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Coscienza:
consapevolezza di stimoli esterni e di eventi mentali
interni.
Attenzione e coscienza:
la coscienza è essenzialmente selettiva ed è intimamente connessa al
concetto di attenzione.
Flusso della coscienza:
la coscienza è un’attività psichica continua e costantemente
mutevole. E’ un flusso e una corrente (stream) che varia in
continuazione per qualità e intensità nella vita quotidiana di ogni
individuo.
Processo normale di coscienza:
consiste nell’essere desti ma non troppo eccitati, vigili ma non
particolarmente tesi, consapevoli delle cose che accadono
nell’ambiente circostante e in grado di reagire a esse in modo
normale.
Processi
alterati di coscienza:
processi di coscienza che non si adattano alla nozione di
“processo normale” – per esempio, il sonno profondo, l’ubriachezza,
la sovreccitazione, lo stato di ipnosi..
Questi processi, per contrasto, aiutano a definire la nozione di
“processo normale”.
Nota:
In linea di principio, è corretto parlare di
“processi” piuttosto che “stati” di coscienza, in quanto come detto
la coscienza è un’attività psichica continua e costantemente
mutevole.
Aspetti distintivi dei processi di coscienza
Tra i diversi elementi che permettono di
caratterizzare, in positivo e in negativo, la nozione di “processo
di coscienza” consideriamo:
1. la capacità di risposta
agli stimoli
2. la capacità cognitiva.
Nessuno di questi aspetti, da solo, definisce la coscienza, ma
ciascuno descrive una parte dei processi indicati come
“coscienza”.
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La capacità di risposta agli stimoli
Gradualità di coscienza e capacità di risposta
Vi sono numerosi stati intermedi di coscienza. Si va
dallo stato di incoscienza vero proprio (stato di chi è in
coma o sotto anestesia profonda, in cui non si può dare
praticamente alcuna risposta agli stimoli), passando ad uno stato
intermedio di coscienza (es di chi dorme, in cui esiste una certa
capacità di risposta. Se la toccate o ne pronunziate piano il nome,
la persona cambierà posizione senza svegliarsi. Se dite qualcosa a
voce alta o la scuotete, in genere la persona si sveglierà) fino
allo stato di coscienza normale (di chi è sveglio, e in cui si
risponde a tutti i tipi di stimolo)
Capacità di risposta in stato di coscienza normale:
a)
anche quando si è completamente desti,
la reattività a uno stimolo particolare può dipendere dall’oggetto
su cui è concentrata l’attenzione (es si può essere
completamente assorbiti da una partita di calcio in TV e non sentire
il campanello della porta suonare).
b)
c’è distinzione tra la reattività
fisica e consapevolezza mentale:
non sempre siamo consapevoli degli stimoli ai quali rispondiamo.
Molte risposte, a forza di essere ripetute, diventano automatiche.
Il processamento automatico delle informazioni è rapido e non
richiede risorse attentive.
Le capacità cognitive
Il
grado di integrità delle nostre normali capacità cognitive è
un aspetto rilevante della coscienza. In tali capacità rientrano
parlare con chiarezza, ricordare molte cose, immaginare il futuro e
fare dei progetti (il linguaggio confuso, la memoria malcerta, la
logica zoppicante possono essere tutti segni di un insolito processo
di coscienza. Si tratta di stati che possono essere normali nei
bambini, nei ritardati o nei malati di mente, ma non negli adulti).
L’autoconsapevolezza:
è la capacità di descrivere i propri processi di pensiero.
Rappresenta una delle capacità cognitive normali. Il fatto che in
molti casi rispondiamo in modo automatico e con scarsa
consapevolezza agli stimoli familiari ci porta a ritenere che
nessuno ha in realtà piena coscienza dei propri processi cognitivi.
Molte operazioni mentali avvengono anche senza mediazione
dell’attenzione, seguendo un processamento inconscio che ha tempi di
elaborazione delle informazioni molto brevi.
