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Introduzione
Gli
esperti del comportamento umano trovano sempre più che le emozioni
giocano un ruolo centrale come meccanismo di mediazione fra la
motivazione, la cognizione e il comportamento.
Cosa
sono le emozioni? Perché proviamo le emozioni? È proprio vero che
le emozioni sono passioni irrazionali che spesso ci impediscono di
agire in maniera ragionevole? Qual è la loro funzione? Gli animali
provano emozioni? Esistono differenze fra le culture?
L’influenza
delle emozioni sugli aspetti sociali.
L’emozione
influenzano svariati gli aspetti sociali della vita dell’uomo:
A)
La cognizione:
-
Le emozioni influenzano molti processi della cognizione
sociale: la percezione, il giudizio, la memoria, la prestazione nel
compito, il problem-soling e molti altri aspetti del
funzionamento individuale
-
Le emozioni hanno un ruolo importante nel cambiamento di
atteggiamenti.
B)
Il comportamento
C)
L’interazione
-
la segnalazione delle emozioni, attraverso il
comportamento espressivo, ha un ruolo decisivo. Il processo e
l’esito delle negoziazioni e degli incontri sociali dipendono
dallo scambio di questi segnali, per esempio, i segnali di minaccia
e di pacificazione.
D)
Il fenomeno dell’aggressività e del comportamento
prosociale
-
L’aggressività è strettamente collegata alle emozioni, in
particolare alla frustrazione e alla rabbia.
-
Le emozioni influenzano anche il comportamento prosociale.
Numerose ricerche hanno dimostrato che la probabilità che un
soggetto si comporti in maniera altruistica dipende in maniera
complessa dall’umore e dalle emozioni.
E)
Formazione e gestione delle relazioni sociali
Le
emozioni hanno un ruolo centrale in relazioni sociali come:
-
l’amicizia, il matrimonio, la perdita di un partner;
-
gli incontri sociali quotidiani più superficiali.
-
nelle dinamiche di gruppo del comportamento collettivo.
Relativamente al comportamento delle masse si postula, ad esempio,
un meccanismo di contagio emozionale per
spiegare la natura irrazionale del comportamento delle persone
quando si trovano in grandi folle.
Cos’è un’emozione?
Un
problema fondamentale per gli psicologi: cos’è
esattamente l’emozione? L’accelerazione del battito cardiaco
(risposta fisiologica)? Lo spalancarsi della vostra bocca e dei
vostri occhi (risposta espressivo-motoria)? Il respiro affannoso? O
l’improvviso impulso alla fuga (risposta comportamentale)? Oppure
la sensazione di essere in pericolo (sensazione), qualcosa che
chiamate paura quando vi si domanda di esprimere il vostro
stato d’animo? O una combinazione di tutti questi diversi aspetti?
Sfortunatamente,
le definizioni di emozione sembrano essere numerose quanto le teorie
delle emozioni
Esistono
diversi approcci alla definizione del fenomeno emozione (che
tratteremo di seguito).
q
La
teoria di James-Lange: la posizione periferica
William
James (professore di psicologia e filosofia all’Università di
Harvard, uno dei fondatori della psicologia sperimentale moderna) e
Cari Lang (il fisiologo danese), concordano nel sostenere
l’ipotesi detta posizione periferica (poiché si concentra
sul sistema nervoso periferico, autonomo e somatico,
piuttosto che su quello centrale) per la quale:
Emozione
= percezione della sensazione fisica-corporea
vale
a dire:
-
un’emozione è provocata dalla consapevolezza, da parte
della persona, di uno specifico modello di cambiamenti a livello
corporeo (arousal).
-
“i cambiamenti a livello corporeo derivano direttamente
dalla percezione del fatto eccitante, e che la nostra
sensazione dei medesimi cambiamenti nel momento in cui avvengono è
l’emozione”
Tra
le varie teorie periferiche esiste un disaccordo sulla questione:
Posto
Emozione=Sensazione, l’emozione è la causa delle reazioni
corporee tipiche e delle tendenze d’azione, o piuttosto la loro
conseguenza?
q
L’emozione
come costrutto psicologico
In
primo luogo, ci occorre una definizione operativa di emozione e/o
sensazione. Come molti altri termini psicologici, sia nella
psicologia profana che in quella scientifica, l’emozione è vista
come
un
costrutto ipotetico, che non è direttamente osservabile, ma
può essere inferito da vari indicatori e dalla loro interazione.
