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LA PSICOANALISI: una visione d'insieme

 
 

Inconscio, Es, Io, Super-Io, regressione, proiezione... Questi e tanti altri sono i termini di cui è farcito il comune linguaggio psicologico anche, e soprattutto, da parte dei non addetti. Quale è il loro esatto significato? Dove nascono per la prima volta? Sulla base di quali studi sono stati identificati?

Nel seguito cercheremo di fare un po' di ordine a riguardo in una visione d'insieme assai sintetica. Nelle sezioni successive molti di questi concetti saranno ripresi isolatamente e trattati con maggior rigore.

 
 
  «Sostengo che l’uomo è animato dall’Ignoto, una forza meravigliosa che dirige a un tempo ciò che egli fa e ciò che gli succede. La proposizione ‘io vivo’ è solo parzialmente corretta; essa esprime soltanto una parte ristretta e superficiale del principio fondamentale: ‘L’uomo viene vissuto dall’Es’»
 

George Groddeck

 
 

Intorno alla seconda metà dell'800 alcune malattie incominciano a richiamare sempre più l'attenzione per il fatto di essere disturbi di natura certamente psichica (paralisi isteriche, fobie, sintomi ossessivi, ecc.) ma che non possono essere riferiti a nessuna lesione organica. Questo gruppo di malattie furono studiate dapprima in Francia, e soprattutto da Charcot, Bernheim, Janet. E' in questo contesto che si inserisce la figura di Sigmund Freud.
 Freud nato in Moravia (Cecoslovacchia) e trasferitosi a Vienna a quattro anni, si laurea in medicina nel 1881 indirizzandosi agli studi di neurofisiologia. Ottenuta una borsa di studio, si reca in Francia dove affianca Charcot nei suoi studi sull'ipnosi e l'isteria. Da questi studiosi Sigmund Freud attinge alcune idee fondamentali sull'isterismo e sulla suggestione, che gli servono di base per la formulazione della psicoanalisi.

 La prima e più fondamentale scoperta della psicoanalisi è la scoperta dell'influenza dell'inconscio sulla nostra condotta, sul nostro modo cioè di sentire, pensare ed agire. La prima precisazione è quindi che Freud non scopre l'inconscio, perché esso è un concetto formulato già da tempo. La presenza di un inconscio è implicita negli studi fatti dallo stesso Charcot, Bernheim e Janet sull'isterismo e sui fenomeni suggestivi. Prima di loro, Johann Friedrich Herbart filosofo e psicologo, parla di soglia della coscienza definendola come "l'intensità minima che un'idea deve possedere perché rimanga a livello di coscienza: al di sotto di tale soglia le idee entrano nel livello dell'inconscio". Herbart introduce così, per la prima volta, la nozione di inconscio.

 La seconda scoperta fondamentale della psicoanalisi è l'importanza che essa attribuisce ai conflitti psichici inconsci ed anzitutto al conflitto fondamentale fra le tendenze istintive (le pulsioni) che tendono alla soddisfazione totale ed immediata dei desideri, e le forze che vengono dalla realtà o dalla opportunità, che ostacolano, ritardano o reprimono queste soddisfazioni. Naturalmente l'istinto sessuale è stato quello che più si prestava per essere studiato ed analizzato nelle sue rimozioni e nelle sue variopinte manifestazioni. È stato questo fatto, dovuto ai sintomi riscontrati nei pazienti, ai sogni che venivano interpretati e alla duttilità e plasticità dei bisogni e desideri di natura sessuale riscontrati, che ha dato il pretesto agli avversari della psicoanalisi di accusarla di pansessualismo. Al contrario Freud ha sempre parlato di conflitto fra forze opposte, e non già di una sola fonte di energia, la sessualità. Egli dapprima vedeva questo conflitto nel contrasto fra l'istinto sessuale con gli istinti dell'Io, cioè di conservazione; in secondo tempo ha visto un'opposizione fra l'istinto sessuale o istinto di vita e l'istinto aggressivo, da lui denominato anche istinto di morte, istinto che in secondo momento si è dimostrato sempre più importante nella formazione della nostra personalità e nella motivazione della nostra condotta.

