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Il punto di vista topico

 
 
La topica è la teoria o punto di vista che suppone una differenziazione dell’apparato psichico in un certo numero di sistemi dotati di caratteri o di funzioni diverse, e disposti in un certo ordine gli uni rispetto agli altri, il che permette di considerarli metaforicamente come luoghi psichici (o «località psichiche») di cui si può dare una raffigurazione spaziale.

Si parla correntemente di due topiche freudiane: la prima in cui la distinzione principale è tra inconscio, preconscio e conscio, la seconda che distingue tre istanze: l’Es, l’Io, il Super-io.

   Il termine topico, che rinvia alla «teoria dei luoghi» appartiene fin dall’antichità al linguaggio filosofico. Per gli antichi, in particolare per Aristotele, i luoghi costituiscono degli argomenti aventi un valore logico o retorico, da cui sono tratte le premesse dell’argomentazione. È interessante notare che il termine topica è stato utilizzato da Kant. Per topica trascendentale egli intende la «... determinazione del posto che spetta a ciascun concetto [...]; (essa distinguerebbe) costantemente a quale facoltà conoscitiva i concetti propriamente appartengono».

 I. – L’ipotesi freudiana di una topica psichica sorge in un complesso contesto scientifico (neurologia, psicofisiologia, psicopatologia), di cui ci limiteremo a indicare gli elementi più immediatamente determinanti.

1) La teoria anatomico-fisiologica delle localizzazioni cerebrali che predominava nella seconda metà del XIX secolo mirava a far dipendere da supporti neurologici rigorosamente localizzati delle funzioni molto specializzate o dei tipi specifici di rappresentazioni o di immagini, che sarebbero state come immagazzinate in una parte della corteccia cerebrale. Nell’opuscolo che dedicò nel 1891 alla questione dell’afasia, che era allora all’ordine del giorno, Freud critica tale teoria che egli qualifica come topica; mostra i limiti e le contraddizioni dei complicati schemi anatomici che erano allora proposti da autori come Wernicke e Lichtheim e sostiene che occorre completare l’utilizzazione dei dati topici della localizzazione con una spiegazione di tipo funzionale.

2) Nel campo della psicologia patologica, una lunga serie di osservazioni impone l’idea di collegare a gruppi psichici diversi, in modo quasi realistico, comportamenti, rappresentazioni, ricordi che non sono continuamente e interamente a disposizione del soggetto, ma possono manifestare ciononostante la loro efficacia: fenomeni ipnotici, caso di «doppia personalità», ecc.

È questo il terreno in cui sorge la scoperta freudiana dell’in-conscio; essa però non si limita a riconoscere l’esistenza di loca-lità psichiche distinte, ma attribuisce a ciascuna di esse una natura e un modo di funzionamento differenti. Già negli Studi sull’isteria la concezione dell’inconscio implica una differenziazione topica dell’apparato psichico: l’in-conscio stesso comporta una organizzazione in strati e l’indagine analitica si svolge necessariamente per determinate vie che presuppongono un determinato ordine tra i gruppi di rappresentazioni. L’organizzazione dei ricordi, ordinati in ‘archivi’ veri e propri intorno a un «nucleo patogeno», non è soltanto cronologica, ma ha anche un senso logico, in quanto le associazioni tra le varie rappresentazioni si effettuano in modi diversi. Inoltre, la presa di coscienza, la reintegrazione dei ricordi inconsci ne11’Io, è descritta in base a un modello spaziale in cui la coscienza è definita come una «strettoia» che lascia passare solo un ricordo alla volta nell’«estensione dell’Io».

3) È noto che Freud ha reso sempre omaggio a Breuer per ua’i-potesi che è essenziale a una teoria topica dello psichismo: se l’apparato psichico è costituito di diversi sistemi, questa differenziazione deve avere un significato funzionale. In particolare, una stessa parte dell’apparato non può adempiere le due funzioni contraddittorie della ricezione delle eccitazioni e della conservazione delle loro tracce.

