PsicoScrittura.it @ Psicologia sociale, social cognition, gruppi e influenza sociale

 
 
      
Scienze Psicologiche e Psicologia della Scrittura

 

 

ATTIVITA'

 

ARGOMENTI

 

 

 

HOME  

FORMAZIONE

CONSULENZA

PSICOLOGIA DELLA SCRITTURA

SCIENZE PSICOLOGICHE

CONTATTI

 
     
     
 
                              

SCIENZE PSICOLOGICHE

 

 APPUNTI DI PSICOLOGIA 

  Ps. GENERALE
 

  TEORIE in Psicologia

 
  Ps. DINAMICA
  Investimento della pulsione
 
 Teorie di PERSONALITA'
 
  Ps. SOCIALE
 
 

 APPUNTI DI NEUROSCIENZE 

IL SISTEMA NERVOSO

 

DAL NEURONE alla MENTE

 
 
 
  Bibliografia
 
  Link
       

Investimento della pulsione e della libido

 
 
Investimento

Concetto economico: il fatto che una certa energia psichica aderisca a una rappresentazione o a un gruppo di rappresentazioni, a una parte del corpo, a un oggetto, ecc.

È corrente tradurre Besetzung con investimento (o con carica). A questo proposito faremo un’osservazione: il verbo tedesco besetzen ha numerosi sensi, tra cui ‘occupare’ (per esempio, occupare un luogo o, militarmente, una città, un paese); in italiano, investire ha varie accezioni: nel linguaggio della circolazione stradale, richiama l’idea dell’urto contro un ostacolo; nel linguaggio finanziario, si riferisce al collocamento di un capitale in un’im-presa; nel linguaggio militare, ha un’accezione vicina al significato di besetzen: investire una piazzaforte, nel senso di cingerla d’assedio (ma non di occuparla). Besetzung e investimento non coincidono quindi esattamente e il termine italiano pare induca più spontaneamente a paragonare l’«economia» prospettata da Freud a quella di cui tratta la scienza economica. 

Il termine Besetzung è usato costantemente nelle opere di Freud; la sua estensione e la sua portata hanno potuto variare, ma esso è presente in tutte le tappe del pensiero di Freud.

Esso compare nel 1895, in Studi sull’isteria e nel Progetto di una psicologia; ma termini affini, come «somma di eccitamento» e «valore affettivo», sono anche precedenti (1893-94): già nella sua prefazione all’opera di Bernheim De la suggestion et de ses applications à la thérapeutique (1888), Freud parla di spostamenti di eccitabilità nel sistema nervoso. Tale ipotesi ha un’origine sia clinica che teorica.

Clinicamente, il trattamento dei nevrotici e in particolare degli isterici impone a Freud l’idea di una distinzione fondamentale tra le «rappresentazioni»” e l’«ammontare di aletto»” di cui esse sono investite. Per esempio, un evento importante nella storia del soggetto può essere ricordato con indifferenza e il carattere spiacevole o insopportabile di un’esperienza può venir riferito a un evento anodino anziché a quello che ha provocato originariamente il dispiacere (spostamento, ‘falso nesso’). La cura, quale è descritta in Studi sull’isteria, ripristinando i nessi tra le varie rappresentazioni in causa, ristabilisce la relazione tra il ricordo dell’evento traumatico e l’affetto, favorendo così la loro scarica (abreazione). Inoltre, la scomparsa di sintomi somatici nell’iste-ria è una conseguenza dell’affiorare delle esperienze affettive rimosse, lasciando supporre che, inversamente, la creazione del sintomo sia avvenuta per conversione di una energia psichica in «energia di innervazione».

Questi fatti, e in particolare i fenomeni di conversione", sembrano poggiare su un vero principio di conservazione di una energia nervosa, capace di assumere diverse forme. Tale concezione trova una formulazione sistematica nel Progetto di una psicologia, che descrive il funzionamento dell’apparato nervoso facendo intervenire soltanto variazioni di energia in seno a un sistema di neuroni. In questo testo il termine Besetzung designa tanto l’atto di investire un neurone (o un sistema), cioè di caricarlo di energia, quanto la quantità di energia investita, in particolare un’e-nergia quiescente.