 Né va dimenticata la constatazione che l'energia inerente alle tendenze sessuali, denominata "libido", ha la capacità di essere sublimata, cioè di poter fornire energia alle manifestazioni più alte del pensiero umano come l'arte e la scienza.

 Se perciò nella nostra psiche esistono delle tendenze istintive ed altrettante forze reprimenti, se esistono delle tendenze inconsce che cercano di diventare coscienti per potersi tradurre in azioni e soddisfazioni, se esiste un sentimento di colpa inconscio tutte le volte che si contravviene alle regole imposte dalla realtà prima e dalla coscienza morale dopo, il nostro animo diviene un campo di battaglia in cui si incontrano e si scontrano tante forze; ed il nostro modo di sentire, di pénsare e di agire ci appare come la risultante di queste forze.
 In occasione dello studio dei conflitti psichici non posso non accennare ai conflitti intrapsichici e allo studio della personalità fatto dalla psicoanalisi. Oggi tutti parlano della personalità, ma pochi ricordano che solo la psicoanalisi ha fatto uno studio metodico e genetico delle varie parti che compongono la personalità. La psicoanalisi infatti considera che la personalità è formata da tre parti o istanze: l'Es, l'Io ed il Super-Io.
 L'Es rappresenta la parte più primitiva della personalità: quella che contiene gli istinti primordiali con la loro tendenza alla soddisfazione immediata ed istantanea. 'Si tratta di tendenze psichiche inconsce che esprimono sul piano psichico la richiesta che le esigenze biologiche fanno all'apparato psichico per ottenere la soddisfazione delle pulsioni. L'Es inoltre contiene tutti quei processi psichici che vengono ricacciati nell'inconscio, vengono, come si. dice, rimossi o negati perché incompatibili con le altre parti della personalità.
 Il Super-Io in definitiva si presenta come l'organizzazione delle forze che si oppongono alla libera soddisfazione dei bisogni e dei desideri scaturiti dall'Es. Il Super-Io deriva in gran parte dall'incontro dell'Es con le le istanze sociali, è prevalentemente inconscio, è depositario di tutto quello che chiamiamo tradizione e costituisce ciò che in definitiva rappresenta la coscienza morale.

 L'Io si forma come una modificazione dell'Es in contatto con la realtà. L'Io perciò ha innanzitutto una funzione mediatrice fra le esigenze dell'Es e le possibilità offerte dalla realtà; ha poi una funzione anticipatrice delle conseguenze delle eventuali soddisfazioni dei bisogni dell'Es e forma, perciò, delle difese preventive contro l'imperiosità délle esigenze dell'Es.
 Mg l'Io deve tener conto anche delle richieste da parte
del Super-Io che a volte diventa troppo severo e contribuisce ad inibire troppo fortemente le esigenze vitali dell'Es. L'Io, essendo in continuo contatto con la realtà, è prevalentemente cosciente, ma contiene una parte inconscia costituita precisamente, dalle difese contro le pulsioni troppo esigenti.
 
 In questa sua funzione mediatrice l'Io è in continua attività per conciliare le esigenze dell'Es, quelle del Super-Io e le possibilità offerte dalla realtà esteriore. Se è difficile, dice Freud, servire due padroni imma-ginarsi quanto sia difficile servirne tre.
 Ad onta però di questi stati di dipendenza dell'Io, l'Io conserva una sua relativa autonomia che si manifesta soprattutto nelle sue funzioni di sintesi e di previsione
del futuro. Questa relativa autonomia dell'Io è stata poi ampiamente illustrata dai lavori di Hartmann.
 Un altro pilastro della teoria psicoanalitica è la scoperta fatta da Freud del "transfert". Molto sinteticamente si può dire che esiste un transfert in senso generale, che consiste in un particolare stato affettivo che si determina tutte le volte che due personalità si incontrano o si scontrano in determinate situazioni emotive, come accade ad esempio fra maestro e allievo, medico e malato, assistente ed assistito e via dicendo, ed un transfert analitico o transfert propriamente detto, che si manifesta come un particolare attaccamento affettivo positivo o negativo, quasi sempre ambivalente, da parte del paziente nei confronti del suo analista.
 Questo fenomeno è dovuto al fatto che il paziente trasferisce sull'a-nalista alcuni sentimenti o stati emotivi già provati nel corso della propria infanzia nei confronti dei genitori e di altre persone significative, donde la definizione scultorea di Freud: "il transfert è una ripetizione automatica, nella vita attuale e nei confronti dell'analista, di atteggiamenti emotivi inconsci ed acquisiti durante l'infanzia".