4) Infine, lo studio dei sogni, dimostrando la validità dell’idea di un campo inconscio con proprie leggi di funzionamento, rinsalda l’ipotesi di una separazione tra i sistemi psichici. Freud ha sottolineato, su questo punto, il valore dell’intuizione di Fechner, quando questi ha riconosciuto che le scene oniriche sono non già il prolungamento indebolito dell’attività rappresentativa vigile, bensì effettivamente una scena «diversa».

 

Il. – La prima concezione topica dell’apparato psichico è presentata nel capitolo VII di L’interpretazione dei sogni ; ma è possibile seguire la sua evoluzione a partire dal Progetto di una psicologia, in cui essa è esposta ancora nel quadro neurologico di un apparato neuronale, poi attraverso le lettere a Fliess. E noto che questa prima topica  distingue tre sistemi – inconscio”, preconscio” e conscio –, che hanno ciascuno la loro funzione, il loro tipo di processo, la loro energia di investimento e i loro contenuti rappresentativi. Tra ciascuno di questi sistemi, Freud pone delle censure che inibiscono e controllano il passaggio dall’uno all’al-tro. Il termine censura“, come altre immagini di Freud (<<anticamera», «frontiere» tra sistemi), sottolinea l’aspetto spaziale della teoria dell’apparato psichico.

Il punto di vista topico va al di là di questa differenziazione fondamentale. Da un lato Freud, negli schemi del capitolo VII di L’interpretazione dei sogni nonché nella lettera del 6 dicembre 1896, postula l’esistenza di una successione di sistemi mnestici costituiti da gruppi di rappresentazioni che sono caratterizzati da leggi associative distinte. D’altro lato, la distinzione tra i sistemi corrisponde a un certo ordinamento, sicché il passaggio dell’e-nergia da un punto a un altro deve seguire un determinato ordine di successione: i sistemi possono essere percorsi in una direzione normale, «progressiva», o in senso regressivo; la cosiddetta «regressione topica» è esemplificata dal fenomeno del sogno, in cui i pensieri possono assumere un carattere visivo fino a11’allucina-zione, regredendo così ai tipi di immagini più vicini alla percezione, che è situata all’origine del percorso dell’eccitamento.

Come intendere la nozione di «località psichica» che è presupposta dalla teoria freudiana? Sarebbe erroneo, insiste Freud, vedere in essa semplicemente un nuovo tentativo di localizzazione anatomica delle funzioni: «Intendiamo tralasciare completamente il fatto che l’apparato psichico in questione ci è noto anche come preparato anatomico e vogliamo evitare con cura la tentazione di determinare in senso anatomico la località psichica»

 Va notato, tuttavia, che in realtà il riferimento anatomico è lungi dall’essere assente; in L’interpretazione dei sogni, tutto il processo psichico si situa tra una estremità percettiva e una estre-mità motoria dell’apparato: lo schema dell’arco riflesso, a cui ricorre Freud in questo contesto, oltre a fungere da ‘modello’, conserva il suo valore intrinseco. In seguito Freud continua a più riprese a cercare, se non delle corrispondenze precise, almeno delle analogie, o forse delle metafore, nella struttura spaziale del sistema nervoso. Egli sostiene per esempio che esiste un rapporto tra il fatto che il sistema Percezione-Coscienza riceve gli eccitamenti esterni e la posizione periferica della corteccia cerebrale.

Freud, tuttavia, rimane sempre fedele a ciò che egli considera come l’originalità del suo tentativo: «...comprendere la complessità dell’attività psichica, scomponendola e assegnando le singole prestazioni alle singole componenti dell’apparato» La nozione di luogo psichico implica, come si vede, una differenziazione delle parti tra loro e una specializzazione di ciascuna parte. Essa permette inoltre di dedurre l’ordine di successîone delle fasi di un processo che si svolge nel tempo.

Infine, il paragone stabilito da Freud tra l’apparato psichico e un apparato ottico (un microscopio composto, per esempio) chiarisce ciò che egli intende per «località psichica»: i sistemi psichici corrisponderebbero più ai punti virtuali dell’apparato situati tra due lenti che non ai suoi pezzi materiali.