Alla
fine si può convenire con la seguente:
Definizione:
L’emozione
è
vista attualmente come un costrutto ipotetico superordinato
che include come componenti della sua globalità:
-
la sensazione o sentimento (variabile
sull’asse piacevole/spiacevole, eccitazione/depressione,
tensione/rilassamento);
-
l’espressione motoria (attraverso il volto, la voce e i
gesti)
-
cambiamenti (aumento o diminuzione) della attivazione
neuro-fisiologica (a livello neurale, ormonale, viscerale,
muscolare, frequenza caridiaca, pressione sanguigna, respirazione,
sudorazione, ecc.)
-
l’elaborazione e valutazione cognitiva (appraisal)
-
le tendenze d’azione (attacco, fuga, immobilizzazione,
ecc..)
L’emozione
può
essere definita come un
episodio
caratterizzato da cambiamenti ampi, interrelati e
sincronizzati, in vari
sottosistemi dell’organismo - sensazione, espressione motoria,
apparati neurofisiologici, elaborazione cognitiva, tendenze
d’azione - che si verifica in risposta a un evento di importanza
fondamentale per l’organismo.
Tale
episodio è un processo dinamico, con un inizio e una fine, e di
durata relativamente breve.
Riformulando:
Emozione
= un insieme di reazioni fisiche e psichiche come risposta ad uno
stimolo esterno. Lo stimolo o evento emotigeno è un evento critico,
cioè di particolare importanza per la persona; la risposta è
processo dinamico, con un inizio e una fine, e di durata
relativamente breve, che coinvolge la persona pervasivamente e
intensamente, costituito da un insieme di cambiamenti
a vari livelli fisici e psichici: sentimentale, neurofisiologico,
espressivo-motorio, cognitivo, comportamentale. I sottosistemi
dell’organismo coinvolti in tali cambiamenti risultano interrelati
e sincornizzati nel fronteggiare l’evento critico.
Osservazioni:
-
Invece di parlare di stati emozionali, dovremmo
riferirei agli episodi emozionali, o processi emozionali per
sottolineare la natura
dinamica dell’emozione.
-
L’emozione può essere intesa come risposta a una crisi (in
senso positivo o negativo)
-
Ciascun cambiamento a ciascun livello può essere visto come
“modello di risposta”.
-
Alcuni autori hanno affermato che la componente della
tendenza d’azione è di fatto l’aspetto più importante
dell’emozione, perché ne definisce la specificità.
-
La
maggior parte degli psicologi delle emozioni distinguono le tendenze
d’azione dal comportamento strumentale osservabile. I
comportamenti di fuga o d’attacco non sono considerati in genere componenti
dell’emozione, ma sono visti piuttosto come la conseguenza
dell’emozione a livello comportamentale.
-
La valutazione cognitiva, o appraisal, è una
componente essenziale dell’emozione: per attribuire un significato
a ciò che accede (stimolo elicitante), occorre un certo tipo di
elaborazione dell’informazione, non importa quanto
rudimentale.
-
L' attività cognitiva di valutazione spesso si modifica rapidamente
quando si rendono disponibili informazioni nuove.
-
Il numero delle componenti dell’emozione – sensazione,
cambiamenti fisiologici, espressione motoria, tendenze d’azione,
elaborazione cognitiva diretta – includono la maggior parte, se
non tutti, gli aspetti del funzionamento psicologico.
-
L’emozione non è ancora un comportamento, ma un aspetto
del comportamento umano.
Come
possiamo distinguere le emozioni dagli altri processi psicologici?
Emozione,
umore, emotività
·
L’emozione è un processo dinamico, con un inizio e una
fine, e di durata relativamente breve. Questo ci consente di
distinguere l’emozione da altri costrutti psicologici, quali:
-
l’umore:
generalmente più diffuso, di durata assai maggiore e non
necessariamente scatenato da un evento concreto.
-
l’emotività:
un tratto di personalità relativamente stabile.
·
Un modo per sottolineare la natura speciale dell’emozione
come risposta a una crisi (in senso positivo o negativo) è
quello di postulare che le varie componenti psicologiche e
fisiologiche interagiscano secondo modalità molto specifiche
durante l’episodio emozionale.
Scherer
ha suggerito che
tutti
i sistemi corporei e mentali - normalmente impegnati a svolgere la
propria funzione specifica - nell’episodio emozionale sono
coordinati e sincronizzati per affrontare quella che potrebbe essere
una situazione di crisi (positiva o negativa), rilevante per gli
scopi del soggetto.
