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Intorno alla seconda metà dell'800
alcune malattie incominciano a richiamare sempre più l'attenzione
per il fatto di essere disturbi di natura certamente psichica
(paralisi isteriche, fobie, sintomi ossessivi, ecc.) ma che non
possono essere riferiti a nessuna lesione organica. Questo gruppo di
malattie furono studiate dapprima in Francia, e soprattutto da
Charcot, Bernheim, Janet. E' in questo contesto che si inserisce la
figura di Sigmund Freud.
Freud nato in Moravia (Cecoslovacchia) e trasferitosi a Vienna a
quattro anni, si laurea in medicina nel 1881 indirizzandosi agli
studi di neurofisiologia. Ottenuta una borsa di studio, si reca in
Francia dove affianca Charcot nei suoi studi sull'ipnosi e
l'isteria. Da questi studiosi Sigmund Freud attinge alcune idee
fondamentali sull'isterismo e sulla suggestione, che gli servono di
base per la formulazione della psicoanalisi.
La prima e più fondamentale scoperta
della psicoanalisi è la scoperta dell'influenza dell'inconscio sulla
nostra condotta, sul nostro modo cioè di sentire, pensare ed agire.
La prima precisazione è quindi che Freud non scopre
l'inconscio, perché esso è un concetto formulato già da tempo. La
presenza di un inconscio è implicita negli studi fatti dallo stesso
Charcot, Bernheim e Janet sull'isterismo e sui fenomeni suggestivi.
Prima di loro, Johann Friedrich Herbart filosofo e psicologo,
parla di soglia della coscienza definendola come "l'intensità
minima che un'idea deve possedere perché rimanga a livello di
coscienza: al di sotto di tale soglia le idee entrano nel livello
dell'inconscio". Herbart introduce così, per la prima
volta,
la nozione di inconscio.
La seconda scoperta fondamentale
della psicoanalisi è l'importanza che essa attribuisce ai conflitti
psichici inconsci ed anzitutto al conflitto fondamentale fra le
tendenze istintive (le pulsioni) che tendono alla soddisfazione
totale ed immediata dei desideri, e le forze che vengono dalla
realtà o dalla opportunità, che ostacolano, ritardano o reprimono
queste soddisfazioni. Naturalmente l'istinto sessuale è stato quello
che più si prestava per essere studiato ed analizzato nelle sue
rimozioni e nelle sue variopinte manifestazioni. È stato questo
fatto, dovuto ai sintomi riscontrati nei pazienti, ai sogni che
venivano interpretati e alla duttilità e plasticità dei bisogni e
desideri di natura sessuale riscontrati, che ha dato il pretesto
agli avversari della psicoanalisi di accusarla di pansessualismo.
Al contrario Freud ha sempre parlato di conflitto fra forze opposte,
e non già di una sola fonte di energia, la sessualità. Egli dapprima
vedeva questo conflitto nel contrasto fra l'istinto sessuale con gli
istinti dell'Io, cioè di conservazione; in secondo tempo ha visto
un'opposizione fra l'istinto sessuale o istinto di vita e l'istinto
aggressivo, da lui denominato anche istinto di morte, istinto che in
secondo momento si è dimostrato sempre più importante nella
formazione della nostra personalità e nella motivazione della nostra
condotta.
Né va dimenticata la constatazione
che l'energia inerente alle tendenze sessuali, denominata "libido",
ha la capacità di essere sublimata, cioè di poter fornire energia
alle manifestazioni più alte
del
pensiero umano come l'arte e la scienza.
Se perciò nella nostra psiche
esistono delle tendenze istintive ed altrettante forze reprimenti,
se esistono delle tendenze inconsce che cercano di diventare
coscienti per potersi tradurre in azioni e soddisfazioni, se esiste
un sentimento di colpa inconscio tutte le volte che si contravviene
alle regole imposte dalla realtà prima e dalla coscienza morale
dopo, il nostro animo diviene un campo di battaglia in cui si
incontrano e si scontrano tante forze; ed il nostro modo di sentire,
di pénsare e di agire ci appare come la risultante di queste forze.
