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Le Emozioni

 
 

Introduzione

Gli esperti del comportamento umano trovano sempre più che le emozioni giocano un ruolo centrale come meccanismo di mediazione fra la motivazione, la cognizione e il comportamento.

Cosa sono le emozioni? Perché proviamo le emozioni? È proprio vero che le emozioni sono passioni irrazionali che spesso ci impediscono di agire in maniera ragionevole? Qual è la loro funzione? Gli animali provano emozioni? Esistono differenze fra le culture?  

L’influenza delle emozioni sugli aspetti sociali.

 L’emozione influenzano svariati gli aspetti sociali della vita dell’uomo:

 A)     La cognizione:

-          Le emozioni influenzano molti processi della cognizione sociale: la percezione, il giudizio, la memoria, la prestazione nel compito, il problem-soling e molti altri aspetti del funzionamento individuale

 

-          Le emozioni hanno un ruolo importante nel cambiamento di atteggiamenti.

 B)      Il comportamento

 C)      L’interazione

-          la segnalazione delle emozioni, attraverso il comportamento espressivo, ha un ruolo decisivo. Il processo e l’esito delle negoziazioni e degli incontri sociali dipendono dallo scambio di questi segnali, per esempio, i segnali di minaccia e di pacificazione.

 D)      Il fenomeno dell’aggressività e del comportamento prosociale

-          L’aggressività è strettamente collegata alle emozioni, in particolare alla frustrazione e alla rabbia.

 

-          Le emozioni influenzano anche il comportamento prosociale. Numerose ricerche hanno dimostrato che la probabilità che un soggetto si comporti in maniera altruistica dipende in maniera complessa dall’umore e dalle emozioni.

 E)       Formazione e gestione delle relazioni sociali

Le emozioni hanno un ruolo centrale in relazioni sociali come:

-          l’amicizia, il matrimonio, la perdita di un partner;

-          gli incontri sociali quotidiani più superficiali.

-          nelle dinamiche di gruppo del comportamento collettivo. Relativamente al comportamento delle masse si postula, ad esempio, un meccanismo di contagio emozionale per spiegare la natura irrazionale del comportamento delle persone quando si trovano in grandi folle.

 

 Cos’è un’emozione?

 Un problema fondamentale per gli psicologi: cos’è esattamente l’emozione? L’accelerazione del battito cardiaco (risposta fisiologica)? Lo spalancarsi della vostra bocca e dei vostri occhi (risposta espressivo-motoria)? Il respiro affannoso? O l’improvviso impulso alla fuga (risposta comportamentale)? Oppure la sensazione di essere in pericolo (sensazione), qualcosa che chiamate paura quando vi si domanda di esprimere il vostro stato d’animo? O una combinazione di tutti questi diversi aspetti?

 Sfortunatamente, le definizioni di emozione sembrano essere numerose quanto le teorie delle emozioni

 Esistono diversi approcci alla definizione del fenomeno emozione (che tratteremo di seguito).

 

q       La teoria di James-Lange: la posizione periferica

William James (professore di psicologia e filosofia all’Università di Harvard, uno dei fondatori della psicologia sperimentale moderna) e Cari Lang (il fisiologo danese), concordano nel sostenere l’ipotesi detta posizione periferica (poiché si concentra sul sistema nervoso periferico, autonomo e somatico, piuttosto che su quello centrale) per la quale:

Emozione = percezione della sensazione fisica-corporea

vale a dire:

-          un’emozione è provocata dalla consapevolezza, da parte della persona, di uno specifico modello di cambiamenti a livello corporeo (arousal).

-          “i cambiamenti a livello corporeo derivano direttamente dalla percezione del fatto eccitante, e che la nostra sensazione dei medesimi cambiamenti nel momento in cui avvengono è l’emozione”

 Tra le varie teorie periferiche esiste un disaccordo sulla questione:

Posto Emozione=Sensazione, l’emozione è la causa delle reazioni corporee tipiche e delle tendenze d’azione, o piuttosto la loro conseguenza?

 

q       L’emozione come costrutto psicologico

 In primo luogo, ci occorre una definizione operativa di emozione e/o sensazione. Come molti altri termini psicologici, sia nella psicologia profana che in quella scientifica, l’emozione è vista come

un costrutto ipotetico, che non è direttamente osservabile, ma può essere inferito da vari indicatori e dalla loro interazione.  

Alla fine si può convenire con la seguente: 

Definizione:

L’emozione è vista attualmente come un costrutto ipotetico superordinato che include come componenti della sua globalità:

-          la sensazione o sentimento (variabile sull’asse piacevole/spiacevole, eccitazione/depressione, tensione/rilassamento);

-          l’espressione motoria (attraverso il volto, la voce e i gesti)

-          cambiamenti (aumento o diminuzione) della attivazione neuro-fisiologica (a livello neurale, ormonale, viscerale, muscolare, frequenza caridiaca, pressione sanguigna, respirazione, sudorazione, ecc.)

-          l’elaborazione e valutazione cognitiva (appraisal)

-          le tendenze d’azione (attacco, fuga, immobilizzazione, ecc..)

 

L’emozione può essere definita come un

episodio  caratterizzato da cambiamenti ampi, interrelati e sincronizzati,  in vari sottosistemi dell’organismo - sensazione, espressione motoria, apparati neurofisiologici, elaborazione cognitiva, tendenze d’azione - che si verifica in risposta a un evento di importanza fondamentale per l’organismo.

Tale episodio è un processo dinamico, con un inizio e una fine, e di durata relativamente breve. 

Riformulando:

Emozione = un insieme di reazioni fisiche e psichiche come risposta ad uno stimolo esterno. Lo stimolo o evento emotigeno è un evento critico, cioè di particolare importanza per la persona; la risposta è processo dinamico, con un inizio e una fine, e di durata relativamente breve, che coinvolge la persona pervasivamente e intensamente, costituito da un insieme di cambiamenti a vari livelli fisici e psichici: sentimentale, neurofisiologico, espressivo-motorio, cognitivo, comportamentale. I sottosistemi dell’organismo coinvolti in tali cambiamenti risultano interrelati e sincornizzati nel fronteggiare l’evento critico.