L’IPNOSI
1. Definizione
Ipnosi
: condizione psichica in cui un soggetto risponde alle suggestioni
dell’ipnotista con distorsioni della percezione, della memoria e
delle azioni
Ipnosi e coscienza:
l’ipnosi è un’altra condizione in cui sembra venir meno il processo
di coscienza normale.
Prodotti della distorsione:
le distorsioni in ipnosi, a volte, possono essere così forti che il
soggetto sembra vittima di inganni percettivi e di memoria o di un
irrefrenabile impulso ad agire in certi modi.
Dubbi sulle distorsioni:
in alcuni casi, è addirittura difficile decidere se le suggestioni
producono delle distorsioni reali, o se siano semplicemente da
intendersi come tentativi intenzionali da parte del soggetto di
accondiscendere alle richieste dell’ipnotista.
Sonno e ipnosi:
somiglianze che sembrano esserci tra l’ipnosi e il sonno sono solo
superficiali. La differenza fondamentale tra queste due condizioni è
che una persona ipnotizzata non presenta lo stesso tipo di onde
cerebrali di una persona che dorme. Le configurazioni delle onde
cerebrali tipiche dell’ipnosi assomigliano piuttosto a quelle di una
persona in stato di veglia.
2. La sensibilità all’ipnosi
-
Variabilità:
esiste una grande variabilità con cui le persone rispondono
all’ipnosi: circa il 15 % della popolazione mostra un alto grado
di sensibilità all’ipnosi, mentre il 5-10 % sembra non essere
ipnotizzabile. Il resto della popolazione cade tra questi due
estremi.
-
Stabilità:
la sensibilità all’ipnosi è sostanzialmente stabile nel tempo (a
dispetto dell’ipotesi che essa cresca nell’infanzia fino a
raggiungere il massimo nella prima adolescenza, per poi decrescere
lentamente)
-
Sensibilità e suggestionabilità:
l’elevata sensibilità all’ipnosi non è indice di suggestionabilità,
intesa come tratto generale di personalità: chi è facilmente
ipnotizzabile non tende, nelle situazioni non ipnotiche, ad essere
più suggestionabile o accondiscendente delle altre persone.
-
Sensibilità e capacità di controllo:
le persone facilmente ipnotizzabili sono anche più abili nel
controllare il sonno. Questi individui sembrano essere capaci, in
generale, di controllare il proprio livello di coscienza. (Per
esempio, le persone facilmente ipnotizzabili imparano velocemente le
tecniche di meditazione, spesso amano sognare a occhi aperti e
tendono ad avere una vivida immaginazione).
3. La riduzione del dolore mediante l’ipnosi
q
Esperimenti di riduzione del dolore
Il miglior esempio di applicazione pratica
dell’ipnosi è il suo impiego nella riduzione del dolore. L’ipnosi si
è dimostrata un anestetico estremamente efficace.
In laboratorio, sono stati approfonditamente studiati
due tipi di dolore:
-
dolore ischemico:
sul braccio del soggetto viene stretto un laccio simile a quelli che
servono per misurare la pressione; al soggetto viene poi chiesto di
muovere la, mano e le dita. All’inizio la persona non sente quasi
nulla, ma poi cominciano dei forti dolori, che diventano quasi
intollerabili 10-20 minuti dopo l’applicazione del laccio.
-
test pressorio del freddo:
la mano e il braccio di una persona vengono immersi in acqua
ghiacciata. Il dolore è forte e aumenta molto rapidamente; dopo
30-45 secondi diventa intollerabile.
Ai soggetti ipnotizzati viene detto che non
sentiranno alcun dolore in nessuna di queste due condizioni. In ogni
soggetto si registra un effetto positivo, indipendentemente dal
grado individuale di suscettibilità all’ipnosi, ma proporzionalmente
ad esso. Inoltre, quando il dolore scompare viene anche eliminato il
corrispondente aumento della pressione sanguigna.
q
Ipnosi ed altri anestetici
Sono stati confrontati gli effetti dell’ipnosi, dell’agopuntura,
della morfina, del diazepam (Valium), dell’aspirina e di un placebo.
