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L'Attenzione

 

Un osservatore può selezionare una posizione nello spazio verso cui orientare l’attenzione.

Si parla di attenzione spaziale, quando la caratteristica (dello stimolo) oggetto della selezione attentiva è la posizione nello spazio. 

Solitamente:

Direzione dell’attenzione spaziale = direzione dello sguardo

cioe’

Punto selezionato nello spazio --- fòvea --- attenzione  sono allineati

 In generale però:

l’attenzione può essere orientata in un area spaziale differente dall’area su cui è orientato lo sguardo

 Problema:

Poiche’ l’area su cui e’ orientato lo sguardo è l’area su cui è allineata la fòvea e quindi di maggior acuità visiva, per lo studio dell’attenzione spaziale c’è il problema di separare la direzione dell’attenzione dalla direzione dello sguardo, al fine di separare gli effetti prodotti dall’attenzione spaziale dagli effetti prodotti dall’acuità retinica.

  

1.2. Esperimento attentivo:

-          Esistono 4 quadrati  in un area nello spazio.

-          In un zona centrale dell’area si stabilisce un punto di fissazione verso cui il soggetto deve orientare costantemente gli occhi (allineare la fovea)

-          sul punto di fissazione si presenta un segnale (segnale centrale) che indica un quadrato  verso cui orientare l’attenzione senza muovere gli occhi (orientamento implicito dell’attenzione / visione periferica). Un particolare segnale indica che l’attenzione deve essere diretta su tutti e 4 i quadrati

-          successivamente si presenta uno stimolo (luminoso) in uno dei 4 quadrati.

-          Consegne al soggetto: il soggetto deve premere un pulsante (sempre lo stesso) non appena vede comparire lo stimolo.

Si definiscono:

-          prova valida: il quadrato in cui compare lo stimolo coincide con il quadrato indicato dal segnale

-          prova invalida: il quadrato in cui compare lo stimolo non coincide con il quadrato indicato dal segnale

-          prova neutra o di controllo: caso in cui il segnale indica attenzione rivolta a tutti e 4 i quadrati ( e in cui il segnale puo’ comparire in uno dei 4 quadrati)

 Nell’esperimento la variabile dipendente e’ il tempo di reazione (TR) semplice: il tempo che intercorre fra la comparsa dello stimolo e l’esecuzione della risposta.

 Definendo:

-          TRV = tempo di reazione nel caso di prove valide

-          TRI = tempo di reazione nel caso di prove invalide

-          TRN = tempo di reazione nel caso di prove neutre

 e supponendo che la prova neutra e’ una condizione di controllo, definiamo:

 Beneficio attentivo = TRN-TRV => quanto si guadagna (rispetto alla prova di controllo) quando l’attenzione spaziale implicita e’ rivolta nel quadrato “giusto” (cioe’ a quello in cui si lo stimolo compare nel quadrato sotto osservazione) => Beneficio ottenuto per avere orientato correttamente l’attenzione.

Costo attentivo = TRI –TRN => quanto si perde (rispetto alla prova di controllo) quando l’attenzione spaziale implicita e’ rivolta nel quadrato “sbagliato” => Costo pagato per avere orientato scorrettamente l’attenzione. 

OSSERVAZIONI:

1.       Gli esperimenti di questo tipo hanno dimostrato che l’attenzione può essere orientata nello spazio anche in assenza di movimenti oculari e che ciò dà origine a benefici e costi attentivi.

2.       Nella situazione sperimentale appena descritta i movimenti oculari sono esclusi. Inoltre, gli stimoli cadono sempre alla periferia del campo visivo, lontano dalla zona di proiezione della fovea. Percio’, ragionevole supporre che le eventuali differenze osservate nei Tr siano di origine attentiva, piuttosto che retinica.

3.       Ci si può chiedere se i benefici e i costi attentivi dipendano da cambiamenti di criterio di risposta oppure da cambiamenti di sensibilità del sistema visivo. Se si tratta di veri effetti attentivi, i benefici e i costi dovrebbero essere attribuibili alla sensibilità del sistema visivo.

  

1.3. Orientamento volontario e orientamento automatico 

Orientamento volontario (o controllato) dell’attenzione spaziale = orientamento dell’attenzione in un punto dello spazio in seguito all’interpretazione del segnale. Poiché il segnale e’ sottoposto a processi cognitivi e’ detto segnale cognitivo ( e poiche’ appare al centro è anche detto segnale centrale). 

[ES: nel nostro esempio i segnali indicano una posizione soltanto a patto che vengano correttamente interpretati. Non c’è nulla, infatti, nel numero 3 che, per esempio, induca a dirigere l’attenzione in alto e a destra. Il numero 3 acquista un significato direzionale soltanto sulla base delle consegne date all’osservatore e della sua volontà di seguirle. ]

 Orientamento automatico dell’attenzione spaziale = orientamento (implicito) dell’attenzione in un punto dello spazio senza necessità di interpretare il segnale. Ma e’ il segnale a produrre un orientamento spaziale dell’attenzione (verso di sé). Poiché il segnale non compare sul punto di fissazione è detto segnale periferico.