 

Osservazioni:

-          Invece di parlare di stati emozionali, dovremmo riferirei agli episodi emozionali, o processi emozionali per sottolineare la  natura dinamica dell’emozione. 

-          L’emozione può essere intesa come risposta a una crisi (in senso positivo o negativo) 

-          Ciascun cambiamento a ciascun livello può essere visto come  “modello di risposta”. 

-          Alcuni autori hanno affermato che la componente della tendenza d’azione è di fatto l’aspetto più importante dell’emozione, perché ne definisce la specificità.

-          La maggior parte degli psicologi delle emozioni distinguono le tendenze d’azione dal comportamento strumentale osservabile. I comportamenti di fuga o d’attacco non sono considerati in genere componenti dell’emozione, ma sono visti piuttosto come la conseguenza dell’emozione a livello comportamentale. 

-          La valutazione cognitiva, o appraisal, è una componente essenziale dell’emozione: per attribuire un significato a ciò che accede (stimolo elicitante), occorre un certo tipo di elaborazione dell’informazione, non importa quanto rudimentale. 

  L' attività cognitiva di valutazione spesso si modifica rapidamente quando si rendono disponibili informazioni nuove. 

-          Il numero delle componenti dell’emozione – sensazione, cambiamenti fisiologici, espressione motoria, tendenze d’azione, elaborazione cognitiva diretta – includono la maggior parte, se non tutti, gli aspetti del funzionamento psicologico.

-          L’emozione non è ancora un comportamento, ma un aspetto del comportamento umano.

  

Come possiamo distinguere le emozioni dagli altri processi psicologici?

 

Emozione, umore, emotività

·         L’emozione è un processo dinamico, con un inizio e una fine, e di durata relativamente breve. Questo ci consente di distinguere l’emozione da altri costrutti psicologici, quali:

-          l’umore: generalmente più diffuso, di durata assai maggiore e non necessariamente scatenato da un evento concreto.

-          l’emotività: un tratto di personalità relativamente stabile.

 

·         Un modo per sottolineare la natura speciale dell’emozione come risposta a una crisi (in senso positivo o negativo) è quello di postulare che le varie componenti psicologiche e fisiologiche interagiscano secondo modalità molto specifiche durante l’episodio emozionale.

Scherer ha suggerito che

 

tutti i sistemi corporei e mentali - normalmente impegnati a svolgere la propria funzione specifica - nell’episodio emozionale sono coordinati e sincronizzati per affrontare quella che potrebbe essere una situazione di crisi (positiva o negativa), rilevante per gli scopi del soggetto.

 

  

Le funzioni dell’emozione (Perché proviamo le emozioni?)

 La messa in funzione dei processi di un episodio emozionale comporta dei costi: da un lato, si impedisce ad alcuni sottosistemi di eseguire la loro normale funzione (per esempio, non possiamo digerire o pensare con lucidità quando siamo preda di una forte emozione); dall’altro, la forte mobilitazione di energie riduce le risorse dell’organismo (questa è la ragione per cui l’attivazione prolungata delle emozioni può essere considerata uno stress).

Allora: perché esistono meccanismi così costosi? Ovvero:

Quali sono le funzioni delle emozioni? 

Ci sono almeno 5 funzioni importanti, relative a:

-          l’evoluzione della specie

-          il sistema di segnali sociali

-          flessibilità del comportamento

-          l’elaborazione delle informazioni

-          regolazione e controllo 

1.       L’importanza delle emozioni per l’evoluzione della specie

Come per altri fenomeni psicologici, la domanda concernente il “perché” o “per quale scopo” (cioè la funzione di' un particolare meccanismo) può ricevere una risposta più adeguata prendendo in considerazione la filogenesi del processo o del comportamento in oggetto, cioè la sua evoluzione.

La mente, il comportamento umano e la morfologia del corpo sono tutti il prodotto dell’evoluzione. 

Hebb e Thompson hanno mostrato che gli esseri umani sperimentano emozioni in misura superiore a tutti gli altri animali. Questo risultato è sorprendente, se si considera che gli esseri umani sono considerati i primi esseri veramente razionali. Come possiamo spiegare questo paradosso? 

Una risposta proviene da una monografia scritta da Charles Darwin, che nel libro L’espressione dei sentimenti nell’uomo e negli animali affermò che 

le emozioni svolgono funzioni utili per l’organismo, dal punto di vista dell’organizzazione del comportamento adattivo e della regolazione dell’interazione nelle specie che hanno una vita sociale.  

Quindi, come meccanismo selezionato nel corso dell’evoluzione, l’emozione favorisce l’adattamento ai cambiamenti significativi che si verificano nell’ambiente fisico e sociale.

 E in particolare 

i segnali emozionali sono elementi fondamentali di modelli di comportamento un tempo adattivi; ovvero l’espressione delle emozioni si sarebbe evoluta a partire da modelli comportamentali adattivi. 

Inoltre, I segnali prodotti dagli animali sarebbero dei precursori dell’espressione delle emozioni negli esseri umani. 

2. Le emozioni come sistema di segnali sociali

La tesi più autorevole è stata l’affermazione di Darwin secondo cui  

l’espressione delle emozioni funge da sistema di segnalazione complesso nella comunicazione fra gli animali e fra gli esseri umani.

L’espressione delle emozioni di un organismo:

-          consentire agli altri di inferire le reazioni nei confronti di un determinato evento o azione

-          serve anche a segnalare una particolare tendenza d’azione (per esempio, l’aggressività, nel caso della rabbia), che può influenzare il processo di interazione successivo.

Nell’interazione sociale fra gli esseri umani è dimostra l’importanza

-          dei segnali di affetto nel delicato compito di formare relazioni con i nostri compagni, uomini e donne, nell’interazione nei gruppi e in molti altri ambiti della vita sociale.

-          dei segnali emozionali che sono inviati spesso per ragioni tattiche nelle situazioni di negoziazione (per esempio, la finta rabbia dei rappresentanti sindacali nei confronti dell’aumento dei salari “ridicolmente basso” proposto dagli industriali).