In occasione dello studio dei conflitti psichici non posso non
accennare ai conflitti intrapsichici e allo studio della personalità
fatto dalla psicoanalisi. Oggi tutti parlano della personalità, ma
pochi ricordano che solo la psicoanalisi ha fatto uno studio
metodico e genetico delle varie parti che compongono la personalità.
La psicoanalisi infatti considera che la personalità è formata da
tre parti o istanze: l'Es, l'Io ed il Super-Io.
L'Es rappresenta la parte più primitiva della personalità: quella
che contiene gli istinti primordiali con la loro tendenza alla
soddisfazione immediata ed istantanea. 'Si tratta di tendenze
psichiche inconsce che esprimono sul piano psichico la richiesta
che le esigenze biologiche fanno all'apparato psichico per ottenere
la soddisfazione delle pulsioni. L'Es inoltre contiene tutti quei
processi psichici che vengono ricacciati nell'inconscio, vengono,
come si. dice, rimossi o negati perché incompatibili con le altre
parti della personalità.
Il Super-Io in definitiva si presenta come l'organizzazione delle
forze che si oppongono alla libera soddisfazione dei bisogni e dei
desideri scaturiti dall'Es. Il Super-Io deriva in gran parte
dall'incontro dell'Es con le le istanze sociali, è prevalentemente
inconscio, è depositario di tutto quello che chiamiamo tradizione e
costituisce ciò che in definitiva rappresenta la coscienza morale.
L'Io si forma come una modificazione
dell'Es in contatto con la realtà. L'Io perciò ha innanzitutto una
funzione mediatrice fra le esigenze dell'Es e le possibilità offerte
dalla realtà; ha poi una funzione anticipatrice delle conseguenze
delle eventuali soddisfazioni dei bisogni dell'Es e forma, perciò,
delle difese preventive contro l'imperiosità délle esigenze dell'Es.
Mg l'Io deve tener conto anche delle richieste da parte
del Super-Io che a volte diventa troppo severo e contribuisce ad
inibire troppo fortemente le esigenze vitali dell'Es. L'Io, essendo
in continuo contatto con la realtà, è prevalentemente cosciente, ma
contiene una parte inconscia costituita precisamente, dalle difese
contro le pulsioni troppo esigenti.
In questa sua funzione mediatrice l'Io è in continua attività per
conciliare le esigenze dell'Es, quelle del Super-Io e le possibilità
offerte dalla realtà esteriore. Se è difficile, dice Freud, servire
due padroni imma-ginarsi quanto sia difficile servirne tre.
Ad onta però di questi stati di dipendenza dell'Io, l'Io conserva
una sua relativa autonomia che si manifesta soprattutto nelle sue
funzioni di sintesi e di previsione
del
futuro. Questa relativa autonomia dell'Io è stata poi ampiamente
illustrata dai lavori di Hartmann.
Un altro pilastro della teoria psicoanalitica è la scoperta fatta
da Freud del "transfert". Molto sinteticamente si può dire che
esiste un transfert in senso generale, che consiste in un
particolare stato affettivo che si determina tutte le volte che due
personalità si incontrano o si scontrano in determinate situazioni
emotive, come accade ad esempio fra maestro e allievo, medico e
malato, assistente ed assistito e via dicendo, ed un transfert
analitico o transfert propriamente detto, che si manifesta come un
particolare attaccamento affettivo positivo o negativo, quasi sempre
ambivalente, da parte del paziente nei confronti del suo analista.
Questo fenomeno è dovuto al fatto che il paziente trasferisce
sull'a-nalista alcuni sentimenti o stati emotivi già provati nel
corso della propria infanzia nei confronti dei genitori e di altre
persone significative, donde la definizione scultorea di Freud: "il
transfert è una ripetizione automatica, nella vita attuale e nei
confronti dell'analista, di atteggiamenti emotivi inconsci ed
acquisiti durante l'infanzia".