 Nel corso dell'analisi terapeutica il transfert deve essere accuratamente analizzato, perché soltanto attraverso questa analisi il paziente potrà guarire. Il significato essenziale del transfert è che il paziente, invece di ricordare le situazioni di vita vissuta nell'infanzia, le ripete nella situazione attuale, senza essere consapevole del loro legame col passato, cioè "agisce". Il compito dell'analista è di sostituire al comportamento attuale anacronico del paziente il ricordo delle situazioni passate.

 Se il transfert non venisse analizzato si determinerebbero fenomeni suggestivi e cioè fenomeni di distorsione delle percezioni e di raziona-lizzazione. Non solo, ma quelle situazioni che sono al fondo delle nevrosi, si ripeterebbero continuamente e non potrebbero mai essere superate. Vi sono, ad esempio, certe nevrosi di carattere che consistono nel fatto che i pazienti ripetono all'infinito tutta una condotta fatta di tanti eventi diversi, ma che conducono allo stesso risultato, spesso ad un insuccesso. Uomini che intraprendono qualche affare che da principio si presenta molto favorevole, ma che poi vanno sempre a finire male, donne che si fidanzano spesso con entusiasmo, ma che non arrivano mai al matrimonio, ecc. In questi casi la "coazione a ripetere" è evidente ed i pazienti non possono sottrarsi a questo loro destino, se il loro carattere non viene analizzato proprio attraverso il transfert.
 Infine non posso sottacere un altro apporto fondamentale della psicoanalisi che è rappresentato dalla "medicina psicosomatica".

 La medicina psicosomatica è partita dalla constatazione che molti conflitti psichici potevano essere convertiti in manifestazioni organiche, come accade per i sintomi isterici, e piano piano è arrivata alla constatazione che nella eziologia di molte malattie puramente organiche si trovano indubbi fattori psichici. Così l'ipertensione e la tendenza all'infarto appaiono come l'effetto di aggressività trattenuta e rimossa, l'ulcera gastrica come dovuta al bisogno di essere amati già frustrato nell'infanzia, la colite come un equivalente di una depressione psichica, ecc.. La psicosomatica è l'e-spressione di una concezione unitaria dell'uomo, non più diviso fra anima e corpo, ma formato di una sostanza unica, che ha un versante o faccia psichica ed una faccia organica.