Le
funzioni dell’emozione (Perché proviamo le emozioni?)
La
messa in funzione dei processi di un episodio emozionale comporta
dei costi: da un lato, si impedisce ad alcuni sottosistemi di
eseguire la loro normale funzione (per esempio, non possiamo
digerire o pensare con lucidità quando siamo preda di una forte
emozione); dall’altro, la forte mobilitazione di energie riduce le
risorse dell’organismo (questa è la ragione per cui
l’attivazione prolungata delle emozioni può essere considerata
uno stress).
Allora:
perché esistono meccanismi così costosi? Ovvero:
Quali
sono le funzioni delle emozioni?
Ci
sono almeno 5 funzioni importanti, relative a:
-
l’evoluzione della specie
-
il sistema di segnali sociali
-
flessibilità del comportamento
-
l’elaborazione delle informazioni
-
regolazione e controllo
1.
L’importanza delle emozioni per l’evoluzione della specie
Come
per altri fenomeni psicologici, la domanda concernente il
“perché” o “per quale scopo” (cioè la funzione di'
un particolare meccanismo) può ricevere una risposta più adeguata
prendendo in considerazione la filogenesi del processo o del
comportamento in oggetto, cioè la sua evoluzione.
La
mente, il comportamento umano e la morfologia del corpo sono tutti
il prodotto dell’evoluzione.
Hebb
e Thompson hanno mostrato che gli esseri umani sperimentano
emozioni in misura superiore a tutti gli altri animali. Questo
risultato è sorprendente, se si considera che gli esseri umani sono
considerati i primi esseri veramente razionali. Come possiamo
spiegare questo paradosso?
Una
risposta proviene da una monografia scritta da Charles Darwin, che
nel libro L’espressione dei sentimenti nell’uomo e negli
animali affermò che
le
emozioni svolgono funzioni utili per l’organismo, dal punto di
vista dell’organizzazione del comportamento adattivo e della
regolazione dell’interazione nelle specie che hanno una vita
sociale.
Quindi,
come meccanismo selezionato nel corso dell’evoluzione,
l’emozione favorisce l’adattamento ai cambiamenti significativi
che si verificano nell’ambiente fisico e sociale.
E
in particolare
i
segnali emozionali sono elementi fondamentali di modelli di
comportamento un tempo adattivi; ovvero l’espressione delle
emozioni si sarebbe evoluta a partire da modelli comportamentali
adattivi.
Inoltre,
I segnali prodotti dagli animali sarebbero dei precursori
dell’espressione delle emozioni negli esseri umani.
2.
Le emozioni come sistema di segnali sociali
La
tesi più autorevole è stata l’affermazione di Darwin secondo cui
l’espressione
delle emozioni funge da sistema di segnalazione complesso nella
comunicazione fra gli animali e fra gli esseri umani.
L’espressione
delle emozioni di un organismo:
-
consentire agli altri di inferire le reazioni nei confronti
di un determinato evento o azione
-
serve anche a segnalare una particolare tendenza d’azione
(per esempio, l’aggressività, nel caso della rabbia), che può
influenzare il processo di interazione successivo.
Nell’interazione
sociale fra gli esseri umani è dimostra l’importanza
-
dei segnali di affetto nel delicato compito di formare
relazioni con i nostri compagni, uomini e donne, nell’interazione
nei gruppi e in molti altri ambiti della vita sociale.
-
dei segnali emozionali che sono inviati spesso per ragioni
tattiche nelle situazioni di negoziazione (per esempio, la finta
rabbia dei rappresentanti sindacali nei confronti dell’aumento dei
salari “ridicolmente basso” proposto dagli industriali).
3.
Le emozioni permettono la flessibilità del comportamento in modo
adattivo
Come
detto, per Darwin i segnali emozionali sono elementi fondamentali di
modelli di comportamento un tempo adattivi. Questo evidenzia un
altro aspetto importante delle funzioni delle emozioni:
le
emozioni servono ad
organizzare il comportamento adattivo, ma di per sé non sono ancora
un comportamento.
Noi
concepiamo le emozioni come
dei
meccanismi di risposta quasi automatici, che non sono completamente
liberi di attivarsi o disattivarsi a piacere,
ma
anche
meccanismi che non eseguono ciecamente le semplici catene
stimolo-risposta.