Nel corso dell'analisi terapeutica
il transfert deve essere accuratamente analizzato, perché soltanto
attraverso questa analisi il paziente potrà guarire. Il significato
essenziale
del transfert è che il paziente, invece di ricordare le situazioni
di vita vissuta nell'infanzia, le ripete nella situazione attuale,
senza essere consapevole del loro legame col passato, cioè "agisce".
Il compito dell'analista è di sostituire al comportamento attuale
anacronico del paziente il ricordo delle situazioni passate.
Se il transfert non venisse
analizzato si determinerebbero fenomeni suggestivi e cioè fenomeni
di distorsione delle percezioni e di raziona-lizzazione. Non solo,
ma quelle situazioni che sono al fondo delle nevrosi, si
ripeterebbero continuamente e non potrebbero mai essere superate. Vi
sono, ad esempio, certe nevrosi di carattere che consistono nel
fatto che i pazienti ripetono all'infinito tutta una condotta fatta
di tanti eventi diversi, ma che conducono allo stesso risultato,
spesso ad un insuccesso. Uomini che intraprendono qualche affare che
da principio si presenta molto favorevole, ma che poi vanno sempre a
finire male, donne che si fidanzano spesso con entusiasmo, ma che
non arrivano mai al matrimonio, ecc. In questi casi la "coazione a
ripetere" è evidente ed i pazienti non possono sottrarsi a
questo loro destino, se il loro carattere non viene analizzato
proprio attraverso il transfert.
Infine non posso sottacere un altro apporto fondamentale della
psicoanalisi che è rappresentato dalla "medicina psicosomatica".
La medicina psicosomatica è partita
dalla constatazione che molti conflitti psichici potevano essere
convertiti in manifestazioni organiche, come accade per i sintomi
isterici, e piano piano è arrivata alla constatazione che nella
eziologia di molte malattie puramente organiche si trovano indubbi
fattori psichici. Così l'ipertensione e la tendenza all'infarto
appaiono come l'effetto di aggressività trattenuta e rimossa,
l'ulcera gastrica come dovuta al bisogno di essere amati già
frustrato nell'infanzia, la colite come un equivalente di una
depressione psichica, ecc.. La psicosomatica è l'e-spressione di una
concezione unitaria dell'uomo, non più diviso fra anima e corpo, ma
formato di una sostanza unica, che ha un versante o faccia psichica
ed una faccia organica.
La teoria dell'inconscio apre una
nuova importante breccia nell'atteggiamento antropocentrico verso il
mondo esteriore. Il sistema copernicano distrusse questo
antropocentrismo nel senso spaziale e cosmologico, ma l'uomo presto
riassunse il suo atteggiamento antropocentrico in un senso
psicologico. Ciò appare specialmente chiaro se si pensi alle
dottrine dei filosofi razionalisti del XVII e del XVIII secolo, i
quali misero tutta la loro fede e tutte le loro speranze
nell'onnipotenza dell'intelletto cogitante. Invece della terra, la
mente umana divenne essa stessa il centro dell'universo. In tal
senso si è espresso Alexander: "Questo processo prese origine
dall'insegnamento di Cartesio che niente è certo ad eccezione dei
nostri pensieri, e questa dottrina condusse ineluttabilmente alla
concezione antropocentrica di Kant: il mondo esterno, come noi lo
vediamo, è in funzione della mente e delle sue categorie, le quali
categorie sono assolute, ed appartengono all'invariabile struttura
dello spirito. Ora la psicoanalisi, come teoria genetica, detronizzò
questi nuovi despoti e monarchi
del pensiero filosofico: le categorie kantiane, e le considerò come
prodotti di adattamento alle condizioni fisiche
del
mondo. I processi psichici
del
neonato non sono soggetti né alle categorie logiche, né alle
categorie morali di Kant, e, fatto ancora più importante: in ogni
singolo individuo, anche negli adulti, si esplicano processi
psichici che riguardano la personalità inconscia e che non sono
soggetti alle leggi della logica. Questi processi, manifesti ad
esempio nei sogni, non conoscono la legge della causalità, ma solo
quella della sequenza temporale, e non conoscono alcuni assiomi
fondamentali quale quello che la stessa cosa non può essere nel
medesimo tempo in due posti differenti. In breve, il pensiero
razionale, i sentimenti e le prescrizioni morali sono prodotti di
adattamento dell'organismo al proprio ambiente, ma non determinano
per intero il nostro pensiero e la nostra condotta; perché una parte
dinamicamente importante della vita psichica non è né razionale,
cioè adattata al mondo esterno, né morale, cioè adattata alle
esigenze della comunità."