 La teoria dell'inconscio apre una nuova importante breccia nell'atteggiamento antropocentrico verso il mondo esteriore. Il sistema copernicano distrusse questo antropocentrismo nel senso spaziale e cosmologico, ma l'uomo presto riassunse il suo atteggiamento antropocentrico in un senso psicologico. Ciò appare specialmente chiaro se si pensi alle dottrine dei filosofi razionalisti del XVII e del XVIII secolo, i quali misero tutta la loro fede e tutte le loro speranze nell'onnipotenza dell'intelletto cogitante. Invece della terra, la mente umana divenne essa stessa il centro dell'universo. In tal senso si è espresso Alexander: "Questo processo prese origine dall'insegnamento di Cartesio che niente è certo ad eccezione dei nostri pensieri, e questa dottrina condusse ineluttabilmente alla concezione antropocentrica di Kant: il mondo esterno, come noi lo vediamo, è in funzione della mente e delle sue categorie, le quali categorie sono assolute, ed appartengono all'invariabile struttura dello spirito. Ora la psicoanalisi, come teoria genetica, detronizzò questi nuovi despoti e monarchi del pensiero filosofico: le categorie kantiane, e le considerò come prodotti di adattamento alle condizioni fisiche del mondo. I processi psichici del neonato non sono soggetti né alle categorie logiche, né alle categorie morali di Kant, e, fatto ancora più importante: in ogni singolo individuo, anche negli adulti, si esplicano processi psichici che riguardano la personalità inconscia e che non sono soggetti alle leggi della logica. Questi processi, manifesti ad esempio nei sogni, non conoscono la legge della causalità, ma solo quella della sequenza temporale, e non conoscono alcuni assiomi fondamentali quale quello che la stessa cosa non può essere nel medesimo tempo in due posti differenti. In breve, il pensiero razionale, i sentimenti e le prescrizioni morali sono prodotti di adattamento dell'organismo al proprio ambiente, ma non determinano per intero il nostro pensiero e la nostra condotta; perché una parte dinamicamente importante della vita psichica non è né razionale, cioè adattata al mondo esterno, né morale, cioè adattata alle esigenze della comunità."
 La psicoanalisi ha spinto le sue indagini sull'origine delle nostre opinioni e convinzioni, anche quelle più solidamente stabilite ed ha trovato che sono sempre i fenomeni affettivi, spesso traumatici, avvenuti nell'infanzia a determinare le nostre opinioni. e la nostra condotta.'L'ignoranza dell'importanza dei fenomeni affettivi in quella che possiamo chiamare "razionalizzazione della vita quotidiana", produce strani effetti tutte le volte che si determina una divergenza d'opinione fra due persone, e si addiviene ad una discussione o ad una polemica che da pacata può diventare violenta ed arrivare fino ad invettive, insulti e vie di fatto.
 Il credente accusa l'ateo di leggerezza e d'irresponsabilità, e viceversa; quello che un liberale trova d'incomprensibile in un comunista è la sua incapacità a vedere il valore della libertà e di accettare le conseguenze che questo fatto comporta sul piano politico; il comunista accusa il liberale di non sentire l'ingiustizia sociale; il filosofo esistenzialista guarda con superiorità il neo-positivista, e viceversa; ed allora essi si accusano a vicenda di mancanza di sincerità, di mancanza d'intelligenza, di opportunismo, e via dicendo.

 Tutti del resto sappiamo quanto è difficile far accettare un nostro giudizio di fronte ad un avvenimento qualsiasi ad una persona che è orientata diversamente da noi, e quanto invece sia facile convincere un nostro interlocutore che fondamentalmente la pensa come noi. Oggi perciò non è più permesso di conservare l'illusione, comune a tutta l'umanità, secondo la quale basterebbe, per difendere o diffondere un'opinione, porre sotto gli occhi delle persone le prove che militino a favore di questa opinione con l'ingenua speranza che presto o tardi essa finirà per esser accettata. Noi sappiamo che questo metodo non soltanto è laborioso, ma è inefficace, tanto è vero che esistono idee indiscutibilmente vere che l'umanità avrebbe potuto accettare da qualche migliaio di anni, ma che forse non accetterà facilmente nemmeno ora.
 Da queste constatazioni risulta evidente che tutta la concezione che avevamo
del nostro pensiero, creduto onnipotente, delle comunicazioni esistenti fra gli uomini ritenute fondate sulla ragione, è sbagliata! L'educazione, la rieducazione, la pubblicità, la propaganda e perfino certe: istituzioni politiche altamente significative come il Parlamento sono basate ancor oggi sull'illusione che bastino bei discorsi e serrati ragionamenti per convincere il nostro prossimo a pensare e ad agire come a noi sembra giusto o opportuno.:.: Ora sappiamo che questo appello alla ragione è vano, che i bei discorsi servono poco e che se vogliamo veramente influenzare il nostro prossimo bisogna farlo attraverso l'inconscio., Tutti questi concetti oggi non solo sono accettati, ma vengono intimamente assimilati e, come la teoria dell'evoluzione o la dottrina cosmologica dei sistemi planetari, sono ora una parte integrante del pensiero moderno.