Sia nel test pressorio del freddo, sia nelle prove con il dolore
ischemico, la maggiore riduzione del dolore si è avuta nella
condizione ipnotica.L’ordine di efficacia è stato:
Ipnosi – morfina- agopuntura
Diazepam, aspirina e placebo non riducevano affatto
il dolore provocato in questi esperimenti.
q
Ipnosi come dissociazione della coscienza
Lo studio sull’uso dell’ipnosi nella riduzione del
dolore illustra l’idea dell’ipnosi come dissociazione della
coscienza: cioè, come manifestazione di forme di coscienza
separate ma compresenti.
I soggetti ipnotizzati, pur tenendo la mano
nell’acqua ghiacciata, non riferivano di alcun disagio. Tuttavia, se
a questi soggetti veniva chiesto “Una parte di voi sente dolore?”,
essi rispondevano di sì. Era come se una parte della loro coscienza
fosse consapevole del dolore, mentre un’altra (quella “dissociata”)
ne negasse l’esistenza.
4. Gli effetti post-ipnotici
Suggestione post-ipnotica:
a una persona ipnotizzata viene data una suggestione da mettere
in atto solo quando essa non è più in stato di ipnosi.
In tal senso: gli effetti della suggestione
possano trasferirsi dallo stato ipnotico allo stato normale.
Poiché questo è spesso un esito indesiderato, la
maggior parte degli ipnotisti si preoccupa di dire ai soggetti di
non ricordare, una volta tornati alla normalità, le su gestioni
impartite nello stato ipnotico. Si ritiene che la richiesta di
cancellare le suggestioni precedenti impedisca loro di aver effetto
e, quando ciò non accade, i soggetti provvedono in modo autonomo
a rimuovere la suggestione.
LA MEDITAZIONE TRASCENDENTALE
Meditazione trascendentale:
metodo di rilassamento in cui una persona, dirigendo l’attenzione su
un unico stimolo, invariabile o ripetitivo, può limitare la
ricezione di stimoli multipli.
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Effetti della meditazione
-
senso di armonia tra chi la attua e
l’ambiente circostante
-
sensazione di espansione della
coscienza.
-
alterazione della coscienza in
un modo profondamente benefico
q
Meditazione e autoipnosi
La meditazione assomiglia ad alcune forme di
autoipnosi ma se ne distingue per 3 motivi:
-
scopo:
non ha nessuno scopo
-
manca di autosuggestione:
durante lo stato di meditazione non vengono impartite
autosuggestioni
-
sensibilità ipnotica e meditativa:
persone non risultano ipnotizzabili, riescono a imparare facilmente
la meditazione
q
L’attenzione
Ognuna delle varie forme di meditazione (zen, yoga,
sufismo, meditazione trascendentale) provoca la focalizzazione
dell’attenzione in un modo caratteristico. L’oggetto dell’attenzione
può essere un suono ripetuto mentalmente (mantra), il
respiro, o altro. Quando l’attenzione comincia a vagare, la persona
che medita deve riportarla sull’oggetto prescelto in modo piano e
senza forzature.
q
Meditazione trascendentale e terapia clinica
Tra le forme occidentalizzate di meditazione, quella
studiata in modo più approfondito è la meditazione
trascendentale.
La meditazione trascendentale può essere impiegata, insieme ad altre
forme di terapia, per modificare nel modo desiderato la
personalità.
Delle tecniche orientate all’applicazione clinica, le
più note sono:
-
la
meditazione standardizzata clinicamente: è caratterizzato
da istruzioni più liberali e non associa il suono ripetuto
internamente al respiro;
-
il
metodo respiratorio: associa il suono ripetuto
internamente al respiro;
Scopo principale:
distogliere l’attenzione dai normali
stimoli esterni, focalizzandola su pensieri ed esperienze interne.