 

3. Le emozioni permettono la flessibilità del comportamento in modo adattivo

Come detto, per Darwin i segnali emozionali sono elementi fondamentali di modelli di comportamento un tempo adattivi. Questo evidenzia un altro aspetto importante delle funzioni delle emozioni:  

le emozioni  servono ad organizzare il comportamento adattivo, ma di per sé non sono ancora un comportamento. 

Noi concepiamo le emozioni come

dei meccanismi di risposta quasi automatici, che non sono completamente liberi di attivarsi o disattivarsi a piacere,

ma

anche meccanismi che non eseguono ciecamente le semplici catene stimolo-risposta.

Precisamente:  

mentre nelle catene S-R una risposta specifica è direttamente associata allo stimolo elicitante, le emozioni separano lo stimolo elicitante (evento emotigeno) dalla risposta (reazione comportamentale) sostituendo l’automatismo delle reazioni istintive con una preparazione nei confronti di diverse reazioni alternative.

 In tal modo, anche se l’emozione prepara una risposta che potremmo considerare adattiva in termini evoluzionistici, tra l’elicitazione dell’emozione dall’esecuzione di un modello comportamentale reattivo l’emozione guadagna un certo tempo di latenza che consente di valutare altri aspetti della situazione (probabilità di successo o gravità delle conseguenze di una determinata azione) permettendo così di scegliere una reazione ottimale fra un ampio ventaglio di possibilità.

 In breve 

la separazione dello stimolo dalla risposta, consente di valutare più a fondo la situazione e la risposta, e di negoziare il comportamento e l’interazione sociale 

Tutto ciò significa la possibilità di un comportamento più flessibile e adattivo: difronte ad uno stesso stimolo emotigeno l’organismo può scegliere fra diverse risposte possibili (anche se un certo automatismo permane!) sullo sfondo di tendenze all’azione prodotte in maniera automatica. 

Possiamo evidenziare che:

data la sua funzione cruciale nell’adattamento, non sorprende che l’emozione chiami in causa virtualmente tutti i sottosistemi dell’organismo, che sono sincronizzati durante un episodio emozionale allo scopo di chiamare a raccolta tutte le risorse dell’organismo in uno sforzo di adattamento.  

Tale meccanismo sembrerebbe la funzione più importante dell’emozione. 

Osservazione:

Lo sviluppo delle emozioni, che  ha permesso di separare le contingenze stimolo-risposta istintive, è un prodotto del processo evolutivo.  

Personalizzazione e specificità

Sebbene la separazione dello stimolo dalla risposta consente di valutare più a fondo la situazione e la risposta, e di negoziare il comportamento e l’interazione sociale, l’evoluzione, nella sua saggezza, fornisce anche una preparazione specifica per l’azione, alla quale l’organismo può ricorrere soprattutto nelle situazioni di urgenza e quando l’eccesso di valutazione e lo scambio di segnali potrebbero avere conseguenze negative, come quando c’è un pericolo imminente.

In breve:

il processo evolutivo con l’emozione ha fornito un tempo di latenza tra stimolo e risposta che consente di scegliere fra un vasto repertorio di risposte possibili, e allo stesso tempo prepara automaticamente delle particolari tendenze all’azione che permettono le risposte adattive di emergenza.

 L’amplificazione delle motivazioni (Tomkins)

Una funzione interessante collegata alla flessibilità e adattibilità del comportamento, è la funzione di amplificazione delle motivazioni:

-          le emozioni ci dicono cosa è importante per noi in un momento particolare

-          la tendenza all’azione prodotta da una particolare emozione dà una priorità assoluta alla motivazione o scopo sottostante.

Pertanto, l’emozione è fortemente legata alla motivazione. 

 

4. L’elaborazione dell’informazione

L’emozione è strettamente collegata anche alla cognizione o all’elaborazione dell’informazione. Quando non ci serviamo più di meccanismi S-R innati, ci occorrono dei criteri per valutare l’enorme quantità di informazioni che colpiscono costantemente il nostro apparato sensoriale.

Gli psicologi cognitivisti sono sempre più consapevoli che  

l’elaborazione dell’informazione, non segue regole in maniera “fredda” e analitica, ma consiste di “cognizioni calde”, ovvero di cognizioni  regolate  da  reazioni emozionali che ci aiutano a selezionare gli aspetti rilevanti da quelli irrilevanti, gli aspetti importanti da quelli meno importanti. 

In particolare  la valenza - cioè il piacere e il dolore, la piacevolezza e la spiacevolezza – determina la trasformazione delle cognizioni fredde in cognizioni calde.  

Alcuni criteri che utilizziamo per valutare le informazioni in ingresso si basano su preferenze innate (es: i neonati reagiscono con emozioni positive al gusto dolce e con emozioni negative al gusto amaro); tuttavia,  

molti criteri che impieghiamo per valutare lo stimolo sono appresi durante la socializzazione, e sono rappresentati da bisogni, preferenze, scopi e valori. 

 

5. Regolazione e controllo: il ruolo della sensazione fisica

Nell’uguaglianza della teoria periferica “emozione = sensazione” la sensazione coincide con la percezione, e quindi con il monitoraggio, dei soli cambiamenti fisiologici.

Si avanza l’ipotesi che la sensazione rifletta, invece, tutto ciò che accade nel processo di sincronizzazione dei diversi sottosistemi del1’organismo. Pertanto: 

le nostre sensazioni (fisiche) servono a riflettere e a integrare tutte le altre componenti dell’episodio emozionale, (i cambiamenti nel sistema nervoso, i segnali espressivi che inviamo all’ambiente, l’appraisal della situazione, la tendenza all’azione), permettendoci di controllare costantemente ciò che sta accadendo, monitorando lo stato di tutte queste componenti, la loro sincronizzazione o desincronizzazione man mano che si modificano durante il processo emozionale.