[ES: il segnale consiste nel far lampeggiare un quadrato (o far comparire una freccia stto un quadrato). Per il resto, la situazione sperimentale è identica a quella già descritta. In questo caso, però, le consegne sono superflue. Lo voglia o no, l’osservatore porterà l’attenzione sulla posizione segnalata. Quando, poi, comparirà lo stimolo, si osserveranno benefici per le prove valide e costi per le prove invalide. Lle prove neutre sono caratterizzate dal lampeggiare di tutti i quadrati (o dalla presentazione di una freccia sotto ciascun quadrato) ].

 

3 criteri per distinguere i due tipi di orientamento:

L’orientamento automatico, a differenza di quello volontario:

1.       non può essere interrotto

2.       non dipende dalle probabilità che la prova risulti valida

3.       non è soggetto ad interferenza da parte di un compito secondario.

  

Meccanismi sottesi ai due tipi di orientamento:

Ipotesi 1: meccanismo unico

l’orientamento automatico e quello volontario, pur possedendo caratteristiche differenti, dipendono da un unico meccanismo innescato automaticamente da un segnale periferico o controllato volontariamente dall’osservatore 

Ipotesi 2: meccanismi indipendenti

esistono due meccanismi indipendenti per i due tipi di orientamento dell’attenzione spaziale.

Questa seconda ipotesi ha una maggiore evidenza empirica. In particolare è stato osservato che i pazienti con lesioni al lobo parietale dimostrano difficoltà nell’orientamento automatico, mentre l’orientamento volontario è conservato. I pazienti con lesioni al lobo frontale presentano la dissociazione inversa, cioè difficoltà per l’orientamento volontario ma non per l’orientamento automatico. 

1.4. Il fuoco dell’attenzione

Fuoco dell’attenzione = come il fuoco di una lente la posizione selezionata viene ad essere rappresentata in modo più dettagliato rispetto al resto dello spazio.

Quesiti:

1)       come si muove il fuoco dell’attenzione nello spazio?  (paragrafo successivo)

2)       Le dimensioni del fuoco dell’attenzione sono variabili? (si)

3)       Esiste una relazione fra dimensioni del fuoco dell’attenzione ed effìcienza di processamento degli stimoli che cadono al suo interno?  (si)

4)       Il fuoco dell’attenzione ha dei confini netti rispetto allo spazio circostante oppure sfuma in modo graduale? (non ha ancora ricevuto una risposta chiara). 

Spiegazioni proposte per la 2) e la 3):

a)       le dimensioni del fuoco dell’attenzione sono variabili e, perciò, si adattano all’area spaziale;

b)      l’operazione di dimensionamento del fuoco attentivo richiede un certo tempo;

c)       l’efficienza di processamento è funzione inversa dell’area del fuoco attentivo. E’  perciò maggiore per le aree piu’ piccole e minore per le aree piu’ grandi.. È possibile che le risorse attentive siano fisse e che vengano maggiormente concentrate quando l’area coperta dal fuoco dell’attenzione è più ristretta.

 

1.5. I movimenti del fuoco dell’attenzione 

Il fuoco dell’attenzione può spostarsi nello spazio in assenza di movimenti oculari.  

q       Spostamento e ridimensionamento.

Supposto che il fuoco dell’attenzione interessi un’area A:

a)       se il fuoco deve interessare un’area B Ì A (risp B É A) il fuoco non si sposta ma si restringe (risp. si allarga)

b)      se il fuoco deve interessare un’area B che non comprende ne è compresa in A allora il fuoco si deve spostare

 

q       Come si sposta il fuoco dell’attenzione (senza che si muovano gli occhi) ?

Modalità di spostamento proposte: 

·         movimento continuo/ a velocità costante o a tempo costante

Continuità: il fuoco si sposta muovendosi in modo continuo dall’area di partenza a quella di arrivo, occupando tutte le posizioni intermedie.

Velocità costante: se il movimento è a velocità costante il tempo per lo spostamento è proporzionale alla distanza.

Tempo costante: se il movimento è a tempo costante (cioè se si impiega lo stesso tempo per spostarsi sull’area di arrivo indipendentemente dalla distanza), allora la velocità di movimento è proporzionale alla distanza (come accade per il movimento degli occhi)

·         movimento discontinuo (a “salti”)

Il fuoco prima si allarga dall’area di partenza fino a comprendere l’area di arrivo, e poi si restringe sull’area di arrivo. In tal senso si ha come un “salto”. Inoltre il tempo di spostamento non dipende dalla distanza.

 

q       Le evidenze empiriche

È piuttosto chiaro che:  il fuoco dell’attenzione si muove a velocità costante e in modo continuo lungo una traiettoria, così che è possibile intercettarlo, in momenti successivi, su posizioni successive lungo il percorso che porta dalla posizione di partenza alla posizione di arrivo.

