come nella fase genitale: «... comprendiamo la necessità di
ammettere l’esistenza di uno stadio ulteriore che precede la
configurazione definitiva, lo stadio in cui le pulsioni parziali già
cooperano nella scelta dell’oggetto, e quest’ultimo già si
contrappone alla propria persona come persona estranea, ma il
primato delle zone genitali non è ancora stato instaurato».
Nei successivi rimaneggiamenti di Tre saggi sulla teoria sessuale, la fase
sadico-anale appare come una delle organizzazioni pregenitali,
situata tra l’organizzazione orale e quella fallica. È la prima fase
in cui si costituisce la polarità attività-passività”': Freud fa
coincidere l’at-tività con il sadismo e la passività con l’erotismo
anale e attribuisce a ciascuna delle pulsioni parziali
corrispondenti una fonte distinta: muscolatura per la pulsione di
appropriazione” e mucosa anale.
Nel 1924, K. Abraham ha proposto di distinguere due stadi in seno
alla fase sadico-anale, distinguendo in ciascuna componente due tipi
opposti di comportamento rispetto all’oggetto. Nel primo stadio
l’erotismo anale è legato all’evacuazione, la pulsione sadica alla
distruzione dell’oggetto; nel secondo stadio, l’eroti-smo anale è
legato alla ritenzione e la pulsione sadica al controllo possessivo.
Per Abraham, il passaggio da uno stadio all’altro costituisce un
progresso decisivo verso l’amore oggettuale, come indicherebbe il
fatto che la linea di scissione tra regressioni nevrotiche e
psicotiche passa tra questi due stadi.
Qual è il legame tra sadismo ed erotismo anale? Il sadismo, per
natura sua bipolare – giacché mira contraddittoriamente a
distruggere l’oggetto e a mantenerlo dominandolo –, corrisponderebbe
al funzionamento bifasico dello sfintere anale (evacuazione,
ritenzione) e al controllo di esso.
Nella fase anale, sono attribuiti dei valori simbolici di dono e di
rifiuto all’attività della defecazione; Freud ha messo in evidenza,
in questa prospettiva, l’equivalenza simbolica feci = dono = denaro. |
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Fase fallica |
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Fase di organizzazione infanti& della.libido che
viene dopo le fasi orale e anale ed è caratterizzata da una
unificazione delle pulsioni parziali sotto il primato degli organi
genitali; ma in questa fase, a differenza dell’organizzazione
genitale puberale, il bambino sia maschio che femmina conosce
soltanto un organo genitale, l’organo maschile, e l’opposizione tra
i sessi è equivalente all’opposizione fallico-evirato. La fase
fallica corrisponde al momento culminante e al tramonto del
complesso edipico, e in essa prevale il complesso di eviraZione.
Il
concetto di fase fallica è tardivo in Freud, giacché compare
esplicitamente solo nel 1923 (L’organizzazione genitale infantile). Esso è preparato
dall’evoluzione delle idee di Freud intorno ai modi successivi di
organizzazione della libido e dalle sue tesi sul primato del fallo:
due linee di sviluppo che esamineremo separatamente per rendere più
chiara l’esposizione.
1)
Sul primo punto, ricordiamo che dapprima (1905) Freud ha visto nella
mancanza di organizzazione della sessualità infantile ciò che la
opponeva alla sessualità postpuberale: il bambino esce dall’anarchia
delle pulsioni parziali solo una volta assicurato con la pubertà il
primato della zona genitale. L’introduzione delle organizzazioni
pregenitali anale e orale (1913, 1915) rende implicitamente
problematico il privilegîo, fino ad allora attribuito alla zona
genitale, di organizzare la libido; ma si tratta ancora soltanto di
«spunti e gradi preliminari» di una organizzazione in senso
pieno: «... la composizione delle pulsioni parziali e la loro
subordinazione al primato dei genitali non può essere realizzata o
può esserlo solo molto imperfettamente nell’infanzia». Quando
Freud introduce la nozione di fase fallica, riconosce l’esistenza,
fin nell’infanzia, di una vera organizzazione della sessualità,
molto vicina a quella dell’adulto, «,. che merita già il nome di
fase genitale, rivela un oggetto sessuale e una certa misura di
convergenza delle aspirazioni sessuali, ma si distingue in un punto
essenziale dall’organizzazione definitiva della maturità sessuale.
Essa infatti conosce soltanto un tipo di genitale, quello maschile».
2)
Questa idea di un primato del fallo è già prefigurata in testi di
molto antecedenti al 1923. Già nei Tre saggi sulla teoria
sessuale sono
presenti due
tesi:
a)
la libido è «di natura maschile sia che si presenti nell’uomo o
nella donna»;
b)
«La zona erogena direttiva è posta anche nella bambina sulla
clitoride, che è omologa alla zona genitale maschile del glande».