 In questi termini, si può concludere che: 

la  sensazione - come riflesso integrato di tutti i sottoprocessi che consente di avvertire costantemente ciò che sta accadendo - è quella componente dell’emozione che funge da sistema di  feedback per il monitoraggio, il controllo e la regolazione del processo delle emozioni.

 Osservazioni:

-          Tale feedback è ampiamente utilizzato per le relazioni sociali.

-          La sensazione è forse l’unica componente  che manca nel sistema emozionale dei mammiferi non umani e perfino nei primati superiori.

-          Noi non siamo completamente indifesi di fronte al mare di emozioni o passioni nel quale siamo gettati; possiamo infatti controllare, regolare o modulare le emozioni.

-     La regolazione delle emozioni può essere altrettanto importante, per la società umana, della segnalazione delle emozioni. Secondo alcuni lo sviluppo della civilizzazione presuppone una crescente capacità di controllare le emozioni.

  

Feeling rules

La regolazione non significa necessariamente soppressione o inibizione delle emozioni. Esistono anche delle “regole di esibizione” delle emozioni (feeling rules) che richiedono di intensificare i sentimenti appropriati in situazioni sociali particolari.

Queste regole richiedono non solo di fingere una particolare emozione (emettendo i segnali appropriati), ma anche di provarla realmente.

La sequenza

Possiamo tornare ora al tema della sequenza che abbiamo discusso sopra. Se la sensazione fisica svolge una funzione di monitoraggio, riflettendo e integrando tutte le altre componenti dell’emozione, allora, come postulano James e Lange, deve essere una conseguenza dell’emozione piuttosto che una causa. Tuttavia, non ci aspettiamo di trovare catene causali semplici, come “tremo, perciò ho paura”, bensì una rete dinamica complessa di interrelazioni fra le diverse componenti. In particolare, le sensazioni non riflettono solo i cambiamenti nel corpo ma anche la valutazione, da parte dell’individuo, della situazione che provoca l’emozione.

 

Cosa provoca le emozioni e come è possibile distinguerle?

Argomento: elicitazione e differenziazione delle emozioni:

1)       l’elicitazione: quali sono gli stimoli che provocano le risposte emozionali

2)       differenziazione: qual è l’emozione specifica suscitata da un particolare tipo di stimolo.

In breve:

-          Teoria periferica (James): evento emotigeno à attivazione nuerofisiologica specifica del sistema nercoso periferico  à emozione = percezione dell’attivazione

-          Teoria dei due fattori (Schachter): evento emotigeno à attivazione neurofisiologica genericha del sistema nervoso simpatico à 1)emozione = percezione dell’attivazione + 2)spiegazione cognitiva del’attivazione.

-          Teoria dell’appraisal:  evento emotigeno à appraisal primario + appraisal secondario + reappraisal à emozione

 

 

q       Concetti filosofici

 Le persone comuni non comprendono la domanda: sembra chiaro a tutti il motivo per cui si reagisce con una particolare emozione in una certa situazione, per esempio provare paura quando si incontra un orso o un uomo che impugna un coltello. Se le cose stanno così, allora qual è il problema? Il problema sta nel fatto che spesso  

le informazioni sulla situazione non ci consentono, da sole, di prevedere l’emozione risultante.

 Sembra che

uno dei fattori decisivi per suscitare le emozioni e per differenziarle sia l’interazione fra il tipo di situazione e il significato dell’evento - dal punto di vista dei bisogni, degli scopi e dei valori importanti dell’individuo-  per la persona che sperimenta l’emozione.

 Questo vuol dire che

la componente dell’emozione essenziale nel caratterizzare il tipo di emozione, e quindi di differenziarle tra loro, è l’appraisal cioè la valutazione dell’evento relativamente alle implicazioni che esso ha sui bisogni, scopi, valori importanti per l’individuo

 Per James il tipo di emozione che si sperimenta dipende invece dalla componente della percezione, cioè dalla natura specifica dei cambiamenti corporei (anche se perfino James dovette ammettere che la natura di questi cambiamenti corporei, a sua volta, era determinata dall’“idea” schiacciante del significato degli elementi di una situazione per il benessere dell’organismo). Per la teoria periferica, quindi, esistono  tanti modelli differenziati di cambiamenti fisiologici quanti sono gli stati emozionali. 

 q       La teoria dei due fattori di Schachter

 Verso gli anni ‘60 Schachter fu uno dei primi a proporre una teoria cognitiva delle emozioni. Anche se accettava diversi concetti fondamentali della teoria di James-Lange (come il fatto di assegnare un ruolo centrale all’attivazione del sistema nervoso periferico) Schachter suggerì che

-          per elicitare “l’emozione = sensazione”. è sufficiente la percezione dell’arousal (intesa come attivazione neurofisiologica non specifica,  definita come attivazione del sistema nervoso simpatico, e catalogata da sensazioni come l’accelerazione del battito cardiaco, il tremito alle gambe, il rossore al volto, ecc.) .

-          per suscitare e differenziare le emozioni come sensazioni, non ci si basa sulla natura specifica dell’arousal, bensì sulla presenza di due fattori (o elementi):

1)       la percezione dell’arousal (aumento di attivazione del sistema nervoso simpatico)

2)       le cognizioni riguardanti l’interpretazione dell’aumento di attivazione sulla base dell’evento emotigeno e delle proprie esperienze passate.

Es: Immaginate un uomo che cammini da solo lungo un viottolo buio, e improvvisamente compaia una figura con una pistola. La percezione-cognizione “figura con la pistola” suscita in qualche maniera uno stato di attivazione fisiologica; questo stato di attivazione è interpretato alla luce delle conoscenze sui viottoli bui e sulle pistole, e l’attivazione è denominata “paura”.

 

In realtà Schachter non era interessato alle condizioni normali; ma si concentrò sulle situazioni in cui i due fattori non sono collegati.