 

2. L’attenzione selettiva 

q       Attenzione selettiva = il processo attentivo seleziona  una o più caratteristiche dello stimolo (e raramente tutte)  

Se caratteristica selezionata = posizione nello spazio    =>    attenzione spaziale

q       Un esperimento di attenzione selettiva consiste nel presentare su uno schermo degli stimoli che differiscono per una o piu’ caratteristiche (es per colore, per forma, e per dimensione) mescolati tra loro. Il compito è di rilevare la presenza di uno stimolo bersaglio, che è, di volta in volta, definito da una sola caratteristica o dalla combinazione di più caratteristiche. Tutti gli altri stimoli che non sono bersaglio sono detti distrattori.

Si osservano delle interessanti differenze nella prestazione, a seconda che il bersaglio sia definito da una sola caratteristica oppure dalla combinazione di due o più caratteristiche.

 

2.1. Processamento preattentivo e attentivo 

q       Processamento preattentivo: processamento delle singole caratteristiche di uno stimolo in cui non interviene l’attenzione. 

q       Processamento attentivo: processamento delle singole caratteristiche di uno stimolo con l’intervento dell’attenzione focalizzata.

q       Prima Ipotesi di processamento in esperimenti di selezione attentiva

Le singole caratteristiche di uno stimolo sono processate senza l’intervento dell’attenzione, ma preattentivamente e in parallelo. L’attenzione focalizzata è invece necessaria per combinare le caratteristiche.

-          Quando la caratteristica da selezionare è una, il compito di attenzione selettiva è eseguito in modo estremamente rapido. Il tempo di risposta non dipende dal numero di “distrattori” (per via della pre-attenzione e del parallelismo del processamento delle singole caratteristiche).

-          Quando va selezionata la combinazione di più caratteristiche (o la mancanza di una caratteristica), deve intervenire l’attenzione focalizzata, che opera in modo seriale, spostandosi sui vari stimoli fino a quand il bersaglio è individuato, oppure tutti gli stimoli sono stati esaminati. Il tempo di risposta aumenta con l’aumentare del numero di distrattori. 

Buoni esempio di che cosa si intenda per processamento preattentivo e attentivo sono dati dai seguenti:

(A)  processamento preattentivo:

Al soggetto venivano mostrati su uno schermo dei cerchietti (2, 6 o 12) e il compito (compito di ricerca visiva) consisteva nel decidere se uno di essi conteneva un trattino verticale. Il soggetto premeva un pulsante per la risposta affermativa  e un altro pulsante per la risposta negativa. Il compito era, perciò, di Tr di scelta e gli stimoli restavano visibili fino a quando la risposta non era stata fornita. In questo caso il Tr medio non è influenzato in modo significativo né dal numero di elementi presentati (2, 6 o 12), né dal fatto che la risposta sia affermativa (bersaglio presente) o negativa (bersaglio assente). Questo è esattamente il risultato da attendersi se tutti gli elementi vengono processati in parallelo, simultaneamente.

(B) processamento attentivo:

La condizione sperimentale  è identica, a parte il fatto che ora il bersaglio è il cerchietto senza trattino, mentre i distrattori hanno tutti il trattino. Perciò, anche in questo caso è richiesta una risposta affermativa.

In questo caso il Tr medio aumenta con l’aumentare degli elementi presentati ed è più lungo per una risposta negativa che per una risposta affermativa. Questo risultato dimostra che la ricerca del bersaglio avviene in modo seriale ed autoterminante. In altre parole, i singoli elementi vengono esaminati ad uno ad uno in tempi successivi (ciò causa l’aumento del Tr in funzione del numero di elementi presentati) e la ricerca si interrompe quando il bersaglio è individuato (ciò causa un Tr più lungo per le risposte negative rispetto alle risposte affermative). Questo era il risultato che ci si attendeva poichè siamo nel caso di “mancanza” di una caratteristica.

I risultatisono molto diversi nelle due condizioni sperimentali: in un caso (cerchietto con trattino) il processamento avviene in parallelo, mentre nell’altro caso (cerchietto senza trattino) il processamento avviene in modo seriale e autoterminante

Sembra anche chiaro che il processamento seriale autoterminante è dovuto alla scansione operata dal fuoco dell’attenzione, che viene ad interessare, una dopo l’altra, le posizioni che possono contenere il bersaglio. 

·         Congiunzioni illusorie

Quando l’attenzione focale opera in condizioni difficili, possono verificarsi e e “congiunzioni illusorie”.

ES: In un esperimento in cui si mostrarono ai soggetti gruppi di tre lettere colorate -A rosse e H verdi- fiancheggiate sui due lati da due numeri neri. Il tempo di esposizione era di soli 100 ms e poi gli stimoli venivano mascherati. Il compito consisteva nell’individuare prima i due numeri e poi le tre lettere, nella sequenza corretta. In queste circostanze si osservavano congiunzioni illusorie: i soggetti combinavano in modo errato la caratteristica forma con la caratteristica colore e individuavano inesistenti A verdi e H rosse.