 Si comprende perciò facilmente come la psicoanalisi, con la scoperta dell'inconscio e dei conflitti psichici inconsci, con l'aver messo in evidenza l'importanza decisiva dell'affettività accanto all'intellettualità nelle nostre opinioni e decisioni importanti, con la distinzione fatta fra ragione e razionalizzazione, con l'aver posto il transfert ed i fenomeni suggestivi alla base della via sociale, abbia decentrato la concezione che avevamo del nostro mondo interiore e quello che credevamo essere il nostro universo sia crollato, mentre un'altra concezione più vera e più autentica si va costruendo.

 
 
 La nevrosi e i conflitti psichici

 Le principali scoperte della psicoanalisi furono fatte da parte di Freud all'interno del contesto della psicopatologia. La patologia psichica funge da lente d'ingrandimento sui meccanismi psichici di tutti gli uomini. E' come se Freud, nel tentativo di trattare la febbre, si sia accorto dell'esistenza della temperatura corporea. In altri termini la differenza tra malati mentali e individui sani sta esclusivamente nel rapporto di forze - non equilibrato nei primi ed equilibrato nei secondi - che si viene a creare tra le varie istanze psichiche presenti in ciascuno di noi.

 Per tale ragione, per capire alcuni fondamentali meccanismi della mente, è inevitabile far riferimento a questi stessi meccanismi in contesti patologici.
 I sintomi che troviamo nelle psiconevrosi o i comportamenti patologici che troviamo nei disturbi
del carattere hanno la loro origine comune in conflitti endopsichici. Ma come, e attraverso quali vie, da un conflitto inconscio si giunge al sintomo nevrotico - che può comparire molto più tardi nella vita - o a un disturbo del carattere?
 L'idea di conflitto suggerisce che due o più parti si trovino tra loro in disaccordo. Ciò è vero anche per il conflitto psichico, dove al posto delle parti in contesa sono da porre i diversi elementi costitutivi della struttura della personalità: l'Es, l'Io, il Super-Io. Di norma il conflitto nevrotico ha luogo tra i primi due di questi elementi: l'Es, sede di desideri istintivi che mirano a trovare soddisfazione nella realtà ambientale e l'Io, che è la sola agenzia psichica in diretto rapporto con la realtà da un lato e con l'Es e il Super-Io dall'altro. Nessun impulso istintivo può quindi giungere dall'Es al mondo esterno, se non passando attraverso l'Io e utilizzando le strutture fisiche esecutive (l'apparato neuromuscolare) che sono sotto il dominio dell'Io.
 Così stando le cose, si può capire però come del conflitto nevrotico l'Io faccia anche le spese, e come tale tipo di conflitto sia di regola strutturale. Nell'Es infatti non esiste la possibilità di contraddizioni. Là dove lo psichismo è puramente inconscio, vigono, com'è noto, leggi diverse di funzionamento psichico, che Freud ha scoperto, e che ha individuato col termine di "processo primario". In breve, l'attività psichica del processo primario, oltre ad essere completamente inconscia, dispone di un ! tipo di energia psichica le cui cariche sono mobili e liberamente spostabili da un'idea inconscia all'altra. In più, non esiste nel processo primario la dimensione del tempo, con le sue distinzioni di passato presente e futuro, né quella dello spazio tridimensionale. In questo mondo mentale arcaico, ma sempre attivo, una folla inesauribile di immagini vive in una sorta di continuum, che in termini di tempo cosciente potremmo definire come un continuo presente. Il pensiero non è sintatticamente strutturato ma puramente e liberamente associativo. Non esiste la differenza tra "sì" e "no". Idee e desideri completamente opposti coesistono pertanto senza dare luogo a contraddizioni.
 Virtualmente, non esisterebbe quindi la possibilità di un conflitto all'interno dell'Es. Pure, l'osservazione clinica evidenzia a volte un conflitto tra due pulsioni istintive. Ciò si spiega col fatto che una delle due pulsioni, originariamente opposte tra loro, viene utilizzata dall'Io, che la accetta e la rinforza, pur di riuscire a mantenere l'altra nell'Es, al di là della barriera della rimozione. In questo caso, cioè, una pulsione istintiva, che come tale sarebbe respinta, entra invece nell'Io con funzioni difénsive. Ciò che consegue ad una operazione di questo genere può essere notevolmente patologico sul piano clinico: per esempio, una perversione. Ma qui interessa notare che un apparente conflitto tra due pulsioni opposte dell'Es è in realtà un conflitto tra l'Io e l'Es.