-Cosa accade, si domandò, se una persona avverte un aumento di attivazione per il quale non vi siano né una spiegazione immediata, né cognizioni appropriate? Schachter affermò che questa situazione attiverebbe un processo di “ricerca di informazioni e autoattribuzione”: se percepisco un aumento nel livello di attivazione del sistema nervoso simpatico che non posso attribuire a un fattore esterno, so che probabilmente proverò un’emozione. A questo punto, esaminerò attentamente il mio ambiente fisico e sociale, e sulla base di tutti gli indizi rilevanti, deciderò qual è l’emozione appropriata. È questa l’emozione che proverò (naturalmente, non si assume che questi processi siano volontari o consapevoli).

 

Il sociale nelle emozioni (I)

-          Nei casi in cui non è possibile spiegare facilmente un livello di attivazione fuori dalla norma, ci rivolgeremo all’ambiente sociale per trovare degli indizi utili.

-          Le informazioni provenienti dall’ambiente sociale (in particolare le altre persone) sono utilizzate come guida per formare i giudizi e per compiere scelte in situazioni di incertezza..

-          La nostra esperienza emozionale, da sempre ritenuta un argomento molto personale e direttamente collegato alla complessità delle vicende che avvengono all’interno del corpo, è soggetta a una molteplicità di fattori di influenza sociale e in certe condizioni può essere anche suscettibile di manipolazione.

 

 

q       Le teorie dell’“appraisal”

Le teorie dell’appraisal rappresentano la concezione attualmente più accreditata sull’elicitazione e la differenziazione delle emozioni. In esse si stabilisce una corrispondenza biunivoca tra tipo di appraisal e tipo di emozione esperita.

Il modello di Lazarus si configura come segue:

 

 

 
 Lazarus chiamò il suo modello “transazionale”:  

il significato dell’evento è determinato oltre che dalla natura dell’evento, dai bisogni e dalle risorse della persona. Queste due determinanti interagiscono o sono in rapporto di transazione, ed è il risultato di questa transazione che determinerà la natura dell’emozione, o la quantità di stress sofferto.

 

Appraisal e re-appraisal

Lazarus sottolinea l’esistenza di un processo di appraisal, seguito da valutazioni successive di re-appraisal che spesso modificano e correggono le prime impressioni, e pertanto le emozioni risultanti.

 La corrispondenza appraisal ß à emozione

Le teorie dell’appraisal evidenziano che:

esistono tante emozioni diverse quanti  sono gli esiti del processo di appraisal 

Molti teorici dell’appraisal hanno azzardato delle previsioni sulle condizioni in cui dovrebbero comparire certi tipi di emozioni come risultato di particolari modelli di risultati di appraisal. 

Miscele emozionali

Gli esperimenti eseguiti oltre a evidenziare i legami ipotizzati fra appraisal ed emozione, hanno mostrato anche l’importanza delle miscele emozionali (emotion blends):

è probabile che l’appraisal complesso di una certa situazione, da parte di una persona particolare, susciti una mescolanza di emozioni diverse, invece di una singola emozione specifica.  

Le verifiche empiriche di queste teorie dell’appraisal si scontrano con un grosso problema metodologico: è difficile valutare la natura dei processi di appraisal cognitivo che precedono l’emozione, indipendentemente dallo stato emotivo sottostante. 

Il sociale nelle emozioni (II)

Per gli psicologi  il meccanismo di appraisal che precede le emozioni è particolarmente importante poiché può aiutare a spiegare le differenze culturali nelle situazioni che provocano emozioni e nell’esperienza emozionale. Anche se possono esistere alcuni criteri di appraisal innati o acquisiti a livello universale, nella maggior parte dei casi i criteri di appraisal dipenderanno dai bisogni acquisiti, e da scopi e valori culturalmente definiti. 

Il modo in cui i sistemi di valore socioculturali influenzano la vita emozionale è a tutt’oggi poco studiato. La maggioranza delle ricerche sulle differenze interculturali nell’esperienza emozionale si sono concentrate sulle differenze fra le parole disponibili nelle varie lingue per esprimere le emozioni. Per l’analisi psicologica sarebbe molto più fruttuoso uno studio comparativo sull’importanza dei valori, degli scopi, degli schemi di persona, delle attribuzioni causali e di altri costrutti che influenzano il processo di appraisal che precede l’emozione. 

 

q       Le controversie attuali

Raramente vengono criticati gli assunti di base delle teorie dell’appraisal

Tuttavia, su alcuni temi si sono avuti dei dibattiti molto accesi:

1)       Presunto eccesso di cognitivismo nella teoria dell’appraisal, ci si scontra su quanta cognizione è veramente necessaria affinché si sperimenti un’emozione”  e sull’eventualità che esista un “sistema affettivo” relativamente indipendente dai processi cognitivi.

Infatti, i termini stessi di valutazione e appraisal implicano l’esistenza di un’attività corticale superiore, e possibilmente consapevole, che precede l’attivazione dell’emozione. In molti casi è evidente che le cose non stanno così. Una emozione abbastanza intensa può essere prodotta da una reazione immediata, quasi automatica, che sembra precludere gran parte dei pensieri e delle valutazioni a livello consapevole. 

 

2)       Il numero dei criteri di appraisal utilizzati dai soggetti e la natura del processo di appraisal.

In genere non c’è accordo sul numero minimale di criteri di valutazione necessari a differenziare le varie esperienze emotive. Alcuni autori propongono un numero di criteri molto basso. Altri hanno suggerito un insieme di criteri molto più ampio (distinguendo così le diverse emozioni a livello più minuzioso).

Queste differenze sono collegate alla domanda relativa a quante emozioni esistano: esiste solo un numero limitato di emozioni di base o fondamentali e/o un numero limitato di circuiti emozionali nel cervello, oppure esistono tante emozioni diverse quanti sono i risultati del processo di appraisal?

  

Esistono modelli di risposta specifici per i diversi tipi di emozioni?

 

Come detto l’evento emotigeno produce un insieme di risposte a vari livelli: fisiologico, espressivo-motorio, cognitivo, comportamentale. Ci si chiede :

-          se per ciascuna specifica emozione esistono specifici modelli di risposta, per quale dei livelli coinvolti, e in che misura.