La spiegazione proposta fu che forma e colore vengono processati in parallelo e in modo preattentivo. Il soggetto ha, perciò, rapidamente a disposizione l’informazione relativa alla forma (presenza di A e di H) e al colore (presenza di rosso e di verde). Solo successivamente le due caratteristiche vengono combinate grazie all’ intervento dell’attenzione focalizzata. Se l’attenzione focalizzata opera in condizioni ottimali, si formano le congiunzioni corrette e il soggetto vede A rosse e H verdi. Se l’attenzione focalizzata opera in condizioni non ottimali, il soggetto vede anche congiunzioni illusorie, come A verdi e H rosse.  

q       Seconda Ipotesi di processamento in esperimenti di selezione attentiva

Diversi studi hanno dimostrato che il processamento in parallelo si verifica anche in compiti nei quali il bersaglio è definito dalla combinazione di due caratteristiche o dall’assenza di una caratteristica. Contrariamente alla precedente ipotesi, ciò significa che

-          anche il modo attentivo ammette il processamento in parallelo

-          anche la combinazione di caratteristiche può avvenire a livello preattentivo.

-          è probabile che, quando il bersaglio è definito da una sola caratteristica, il processamento sia attentivo ma il fuoco dell’attenzione sia abbastanza ampio da coprire tutta la configurazione. 

q       Terza Ipotesi di processamento in esperimenti di selezione attentiva

-          Il processamento preattentivo porta semplicemente alla segmentazione del campo visivo in oggetti percettivamente salienti.

-          Successivamente, per il processamento delle caratteristiche interverrebbe in ogni caso l’attenzione: in modo parallelo se la caratteristica da selezionare è una, in serie se sono piu’ di una.

 

In breve:

Prima ipotesi:

Attentivo/piu’ caratteristiche/processamento seriale

Preattentivo/1 caratteristica/processamento parallelo 

Seconda ipotesi:

Attentivo/piu’ caratteristiche/processamento seriale + parallelo

Preattentivo/1 caratteristica + piu’ caratteristiche /processamento parallelo 

ed è possibile che nella prima ipotesi

Attentivo/1 caratteristica – quando il fuoco dell’attenzione è abbastanza ampio da coprire tutta l’area in cui può comparire uno stimolo (bersaglio o distrattore)

  

2.2. Il destino dell’informazione non rilevante

L’attenzione selettiva permette, come si è visto, di selezionare l’informazione rilevante per lo svolgimento di un compito. Ci si può chiedere che fine faccia l’informazione non rilevante.

[Se la caratteristica rilevante è, per esempio, il colore, l’attenzione selettiva opera sul colore e la decisione sul tipo di risposta da fornire si basa sul risultato del processamento del colore. Lo stimolo, però, ha anche una forma, dimensioni, orientamento, posizione nello spazio. Qual è il destino dell’informazione relativa a forma, orientamento, dimensioni e posizione?] 

Esistono 2 posizioni teoriche contrapposte:

1)       l’ipotesi della selezione precoce : il processamento dell’informazione non rilevante viene bloccato molto presto

2)       l’ipotesi della selezione tardiva: il processamento dell’informazione non rilevante è praticamente completo

  

Situazioni sperimentali che producono gli “effetti” Simon, Stroop, Navon e il priming negativo.

 Gli effetti Simon, Stroop e Navon mostrano  

come una caratteristica non rilevante dello stimolo abbia un effetto sulla velocità della risposta che va fornita sulla base di una caratteristica rilevante.  

ovvero  

come una caratteristica non rilevante interferisce con la caratteristica rilevante, influenzando i TR.

 (A) L’effetto Simon 

q       La situazione sperimentale:

-          esiste una piccola croce centrale indica il punto di fissazione, mentre i 6 rettangoli vuoti, disposti a 2º, 6º e 10º di angolo visivo a sinistra e a destra del punto di fissazione, indicano le posizioni spaziali nelle quali potevano comparire gli stimoli da discriminare.

-          Stimoli:  un piccolo quadrato o un piccolo rettangolo possono comparire (uno alla volta) in modo casuale dentro uno qualsiasi dei rettangoli vuoti.

-          Consegne al soggetto: premere un pulsante posto a sinistra della linea mediana del corpo per il quadrato e un pulsante posto a destra per il rettangolo. Quindi una discriminazione di forma: quadrato contro rettangolo. La posizione spaziale dello stimolo è un’informazione irrilevante.

q       Effetto Simon:

In una situazione sperimentale di attenzione selettiva, si parla di effetto Simon quando la velocità della risposta, consistente nel premere un pulsante alla sua destra o alla sua sinistra in base alla forma dello stimolo (caratteristica rilevante), è influenzata dalla posizione spaziale dello stimolo (caratteristica non rilevante). Precisamente l’effetto Simon produce TR più rapidi quando posizione dello stimolo e posizione del pulsante da premere coincidono, rispetto a quando non coincidono. 

q       Caratterizzazioni dell’effetto Simon

1. Caratteristica non rilevante dello stimolo: posizione spaziale

    Caratteristica rilevante in base alla quale fornire la risposta: forma. 