In seguito Freud si sgancerà da questi schemi neurologici trasponendo la nozione di energia di investimento sul piano di un «apparato psichico»*. Per esempio, in L’interpretazione dei sogni, egli mostra come l’energia di investimento si ripartisca tra i vari sistemi. Il funzionamento del sistema inconscio è sottoposto al principio della scarica delle quantità di eccitamento; il sistema preconscio cerca di inibire questa scarica immediata mentre dedica deboli quantità di energia all’attività di pensiero necessaria alla esplorazione del mondo esterno: «Per amore di funzionalità, postulo dunque che il secondo sistema riesca a mantenere inattiva la maggior parte degli investimenti energetici e a usarne per lo spostamento soltanto una piccola parte».

Va notato, tuttavia, che la trasposizione delle tesi del Progetto non implica per questo l’abbandono di qualsiasi riferimento all’idea di una energia nervosa: «... chi volesse approfondire quest’ordine di idee, dovrebbe ricorrere alle analogie della fisica e trovare una via per illustrare il processo motorio con l’eccitamento neuronico».

L’elaborazione della nozione di pulsione fornisce una risposta all’interrogativo rimasto in sospeso nella concettualizzazione economica dell’Interpretazione dei sogni: l’energia investita è l’energia pulsionale che proviene da fonti interne, esercita una spinta continua e impone all’apparato psichico il compito di trasformarla. Per esempio, un’espressione come «investimento della libido» significa: investimento mediante l’energia delle pulsioni sessuali. Nella seconda teoria dell’apparato psichico, l’origine di tutti gli investimenti diventa l’Es, polo pulsionale della personalità. Le altre istanze traggono la loro energia da questa fonte primaria.

 La nozione di investimento, come d’altronde la maggior parte delle nozioni economiche, fa parte dell’apparato concettuale di Freud, ma questi non ne ha fornito una elaborazione teorica rigorosa.

Queste nozioni sono state parzialmente trasmesse al ‘giovane Freud’ dai neurofisiologi di cui ha subito l’influenza. Ciò spiega in parte l’incertezza in cui si trova il lettore di Freud per quanto riguarda la risposta a un certo numero di interrogativi:

1) L’uso del termine investimento non è esente da un’ambi-guità che la teoria analitica non ha mai eliminato. Per lo più lo si intende in un senso metaforico: esso indica allora una semplice analogia tra le operazioni psichiche c i1 funzionamento di un apparato nervoso concepito io base a un modello energetico.

Quando si parla di investimento di una rappresentazione, si definisce un’operazione psicologica in un linguaggio che si limita a evocare, in modo analogico, un meccanismo fisiologico che potrebbe essere parallelo all’investimento psichico (investimento di un neurone, di un engramma per esempio). D’altro canto, quando si parla di investimento di un oggetto, opponendolo all’inve-stimento di una rappresentazione, si perde il supporto della nozione di un apparato psichico come sistema chiuso analogo al sistema nervoso. Di una rappresentazione si può dire che è caricata e che il suo destino dipende dalle variazioni di tale carica, mentre l’investimento di un oggetto reale, indipendente, non può avere lo stesso senso ‘realista’. Una nozione come quella di introversione (passaggio dall’investimento di un oggetto reale all’investi-mento di un oggetto immaginario intrapsichico) mette bene in evidenza tale ambiguità; è infatti difficile da concepire l’idea di una conservazione dell’energia in tale ripiegamento.