La psicoanalisi ha spinto le sue indagini sull'origine delle nostre
opinioni e convinzioni, anche quelle più solidamente stabilite ed ha
trovato che sono sempre i fenomeni affettivi, spesso traumatici,
avvenuti nell'infanzia a determinare le nostre opinioni. e la nostra
condotta.'L'ignoranza dell'importanza dei fenomeni affettivi in
quella che possiamo chiamare "razionalizzazione della vita
quotidiana", produce strani effetti tutte le volte che si determina
una divergenza d'opinione fra due persone, e si addiviene ad una
discussione o ad una polemica che da pacata può diventare violenta
ed arrivare fino ad invettive, insulti e vie di fatto.
Il credente accusa l'ateo di leggerezza e d'irresponsabilità, e
viceversa; quello che un liberale trova d'incomprensibile in un
comunista è la sua incapacità a vedere il valore della libertà e di
accettare le conseguenze che questo fatto comporta sul piano
politico; il comunista accusa il liberale di non sentire
l'ingiustizia sociale; il filosofo esistenzialista guarda con
superiorità il neo-positivista, e viceversa; ed allora essi si
accusano a vicenda di mancanza di sincerità, di mancanza
d'intelligenza, di opportunismo, e via dicendo.
Tutti
del resto sappiamo quanto è difficile far accettare un nostro
giudizio di fronte ad un avvenimento qualsiasi ad una persona che è
orientata diversamente da noi, e quanto invece sia facile convincere
un nostro interlocutore che fondamentalmente la pensa come noi. Oggi
perciò non è più permesso di conservare l'illusione, comune a tutta
l'umanità, secondo la quale basterebbe, per difendere o diffondere
un'opinione, porre sotto gli occhi delle persone le prove che
militino a favore di questa opinione con l'ingenua speranza che
presto o tardi essa finirà per esser accettata. Noi sappiamo che
questo metodo non soltanto è laborioso, ma è inefficace, tanto è
vero che esistono idee indiscutibilmente vere che l'umanità avrebbe
potuto accettare da qualche migliaio di anni, ma che forse non
accetterà facilmente nemmeno ora.
Da queste constatazioni risulta evidente che tutta la concezione
che avevamo
del
nostro pensiero, creduto onnipotente, delle comunicazioni esistenti
fra gli uomini ritenute fondate sulla ragione, è sbagliata! L'educazione, la rieducazione, la pubblicità, la propaganda e perfino
certe: istituzioni politiche altamente significative come il
Parlamento sono basate ancor oggi sull'illusione che bastino bei
discorsi e serrati ragionamenti per convincere il nostro prossimo a
pensare e ad agire come a noi sembra giusto o opportuno.:.: Ora
sappiamo che questo appello alla ragione è vano, che i bei discorsi
servono poco e che se vogliamo veramente influenzare il nostro
prossimo bisogna farlo attraverso l'inconscio., Tutti questi
concetti oggi non solo sono accettati, ma vengono intimamente
assimilati e, come la teoria dell'evoluzione o la dottrina
cosmologica dei sistemi planetari, sono ora una parte integrante del
pensiero moderno.