2. Interferenza della posizione spaziale dello stimolo sulla scelta della posizione in cui premere il pulsante 

q       Spiegazione dell’effetto Simon:

La probabile causa dell’effetto Simon, può attribuirsi all’orientamento automatico dell’attenzione, causato dalla comparsa dello stimolo alla periferia del campo visivo. La comparsa dello stimolo porta alla codifica della sua posizione spaziale; la presenza di questo codice spaziale irrilevante può poi facilitare o rallentare la formazione del codice spaziale, rilevante, della risposta.  

 

(B) L’effetto Stroop 

q       Situazione sperimentale:

-          Stimoli: le parole “rosso”, “giallo”, “verde” e “blu”, presentate contemporaneamente, poco prima o poco    dopo, ad uno sfondo di colore rosso, giallo, verde o blu. Gli stimoli possono essere congruenti (per esempio, “rosso” su sfondo rosso) oppure incongruenti (per esempio, “rosso” su sfondo verde)

-          Stimolo neutro: stringhe di I maiuscole e uno sfondo grigio.

-          Consegna al soggetto: pronunciare a voce alta il nome del colore di sfondo.  

q       Effetto Stroop:

In una situazione sperimentale di attenzione selettiva in cui il soggetto deve pronunciare il nome del colore (caratteristica rilevante) sullo sfondo di una parola indicante un colore (caratteristica non rilevante), si parla di effetto Stroop quando la parola interferisce sulla denominazione del colore, influenzandone la velocità di risposta. Precisamente l’effetto Stroop produce TR più rapidi per gli stimoli congruenti (la parola-colore indica il colore di sfondo) che per gli stimoli  incongruenti.  

q       Caratterizzazioni dell’effetto Stroop

1. Caratteristica non rilevante dello stimolo: parola-colore

    Caratteristica rilevante in base alla quale fornire la risposta: nome del colore sullo sfondo della

    parola-colore.

2. Interferenza del significato della parola sulla denominazione del colore di sfondo.L’interferenza è asimmetrica, cioe’ non vale nel senso contrario. 

q       L’effetto Stroop inverso:

I Tr per la lettura della parola sono praticamente identici per le due condizioni con sfondo congruente e sfondo incongruente.  

q       Spiegazione dell’effetto Stroop:

Nessuna spiegazione convincente è stata ancora trovata per l’effetto Stroop, anche se molte sono state proposte.

La spiegazione più ovvia è in termini di competizione per la risposta. Sia il colore che la parola competono per avere accesso al sistema di risposta, ma normalmente la parola arriva prima, perché, per un adulto non analfabeta, il processo di lettura è più automatico del processo di denominazione del colore. Perciò quando il compito è di denominazione, il nome del colore trova il sistema di risposta già occupato dalla parola. Se la parola è congruente, la risposta è facilitata, se la parola è incongruente, la risposta è ritardata.

Questa spiegazione, pur semplice e attraente, va però respinta, perché è stato trovato un effetto Stroop anche quando il colore precedeva di 200ms la parola. Se l’interferenza della parola sulla denominazione del colore dipendesse da una differenza nella velocità di processamento, concedere al colore un vantaggio di partenza di 200 ms dovrebbe portare all’annullamento dell’effetto Stroop. 

 

(C) L’effetto Navon 

q       Situazione sperimentale:

-          Stimoli: vengono presentate delle lettere grandi (livello globale) composte da lettere piccole (livello locale). Sia a livello globale che a livello locale, le lettere possono essere delle H o delle S. Vengono così a crearsi quattro combinazioni globale-locale, due congruenti (una H globale formata da H locali, oppure una S globale formata da S locali) e due incongruenti (una H globale formata da S locali, oppure una S globale formata da H locali).

-          Consegna al soggetto: il soggetto ha a disposizione due pulsanti, uno per la risposta H e uno per la risposta S. Le consegne sono di due tipi:

livello rilevante = livello globale : una H (S) globale richiede la risposta H (S), indipendentemente dal fatto che sia formata da H o S locali

livello rilevante = livello locale: una S o un H globale formata da H (S) locali, richiedono entrambe una risposta H (S).  

È chiaro che la consegna di tipo globale induce il soggetto a dirigere l’attenzione sul livello globale, mentre la consegna di tipo locale induce il soggetto a dirigere l’attenzione sul livello locale.

 

q       L’effetto Navon

È scomponibile in due effetti indipendenti:

-          Primo effetto: i Tr sono più rapidi quando il livello rilevante per la risposta è quello globale piuttosto che quello locale

-          Secondo effetto: nel caso delle combinazioni globale-locale incongruenti, vi è un effetto di interferenza asimmetrico. Quando il livello rilevante è quello locale, la presenza di una lettera incongruente a livello globale (non rilevante) provoca rallentamento dei Tr.

Quando il livello rilevante è quello globale, la presenza di lettere incongruenti a livello locale (non rilevante) non produce interferenza. 

q       Caratterizzazioni dell’effetto Navon

1.   Caratteristica non rilevante dello stimolo: lettera visualizzata a livello globale

      Caratteristica rilevante in base alla quale fornire la risposta: lettere visualizzate al  livello locale.