Alcuni psicoanalisti sembrano trovare in un termine come quello di investimento la garanzia obiettiva del fatto che la loro psicologia dinamica è, almeno in linea di principio, collegata con la neurofisiologia. Infatti, impiegando espressioni come investimento di una parte del corpo, investimento dell’apparato percettivo, si può avere l’impressione di parlare un linguaggio neurologico e di stabilire la transizione tra la teoria psicoanalitica e la neurofisiologia; ma questa non è in realtà che una trasposizione di quella.

2) Un’altra difficoltà si presenta quando si collega la nozione di investimento con le concezioni topiche. Da un lato, si presuppone che ogni energia di investimento trovi la sua origine nelle pulsioni; ma, d’altro lato, si parla di un investimento proprio di ciascun sistema. La difficoltà è particolarmente sensibile nel caso dell’investimento detto inconscio. Se si considera infatti che tale investimento è di origine libidica, si è indotti a ritenere che esso spinga continuamente le rappresentazioni investite verso la coscienza e la motilità; ma spesso Freud parla dell’investimento inconscio come di una forza coesiva propria del sistema inconscio e capace di attirarvi le rappresentazioni: tale forza svolgerebbe un ruolo capitale nella rimozione. Ci si può chiedere se il termine investimento non ricopra in tal caso nozioni eterogenee.

3) È possibile limitare la nozione di investimento alla sua accezione economica' È vero che essa è assimilata da Freud all’idea di una carica positiva attribuita a un oggetto o a una rappresentazione. Ma, sul piano clinico e descrittivo, non assume un senso più ampio? In effetti nel mondo personale del soggetto, agli oggetti e alle rappresentazioni sono attribuiti certi valori che organizzano il campo della percezione e del comportamento. Da un lato, tali valori possono apparire come qualitativamente eterogenei al punto che difficilmente si potrebbero concepire equivalenze e sostituzioni tra esse. D’altro lato, si costata che taluni oggetti aventi un valore pregnante per il soggetto vengono dotati non di una carica positiva, bensì di una carica negativa: per esempio, l’oggetto fobico non è disinvestito ma è fortemente ‘investito’, come se dovesse essere ‘evitato’.

 Quali che siano le difficoltà sollevate dall’uso della nozione di investimento, è un fatto che gli psicoanalisti possono difficilmente fame a meno per spiegare numerosi dati clinici o per valutare l’evoluzione della cura. Alcune affezioni sembrano porre in evidenza l’idea che il soggetto ha a sua disposizione una certa quantità di energia, che egli ripartirebbe in misura variabile tra le relazioni con i suoi oggetti e con se stesso. In uno stato come il lutto, per esempio, il palese impoverimento della vita di relazione del soggetto trova la sua spiegazione in un sovrainvestimento dell’oggetto perduto, come se si stabilisse un vero bilancio energetico tra i diversi investimenti degli oggetti esterni o fantasmatici, del proprio corpo, dell’Io, ecc.

 
 
Disinvestimento

Ritiro dell’investimento (o sottrazione di carica) precedentemente assegnato a una rappresentazione, a un gruppo di rappresentazioni, a un oggetto, a un’istanza, ecc

Stato in cui si trova tale rappresentazione in seguito al ritiro o per mancanza di qualsiasi investimento.

 Il ritiro dell’investimento"" è postulato nella psicoanalisi come sostrato economico di vari processi psichici e in particolare della rimozione*. Freud riconosce immediatamente come fattore determinante di quest’ultima il distacco dell’ammontare di affetto dalla rappresentazione. Nella descrizione sistematica della rimozione, egli mostra come la post-rimozione supponga che certe rappresentazioni, precedentemente ammesse nel sistema preconscio-conscio e quindi da questo investite, perdano la loro carica energetica. L’energia resa cosi disponibile può essere utilizzata nell’investimento di una formazione difensiva (formazione reattiva"') che è oggetto di un controinvestimento“.

Parimenti, negli stati narcisistici, l’investimento dell’Io aumenta proporzionalmente al disinvestimento degli oggetti.

