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Concetto economico: il fatto che una certa energia
psichica aderisca a una rappresentazione o a un gruppo di
rappresentazioni, a una parte del corpo, a un oggetto, ecc.
È corrente tradurre Besetzung con investimento
(o con carica). A questo proposito faremo un’osservazione: il verbo
tedesco besetzen ha numerosi sensi, tra cui ‘occupare’ (per
esempio, occupare un luogo o, militarmente, una città, un paese); in
italiano, investire ha varie accezioni: nel linguaggio della
circolazione stradale, richiama l’idea dell’urto contro un ostacolo;
nel linguaggio finanziario, si riferisce al collocamento di un
capitale in un’im-presa; nel linguaggio militare, ha un’accezione
vicina al significato di besetzen: investire una piazzaforte,
nel senso di cingerla d’assedio (ma non di occuparla). Besetzung
e investimento non coincidono quindi esattamente e il termine
italiano pare induca più spontaneamente a paragonare l’«economia»
prospettata da Freud a quella di cui tratta la scienza economica.
Il
termine Besetzung è usato costantemente nelle opere di Freud;
la sua estensione e la sua portata hanno potuto variare, ma esso è
presente in tutte le tappe del pensiero di Freud.
Esso compare nel 1895, in Studi sull’isteria e nel
Progetto di una psicologia; ma termini affini, come «somma di eccitamento» e
«valore affettivo», sono anche precedenti (1893-94): già nella sua
prefazione all’opera di Bernheim De la suggestion et de ses
applications à la thérapeutique (1888), Freud parla di
spostamenti di eccitabilità nel sistema nervoso. Tale ipotesi ha un’origine
sia clinica che teorica.
Clinicamente, il trattamento dei nevrotici e in particolare degli
isterici impone a Freud l’idea di una distinzione fondamentale tra
le «rappresentazioni»” e l’«ammontare di aletto»” di cui esse sono
investite. Per esempio, un evento importante nella storia del
soggetto può essere ricordato con indifferenza e il carattere
spiacevole o insopportabile di un’esperienza può venir riferito a un
evento anodino anziché a quello che ha provocato originariamente il
dispiacere (spostamento, ‘falso nesso’). La cura, quale è descritta
in Studi sull’isteria, ripristinando i nessi tra le varie
rappresentazioni in causa, ristabilisce la relazione tra il ricordo
dell’evento traumatico e l’affetto, favorendo così la loro scarica
(abreazione). Inoltre, la scomparsa di sintomi somatici
nell’iste-ria è una conseguenza dell’affiorare delle esperienze
affettive rimosse, lasciando supporre che, inversamente, la
creazione del sintomo sia avvenuta per conversione di una energia
psichica in «energia di innervazione».
Questi fatti, e in particolare i fenomeni di conversione", sembrano
poggiare su un vero principio di conservazione di una energia
nervosa, capace di assumere diverse forme. Tale concezione trova una
formulazione sistematica nel Progetto di una psicologia, che
descrive il funzionamento dell’apparato nervoso facendo intervenire
soltanto variazioni di energia in seno a un sistema di neuroni. In
questo testo il termine Besetzung designa tanto l’atto di
investire un neurone (o un sistema), cioè di caricarlo di energia,
quanto la quantità di energia investita, in particolare un’e-nergia
quiescente.
In
seguito Freud si sgancerà da questi schemi neurologici trasponendo
la nozione di energia di investimento sul piano di un «apparato
psichico»*. Per esempio, in L’interpretazione dei sogni, egli
mostra come l’energia di investimento si ripartisca tra i vari
sistemi. Il funzionamento del sistema inconscio è sottoposto al
principio della scarica delle quantità di eccitamento; il sistema
preconscio cerca di inibire questa scarica immediata mentre dedica
deboli quantità di energia all’attività di pensiero necessaria alla
esplorazione del mondo esterno: «Per amore di funzionalità, postulo
dunque che il secondo sistema riesca a mantenere inattiva la maggior
parte degli investimenti energetici e a usarne per lo spostamento
soltanto una piccola parte».
Va
notato, tuttavia, che la trasposizione delle tesi del Progetto
non implica per questo l’abbandono di qualsiasi riferimento
all’idea di una energia nervosa: «... chi volesse approfondire
quest’ordine di idee, dovrebbe ricorrere alle analogie della fisica
e trovare una via per illustrare il processo motorio con
l’eccitamento neuronico».