Si comprende perciò facilmente come
la psicoanalisi, con la scoperta dell'inconscio e dei conflitti
psichici inconsci, con l'aver messo in evidenza l'importanza
decisiva dell'affettività accanto all'intellettualità nelle nostre
opinioni e decisioni importanti, con la distinzione fatta fra
ragione e razionalizzazione, con l'aver posto il transfert ed i
fenomeni suggestivi alla base della via sociale, abbia decentrato la
concezione che avevamo del nostro mondo interiore e quello che
credevamo essere il nostro universo sia crollato, mentre un'altra
concezione più vera e più autentica si va costruendo.
La nevrosi e i conflitti psichici
Le principali scoperte della
psicoanalisi furono fatte da parte di Freud all'interno
del contesto della psicopatologia. La patologia psichica funge da
lente d'ingrandimento sui meccanismi psichici di tutti gli uomini.
E' come se Freud, nel tentativo di trattare la febbre, si sia
accorto dell'esistenza della temperatura corporea. In altri termini
la differenza tra malati mentali e individui sani sta esclusivamente
nel rapporto di forze - non equilibrato nei primi ed equilibrato nei
secondi - che si viene a creare tra le varie istanze psichiche
presenti in ciascuno di noi.
Per tale ragione, per capire alcuni
fondamentali meccanismi della mente, è inevitabile far riferimento a
questi stessi meccanismi in contesti patologici.
I sintomi che troviamo nelle psiconevrosi o i comportamenti
patologici che troviamo nei disturbi
del
carattere hanno la loro origine comune in conflitti endopsichici. Ma
come, e attraverso quali vie, da un conflitto inconscio si giunge al
sintomo nevrotico - che può comparire molto più tardi nella vita - o
a un disturbo del carattere?
L'idea di conflitto suggerisce che due o più parti si trovino tra
loro in disaccordo. Ciò è vero anche per il conflitto psichico, dove
al posto delle parti in contesa sono da porre i diversi elementi
costitutivi della struttura della personalità: l'Es, l'Io, il
Super-Io. Di norma il conflitto nevrotico ha luogo tra i primi due
di questi elementi: l'Es, sede di desideri istintivi che mirano a
trovare soddisfazione nella realtà ambientale e l'Io, che è la sola
agenzia psichica in diretto rapporto con la realtà da un lato e con
l'Es e il Super-Io dall'altro. Nessun impulso istintivo può quindi
giungere dall'Es al mondo esterno, se non passando attraverso l'Io e
utilizzando le strutture fisiche esecutive (l'apparato
neuromuscolare) che sono sotto il dominio dell'Io.
Così stando le cose, si può capire però come del conflitto
nevrotico l'Io faccia anche le spese, e come tale tipo di conflitto
sia di regola strutturale. Nell'Es infatti non esiste la possibilità
di contraddizioni. Là dove lo psichismo è puramente inconscio,
vigono, com'è noto, leggi diverse di funzionamento psichico, che
Freud ha scoperto, e che ha individuato col termine di "processo
primario". In breve, l'attività psichica del processo primario,
oltre ad essere completamente inconscia, dispone di un ! tipo di
energia psichica le cui cariche sono mobili e liberamente spostabili
da un'idea inconscia all'altra. In più, non esiste nel processo
primario la dimensione del tempo, con le sue distinzioni di passato
presente e futuro, né quella dello spazio tridimensionale. In questo
mondo mentale arcaico, ma sempre attivo, una folla inesauribile di
immagini vive in una sorta di continuum, che in termini di tempo
cosciente potremmo definire come un continuo presente. Il pensiero
non è sintatticamente strutturato ma puramente e liberamente
associativo. Non esiste la differenza tra "sì" e "no". Idee e
desideri completamente opposti coesistono pertanto senza dare luogo
a contraddizioni.
Virtualmente, non esisterebbe quindi la possibilità di un conflitto
all'interno dell'Es. Pure, l'osservazione clinica evidenzia a volte
un conflitto tra due pulsioni istintive. Ciò si spiega col fatto che
una delle due pulsioni, originariamente opposte tra loro, viene
utilizzata dall'Io, che la accetta e la rinforza, pur di riuscire a
mantenere l'altra nell'Es, al di là della barriera della rimozione.
