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La Psicoanalisi come metapsicologia

 
 
LA PSICOANALISI

La Psicoanalisi è la teoria fondata da Freud che può essere definita su tre diversi livelli

A) Un metodo di indagine consistente essenzialmente nell’espli-citare il significato inconscio dei discorsi, delle azioni, delle produzioni immaginarie (sogni, fantasmi, deliri) di un soggetto. Questo metodo si fonda principalmente sulle associazioni libere* del soggetto che sono la garanzia di validità dell’interpretazione*. L’interpreta-zione psicoanalitica può estendersi a produzioni umane per le quali non si dispone di associazioni libere.

B) Un metodo psicoterapeutico fondato sa tale indagine e specificato dall’interpretazione controllata della resistenza “, del transfert* e del desiderio*. A questo senso si ricollega l’uso di psicoanalisi come sinonimo di cura psicoanalitica; esempio: iniziare una psicoanalisi (o: un’analisi).

C) Un complesso di teorie psicologiche e psicopatologiche in cui sono sistematizzati i dati apportati dal metodo psicoanalitico di ricerca e di trattamento.

 Freud ha dapprima usato i termini «analiiî», «analisi psichica», «analisi psicologica», «analisi ipnotica», nel suo primo articolo Le neuropsicosi da difesa. Solo più tardi egli ha introdotto il termine «psicoanalisi» in un articolo sull’eziologia delle nevrosi pubblicato in francese. In tedesco, Psychoanalyse figura per la prima volta nel 1896 in Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa . L’uso del termine psicoanalisi ha consacrato l’abbandono della catarsi sotto ipnosi e della suggestione e il ricorso alla sola regola della associazione libera per ottenere il materiale*.

Freud ha dato varie definizioni della psicoanalisi. Una delle più esplicite si trova all’inizio di Due voci di enciclopedia: «Psicoanalisi» e «Teoria della libido»  scritte nell’estate del 1922:

«Psicoanalisi è il nome: 1) di un procedimento per l’indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere; 2) di un metodo terapeutico (basato su tale indagine) per il trattamento dei disturbi nevrotici; 3) di una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica».

Sulla scelta del termine «psicoanalisi» la cosa migliore è lasciare la parola a colui che coniò il termine stesso mentre esplicitava la sua scoperta: «Abbiamo dato il nome di psicoanalisi al lavoro

con cui portiamo il malato a prendere coscienza dei suoi contenuti psichici rimossi. Perché ‘analisi’, che significa scomposizione, dissezione, e fa pensare a un’analogia col lavoro che il chimico

compie sulle sostanze che trova in natura e porta nel suo laboratorio? Perché, in un punto importante, una tale analogia esiste davvero. I sintomi e le manifestazioni patologiche del paziente come tutte le sue attività psichiche – hanno un carattere altamente composito; gli elementi di questa composizione sono in definitiva motivazioni, moti pulsionali. Ma il malato o non conosce affatto questi fattori, o li conosce solo in modo assai insufficiente. Ebbene, noi gli insegniamo a capire la composizione di queste formazioni psichiche complicatissime, riconduciamo i sintomi ai moti pulsionali che li hanno originati, dimostriamo come nei sintomi stessi siano presenti questi fattori pulsionali che il malato ha finora ignorato; ci comportiamo cioè come il chimico, il quale isola la sostanza semplice, o ‘elemento’ chimico, dal sale in cui è diventata irriconoscibile essendo combinata con altri elementi. Allo stesso modo noi procediamo con le manifestazioni psichiche che non sono ritenute patologiche, al fine di mostrare al malato come egli sia solo parzialmente consapevole delle loro motivazioni, come esse siano state determinate anche da altri fattori, da fattori pulsionali di cui è rimasto all’oscuro.

«Anche l’impulso sessuale degli uomini l’abbiamo spiegato analizzandolo nelle sue componenti, e quando interpretiamo un sogno il nostro procedimento consiste nell’ignorare il sogno come totalità, e nel far partire le associazioni dai suoi elementi singolarmente presi.