2.       Interferenza della lettera incongruente a livello globale sulla visualizzazione delle lettere a livello locale. L’interferenza è asimmetrica, cioe’ non vale il contrario. 

  

Questioni sugli effetti Simon, Stroop e Navon 

(1) È veramente possibile sostenere che nelle situazioni sperimentali descritte l’attenzione non sia diretta sull’informazione non rilevante?

L’evidenza empirica permette di rispondere negativamente. Nelle situazioni paradigmatiche per la dimostrazione degli effetti Simon, Stroop e Navon, l’attenzione spaziale è diretta sia sull’informazione rilevante che su quella non rilevante. Si può concludere che gli effetti Simon, Stroop e Navon, probabilmente evidenziano una difficoltà dell’attenzione selettiva ad operare nella posizione dello spazio dove è diretta l’attenzione spaziale, piuttosto che un’elaborazione non attentiva dell’informazione non rilevante.

  

3.       Le risorse attentive 

-          In alcuni casi è più difficile eseguire due compiti contemporaneamente che separatamente (fare dei calcoli matematici e seguire la trama di un film).

-          In altri casi eseguire due compiti contemporaneamente può risultare molto facile (es: camminare ed ascoltare la musica).

-          In altri casi, la possibilità di eseguire in modo efficiente due compiti simultanei dipende dalle circostanze. In condizioni di traffico normale, non è difficile, per un pilota esperto, condurre una conversazione con un passeggero. Risulta molto più difficile accoppiare le due attività durante un sorpasso impegnativo o quando la visibilità è scarsa. 

3.1. Il problema dell’interferenza da doppio compito.

Perché svolgere due compiti contemporaneamente può portare ad uno scarso rendimento per almeno uno dei due?

La risposta è  nell’interferenza da doppio compito. L’interferenza ha l’effetto di diminuire l’efficienza dell’esecuzione di ciascun compito quando sono eseguiti contemporaneamente rispetto a quando i compiti sono eseguiti separatamente. 

q       Interferenza strutturale: è l’interferenza di un compito sul secondo (eseguito contemporaneamente al primo) dovuto all’impiego di uno stesso meccanismo o alla condivisione di uno stesso stadio di processamento.

Es:  a) masticare e parlare contemporaneamente: entrambe le attività dipendono dagli stessi muscoli;  b) ascoltare musica mentre si segue una conversazione, perché entrambe le attività richiedono l’uso delle vie acustiche; c)i due compiti competono per l’accesso a stadi di processamento centrali: il magazzino fonologico, o il magazzino visivo-spaziale, o, soprattutto, l’esecutivo centrale.  

q       Interferenza da risorse : interferenza di un compito sul secondo (eseguiti contemporaneamente ed entrambi richiedenti operazioni mentali non automatiche) dovuto alla sottrazione di risorse attentive da parte del primo sul secondo compito. La la quantità globale di risorse attentive sarebbe limitata: tanto maggiore è la quota di esse impegnata per l’esecuzione di un compito, tanto minore è la quota residua disponibile per l’esecuzione di un secondo compito.

 In questo caso si parla di:

compito primario = il compito che riceve la quota di risorse suffìciente per un’esecuzione ottimale;

compito secondario = il compito che riceve solo la quota residua di risorse e che, perciò, non sarà eseguito in modo ottimale, o non sarà eseguito affatto. 

q       Definizione di “risorse attentive” e problematiche

-          Sinonimi: “capacità”, “impegno mentale”, “impegno attentivo”,  “risorse di processamento” o semplicemente “risorse”.

-          Ci si vuole riferire ad una sorta di “energia mentale” aspecifica, che può essere abbastanza liberamente trasferita da un compito a un altro, e di cui tutti noi abbiamo introspettivamente esperienza del fenomeno.

-          Possibili basi organiche delle risorse attentive potrebbero essere cercate nell’attività della sostanza reticolare del tronco dell’encefalo, nel flusso sanguigno cerebrale, oppure nel metabolismo di alcune sostanze cerebrali. Purtroppo, questi processi cerebrali sembrano verificarsi troppo lentamente per rendere conto dei rapidi mutamenti di prestazione attribuibili allo spostamento di risorse da un compito all’altro.

-          Interrogativi sulla utilità di un concetto “risorse attentive” così aspecifico.

-          Si è anche cercato di renderlo meglio definibile prospettando la possibilità che le risorse attentive non siano completamente aspecifiche ma che esistano, invece, risorse attentive specifiche, attivabili per certi compiti e non per altri

-          procedere lungo la via teorica delle risorse attentive specifiche rende il concetto di interferenza da risorse difficilmente distinguibile da quello di interferenza strutturale. Non è, infatti, chiaro come si possa distinguere un’interferenza causata dalla competizione per un meccanismo (interferenza strutturale) da un’interferenza causata dal limitato ammontare di risorse attentive disponibili per quello stesso meccanismo (interferenza da risorse specifiche). 