Ciascun
metodo sembra adattarsi a un certo tipo di persona, e spesso al
soggetto viene data la possibilità di scegliere tra di essi.
q
Il rilassamento
-
La meditazione trascendentale è
semplicemente una forma di rilassamento: concentrare
l’attenzione su di un oggetto o un pensiero eliminando ogni
distrazione esterna, o anche respirare lentamente e regolarmente,
costituiscono modi efficaci per ridurre lo stress mediante il
rilassamento.
-
In effetti, risulta che semplici
tecniche di rilassamento sono altrettanto efficaci della meditazione
nell’alleviare un sintomo dello stress, quale l’ipertensione.
-
E’ stato anche sottolineato che un
esercizio fisico ripetuto e intenso, come correre o andare in
bicicletta, può indurre stati simili alla meditazione [Benson e
Proctor 1984]. L’attività muscolare ritmica infatti può produrre una
forma di rilassamento cognitivo simile alla
meditazione.
L’ASSUNZIONE DI DROGHE
1.
Droghe (sostanze)
Droga
o sostanza: qualunque sostanza, cibi esclusi, che
alteri le nostre funzioni fisiche o mentali.
Sono droghe (sostanze): farmaci, cocaina, l’alcol, la caffeina e il
tabacco.
Effetti estremi:
-
intossicazioni
-
distorsioni percettive
-
disturbi fisici.
-
In modo tipico le conseguenze negative dell’abuso di sostanze
compaiono dopo quelle piacevoli.
Dipendenza Tolleranza e Sindrome da astinenza
Dipendenza: si instaura quando il desiderio della sostanza diventa
irresistibile.
La dipendenza fisica è contraddistinta da un
aumento della tolleranza (per ottenere lo stesso effetto
occorre una quantità di sostanza sempre maggiore) e, in caso di
interruzione dell’uso della sostanza, da una spiacevole
sindrome da astinenza.
2. Sostanze psicoattive
Sostanze psicoattive:
sostanza che influenzano il sistema nervoso centrale e alterano la
percezione, l’umore e il comportamento.
Classificazione:
Le sostanze psicoattive si classificano in:
-
stimolanti
: intensificano inizialmente l’attività del SNC
-
nicotina
-
caffeina
-
cocaina
-
crack
-
amfetamine
-
l’amfetamina
(Benzedrina);
-
destroamfetamina
(Dexedrina);
-
la
metamfetamina
-
Ice
-
depressivi
: rallentano l’attività del SNC
-
alcol
-
oppiacei
Î Narcotici
-
oppio; derivati:
-
eroina
-
morfina
-
codeina
-
metadone;
-
sostanze sedativo - ipnotiche(sonniferi)
-
barbiturici
-
benzodiazepine
o ansiolitici o
tranquillanti minori
-
diazepam (Valium)
-
clorodiazepossido (Librium)
-
allucinogeni o sostanze psichedeliche
:
distorsori e alteratori radicali della percezione e dello stato di
coscienza.
-
LSD
-
Mescalina
-
canapa
indiana
(Cannabis
sativa)
Estratti:
-
marijuana
-
hashish
A. Gli stimolanti
Gli stimolanti eccitano il sistema nervoso
centrale.
- A dosi moderate:
aumentano la vigilanza e riducono la fatica.
- A dosi elevate:
producono ansia e irritabilità.
- Effetti iniziali
(a breve termine): sensazione di energia inesauribile, eccitazione
ed euforia. Effetti fisiologici: dilatazione pupille, la frequenza
cardiaca e la pressione sanguigna aumentano, l’appetito viene
soppresso (a causa dell’aumento del livello di zucchero nel sangue).
- Effetti postumi: rilassamento o “caduta”,
depressione, ansia e fatica.
Cocaina.
Polvere bianca, finissima e inodore. Solitamente
viene aspirata attraverso il naso (“sniffata”), da dove, per via
delle mucose, passa nel sangue. Per effetti più potenti viene
iniettata per via endovenosa o fumandone una forma concentrata in
una pipa o in una sigaretta.