 

III. – La tesi fondamentale della distinzione tra sistemi, e soprattutto della separazione tra inconscio e preconscio-conscio, non può essere disgiunta dalla concezione dinamica, essa pure essenziale alla psicoanalisi, secondo cui i sistemi sono in conflitto tra loro. Il collegamento tra questi due punti di vista pone il problema dell’origine della distinzione topica. Molto schematicamente, si potrebbero trovare nell’opera di Freud due soluzioni molto diverse: l’una, che è contrassegnata dal genetismo e che verrà rafforzata nella seconda teoria dell’apparato psichico, consiste nel supporre una emergenza e una differenziazione graduale delle istanze a partire da un sistema inconscio che affonda le sue radici nel sostrato biologico (per cui Freud diceva che tutto ciò che è conscio è stato prima inconscio); l’altra si propone di spiegare la costituzione di un inconscio mediante il processo della rimozione, inducendo così Freud a postulare in un primo tempo una rimozione originaria.

 

IV. – A partire dal 1920, Freud ha elaborato un’altra concezione della personalità (la cosiddetta «seconda topica»). Il motivo fondamentale che è addotto di solito per spiegare questo cambiamento consiste nell’importanza sempre maggiore attribuita alle difese inconsce, il che impedisce di far coincidere i poli del conflitto difensivo con i sistemi precedentemente definiti: il rimosso con l’inconscio, e l’Io con il sistema preconscio-conscio.

 

In realtà, il senso di questa revisione non è riducibile all’idea delle difese inconsce, che d’altronde era presente da tempo in Freud in modo più o meno esplicito. Una delle scoperte principali che l’ha resa necessaria è quella del ruolo svolto dalle varie identificazioni nella costituzione della persona e delle formazioni permanenti che esse vi depositano (ideali, istanze critiche, immagini di sé). Nella sua forma schematica, questa seconda teoria fa intervenire tre «istanze»: l’Es, polo pulsionale della per-sonalità; l’Io, istanza che si pone come rappresentante degli interessi della totalità della persona e in quanto tale è investita di libido narcisistica; il Super-io, istanza che giudica e critica e che deriva dall’interiorizzazione delle esigenze e dei divieti parentaIi. Questa concezione non coinvolge soltanto le relazioni tra queste tre istanze, ma distingue in seno a esse delle formazioni più specifiche (Io ideale”, ideale dell’Io*, per esempio) e fa quindi intervenire, oltre alle relazioni ‘intersistemiche’, delle relazioni ‘intrasistemiche’; d’altra parte, essa induce ad annettere una particolare importanza alle ‘relazioni di dipendenza esistenti tra i vari sistemi e in particolare a ritrovare nell’Io, nelle sue stesse attività ‘adattative’, il soddisfacimento di rivendicazioni pulsionali.

 

Che cosa diventa, in questa nuova «topica», l’idea di località psichica? Già la scelta delle denominazioni delle istanze mostra che il modello non è tratto più dalle scienze fisiche, ma ha assunto un netto carattere antropomorfico: il campo intrasoggettivo tende a essere concepito secondo il modello delle relazioni intersog-gettive, i sistemi si configurano come persone relativamente autonome nella personalità (si dice per esempio che il Super-io si comporta in modo sadico nei confronti dell’Io). Da questo punto di vista, la teoria scientifica dell’apparato psichico tende ad assomigliare al modo fantasmatico con cui il soggetto concepisce e forse anche costruisce se stesso.

 Freud non ha mai rinunciato a cercare una conciliazione tra le sue due topiche e ha fornito più volte una raffigurazione spaziale dell’insieme dell’apparato psichico in cui coesistono le divisioni Io - Es - Super-io e le divisioni inconscio-preconscio-conscio. L’esposizione più precisa di tale tentativo si trova nel capitolo quarto del Compendio di psicoanalisi.