-          se l’eventuale specificità è universale o su base culturale

 

Nota: già è stato detto che secondo la teoria di James-Lange esistono modelli di risposta fisiologici periferici specifici per le varie emozioni; secondo la teoria dei due fattori di Schachter la speficità delle emozioni è prodotta solo dal tipo di interpretazione cognitiva dell’attivazione non specifica; e per le teorie dell’appraisal invece esistono la specificità delle emozioni è legata alla specificità del processo di valutazione

 

Esamineremo separatamente ciascuna delle tre principali componenti della cosiddetta triade di risposta delle emozioni: i cambiamenti a livello fisiologico, le espressioni motorie e gli stati emotivi.

 

 

 

q       Le espressioni motorie

 

In breve

Nell’insieme, i dati empirici suggeriscono l’esistenza di modelli espressivi specifici del volto e della voce (così come dei gesti e della postura) per molte delle principali emozioni. È proprio questo il risultato che ci aspetteremmo se l’espressione delle emozioni dovesse fornire dei segnali non ambigui nella comunicazione, che informano l’ambiente sulla reazione emozionale di un organismo e sull’intenzione comportamentale corrispondente

Fermo restanti i risultati della specificità dell’espressione motoria, indaghiamo sull’universalità.

 L’espressione facciale.

Innatismo

Tomkins postulò l’esistenza di un numero limitato di emozioni di base distinte (come amplificatori delle motivazioni, come abbiamo visto) e suggerì che vengono eseguiti dei programmi motori neurali innati quando è provocata la rispettiva emozione attraverso una stimolazione appropriata. Si prevede che questi programmi producano, oltre alle espressioni facciali tipiche, dei modelli di reazione differenziati nella voce e nei sistemi di risposta a livello fisiologico.

Nell’insieme:

-          i dati indicano che le espressioni facciali rappresentate da un attore possono essere decodificate abbastanza accuratamente da giudici provenienti da culture diverse. Questo risultato conferma generalmente l’idea di Darwin secondo cui l’espressione facciale si è evoluta a partire da “abitudini utili” un tempo, che in linea di principio dovrebbero essere le stesse in tutte le culture del mondo.

 

Influenza culturale

Esistono anche prove dell’esistenza di specificità culturali, sia per quel che riguarda la decodifica, dove è stata dimostrata l’esistenza di differenze culturali nella percezione delle emozioni nel volto, sia nella codifica.

Per esempio, anche se si ritiene che esista un’espressione facciale panculturale per il disprezzo, posero a confronto le espressioni del disprezzo negli Stati Uniti e in Italia, e trovarono delle differenze marcate nei modelli facciali di queste emozioni.

 

Quali potrebbero essere le origini di queste differenze culturali nell’espressione?

Wundt parla di  regole di esibizione” :  l’espressione delle emozioni è soggetta a un controllo culturale, e che molte culture sanzionano esplicitamente o implicitamente le espressioni che è legittimo mostrare in circostanze particolari.

 

Le espressioni vocali.

Innatismo

Le rassegne delle ricerche in quest’area sono giunte alla conclusione che i giudici identificano correttamente le emozioni sulla base dei soli indizi vocali, cioè senza una corrispondente informazione verbale,  nel 50 per cento dei casi circa. 

I dati di cui disponiamo confermano che le emozioni espresse a livello vocale sono riconoscibili a livello universale, indipendentemente dalla lingua e dai confini culturali; è plausibile pertanto l’ipotesi che l’espressione vocale, così come l’espressione facciale, sia basata in parte su fattori biologici.

I biologi del comportamento, che studiano la comunicazione vocale fra gli animali, hanno rilevato importanti somiglianze fra le espressioni vocali usate da molte specie diverse nella comunicazione di stati motivazionali-emozionali.. Queste caratteristiche sembrano molto simili a quelle delle vocalizzazioni umane.  

Influenze culturali

Tuttavia, come per le espressioni facciali, esistono delle differenze piuttosto grandi fra le specie e fra le culture, attribuibili ai vincoli posti

-          dai sistemi di comunicazione

-          dalle norme di espressione culturale.

Infatti, queste influenze sulla voce sono ancor più accentuate di quelle sul volto, poiché nel corso dell’evoluzione la voce è divenuta anche il segno che veicola il linguaggio. La voce svolge un doppio compito nel trasmettere un significato linguistico (fonologico e morfologico) ed extralinguistico (collegato allo stato del parlante):

poiché nelle varie culture si parlano linguaggi diversi, con strutture fonologiche e sintattiche notevolmente differenti, potremmo aspettarci notevoli diversità culturali nella segnalazione delle emozioni attraverso la voce.

 I gesti e la postura.

La maggioranza delle ricerche empiriche sui gesti hanno analizzato i movimenti delle mani collegati al linguaggio. Pochissime hanno esaminato il modo in cui le emozioni influenzano la gestualità.

Dopo Darwin, si diffuse l’idea che esistano “atteggiamenti motori specifici” delle singole emozioni. Da un punto di vista funzionale, ha senso ridurre le proprie dimensioni nelle condizioni di paura e sottomissione, e dimostrarsi più grandi di quella che si è realmente nelle situazioni in cui si sta minacciando un avversario. Nel trionfo, ci si aspetta di vedere una postura eretta, nella sconfitta una postura cadente.

q       I cambiamenti a livello fisiologico

Specificità

I cambiamenti nello stato fisiologico non hanno come scopo principale la comunicazione (anche se il rossore, l’aumento della frequenza della respirazione, la tensione muscolare generale, ecc. sono segni abbastanza evidenti di attivazione emozionale e possono essere usati da osservatori esterni per inferire le emozioni). La funzione principale dei cambiamenti fisiologici è di fornire energia e preparare all’esecuzione di azioni specifiche.

Questa era la tesi più importante di Cannon che adottò una posizione centralista, assumendo che per ciascuna delle principali emozioni esistono dei meccanismi speciali all’interno del sistema nervoso centrale, che producono cambiamenti fisiologici appropriati per l’azione nei diversi sottosistemi dell’organismo. 

Sembrano esserci dei modelli coerenti di differenze fra coppie di emozioni specifiche su alcuni parametri fisiologici.

