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Pulsione
sessuale: la libido |
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La pulsione
sessuale |
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E' definita come spinta interna che la psicoanalisi
vede in azione in un campo molto più vasto di quello delle attività
sessuali nel senso corrente del termine. In essa sono
particolarmente evidenti alcuni dei tratti che differenziano la
pulsione in generale da un istinto: il suo oggetto non è
biologicamente predeterminato, le sue modalità di soddisfacimento
(mete) sono variabili, più particolarmente legate al funzionamento
di determinate zone somatiche (zone erogene), ma capaci di
accompagnare le attività più varie, su cui si appoggiano. Questa
varietà delle fonti somatiche dell’eccitamento sessuale implica che
la pulsione sessuale non è subito unificata, ma è dapprima
frammentata in pulsioni parziali con soddisfacimento locale (piacere
d’organo).
La psicoanalisi mostra che la pulsione sessuale
nell’uomo è strettamente legata a un gioco di rappresentazioni o
fantasmi che la specificano. Solo al termine di una evoluzione
complessa e aleatoria essa si organizza sotto il primato della
genitalità e trova allora l’apparente fissità e finalità
dell’istinto.
Dal punto di vista economico, Freud postula
l’esistenza di un’unica energia nelle vicissitudini della pulsione
sessuale: la libido. Dal punto di vista dinamico, Freud sede nella
pulsione sessuale un polo necessariamente presente del conflitto
psichico: essa è l’oggetto privilegiato della rimozione
nell’inconscio.
La
nostra definizione mostra come la psicoanalisi abbia trasformato
l’idea di un ‘istinto sessuale’, cambiando sia l’estensio-ne che la
comprensione del concetto di sessualità. Questa trasformazione
riguarda sia il concetto di sessualità che quello di pulsione. Si
può perfino pensare che la critica della concezione «popolare» o
«biologica» della sessualità, che induce Freud a vedere in
azione una stessa «energia», la libido*, in fenomeni molto diversi e
spesso molto distanti dall’atto sessuale, coincida con la
definizione di ciò che nell’uomo differenzia fondamentalmente la
pulsione dall’istinto. In questa prospettiva, si può avanzare l’idea
che la concezione freudiana della pulsione, elaborata a partire
dallo studio della sessualità umana, si verifichi pienamente solo
nel caso della pulsione sessuale.
Freud ha sostenuto lungo tutta
la sua opera che l’azione della rimozione è esercitata elettivamente
sulla pulsione sessuale; egli le attribuisce quindi un ruolo
fondamentale nel conflitto psichico", pur lasciando aperto il
problema di ciò che fondi in definitiva tale privilegio.
«Teoricamente non ci sono obiezioni di sorta all’ipotesi che ogni e
qualsiasi pretesa pulsionale possa offrire il destro alle medesime
rimozioni, con tutto ciò che da esse consegue; eppure l’osservazione
ci mostra invariabilmente, fin dove possiamo giudicarlo, che gli
eccitamenti cui spetta questo ruolo provengono dalle pulsioni
parziali della vita sessuale».
La
pulsione sessuale, contrapposta da Freud, nella prima teoria delle
pulsioni, alle pulsioni di autoconservazione, è assimilata
nell’ultîmo dualismo alle pulsioni di vita” o all’Eros*. Mentre nel
primo dualismo essa era la forza sottoposta al solo principio di
piacere, difficilmente educabile, funzionante secondo le leggi del
processo primario e sempre pronta a minacciare dall’interno
l’e-quilibrio dell’apparato psichico, essa diventa, con il nome di
pulsione di vita, una forza che tende al «legame>>, alla
costituzione e al mantenimento delle unità vitali; in compenso, è il
suo antagonista, la pulsione di morte, che funziona secondo il
principio della scarica totale.
Tale cambiamento è difficilmente comprensibile se non si prende in
considerazione la rielaborazione concettuale complessiva che Freud
ha compiuto dopo il 1920. |
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La libido |
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La libido è l'energia postulata da Freud come
sostrato delle trasformazioni della pulsione sessuale riguardo
all’oggetto (spostamento degli investimenti), alla meta
(sublimazione, per esempio), alla fonte dell’eccita-mento sessuale
(diversità delle zone erogeee).
Il termine libido significa in latino desiderio. Freud dichiara di
averlo mutuato da A. Moli. In realtà, lo si incontra a più
riprese nelle lettere e nelle minute indirizzate a Fliess e per la
prima volta nella Minuta E.