- Azione specifica:
consiste nel bloccare la disgregazione della norepinefrina e come
conseguenza, le sinapsi che utilizzano questo neurotrasmettitore
diventano più attive.
Un ulteriore assunzione di cocaina interessa le aree
inferiori del sistema nervoso centrale: talamo, ipotalamo e
formazione reticolare).
- Effetti iniziali:
-
legati alla norepinefrina: ondata di
piacere e di benessere, eccitazione, loquacità, pieno di energia.
-
legati all’effetto sulle aree inferiori
del SNC: il cuore batte più in fretta, la pressione sanguigna
aumenta, la respirazione diventa più veloce e profonda, e la persona
si sente sempre più vigile e pronta. Influenza sui i meccanismi di
regolazione della temperatura della traspirazione (cosicché una dose
eccessiva, aumentando la temperatura corporea, può portare alla
morte).
-Effetti per uso eccessivo:
stato di intossicazione: confusione, ansia, disturbi
del linguaggio, paranoia e allucinazioni.
-
Se si smette di assumere la sostanza:
diminuzione effetti, rilassamento, a mal di testa, vertigini,
svenimenti, senso di spossatezza, sonno profondo e prolungato.
Crack:
forma di cocaina concentrata ancor più potente e capace di suscitare
dipendenza, nota come crack, ha preso piede tra i
consumatori.
Amfetamine.
Stimolanti sintetici.. Tra i più comuni vi sono
-
l’amfetamina,
commercializzata col nome di Benzedrina;
-
destroamfetamina,
commercializzata col nome di Dexedrina;
-
la metamfetamina,
commercializzata col nome di Metedrina; la forma cristallizzata per
essere fumata è nota con il nome di ice.
- Azione specifica:
aumento della liberazione della norepinefrina (invece che
bloccandone la disgregazione, come fa la cocaina, ma con gli stessi
effetti).
- In piccole dosi:
incremento della vigilanza e dell’energia, riduzione dell’appetito.
- Effetti postumi:
come la cocaina profonda depressione, stanchezza.
- Effetti per uso eccessivo:
intossicazione caratterizzata da paranoia, confusione e
allucinazioni.
Tolleranza:
chi assume amfetamine sviluppa rapidamente una forma di tolleranza,
richiedendo sempre più pillole per avere lo stesso effetto. I
consumatori cronici possono arrivare ad aver bisogno di una dose 200
o più volte superiore a quella iniziale. Essi inoltre si sentono,
dopo l’uso,
Ice:
forma cristallizzata della metamfetamina, per
essere fumata. Ha un impatto più immediato e potente, e provoca
gravi problemi sociali.
B. I depressivi
I depressivi riducono o “deprimono” l’attività
del sistema nervoso centrale è vengono soppressi alcuni dei normali
processi dell’inibizione sociale (deprimendo certe regioni del SNC)
à apparenza di un effetto stimolante.
L’alcol
-
Azione specifica:
depressivo del SNC.
- A piccole dosi:
socievole e ben " disposta verso gli altri.
- Quando l’alcol raggiunge il cervello:
mancanza di coordinazione; indebolimento della percezione di stimoli
termici e dolorifici; il linguaggio diventa confuso; i processi di
pensiero si alterano; la visione si offusca.
- A dosi elevate:
effetto sedativo generale, sonno, coma e, a volte, la morte.
-
Effetto sul comportamento emotivo:
si può diventare amichevoli o ilari, tristi o taciturni, aggressivi
e violenti.
L’effetto non è sempre lo stesso, variando da persona
a persona. Le differenze individuali dipendono da una complessa
interazione di fattori quali la personalità del bevitore, l’ambiente
sociale e la ragione del bere.