Se persino le emozioni deboli come quelle generate in laboratorio producono modelli di risposta fisiologici distinguibili, è legittimo aspettarsi che le emozioni più forti mostreranno dei modelli più nettamente differenziati. 

A causa di mancanze di prove  riguardo la specificità, alcuni psicologi hanno affermato che l’idea di una differenziazione fisiologica dovrebbe essere sostituita dall’assunzione di un’attivazione generalizzata non specifica. 

q       Le sensazioni interne 

La sensazione interna rappresenta una delle componenti delle emozioni e rappresenta l’esperienza di consapevolezza dei fenomeni che accadono all’interno del nostro corpo durante un episodio  emotivo, riflettendo il contesto complessivo dell’episodio emozionale. 

Sotto un certo profilo, la sensazione può essere la componente più importante delle emozioni. Potremmo addirittura domandarci

se è legittimo affermare che stiamo provando un’emozione se non ne abbiamo un’esperienza consapevole, una sensazione specifica che possiamo etichettare con un concetto verbale appropriato.  

Molti teorici hanno avuto la tendenza a far corrispondere l’emozione alla sensazione. Tuttavia, sembra più appropriato considerare

la sensazione come un riflesso dei cambiamenti che si verificano in tutte le altre componenti.  

Con ciò

attribuiamo un ruolo importante all’esperienza consapevole dei fenomeni che accadono all’interno del nostro corpo, collocando l’esperienza nel contesto complessivo del nostro sé particolare con la sua storia, le sue preferenze, e la sua condizione attuale, influenzata dal particolare evento.

 

Dimensioni della sensazione.

Diversi psicologi moderni credono che la sensazione sia riducibile alla dimensione della piacevolezza/spiacevolezza o valenza positiva/, rispetto alle persone, agli oggetti e agli eventi.

Wundt propose un sistema tridimensionale per descrivere la natura specifica di questi stati emozionali complessi, aggiungendo alla dicotomia classica altre 2 dicotomie:

-          piacevolezza/spiacevolezza

-          eccitazione/ depressione (o attivazione alta/bassa o attiva/passiva)

-          tensione/rilassamento. 

I dati sono concordi nel confermare due delle dimensioni di Wundt: piacevolezza/spiacevolezza ed eccitazione/depressione  Queste due dimensioni risultano abbastanza stabili, indipendentemente dal linguaggio e dalla cultura in cui questi esperimenti sono stati condotti.  

L’etichettamento verbale delle sensazioni.

Anche se le singole emozioni sono classificabili all’interno di uno schema bi o tridimensionale, si tratta comunque sempre di una semplificazione.

Il numero enorme di etichette verbali di emozioni (da duecento a mille), e in particolare di sentimenti soggettivi, che esistono in quasi tutte le lingue del mondo, suggerisce che si possono differenziare i processi emozionali in maniera molto più fine.

L’uso di queste etichette di emozioni può costituire la principale porta di accesso agli stati emotivi:

se per sensazione interna intendiamo l’esperienza consapevole dell’emozione, allora l’espressione verbale che usiamo per descrivere questa sensazione è quella che si avvicina di più alla sua definizione. 

Gli antropologi hanno utilizzato etichette di emozioni per discutere le somiglianze e le differenze fra le emozioni sperimentate nelle varie culture.

Ricerche  condotte in numerose culture non occidentali hanno indicato che

esiste una notevole diversità culturale nel lessico emozionale e nei modi di parlare dei fenomeni emozionali. Da questi risultati, alcuni antropologi hanno tratto la conclusione che le emozioni non sono universali, ma sono determinate principalmente da valori e da modalità di interazione specifiche della cultura. 

Ciò è servito ad alcuni psicologi ad affermare che

le emozioni sono una costruzione sociale: le emozioni non possiedano una realtà oggettiva, al di là di quella che è creata dalla cultura o socialmente costruita.  

Questa idea, naturalmente, è coerente con l’assunto che le sensazioni interne riflettano il contesto complessivo dell’episodio emozionale – l’appraisal dell’evento o della situazione che provoca l’emozione e la natura della risposta.  

Poiché il contesto culturale, i valori implicati nell’evento e il ruolo dell’individuo nella situazione sono fattori  influenzano in modi diversi il particolare stato emotivo sperimentato dal soggetto: le differenze culturali nei sistemi di valori, nelle strutture sociali, nelle abitudini interattive e in molti altri fattori possono pertanto influenzare le esperienze emozionali, determinando le specificità culturali degli stati emotivi.  

In particolare 

Considerato l’effetto dell’evoluzione culturale sul linguaggio, è probabile che queste differenze siano più pronunciate nell’etichettamento degli aspetti specifici dell’esperienza emozionale. 

Per poter affermare che tutti gli aspetti dell’emozione sono oggetto di una costruzione socioculturale, e che vi è scarsa o nessuna universalità, occorrerebbe dimostrare che esistono grosse differenze nei processi di appraisal, nei comportamenti espressivi, nei modelli di risposta fisiologici, nelle tendenze all’azione in culture diverse. I dati disponibili fino ad ora puntano nella direzione opposta.

Possiamo concludere allora che

la sensazione espressa dall’etichetta verbale di un’emozione è più probabile che sia influenzata dalla variazione socioculturale delle altre componenti dell’emozione. Questo ha senso perché la sensazione interna rappresenta sia il contesto culturale che quello situazionale, nonché tutte le altre componenti del processo dell’emozione. 

 

q       Riepilogo.

Le prove empiriche dimostrano l’esistenza di profili specifici delle emozioni abbastanza coerenti nel caso dell’espressione facciale e vocale, e i dati recenti suggeriscono che è possibile differenziare almeno coppie o gruppi di emozioni rispetto ad alcuni parametri fisiologici.

 Le sensazioni sono state studiate esclusivamente attraverso etichette verbali. Numerose ricerche hanno dimostrato che è sufficiente un piccolo numero di espressioni superordinate per sintetizzare queste etichette di sensazioni. Le ricerche interculturali indicano che

c’è presenza di forti differenze culturali nella terminologia delle emozioni che molto probabilmente riflettono differenze negli stati emotivi.   