In questo caso, cioè, una pulsione istintiva, che come tale sarebbe
respinta, entra invece nell'Io con funzioni difénsive. Ciò che
consegue ad una operazione di questo genere può essere notevolmente
patologico sul piano clinico: per esempio, una perversione. Ma qui
interessa notare che un apparente conflitto tra due pulsioni opposte
dell'Es è in realtà un conflitto tra l'Io e l'Es.
Quando diciamo che il conflitto
nevrotico ha luogo tra l'Es e l'Io, non intendiamo dire che il
Super-Io resti fuori dal conflitto. In realtà, spetta di norma al
Super-Io d compito di vigilare sugli impulsi istintivi e di
vagliarne l'accettabilità o meno da parte dell'Io, che è tenuto ad
osservare i suoi divieti come un cittadino è tenuto ad osservare le
leggi. Ma proprio per questa osservanza, è l'Io che si trova a
dover aprire e fronteggiare il conflitto con gl'impulsi che sono
oggetto di divieto. Il confronto diretto si svolge tra l'Io e l'Es.
È l'Io che si trova a dover tener conto, nei suoi rapporti con l'Es,
delle richieste e dei divieti del Super-Io da un lato, e della
realtà ambientale dall'altro.
Più maturo è il Super-Io, meno
rigido, sadistico e tirannico è il suo rapporto con l'Io. Vi sono
casi in cui un Super-Io arcaico, primitivo, immaturo, può mantenere
con l'Io un rapporto basato sul conflitto; un rapporto in cui l'Io,
continuamente attaccato e accusato con violenza, e fortemente
limitato nne sue funzioni, si trovi ad essere come il cittadino
oppresso da un'autorità distorta, tirannica, primitivamente
sadistica e rigida. Oberato dai sensi di colpa, si troverà a
combattere in apparenza su due fronti per la sua sopravvivenza. In
realtà, sarebbe più corretto dire che, nella sua battaglia contro le
forze dell'Es, l'Io non solo non può contare in questi casi
sull'appoggio dell'autorità del Super-Io, ma si trova a dover
fronteggiare il fatto che questa autorità è regredita a livelli
molto vicini a quelli istintivi. Paradossalmente, l'Io si trova di
fronte a una sorta di alleanza segreta
del
Super-Io con l'Es ai propri degni. È ciò che vediamo, ad esempio,
nelle nevrosi ossessive. La lotta dell'Io contro il caos delle
pulsioni istintive che tendono. ad invaderlo è in questi casi molto
grave ed incerta, con punte di esasperazione e di disperazione. Il
grado di stabilità che l'Io può raggiungere è variabile, ma comporta
in ogni caso una grave menomazione e alterazione delle sue funzioni,
nonché un ': forte indebolimento della sua struttura interna. Se
l'organizzazione difensiva patologica costruita dall'Io non è
sufficiente, o fosse indebolita da fattori connessi a situazioni
dell'esistenza, l'Es può travolgere le fragili barriere ed invadere
l'Io. Clinicamente, ciò corrisponderebbe all'insorgere di una
psicosi.
È degno di nota il fatto che il
conflitto nevrotico sia sempre inconscio, pertanto mai riconoscibile
a livello di coscienza. Ciò che a livello di coscienza si manifesta
e che viene riconosciuto come tale, è il sintomo: l'im-possibilità
di compiere un atto semplice, comune, già compiuto infinite volte
senza difFicoltà; la necessità irragionevole di doversi lavare le
mani innumerevoli volte in un giorno; il non riuscire a liberarsi di
un'idea stereotipa. Il sintomo interviene nonostante se stessi,
promuove di per sé ansietà e sofferenza, può crescere a macchia
d'olio invadendo il campo d'azione dell'Io nella realtà e obbligando
l'Io progressivamente a restringersi. |