«Orbene, questa legittima analogia tra la terapia psicoanalitica e il lavoro del chimico potrebbe sollecitarci a imprimere una nuova direzione alla nostra attività terapeutica. [...] Ci è stato detto che all’analisî della vita psichica del nevrotico deve assolutamente far seguito la sua sintesi. E, poco dopo, si è aggiunta la preoccupazione che nel nostro lavoro ci possa essere un eccesso di analisi e un difetto di sintesi, e si è instaurata la tendenza a spostare tutto il peso dell’attività psicoterapeutica su questa sintesi, che sarebbe una sorta di ripristino di ciò che era stato in certo qual modo distrutto dalla vivisezione. [...]

«L’analogia con l’analisi chimica trova il suo limite nel fatto che nella vita psichica abbiamo a che fare con correnti che tendono coattivamente all’unificazione e alla combinazione. Una volta che siamo riusciti a scomporre un sintomo, a liberare un moto pulsionale da un determinato contesto, esso non resta isolato ma entra subito in un contesto nuovo. [...]

«Nel soggetto trattato analiticamente la psicosintesi si compie così senza il nostro intervento, in modo automatico e inesorabile».

La diffusione della psicoanalisi ha indotto numerosi autori a denominare con questo termine lavori il cui contenuto, metodo e risultati hanno ormai soltanto rapporti molto lontani con la psicoanalisi propriamente detta.

 
 
LA METAPSICOLOGIA
 

Termine coniato da Freud per designare la psicologia da lui fondata, considerata nella sua dimensione più teorica. La metapsicologia elabora un complesso di modelli concettuali più o meno distanti dall’esperienza, come la finzione di un apparato psichico diviso in istanze, la teoria delle pulsioni, il processo della rimozione, ecc.

La metapsicologia prende in considerazione tre punti di vista: dinamico, topico ed economico. 

Il termine «metapsicologia» si incontra saltuariamente nelle lettere di Freud indirizzate a Fliess. Esso è utilizzato da Freud per definire l’originalità del suo tentativo di edificare una psicologia «...che conduce dietro la coscienza» rispetto alle psicologie classiche della coscienza. Al lettore non sfuggirà l’analogia tra i termini metapsicologia e metafisica, analogia che probabilmente è intenzionale da parte di Freud, giacché egli stesso ci ha detto quanto fosse forte la sua vocazione filosofica: «Spero che mi darai udienza anche per talune questioni di metapsicologia [...]. Da giovane non ero animato da altro desiderio che non fosse quello della conoscenza filosofica, e ora, nel mio passare dalla medicina alla psicologia, quel desiderio si sta avverando».

Il pensiero di Freud sulle relazioni tra metafisica e metapsicologia va però al di là di questo semplice accostamento; in un passo significativo, egli definisce la metapsicologia come un tentativo scientifico per raddrizzare le costruzioni «metafisiche», le quali, al pari delle credenze superstiziose o di certi deliri paranoici, proiettano in forze esterne ciò che in realtà appartiene all’incon-scio: «...gran parte della concezione mitologica del mondo, che si estende diffondendosi sino alle religioni più moderne, non (è) altro che psicologia proiettata sul mondo esterno. L’oscura conoscenza (per così dire la percezione endapsichica) di fattori e rapporti psichici inerenti all’inconscio si rispecchia [...] nella costruzione di una realtà sovrasensibile, che la scienza deve ritrasforma-re in psicologia dell’inconscio. [...] Potremmo avventurarci a risolvere in tal modo i miti del paradiso e del peccato originale, di Dio, del bene e del male, dell’immortalità, e simili, traducendo la metafisica in metapsicologia».

Freud riprenderà, molto più tardi, il termine metapsicologia, per darne una definizione precisa: <<Propongo che, se riusciamo a descrivere un processo psichico nei suoi rapporti dinamici, topici ed economici, la nostra esposizione sia chiamata metapsicologica». Bisogna allora ritenere che tutti gli studi teorici che fanno intervenire concetti e ipotesi inerenti a questi tre puntî di vista siano scritti metapsicologici, oppure vanno designati così i testi che, più fondamentalmente, elaborano o spiegano le ipotesi sottostanti alla psicologia psicoanalitica: princìpi , concetti fondamentali , modelli teorici. Nel 1915 Freud ha concepito e realizzato parzialmente il progetto di scrivere Preparazione a una metapsicologia nell’intento «...di chiarire e approfondire le ipotesi teoriche che potrebbero esser poste a fondamento di un sistema psicoanalitico».