Nell’insieme, le prove a favore della differenziazione delle emozioni nel processo di appraisal e nella risposta ci portano a considerare il tema della sequenza sotto una nuova luce. Poiché esistono prove dell’esistenza di profili di risposta specifici delle emozioni, qual è la conclusione rispetto al tema della sequenza? . La tesi principale è che  

la differenziazione è prodotta dai risultati di una valutazione o appraisal dell'evento scatenante, e questa differenziazione interessa diversi sottosistemi dell’organismo finalizzati all’adattamento alla situazione creata dall’evento. La sensazione interna, una delle componenti del processo dell’emozione, riflette questi cambiamenti, ed è pertanto necessariamente una conseguenza. Tuttavia, la sensazione di per sé serve come stimolo che è percepito e valutato dall’individuo e può così a sua volta influenzare la natura e la direzione del processo emozionale complessivo.

 

 

Come interagiscono le componenti dell’emozione?

 In breve:

Le relazioni reciproche fra le diverse componenti delle emozioni non sono state studiate estesamente. La maggior parte delle ricerche condotte sino ad oggi hanno esaminato gli effetti de11’espressione motoria sulle sensazioni interne. Esistono alcuni dati che indicano la presenza di effetti di

-          catarsi

-          feedback propriocettivo.

Anche se a prima vista potrebbero sembrare contraddittori, una prospettiva centrata sul processo può aiutare a conciliare entrambi i meccanismi nelle situazioni naturali: l’espressione motoria incontrollata che si osserva dopo l’elicitazione di un episodio emozionale può intensificare la sensazione corrispondente (il feedback propriocettivo), ma l’esaurimento più rapido dell’attivazione provocata dal rispettivo evento (come previsto dal concetto di catarsi) può attenuare l’intensità della sensazione più rapidamente di quanto accadrebbe se l’espressione fosse stata in parte eliminata.

 

q       La catarsi 

La catarsi era ritenuta una delle principali funzioni della tragedia greca:. si pensava che gli spettatori, mentre osservavano le forti emozioni rappresentate sul palcoscenico, attraverso un processo di empatia liberassero e purificassero i propri stati emotivi e raggiungessero così una condizione di serenità.

Il processo di catarsi, inteso come liberazione di una forte attivazione emozionale attraverso un’espressione motoria violenta, comporta presumibilmente l’interazione fra le componenti espressiva, fisiologica e di sensazione dell’emozione. In tal senso nella catarsi presume che 

amplificando l’espressione motoria,  la persona è in grado di calmare l’organismo riducendo l’attivazione fisiologica e al tempo stesso modificando e attenuando le sensazioni interne.

 q       Il feedback propriocettivo

Il meccanismo postulato dal feedback propriocettivo è (apparentemente) in opposizione a quello della catarsi. Il  feedback propriocettivo presume che:

l’aumento dell’attività fisiologica o un comportamento fortemente espressivo amplificano le sensazioni interne.  

Feedback facciale

È la versione più recente del concetto di feedback propriocettivo. Il feedback faciale assume che:

le espressioni facciali delle emozioni coerenti con un particolare stato interno rafforzano le sensazioni corrispondenti, mentre una deamplificazione o espressioni facciali incompatibili attenuino le relative sensazioni. 

Si distinguono due ipotesi di feedback facciale:

Ipotesi debole: il feedback facciale amplifica (risp. attenua) l’intensità dell’emozione, se viene esagerata l’espressività in senso compatibile (risp. incompatibile) con l’emozione.

Es: se un evento emotigeno procura divertimento e io ridimensiono il sorriso, provo una sensazione di divertimento più mitigata; se il sorriso lo esagero allora mi diverto di più.

 

 

Ipotesi forte: le espressioni facciali, e quindi il corrispondente feedback, da sole generano un’esperienza emotiva coerente con il tipo di espressione facciale esibito.

Tale ipotesi si basa sull’idea che possano esistere delle solide connessioni fra le componenti legate alla reazione emozionale (dovute possibilmente a programmi neuromotori innati per le emozioni di base) che permettono di indurre artificialmente l’emozione manipolando in maniera appropriata una delle componenti. 

La forza degli effetti di feedback facciale e la natura del meccanismo sono a tutt’oggi oggetto di discussione. Nell’ambito di una concezione componenziale dell’emozione sembra abbastanza logico il risultato secondo cui le sensazioni evocate da particolari stimoli possono essere amplificate o attenuate da innervazioni muscolari appropriate o inappropriate (attivazione muscolare) nella componente dell’emozione legata all’espressione: se la sensazione riflette tutte le altre componenti, allora, per definizione, i sentimenti dovrebbero controllare gli stati degli altri sottosistemi dell’organismo, e pertanto dovrebbero essere più intensi in presenza di espressioni forti piuttosto che deboli. Sfortunatamente, il problema è più complicato. Se i sentimenti riflettono veramente tutte le componenti dell’emozione, allora rifletteranno anche gli sforzi volontari o involontari di nascondere o attenuare l’espressione delle emozioni. Si potrebbe immaginare che il fatto di essere costretti a sorridere amichevolmente mentre si prova una forte rabbia, aumenti la sensazione di rabbia invece di attenuarla. 

In particolare, anche se molti degli effetti ipotizzati nella versione debole dell’ipotesi del feedback facciale possono essere spiegati ancora dall’idea che la sensazione interna rifletta qualunque cosa accada nelle altre parti del corpo e nella mente, questo non è vero per la versione forte dell’ipotesi, in cui si ipotizzano solide connessioni fra le componenti legate alla reazione emozionale  che permettono di indurre artificialmente l’emozione manipolando in maniera appropriata una delle componenti. 

Più in generale, sembrerebbe fruttuoso studiare se il processo dell’emozione può essere innescato attivando una qualunque delle sue componenti. Queste ricerche avrebbero chiaramente delle implicazioni importanti dal punto di vista applicativo, per esempio nella terapia.