È
difficile dare una definizione soddisfacente della libido. Non solo
la teoria della libido ha subìto una evoluzione attraverso le
diverse fasi della teoria della pulsione, ma il concetto stesso è
lungi dall’aver ricevuto una definizione univoca. Tuttavia, Freud ha sempre mantenuto due sue caratteristiche:
1)
Da un punto di vista qualitativo, la libido non è riducibile,
come vorrebbe Jung, a una energia mentale non specificata. Se essa
può essere «desessualizzata», specie negli investimenti
narcisistici, ciò avviene solo secondariamente e in seguito a una
rinuncia alla meta specificamente sessuale.
Inoltre, la libido non ricopre mai tutto il campo pulsionale. In una
prima concezione, essa si oppone alle pulsioni di autoconservazione.
Quando queste, nell’ultima concezione di Freud, sono considerate di
natura libidica, l’opposizione si sposta per diventare quella tra
libido e pulsioni di morte. Il monismo junghiano non è quindi mai
accettato e il carattere sessuale della libido è sempre mantenuto.
2)
La libido appare sempre più come un concetto quantitativo:
essa è «...atta a misurare processi e conversioni nel campo dell’eccitamento
sessuale»; «...la produzione, l’aumento o la diminuzione, la
suddivisione e lo spostamento (della libido) ci deve offrire le
possibilità per spiegare i fenomeni psicosessuali».
Queste due caratteristiche sono sottolineate nella seguente
definizione di Freud: «Libido è un termine desunto dalla teoria
dell’affettività. Chiamiamo così – considerandola una grandezza
quantitativa, anche se per ora non misurabile – l’energia delle
pulsioni attinenti a tutto ciò che può esser compendiato nella
parola ‘amore’».
In
quanto la pulsione sessuale si situa al limite somatico-psichico,
la libido designa il suo aspetto psîchico; essa è «l’espressione
dinamica nella vita psichica» della pulsione sessuale. Nei suoi
primi scritti sulla nevrosi d’angoscia Freud introduce il concetto
di libido come energia nettamente distinta dall’eccitamento sessuale
somatico: una insufficienza di «libido psichica» provoca il
mantenimento della tensione sul piano somatico, in cui essa si
traduce, senza elaborazione psichica, in sintomi. Se «...manca
qualcosa nelle condizioni psichiche», scrive Freud, l’eccitamento sessuale endogeno non è
dominato, la tensione non può venire utilizzata psichicamente, e si
hanno la scissione tra somatico e psichico e lo sviluppo
dell’angoscia.
Nella prima edizione di Tre saggi sulla teoria sessuale la libido – che sta
all’amore come l’istinto di nutrizione sta alla fame – rimane
affine al desiderio sessuale in cerca di soddisfacimento e consente
di rico-noscerne le vicissitudini; ma in quell’opera si parla
soltanto della libido oggettuale, che vediamo concentrarsi su
oggetti, fissarsi in essi o abbandonarli, lasciare un oggetto per un
altro.
In quanto la pulsione sessuale rappresenta una forza che esercita
una «spinta», la libido è definita da Freud come l’energia di tale
pulsione. È questo aspetto quantitativo che prevarrà in ciò che
diverrà, a partire dalla concezione del narcisismo e della libido
dell’Io, la «teoria della libido».
La nozione di «libido dell’Io» provoca infatti una generalizzazione
dell’economia libidica che comprende tutto il gioco degli
investimenti e controinvestimenti e attenua i significati soggettivi
che il termine libido poteva suggerire; secondo quanto dice Freud
stesso, la teoria diventa così nettamente speculativa. Ci si può
chiedere se introducendo in Al di là del principio di piacere
la nozione di Eros“ come
principio fondamentale delle pulsioni di vita, come tendenza degli
organismi a mantenere la coesione della sostanza vivente e a creare
nuove unità, Freud non abbia cercato di ritrovare sul piano di un
mito biologico la dimensione soggettiva e qualitativa che era
originariamente inerente alla nozione di libido. |
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Plasticità e
viscosità della libido |
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Plasticità della libido
Capacità della libido di cambiare più o meno
facilmente l’oggetto e il modo di soddisfacimento.
La
plasticità può
essere considerata come l’opposto della viscosità”. Rinviamo il
lettore al nostro commento a quest’ultima voce, che in Freud si
incontra più spesso di plasticità.