 
 
Libido dell'Io, libido oggettuale

Termini introdotti da Freud per distinguere due modi di investimento della libido: essa può assumere come oggetto o la persona propria (libido dell’Io o narcisistica), o un oggetto esterno (libido oggettuale). Esiste, secondo Freud, un equilibrio energetico tra questi due modi di investimento, in quanto la libido oggettuale diminuisce quando aumenta la libido dell’Io e viceversa.

 È stato soprattutto lo studio delle psicosi a indurre Freud ad ammettere che il soggetto può assumere la propria persona come oggetto d’amore. In termini energetici, ciò significa che la libido può essere investita sia nell’Io che in un oggetto esterno. Questa è l’origine della distinzione introdotta tra libido dell’Io e libido oggettuale. I problemi economici posti da questa distinzione sono affrontati in Introduzione al narcisismo.

La libido – secondo Freud – comincerebbe con l’investirsi nell’Io (narcisismo primario") prima di essere inviata, a partire dall’Io, su oggetti esterni: «Ci formiamo così il concetto di un investimento libidico originario dell’Io di cui una parte è ceduta in seguito agli oggetti, ma che in sostanza persiste e ha con gli investimenti d’oggetto la stessa relazione che il corpo di un organismo ameboidale ha con gli pseudopodi che emette».

Il ripiegamento della libido oggettuale sull’Io costituisce il narcisismo secondario quale si può osservare soprattutto in stati psicotici (ipocondria, delirio di grandezza).

Dal punto di vista terminologico va notato: 1) che «oggettuale», nell’espressione «libido oggettuale», va inteso nel senso ristretto, cioè con riferimento all’oggetto esterno e non all’Io, il quale in un senso più ampio, può pure essere considerato come oggetto della pulsione; 2) che la preposizione «di» nell’espressione «libido dell’Io» indica la relazione della libido non già al suo punto di partenza bensì al suo punto d’arrivo.

Questa seconda osservazione solleva difficoltà che non sono soltanto terminologiche.

Dapprima Freud ha riconosciuto soltanto una grande dualità pulsionale: pulsioni sessuali* - pulsioni dell’Io (o di autoconservazione). L’energia delle prime è designata come libido, l’ener-gia delle seconde come energia delle pulsioni dell’Io o interesse". La nuova distinzione introdotta appare dapprima come una suddivisione delle pulsioni sessuali in funzione del loro oggetto di investimento:

Pulsioni dell’Io (interesse)

Pulsioni sessuali (libido): a) Libido dell’Io  b) Libido oggettuale

 Tuttavia, sebbene concettualmente sia netta la distinzione tra pulsioni dell’Io e libido dell’Io, negli stati narcisistici (sonno, malattia somatica) tale distinzione viene a cadere: «Libido e interesse dell’Io condividono [...] lo stesso destino e tornano a essere reciprocamente indistinguibili». Freud non ammette il monismo pulsionale di Jung.

Una difficoltà analoga si presenta nell’uso, frequente in Freud, di espressioni quali, per esempio: la libido è inviata a partire dall’Io verso gli oggetti. Non si è allora indotti a pensare che la «libido dell’Io» trovi non solo il suo oggetto ma la sua fonte nell’Io, sicché svanirebbe la distinzione tra libido dell’Io e pulsioni dell’Io? Il problema è tanto più difficile da risolvere in quanto Freud introduce la nozione di libido dell’Io contemporaneamente all’e-laborazione della concezione propriamente topica dell’Io. Tale ambiguità ritorna nelle espressioni in cui Freud qualifica l’Io come un «grande serbatoio di libido>i. L’interpretazione più coerente che si può proporre del pensiero freudiano su questo punto è la seguente: la libido, in quanto energia pulsionale, trovata sua fonte nelle diverse zone esogene;1’Io, come persona totale, immagazzina questa energia libidica di cui esso è il primo oggetto; ma il <<serbatoio» si comporta poi, nei confronti degli oggetti esterni, come una fonte, giacché da esso emanano tutti gli investimenti.