L’elaborazione della nozione di pulsione fornisce una risposta
all’interrogativo rimasto in sospeso nella concettualizzazione
economica dell’Interpretazione dei sogni: l’energia investita
è l’energia pulsionale che proviene da fonti interne, esercita una
spinta continua e impone all’apparato psichico il compito di
trasformarla. Per esempio, un’espressione come «investimento della
libido» significa: investimento mediante l’energia delle pulsioni
sessuali. Nella seconda teoria dell’apparato psichico, l’origine di
tutti gli investimenti diventa l’Es, polo pulsionale della
personalità. Le altre istanze traggono la loro energia da questa
fonte primaria.
La nozione di investimento, come d’altronde la maggior parte delle
nozioni economiche, fa parte dell’apparato concettuale di Freud, ma
questi non ne ha fornito una elaborazione teorica rigorosa.
Queste nozioni sono state parzialmente trasmesse al ‘giovane Freud’
dai neurofisiologi di cui ha subito l’influenza. Ciò spiega in parte l’incertezza in cui si trova il lettore
di Freud per quanto riguarda la risposta a un certo numero di
interrogativi:
1)
L’uso del termine investimento non è esente da un’ambi-guità che la
teoria analitica non ha mai eliminato. Per lo più lo si intende in
un senso metaforico: esso indica allora una semplice analogia tra le
operazioni psichiche c i1 funzionamento di un apparato nervoso
concepito io base a un modello energetico.
Quando si parla di investimento di una rappresentazione, si
definisce un’operazione psicologica in un linguaggio che si limita a
evocare, in modo analogico, un meccanismo fisiologico che potrebbe
essere parallelo all’investimento psichico (investimento di un
neurone, di un engramma per esempio). D’altro canto, quando si parla
di investimento di un oggetto, opponendolo all’inve-stimento
di una rappresentazione, si perde il supporto della nozione di un
apparato psichico come sistema chiuso analogo al sistema nervoso. Di
una rappresentazione si può dire che è caricata e che il suo destino
dipende dalle variazioni di tale carica, mentre l’investimento di un
oggetto reale, indipendente, non può avere lo stesso senso ‘realista’.
Una nozione come quella di introversione (passaggio
dall’investimento di un oggetto reale all’investi-mento di un
oggetto immaginario intrapsichico) mette bene in evidenza tale
ambiguità; è infatti difficile da concepire l’idea di una
conservazione dell’energia in tale ripiegamento.
Alcuni psicoanalisti sembrano trovare in un termine come quello di
investimento la garanzia obiettiva del fatto che la loro psicologia
dinamica è, almeno in linea di principio, collegata con la
neurofisiologia. Infatti, impiegando espressioni come investimento
di una parte del corpo, investimento dell’apparato percettivo, si
può avere l’impressione di parlare un linguaggio neurologico e di
stabilire la transizione tra la teoria psicoanalitica e la
neurofisiologia; ma questa non è in realtà che una trasposizione di
quella.
2)
Un’altra difficoltà si presenta quando si collega la nozione di
investimento con le concezioni topiche. Da un lato, si presuppone
che ogni energia di investimento trovi la sua origine nelle
pulsioni; ma, d’altro lato, si parla di un investimento proprio di
ciascun sistema. La difficoltà è particolarmente sensibile nel caso
dell’investimento detto inconscio. Se si considera infatti che tale
investimento è di origine libidica, si è indotti a ritenere che esso
spinga continuamente le rappresentazioni investite verso la
coscienza e la motilità; ma spesso Freud parla dell’investimento
inconscio come di una forza coesiva propria del sistema inconscio e
capace di attirarvi le rappresentazioni: tale forza svolgerebbe un
ruolo capitale nella rimozione. Ci si può chiedere se il termine
investimento non ricopra in tal caso nozioni eterogenee.
3)
È possibile limitare la nozione di investimento alla sua accezione
economica' È vero che essa è assimilata da Freud all’idea di una
carica positiva attribuita a un oggetto o a una rappresentazione.
Ma, sul piano clinico e descrittivo, non assume un senso più ampio?
In effetti nel mondo personale del soggetto, agli oggetti e alle
rappresentazioni sono attribuiti certi valori che organizzano
il campo della percezione e del comportamento. Da un lato, tali
valori possono apparire come qualitativamente eterogenei al punto
che difficilmente si potrebbero concepire equivalenze e sostituzioni
tra esse. D’altro lato, si costata che taluni oggetti aventi un
valore pregnante per il soggetto vengono dotati non di una carica
positiva, bensì di una carica negativa: per esempio, l’oggetto
fobico non è disinvestito ma è fortemente ‘investito’, come se
dovesse essere ‘evitato’.