- Sindrome da astinenza:
l’abuso sistematico di alcol porta di solito alla dipendenza
(alcolismo) e, in mancanza di alcol, alla conseguente sindrome
da astinenza. Nel giro di qualche ora, chi è dipendente dall’alcol
può cominciare a tremare, a provare una forte spossatezza, ad
avvertire nausea e a vomitare. Il cuore batte più velocemente, la
pressione sanguigna aumenta. La persona è pervasa da ansia e
depressione.
- Delirio da astinenza da alcol o delirium tremens:
casi estremi di sindrome da: confusione mentale, allucinazioni
visive (come essere assaliti da bestiole o insetti). Se la persona
non riprende a bere, questa sindrome da astinenza svanisce nel giro
di una settimana.
-Abuso cronico:
ingrossamento e sclerosi (cirrosi) del fegato, e ciò risulta spesso
fatale.
Gli oppiacei.
Naturali: oppio e i suoi derivati: l’eroina, la morfina e la
codeina.
Sintetici: metadone
L’oppio
è ricavato da un liquido lattiginoso che proviene
dalle capsule dei semi del papavero.
- Effetti:
fumare l’oppio provoca un intenso benessere e l’impressione di
distacco dal corpo.
- Dipendenza:
rapida dipendenza fisica dalla droga.
- Morfina
(da Morfeo ): proprietà analgesiche dell’oppio,
calmante, ipnotico.
Eroina:
il tentativo di trovare una forma di oppio che non generasse
dipendenza produsse un nuovo derivato, l’eroina. In verità si
è giunti alla conclusione che non esiste
alcuna sostanza oppiacea che non susciti dipendenza.
-
Durante le poche ore di benessere,
quando l’eroina deprime i centri dell’emozione del sistema nervoso
centrale, il consumatore è pressoché inerte. Le pupille sono ridotte
a minuscoli puntini, non si è granché interessati né al cibo né al
sesso.
-
la fase di benessere è seguita quasi
immediatamente dall’insorgere di una dolorosa sindrome da
astinenza: ansia pervasiva, aumento della traspirazione,
respirazione più frequente, manifestazione di molti sintomi di un
forte raffreddore.
-
una dose eccessiva deprime i centri
respiratori del sistema nervoso centrale fino a interrompere la
respirazione.
Metadone:
oppiaceo sintetico. Sembrano agire sul sistema
nervoso esattamente come l’oppio naturale e i suoi derivati.
Le sostanze sedativo-ipnotiche.
A basse dosi sono detti sedativi: si limitano
a calmare la persona.
Ad alte dosi sono detti ipnotici o
sonniferi e provocano il sonno.
Barbiturici.
- Azione specifica:
inibiscono l’attività dei neuroni collegati ai centri attivatori
della formazione reticolare e inducono perciò il sonno.
- Effetti:
favorisco il sonno. Sono usati soprattutto come ipnotici
(sonniferi), meno come calmanti, per la qual cosa si preferiscono i
tranquillanti.
- A basse dosi:
un effetto calmante e rilassante,
- Ad alte dosi:
possono provocare difficoltà respiratorie.
- L’uso cronico:
porta a un’accresciuta tolleranza e a una sindrome da astinenza non
dissimile da quella prodotta dall’alcol: nausea, vomito,
spossatezza, ansia e depressione.
-Tolleranza:
col passare del tempo per indurre il sonno, occorre una quantità di
sostanza sempre maggiore. Perciò si arriva a dover assumere, per
addormentarsi, una dose vicina a quella letale.
Benzodiazepine
Note come ansiolitici o tranquillanti
minori (i “tranquillanti maggiori” sono le fenotiazine, per
esempio la thorazina, considerate farmaci antipsicotici).
Sono superiori ai barbiturici, perché:
-
riducono l’ansia senza intontire la
persona;
-
agiscono a dosaggi molto bassi ed è
perciò meno probabile che producano dipendenza;
-
hanno un effetto meno marcato sui
centri respiratori, riducendo il rischio di un sovradosaggio fatale.
C. Gli allucinogeni
- Principali allucinogeni:
LSD, mescalina.