L’analisi del Piccolo Hans, in cui emerge il concetto di complesso di
evirazione, pone in primo piano per il ragazzino l’alternativa:
possedere un fallo o essere evirato. Infine, sebbene l’articolo
sulle Teorie sessuali dei bambini, al pari dei Tre saggi, consideri la sessualità dal
punto di vista del maschietto, sottolinea l’interesse particolare
che la bambina porta al pene, la sua invidia di esso e il suo
sentimento di essere lesa rispetto al maschietto.
L’essenziale della concezione freudiana della fase
fallica si trova nei tre articoli: L’organizzazione genitale
infantile; Il
tramonto del complesso edipico; Alcune conseguenze psichiche della differenza
anatomica tra i sessi. Schematicamente, la fase fallica
secondo Freud può essere caratterizzata nel modo seguente:
1)
Dal punto di vista genetico, la «coppia di contrari»
attività-passività”' che predomina nella fase anale si trasforma
nella coppia fallico-evirato; solo nella pubertà si costituisce
l’opposizione mascolinità-femminilità.
2)
In relazione al complesso edipico, l’esistenza di una fase fallica
ha un ruolo essenziale: il tramonto dell’Edipo (nel caso del
ragazzino) è infatti condizionato dalla minaccia di evirazione, la
quale deve la sua efficacia da un lato all’interesse narcisistico
del ragazzino per il proprio pene; dall’altro alla scoperta
dell’assenza del pene nella bambina.
3)
Esiste un’organizzazione fallica anche nella bambina. La
costatazione della differenza tra i sessi suscita una invidia del
pene", la quale implica, dal punto di vista del rapporto coi
genitori, un risentimento verso la madre, che non ha dato il pene, e
la scelta del padre come oggetto d’amore, in quanto può dare il pene
o il suo equivalente simbolico, il figlio. L’evoluzione della
bambina non è quindi simmetrica a quella del ragazzino (per Freud
non vi è conoscenza della vagina da parte della bambina); esse sono
entrambe imperniate sull’organo fallico. Il significato della fase
gallica, specie nella bambina, ha suscitato importanti discussioni
nella storia della psicoanalisi. Gli autori (K. Horney, M. Klein, E.
Jones) che ammettono l’esistenza nella bambina di sensazioni
sessuali senz’altro specifiche (specie una conoscenza primaria
intuitiva della cavità vaginale), sono portati a vedere nella fase
fallica soltanto una formazione secondaria a carattere difensivo. |
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Fase genitale |
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Fase dello sviluppo psicosessuale caratterizzata
dall’organizzazione delle pulsioni parziali sotto il primato delle
zone genitali; essa comporta due tempi separati dal periodo di
latenza: la fase fallica (o organizzazione genitale infantile) e
l’organizzazione genitale propriamente detta che si costituisce
nella pubertà.
Alcuni autori riservano il termine organizzazione
genitale a questo. secondo tempo, includendo la fase fallica nelle
organizzazioni pregenitali.
Dapprima per Freud, come dimostra la prima edizione
dei Tre saggi sulla teoria sessuale, vi era una sola organizzazione della
sessualità, l’organizza-zione genitale, che si istituisce alla
pubertà e si oppone alla «perversione polimorfa» e all’autoerotismo”
della sessualità infantile. Poi Freud modifica gradualmente questa
prima concezione:
1)
Descrive delle organizzazioni pregenitali (1913, 1915).
2)
Nel capitolo Fasi evolutive dell’organizzazione sessuale,
aggiunto ai Tre saggi, esplicita l’idea che una scelta
oggettuale sessuale si compie già nell’infanzia: «... tutte le
aspirazioni sessuali si dirigono verso un’unica persona sulla quale
esse vogliono raggiungere le loro mete. Questa è, allora, la massima
approssimazione possibile negli anni d’infanzia alla strutturazione
definitiva della vita sessuale dopo la pubertà. La sola differenza
rispetto alla pubertà è che la composizione delle pulsioni parziali
e la loro subordinazione al primato dei genitali non può essere
realizzata o può esserlo solo molto imperfettamente nell’infanzia.
L’instau-razione di questo primato al servizio della procreazione è
dunque l’ultima fase attraversata dall’organizzazione sessuale».
3) Rimette in questione (1923) la teoria enunciata in questa ultima
frase riconoscendo l’esistenza di una «organizzazione genitale»,
detta gallica, prima del periodo di latenza, con la sola differenza
rispetto all’organizzazione genitale postpuberale che per i due
sessi conta un solo organo genitale: il fallo.
Come si vede, l’evoluzione delle idee di Freud sullo sviluppo
psicosessuale l’ha indotto a ravvicinare sempre più la sessualità
infantile alla sessualità adulta. Non per questo scompare l’idea
originaria secondo cui è con l’organizzazîone genitale puberale che
le pulsioni parziali si unificano e si gerarchizzano
definitivamente, e che il piacere connesso con le zone erogene non
genitali diventa preliminare all’orgasmo, ecc.
Freud
ha inoltre sottolineato con insistenza che l’organizza-zione
genitale infantile è caratterizzata da una discordanza tra le
esigenze edipiche e il grado di sviluppo biologico.
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