Quali che siano le difficoltà sollevate dall’uso della nozione di
investimento, è un fatto che gli psicoanalisti possono difficilmente
fame a meno per spiegare numerosi dati clinici o per valutare
l’evoluzione della cura. Alcune affezioni sembrano porre in evidenza
l’idea che il soggetto ha a sua disposizione una certa quantità di
energia, che egli ripartirebbe in misura variabile tra le relazioni
con i suoi oggetti e con se stesso. In uno stato come il lutto, per
esempio, il palese impoverimento della vita di relazione del
soggetto trova la sua spiegazione in un sovrainvestimento dell’oggetto perduto, come se si stabilisse un vero bilancio energetico
tra i diversi investimenti degli oggetti esterni o fantasmatici, del
proprio corpo, dell’Io, ecc.
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Termini introdotti da Freud per distinguere due modi
di investimento della libido: essa può assumere come oggetto o la
persona propria (libido dell’Io o narcisistica), o un oggetto
esterno (libido oggettuale). Esiste, secondo Freud, un equilibrio
energetico tra questi due modi di investimento, in quanto la libido
oggettuale diminuisce quando aumenta la libido dell’Io e viceversa.
È
stato soprattutto lo studio delle psicosi a indurre Freud ad
ammettere che il soggetto può assumere la propria persona come
oggetto d’amore. In termini energetici,
ciò significa che la libido può essere investita sia nell’Io che in
un oggetto esterno. Questa è l’origine della distinzione introdotta
tra libido dell’Io e libido oggettuale. I problemi economici posti
da questa distinzione sono affrontati in Introduzione al
narcisismo.
La
libido – secondo Freud – comincerebbe con l’investirsi nell’Io
(narcisismo primario") prima di essere inviata, a partire dall’Io,
su oggetti esterni: «Ci formiamo così il concetto di un investimento
libidico originario dell’Io di cui una parte è ceduta in seguito
agli oggetti, ma che in sostanza persiste e ha con gli investimenti
d’oggetto la stessa relazione che il corpo di un organismo
ameboidale ha con gli pseudopodi che emette».
Il
ripiegamento della libido oggettuale sull’Io costituisce il
narcisismo secondario quale si può osservare soprattutto in stati
psicotici (ipocondria, delirio di grandezza).
Dal punto di vista terminologico va notato: 1) che «oggettuale»,
nell’espressione «libido oggettuale», va inteso nel senso ristretto,
cioè con riferimento all’oggetto esterno e non all’Io, il quale in
un senso più ampio, può pure essere considerato come oggetto della
pulsione; 2) che la preposizione «di»
nell’espressione «libido dell’Io» indica la relazione della libido
non già al suo punto di partenza bensì al suo punto d’arrivo.
Questa seconda osservazione solleva difficoltà che non sono soltanto
terminologiche.
Dapprima Freud ha riconosciuto soltanto una grande dualità
pulsionale: pulsioni sessuali* - pulsioni dell’Io (o di autoconservazione). L’energia delle prime è designata come
libido, l’ener-gia delle seconde come energia delle pulsioni
dell’Io o interesse". La nuova distinzione introdotta appare
dapprima come una suddivisione delle pulsioni sessuali in funzione
del loro oggetto di investimento:
Pulsioni dell’Io (interesse)
Pulsioni sessuali (libido): a) Libido dell’Io b)
Libido oggettuale
Tuttavia, sebbene concettualmente sia netta la
distinzione tra pulsioni dell’Io e libido dell’Io, negli stati
narcisistici (sonno, malattia somatica) tale distinzione viene a
cadere: «Libido e interesse dell’Io condividono [...] lo stesso
destino e tornano a essere reciprocamente indistinguibili». Freud non ammette il monismo pulsionale di Jung.
Una difficoltà analoga si presenta nell’uso, frequente in Freud, di
espressioni quali, per esempio: la libido è inviata a partire dall’Io
verso gli oggetti. Non si è allora indotti a pensare che la «libido
dell’Io» trovi non solo il suo oggetto ma la sua fonte nell’Io,
sicché svanirebbe la distinzione tra libido dell’Io e pulsioni
dell’Io? Il problema è tanto più difficile da risolvere in quanto
Freud introduce la nozione di libido dell’Io contemporaneamente
all’e-laborazione della concezione propriamente topica dell’Io. Tale
ambiguità ritorna nelle espressioni in cui Freud qualifica l’Io come
un «grande serbatoio di libido>i. L’interpretazione più coerente che
si può proporre del pensiero freudiano su questo punto è la
seguente: la libido, in quanto energia pulsionale, trovata sua fonte
nelle diverse zone esogene;1’Io, come persona totale,
immagazzina questa energia libidica di cui esso è il primo oggetto;
ma il <<serbatoio» si comporta poi, nei confronti degli oggetti
esterni, come una fonte, giacché da esso emanano tutti gli
investimenti. |