 Quando diciamo che il conflitto nevrotico ha luogo tra l'Es e l'Io, non intendiamo dire che il Super-Io resti fuori dal conflitto. In realtà, spetta di norma al Super-Io d compito di vigilare sugli impulsi istintivi e di vagliarne l'accettabilità o meno da parte dell'Io, che è tenuto ad osservare i suoi divieti come un cittadino è tenuto ad osservare le leggi. Ma proprio per questa osservanza, è l'Io che si trova a dover aprire e fronteggiare il conflitto con gl'impulsi che sono oggetto di divieto. Il confronto diretto si svolge tra l'Io e l'Es. È l'Io che si trova a dover tener conto, nei suoi rapporti con l'Es, delle richieste e dei divieti del Super-Io da un lato, e della realtà ambientale dall'altro.

 Più maturo è il Super-Io, meno rigido, sadistico e tirannico è il suo rapporto con l'Io. Vi sono casi in cui un Super-Io arcaico, primitivo, immaturo, può mantenere con l'Io un rapporto basato sul conflitto; un rapporto in cui l'Io, continuamente attaccato e accusato con violenza, e fortemente limitato nne sue funzioni, si trovi ad essere come il cittadino oppresso da un'autorità distorta, tirannica, primitivamente sadistica e rigida. Oberato dai sensi di colpa, si troverà a combattere in apparenza su due fronti per la sua sopravvivenza. In realtà, sarebbe più corretto dire che, nella sua battaglia contro le forze dell'Es, l'Io non solo non può contare in questi casi sull'appoggio dell'autorità del Super-Io, ma si trova a dover fronteggiare il fatto che questa autorità è regredita a livelli molto vicini a quelli istintivi. Paradossalmente, l'Io si trova di fronte a una sorta di alleanza segreta del Super-Io con l'Es ai propri degni. È ciò che vediamo, ad esempio, nelle nevrosi ossessive. La lotta dell'Io contro il caos delle pulsioni istintive che tendono. ad invaderlo è in questi casi molto grave ed incerta, con punte di esasperazione e di disperazione. Il grado di stabilità che l'Io può raggiungere è variabile, ma comporta in ogni caso una grave menomazione e alterazione delle sue funzioni, nonché un ': forte indebolimento della sua struttura interna. Se l'organizzazione difensiva patologica costruita dall'Io non è sufficiente, o fosse indebolita da fattori connessi a situazioni dell'esistenza, l'Es può travolgere le fragili barriere ed invadere l'Io. Clinicamente, ciò corrisponderebbe all'insorgere di una psicosi.

 È degno di nota il fatto che il conflitto nevrotico sia sempre inconscio, pertanto mai riconoscibile a livello di coscienza. Ciò che a livello di coscienza si manifesta e che viene riconosciuto come tale, è il sintomo: l'im-possibilità di compiere un atto semplice, comune, già compiuto infinite volte senza difFicoltà; la necessità irragionevole di doversi lavare le mani innumerevoli volte in un giorno; il non riuscire a liberarsi di un'idea stereotipa. Il sintomo interviene nonostante se stessi, promuove di per sé ansietà e sofferenza, può crescere a macchia d'olio invadendo il campo d'azione dell'Io nella realtà e obbligando l'Io progressivamente a restringersi.