 

3.3. La procedura del compito secondario

Problema: stimare la quantità di risorse attentive che è necessario erogare affìnché un compito sia eseguito in modo ottimale.

 q       Sostenitori dell’ipotesi delle risorse aspecifiche.

Privilegiato le misure di tipo fisiologico. Sono stati proposti come indici della richiesta di risorse:

a)       la frequenza del battito cardiaco,

b)      la quota di attività di tipo alfa nell’elettroencefalogramma,

c)       la grandezza del diametro pupillare

d)      l’ampiezza della risposta psicogalvanica cutanea

Gli indici a), c) e d) varierebbero in funzione diretta della quantità di risorse erogate durante lo svolgimento di un compito; l’indice d) varierebbe in funzione inversa. 

q       I sostenitori dell’ipotesi delle risorse attentive specifiche.

Hanno privilegiato valutazioni di tipo soggettivo oppure, e soprattutto, la procedura del compito secondario.  

q       La procedura del compito secondario

E’ una procedura per stimare la quantità di risorse attentive necessarie allo svolgimento ottimale di un compito. Partendo dall’ipotesi che, nell’esecuzione contemporanea di due compiti, l’esecuzione del compito secondario sfrutta le risorse attentive lasciate libere dall’esecuzione del compito primario, la procedura del compito secondario consiste nello stimare la quantità di risorse attentive erogate durante lo svolgimento di un compito (il compito primario) sulla base del livello di prestazione ottenuto in un altro compito (compito secondario).

La prestazione nel compito secondario sarebbe, perciò, inversamente proporzionale alla quantità di risorse utilizzate dal compito primario.

Per esempio, se la prestazione nel compito secondario è inferiore quando è eseguito contemporaneamente al compito primario A, rispetto a quando è eseguito contemporaneamente al compito primario B, si può concludere che il compito primario A richiede più risorse del compito primario B. Se il compito secondario non può essere eseguito contemporaneamente ad un compito primario, ciò significa che quel compito primario utilizza tutte le risorse in quel momento disponibili. 

q       Condizioni preliminari per l’applicabilità della procedura del compito secondario:

1)                                            non deve esserci interferenza strutturale tra compito primario e compito secondario (non devono competere per l’accesso ad un meccanismo comune).

2)                                            L’esecuzione di entrambi i compiti deve richiedere l’impiego di risorse attentive. (nessuno dei due deve essere eseguito automaticamente, cioè senza erogazione di risorse)

3)                                            il compito primario deve essere eseguito ad un livello di prestazione ottimale. Ciò assicura che per il compito secondario rimanga disponibile solo la quota minima di risorse residue.

4)                                            il soggetto deve avere una sufficiente capacità di controllo sulla suddivisione delle risorse fra i due compiti, cioè deve essere in grado di attribuire al compito primario la quota di risorse minima indispensabile per eseguirlo in modo ottimale. In caso contrario, risulterebbe difficile determinare con precisione quale dei due compiti sia in realtà quello primario, al quale vengono riservate tutte le risorse necessarie, e quale sia quello secondario, al quale vengono riservate soltanto le risorse residue.

  

4. Processamento automatico o controllato 

La prestazione di un soggetto umano in un gran numero di compiti percettivo-motori o in compito nei quali l’aspetto puramente cognitivo è prevalente, si modifica profondamente con l’esercizio. Per esempio, quando si impara a guidare l’automobile, o a leggere in una lingua nuova ci si rende conto che inizialmente, ogni singola azione è preceduta da una decisione cosciente, richiede molto impegno attentivo, e non può svolgersi può contemporaneamente a nessun altro compito (interferenza da doppio compito: si veda il paragrafo precedente).

Con il protrarsi dell’esercizio. Intere sequenze di azioni si svolgono in assenza di decisioni coscienti, e richiedono scarso o nullo impegno attentivo. 

Due tipi di processamento:

Gli effetti dell’esercizio nelle attività umane sono così clamorosi e sorprendenti da avere indotto molti studiosi a sostenere l’esistenza di due modi di processamento, qualitativamente diversi:  

Processamento automatico

q       Definizione:

il processamento automatico si riferisce alle modalità con cui può essere eseguito un compito. Il processamento è automatico quando:

a)       è rapido

b)      non coinvolge la MBT

c)       non richiede risorse attentive.

d)      in genere, non possono essere interrotti volontariamente e, una volta iniziati, si completano.

e questo implica che:

e)       diversi processi automatici possono svolgersi simultaneamente, in parallelo, senza causare fenomeni di interferenza.

f)        introspettivamente, producono l’impressione di svolgersi senza il controllo diretto del soggetto.  

Tipicamente il processamento automatico compare con l’esercizio.

 

Processamento controllato

q       Definizione:

Il processamento controllato si riferisce alle modalità con cui può essere eseguito un compito. Il processamento è controllato quando:

a)       è lento

b)      è soggetto ai limiti di capacità della MBT

c)       richiede risorse attentive

d)      possono essere volontariamente interrotti in qualsiasi momento 

  e questo implica che:

e)       diversi processi controllati non possono svolgersi in parallelo, ma devono svolgersi in serie, a causa sia dell’interferenza strutturale (dovuta alla competizione per l’accesso alla MBT) che dell’interferenza da risorse;

f)        introspettivamente producono l’impressione di essere continuamente sotto il controllo diretto del soggetto.