Precisamente:
mentre
nelle catene S-R una risposta specifica è direttamente associata
allo stimolo elicitante, le emozioni separano lo stimolo elicitante
(evento emotigeno) dalla risposta (reazione comportamentale)
sostituendo l’automatismo delle reazioni istintive con una
preparazione nei confronti di diverse reazioni alternative.
In
tal modo, anche se l’emozione prepara una risposta che potremmo
considerare adattiva in termini evoluzionistici, tra l’elicitazione
dell’emozione dall’esecuzione di un modello comportamentale
reattivo l’emozione guadagna un certo tempo di latenza che
consente di valutare altri aspetti della situazione (probabilità
di successo o gravità delle conseguenze di una
determinata azione) permettendo così di scegliere una reazione
ottimale fra un ampio ventaglio di possibilità.
In
breve
la
separazione dello stimolo dalla risposta, consente di valutare più
a fondo la situazione e la risposta, e di negoziare il comportamento
e l’interazione sociale
Tutto
ciò significa la possibilità di un comportamento più flessibile
e adattivo: difronte ad uno stesso stimolo
emotigeno l’organismo può scegliere fra diverse risposte
possibili (anche se un certo automatismo permane!) sullo sfondo di
tendenze all’azione prodotte in maniera automatica.
Possiamo
evidenziare che:
data
la sua funzione cruciale nell’adattamento, non sorprende che
l’emozione chiami in causa virtualmente tutti i sottosistemi
dell’organismo, che sono sincronizzati durante un episodio
emozionale allo scopo di chiamare a raccolta tutte le risorse
dell’organismo in uno sforzo di adattamento.
Tale
meccanismo sembrerebbe la funzione più importante dell’emozione.
Osservazione:
Lo
sviluppo delle emozioni, che ha
permesso di separare le contingenze stimolo-risposta istintive, è
un prodotto del processo evolutivo.
Personalizzazione
e specificità
Sebbene
la separazione dello stimolo dalla risposta consente di valutare più
a fondo la situazione e la risposta, e di negoziare il comportamento
e l’interazione sociale, l’evoluzione, nella sua saggezza,
fornisce anche una preparazione specifica per l’azione,
alla quale l’organismo può ricorrere soprattutto nelle situazioni
di urgenza e quando l’eccesso di valutazione e lo scambio di
segnali potrebbero avere conseguenze negative, come quando c’è un
pericolo imminente.
In
breve:
il
processo evolutivo con l’emozione ha fornito un tempo di latenza
tra stimolo e risposta che consente di scegliere fra un vasto
repertorio di risposte possibili, e allo stesso tempo prepara
automaticamente delle particolari tendenze all’azione che
permettono le risposte adattive di emergenza.
L’amplificazione
delle motivazioni (Tomkins)
Una
funzione interessante collegata alla flessibilità e adattibilità
del comportamento, è la funzione di amplificazione delle
motivazioni:
-
le emozioni ci dicono cosa è importante per noi in un
momento particolare
-
la tendenza all’azione prodotta da una particolare emozione
dà una priorità assoluta alla motivazione o scopo sottostante.
Pertanto,
l’emozione è fortemente legata alla motivazione.
4.
L’elaborazione dell’informazione
L’emozione
è strettamente collegata anche alla cognizione o all’elaborazione
dell’informazione. Quando non ci serviamo più di meccanismi
S-R innati, ci occorrono dei criteri per valutare l’enorme quantità
di informazioni che colpiscono costantemente il nostro apparato
sensoriale.
Gli
psicologi cognitivisti sono sempre più consapevoli che
l’elaborazione
dell’informazione, non segue
regole in maniera “fredda” e analitica, ma consiste di
“cognizioni calde”, ovvero di cognizioni
regolate da
reazioni emozionali che ci aiutano a selezionare gli aspetti
rilevanti da quelli irrilevanti, gli aspetti importanti da quelli
meno importanti.
In
particolare la
valenza - cioè il piacere e il dolore, la piacevolezza e la
spiacevolezza – determina la trasformazione delle cognizioni
fredde in cognizioni calde.
Alcuni
criteri che utilizziamo per valutare le informazioni in ingresso si
basano su preferenze innate (es: i neonati reagiscono con emozioni
positive al gusto dolce e con emozioni negative al gusto amaro);
tuttavia,
molti
criteri che impieghiamo per valutare lo stimolo sono appresi durante
la socializzazione, e sono rappresentati da bisogni, preferenze,
scopi e valori.