L’espressione «plasticità della libido» illustra l’idea, essenziale
nella psicoanalisi, che la libido è dapprima relativamente
indeterminata quanto ai suoi oggetti e rimane sempre capace di
cambiarli.
La
plasticità si riferisce anche alla meta“: il non soddisfaci-mento di
una pulsione parziale viene compensato dal soddisfaci-mento di
un’altra o da una sublimazione. Gli impulsi di natura sessuale
possono «...sostituirsi l’uno con l’altro, l’uno può assumere su di
sé l’intensità dell’altro; se il soddisfacimento di uno viene
frustrato dalla realtà, il soddisfacimento di un altro può offrire
piena compensazione. Malgrado il loro assoggettamento al primato dei
genitali, essi sono tra loro in relazione come una rete di canali
comunicanti pieni di liquido».
La
plasticità è variabile in funzione dell’individuo, della sua età,
della sua storia. Essa costituisce un fattore importante nella
indicazione e nella prognosi della cura psicoanalitica, in quanto la
capacità di cambiamento riposa soprattutto, secondo Freud, sulla
capacità di modificare gli investimenti libidici.
Viscosità della
libido
Qualità postulata da Freud per spiegare la maggiore o minore
facilità della libido a fissarsi ad un oggetto o ad una fase e la
sua maggiore o minore difficoltà a cambiare i suoi investimenti una
volta stabilizzati, La viscosità varierebbe a seconda degli
individui.
Nei testi di Freud si trovano vari termini
affini per designare questa qualità della libido: adesività o fissabilità o
capacità di fissazione, tenacia, viscosità, inerzia.
Gli ultimi due termini sono quelli che Freud utilizza
più frequentemente. Va notato che il termine viscosità evoca la
rappresentazione freudiana della libido come corrente liquida.
Quando Freud introduce nei Tre saggi sulla teoria sessuale 'la nozione di fissazione“
della libido, egli suppone l' esistenza di un fattore che spieghi,
oltre al vissuto accidentale, l’intensità della fissazione (vedi:
Serie complementare): «...un fattore psichico di provenienza
ignota, [...l Mi riferisco all’elevata adesività o
fissabilità di queste
impressioni della vita sessuale».
Questa concezione sarà mantenuta da Freud lungo tutta la sua opera.
Egli ne parla specialmente in due contesti:
a)
Al livello teorico, quando si tratta di ricostruire l’evoluzione
della sessualità infantile e delle sue fissazioni, specie nel
Caso clinico dell’uomo dei lupi: «Egli (l’uomo dei lupi)
difendeva accanitamente ogni posizione libidica acquisita, per paura
della perdita che avrebbe potuto costituire il rinunciarvi, non
fidando nella possibilità di trovare in una posizione libidica nuova
un sostituto soddisfacente. Questo modo di comportarsi corrisponde a
quella importante e fondamentale peculiarità psicologica che nei
miei Tre saggi sulla teoria sessuale ho descritto come
suscettibilità alla fissazione».
b)
Nella teoria della cura, per caratterizzare uno dei limiti
dell’azione terapeutica. In alcuni soggetti, i «...processi che la
cura promuove [...] si svolgono molto più lentamente che in altre
persone, giacché, a quanto pare, essi non possono decidersi a
staccare i propri investimenti libidici da un oggetto per spostarli
su un oggetto nuovo, anche se non riusciamo a trovare alcun motivo
particolare che giustifichi tale fedeltà di investimento».
Freud nota inoltre che un’eccessiva mobilità della libido può
costituire un ostacolo opposto, in quanto i risultati analitici
rimangono allora estremamente fragili.
Come concepisce in ultima analisi Freud questa viscosità, questa
fissabilità che può costituire un grave ostacolo terapeutico?
Egli vi vede qualcosa di irriducibile, un «numero
primo», un elemento non analizzabile e impossibile da
modificare, che egli definisce per lo più come un fattore
costituzionale che viene accentuato dall’invecchiamento.
La
viscosità della libido sembra indicare una specie di inerzia
psichica paragonabile all’entropia in un sistema fisico: nelle
trasformazioni di energia psichica, non vi sarebbe mai modo di
mobilitare tutta la quantità di energia che a un certo momento è
stata fissata. In questo senso Freud utilizza talora l’espressione
junghiana di inerzia psichica. |
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