 

q       Flessibilità del processamento controllato

-          Il ruolo principale giocato dal processamento controllato è quello di assicurare il massimo di flessibilità al comportamento, che, in assenza di controllo, sarebbe limitato ad attività stereotipate. Prima che un soddisfacente grado di apprendimento sia stato raggiunto, qualsiasi processo che poi si svolgerà in modo automatico deve essere praticato in modo controllato. Non potremmo aggiungere alcuna attività al repertorio di quelle che normalmente svolgiamo automaticamente, senza prima averla praticata in modo controllato. 

In generale, si può dire che:

 

per depositare in MLT l’informazione che poi ci permetterà di svolgere in modo automatico queste attività nuove, è necessario averla prima processata in modo controllato.  

-          In molti casi, è necessario riportare temporaneamente sotto controllo molti processi che normalmente avvengono in modo automatico, perchè il modo automatico non può portare ad una prestazione effìciente.

Es: le condizioni di visibilità possono rendere difficile la lettura. Si può essere costretti a scrivere con alcune dita fasciate. Il vento può alterare la traiettoria della palla e il terreno irregolare produrre rimbalzi inattesi. In tutti questi casi, è necessario riportare temporaneamente sotto controllo molti processi che normalmente avvengono in modo automatico.

-          È possibile che, per migliorare la prestazione, desideriamo modificare la sequenza dei processi di un’attività che già avevamo automatizzato.

ES: Esistono procedure che rendono più rapida la lettura. È preferibile scrivere con una grafia leggibile da tutti. Un tennista può migliorare il proprio servizio. Ci si trova a guidare in un paese dove si deve tenere la sinistra della strada. In tutti questi casi, la modifica dei processi automatici passa per una fase nella quale essi vengono di nuovo svolti in modo controllato, seguita da una fase di riautomatizzazione.

-          Molte attività richiedono modifiche di strategia. Una modifica della strategia non altera necessariamente i processi automatici. Frequentemente la modifica consiste in un diverso “assemblaggio” (processo controllato) dei processi automatici già disponibili.

Es: il tennista che decide di cambiare strategia, non porta sotto controllo l’esecuzione dei singoli colpi. Semplicemente compie una diversa scelta fra i colpi possibili, che continuano ad essere eseguiti in modo automatico. La decisione di usare più spesso il diritto lungo linea che il diritto incrociato, non altera il modo in cui i due colpi vengono eseguiti.

 

Esistono processi veramente automatici ?

Secondo alcuni, un processo automatico:

1)       deve iniziare indipendentemente dalle intenzioni dell’osservatore;

2)       non deve essere influenzato dalle intenzioni dell’osservatore (l’idea è che la quantità di risorse attentive erogabili dipenda dalla volontà dell’osservatore);

3)       deve essere scarsamente influenzato dall’età dell’osservatore (l’idea e che le risorse attentive erogabili aumentino nel corso dello sviluppo, raggiungano un massimo nell’età adulta, per poi diminuire nel corso dell’invecchiamento);

4)       non deve essere influenzato dall’esecuzione contemporanea di altri processi cognitivi (non deve, cioè, essere soggetto all’interferenza da doppio compito che, come si è appena visto, può causare una diminuzione delle risorse attentive disponibili);

5)       la sua efficienza non deve dipendere dall’esercizio;

6)       deve essere in larga misura indipendente da differenze individuali (l’idea e' che esistano differenze individuali nella possibilità di erogare risorse attentive e che queste differenze individuali varino con l’esercizio).

 In breve, i 6 criteri sono riducibili ad uno soltanto: un processo automatico non deve richiedere risorse attentive.

 Critiche:

Molte critiche hanno riguardato soprattutto l’idea che esistano processi che non richiedono affatto risorse attentive. C’è chi sostiene che sostenuto che tutti i processi richiedono una certa quota di risorse attentive e che quelli inizialmente considerati come pienamente automatici, lo sono in realtà soltanto parzialmente, perché ne richiedono sempre una certa quota, anche se relativamente piccola.

  

GLOSSARIO

-          visione periferica = separare la direzione dello sguardo dalla direzione dell’attenzione; cioè di dirigere lo sguardo verso una posizione nello spazio mentre si presta attenzione a ciò che accade da qualche altra parte

-          orientamento implicito dell’attenzione = orientamento spaziale dell’attenzione in assenza di movimenti oculari.

-          orientamento esplicito dell’attenzione = orientamento spaziale dell’attenzione accompagnato da movimenti oculari.

-          consegne al soggetto = istruzioni date al soggetto

-          risorse attentive / erogazione di risorse attentive

-          Gradiente attentivo = differenza di risorse attentive tra la posizione del fuoco dell’attenzione (con valore massimo delle risorse attentive) e punti distanti dal fuoco (con valori decrescenti man mano che aumenta la distanza dal fuoco).