- Effetti:
allucinazioni; alterazioni degli stati di coscienza. Nel giro di
un’ora dall’ingestione della sostanza, le percezioni, soprattutto
quelle visive, molto più vivide. colori più intensi. Parti di una
scena prima insignificanti saltano a11’occhio in modi
incredibilmente dettagliati. Gli oggetti inanimati si muovono e
cambiano di forma. Possono presentarsi allucinazioni, come forme
geometriche in rapido movimento che appaiono e scompaiono. Può aver
luogo il fenomeno della sinestesia: è possibile “vedere” i
suoni e “udire” i colori. La percezione del tempo può essere
rallentata, o dilatata.
Anche se gli effetti dell’LSD sulle emozioni possono
essere piacevoli, molte persone avvertono un senso di
spersonalizzazione e di distacco; alcuni sprono anche di attacchi di
panico.
- Azione specifica:
tutte le sostanze allucinogene hanno lo stesso sito di azione sul
cervello: le cellule recettrici cui normalmente si lega la
serotonina. I vari allucinogeni vengono assorbiti da
gruppi di cellule recettrici della serotonina (i recettori 5-HT),
producendo effetti simili a quelli di un tipo di serotonina liberata
naturalmente. Inoltre tutti gli allucinogeni sono bloccati nella
loro azione dalle stesse sostanze che bloccano gli effetti della
serotonina.
- Tolleranza incrociata:
tutti gli allucinogeni producono questo effetto , per il quale
l’uso dell’uno riduce gli effetti dell’altro.
D. La canapa indiana
La canapa indiana (Cannabis sativa) contiene
una sostanza detta THC (tetraidrocannabinolo) con potere psicoattivo.
Dalla canapa indiana si estraggono diverse sostanze che si
differenziano per la loro concentrazione di THC. Le principali
sostanze che se ne ricavano sono:
-
marijuana:
ottenuta dalle foglie tritate e dalle estremità in fiore della
pianta della canapa. Ha una bassa quantità di THC.
-
ashish:
è la resina pura della pianta. Ha un’elevata quantità di THC.
- Effetti generali:
Il THC altera le funzioni percettive. Essa produce
-
stati di benessere e disinibizione
simili a quelli prodotti dall’alcol;
-
sensazioni di rilassamento e
spossatezza come quelle indotte dai sedativi
-
distorsioni.ipnotiche, sensoriali e
percettive analoghe a quelle che si avvertono dopo l’assunzione di
un blando allucinogeno.
È per l’insieme composito di questi effetti che la
marijuana e gli altri derivati dalla canapa vengono inclusi in una
categoria autonoma di sostanze psicoattive.
-
A basse dosi:
la maggior parte dei consumatori avverte inizialmente un senso di
rilassato benessere: alcuni diventano più loquaci, altri più quieti
e contemplativi. Molti riferiscono che le loro percezioni e le loro
esperienze sensoriali diventano più intense. Colori e suoni neppure
notati in precedenza diventano più vividi e forti; lo spazio e le
forme possono apparire distorte, il tempo rallenta. Tuttavia, anche
se molte persone avvertono solamente effetti positivi, altre
diventano ansiose e irritabili.
- Sintomi fisici:
gli occhi, al dilatarsi dei vasi sanguigni, si arrossano; la bocca,
per l’inibizione del flusso salivare, si dissecca; il cuore batte
più rapidamente; spesso, l’appetito aumenta. Man mano che altre
quantità di THC entrano in circolo, il consumatore si sente sempre
più intontito: il linguaggio può diventare confuso e i pensieri
alterati, le situazioni possono apparire straordinariamente buffe
e ispirare lunghi accessi di risa. Infine, il consumatore cade
in nn sonno profondo.
- Uso cronico:accresciuta
tolleranza e una sindrome da astinenza caratterizzata da
disappetenza, naso gocciolante, diarrea e sudorazione. Tra i
pericoli a lungo termine vi sono l’insorgenza di malattie polmonari
e la riduzione della fertilità.
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