5.
Regolazione e controllo: il ruolo della sensazione fisica
Nell’uguaglianza
della teoria periferica “emozione = sensazione” la sensazione
coincide con la percezione, e quindi con il monitoraggio, dei
soli cambiamenti fisiologici.
Si
avanza l’ipotesi che la sensazione rifletta, invece, tutto ciò
che accade nel processo di sincronizzazione dei diversi sottosistemi
del1’organismo. Pertanto:
le
nostre sensazioni (fisiche) servono a riflettere e a integrare
tutte le altre componenti dell’episodio emozionale, (i cambiamenti
nel sistema nervoso, i segnali espressivi che inviamo all’ambiente, l’appraisal della situazione, la tendenza all’azione),
permettendoci di controllare costantemente ciò che sta accadendo,
monitorando lo stato di tutte queste componenti, la loro
sincronizzazione o desincronizzazione man mano che si modificano
durante il processo emozionale.
In
questi termini, si può concludere che:
la
sensazione - come riflesso integrato di tutti i sottoprocessi
che consente di avvertire costantemente ciò che sta accadendo - è
quella componente dell’emozione che funge da sistema di
feedback per il monitoraggio, il controllo
e la regolazione del processo delle emozioni.
Osservazioni:
-
Tale feedback è ampiamente utilizzato per le relazioni
sociali.
-
La sensazione è forse l’unica componente
che manca nel sistema emozionale dei mammiferi non umani e
perfino nei primati superiori.
-
Noi non siamo completamente indifesi di fronte al mare di
emozioni o passioni nel quale siamo gettati; possiamo infatti controllare,
regolare o modulare le emozioni.
-
La
regolazione delle emozioni può essere altrettanto importante, per
la società umana, della segnalazione delle emozioni. Secondo alcuni
lo sviluppo della civilizzazione presuppone una crescente capacità
di controllare le emozioni.
Feeling
rules
La
regolazione non significa necessariamente soppressione o inibizione
delle emozioni. Esistono anche delle “regole di esibizione”
delle emozioni (feeling rules) che richiedono di
intensificare i sentimenti appropriati in situazioni sociali
particolari.
Queste
regole richiedono non solo di fingere una particolare emozione
(emettendo i segnali appropriati), ma anche di provarla
realmente.
La
sequenza
Possiamo
tornare ora al tema della sequenza che abbiamo discusso sopra. Se la
sensazione fisica svolge una funzione di monitoraggio, riflettendo e
integrando tutte le altre componenti dell’emozione, allora, come
postulano James e Lange, deve essere una conseguenza dell’emozione
piuttosto che una causa. Tuttavia, non ci aspettiamo di
trovare catene causali semplici, come “tremo, perciò ho paura”,
bensì una rete dinamica complessa di interrelazioni fra le diverse
componenti. In particolare, le sensazioni non riflettono solo i
cambiamenti nel corpo ma anche la valutazione, da parte
dell’individuo, della situazione che provoca l’emozione.
Cosa
provoca le emozioni e come è possibile distinguerle?
Argomento:
elicitazione e differenziazione delle emozioni:
1)
l’elicitazione: quali sono gli stimoli che provocano le
risposte emozionali
2)
differenziazione: qual è l’emozione specifica suscitata da
un particolare tipo di stimolo.
In
breve:
-
Teoria periferica (James): evento emotigeno à
attivazione nuerofisiologica specifica del sistema nercoso
periferico à
emozione = percezione dell’attivazione
-
Teoria dei due fattori (Schachter): evento emotigeno à
attivazione neurofisiologica genericha del sistema nervoso simpatico
à
1)emozione = percezione dell’attivazione + 2)spiegazione cognitiva
del’attivazione.
-
Teoria dell’appraisal:
evento emotigeno à
appraisal primario + appraisal secondario + reappraisal à
emozione
q
Concetti
filosofici
Le
persone comuni non comprendono la domanda: sembra chiaro a tutti il
motivo per cui si reagisce con una particolare emozione in una certa
situazione, per esempio provare paura quando si incontra un orso o
un uomo che impugna un coltello. Se le cose stanno così, allora
qual è il problema? Il problema sta nel fatto che spesso
le
informazioni sulla situazione non ci consentono, da sole, di
prevedere l’emozione risultante.
Sembra
che
uno
dei fattori decisivi per suscitare le emozioni e per differenziarle
sia l’interazione fra il tipo di situazione e il significato
dell’evento - dal punto di vista dei bisogni, degli scopi e dei
valori importanti dell’individuo-
per la persona che sperimenta l’emozione.
Questo
vuol dire che
la
componente dell’emozione essenziale nel caratterizzare il tipo di
emozione, e quindi di differenziarle tra loro, è l’appraisal cioè
la valutazione dell’evento relativamente alle implicazioni che
esso ha sui bisogni, scopi, valori importanti per l’individuo
Per
James il tipo di emozione che si sperimenta dipende invece
dalla componente della percezione, cioè dalla natura specifica
dei cambiamenti corporei (anche se perfino James dovette
ammettere che la natura di questi cambiamenti corporei, a sua volta,
era determinata dall’“idea” schiacciante del significato degli
elementi di una situazione per il benessere dell’organismo). Per
la teoria periferica, quindi, esistono
tanti modelli differenziati di cambiamenti fisiologici quanti
sono gli stati emozionali.
q
La
teoria dei due fattori di Schachter
Verso
gli anni ‘60 Schachter fu
uno dei primi a proporre una teoria cognitiva delle emozioni.
Anche se accettava diversi concetti fondamentali della teoria di
James-Lange (come il fatto di assegnare un ruolo centrale
all’attivazione del sistema nervoso periferico) Schachter suggerì
che
-
per elicitare “l’emozione = sensazione”. è sufficiente
la percezione dell’arousal (intesa come attivazione
neurofisiologica non specifica, definita come attivazione del sistema nervoso simpatico, e
catalogata da sensazioni come l’accelerazione del battito
cardiaco, il tremito alle gambe, il rossore al volto, ecc.) .
-
per suscitare e differenziare le emozioni come
sensazioni, non ci si basa sulla natura specifica dell’arousal,
bensì sulla presenza di due fattori (o elementi):
1)
la percezione dell’arousal (aumento di attivazione
del sistema nervoso simpatico)
2)
le
cognizioni
riguardanti l’interpretazione dell’aumento di attivazione
sulla base dell’evento emotigeno e delle proprie esperienze
passate.
Es:
Immaginate un uomo che cammini da solo lungo un viottolo buio, e
improvvisamente compaia una figura con una pistola. La
percezione-cognizione “figura con la pistola” suscita in qualche
maniera uno stato di attivazione fisiologica; questo stato di
attivazione è interpretato alla luce delle conoscenze sui viottoli
bui e sulle pistole, e l’attivazione è denominata “paura”.
In
realtà Schachter non era interessato alle condizioni normali; ma si
concentrò sulle situazioni in cui i due fattori non sono
collegati.
-Cosa
accade, si domandò, se una persona avverte un aumento di
attivazione per il quale non vi siano né una spiegazione immediata,
né cognizioni appropriate? Schachter affermò che questa situazione
attiverebbe un processo di “ricerca di informazioni e
autoattribuzione”: se percepisco un aumento nel livello di
attivazione del sistema nervoso simpatico che non posso attribuire a
un fattore esterno, so che probabilmente proverò un’emozione. A
questo punto, esaminerò attentamente il mio ambiente fisico e
sociale, e sulla base di tutti gli indizi rilevanti, deciderò qual
è l’emozione appropriata. È questa l’emozione che proverò
(naturalmente, non si assume che questi processi siano volontari o
consapevoli).
Il
sociale nelle emozioni (I)
-
Nei casi in cui non è possibile spiegare facilmente un
livello di attivazione fuori dalla norma, ci rivolgeremo
all’ambiente sociale per trovare degli indizi utili.
-
Le informazioni provenienti dall’ambiente sociale (in
particolare le altre persone) sono utilizzate come guida per formare
i giudizi e per compiere scelte in situazioni di incertezza..
-
La nostra esperienza emozionale, da sempre ritenuta un
argomento molto personale e direttamente collegato alla complessità
delle vicende che avvengono all’interno del corpo, è soggetta a
una molteplicità di fattori di influenza sociale e in certe
condizioni può essere anche suscettibile di manipolazione.
q
Le
teorie dell’“appraisal”
Le
teorie dell’appraisal rappresentano la concezione
attualmente più accreditata sull’elicitazione e la
differenziazione delle emozioni. In esse si stabilisce una
corrispondenza biunivoca tra tipo di appraisal e tipo di emozione
esperita.
Il
modello di Lazarus si configura come segue:
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