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Oggi sappiamo molto sulle variazioni dei punteggi
ottenuti nei test di intelligenza. Sappiamo che tali punteggi :
a.
hanno carattere familiare
b.
vi sono notevoli differenze tra i
punteggi ottenuti da individui appartenenti a classi sociali
diverse.
La domanda è:
-
le differenze di intelligenza sono in
larga parte una questione ereditaria? E se si, l'educazione può
innalzare il QI?
-
o le prestazioni intellettive dipendono
soprattutto dalle esperienze personali, condivise dai membri della
stessa famiglia e classe sociale? E se si, quali tipi di ambiente
sono i più efficaci?
Una possibilità è che:
-
le differenze individuali entro un
gruppo siano determinate prevalentemente dall'eredità
-
mentre le differenze medie tra gruppi
siano determinate prevalentemente dalle differenze ambientali.
In
generale il problema di fondo è:
chi condivide la stessa ereditarietà (corredo genetico) condivide
anche lo stesso ambiente socio-culturale.
q
Punti di vista sull'intelligenza
1.
Il punto di vista della psicologia ingenua.
La gente comune include nel concetto di intelligenza
tre tipi generali di capacità:
a. La capacità di risolvere problemi:
include la capacità di
-
ragionare logicamente
-
cogliere connessioni tra idee
-
afferrare i vari aspetti di un
problema
-
avere un atteggiamento mentale
flessibile.
b. La capacità verbale: include
l'abilità di
-
parlare in modo chiaro e ordinato
-
procedere con un eloquio articolato
-
possedere un ampio vocabolario.
c. La competenza sociale: consiste
nell'abilità di
-
accettare gli altri
-
essere disposti ad ammettere i propri
errori
-
essere sensibili ai bisogni degli altri
Intelligenza pratica:
gli esperti preferiscono parlare di intelligenza pratica, intesa
come capacità di afferrare l'essenziale delle situazioni, sapere
come raggiungere scopi, aver interesse per il mondo nella sua
varietà.
Di solito, gli esperti e la gente comune sono
d'accordo anche sulla struttura dell'intelligenza: in entrambi i
casi si assume che vi sia un'intelligenza generale, e accanto a
essa, un insieme di fattori specifici. Tuttavia esistono diverse
concezioni sull'articolazione dei fattori dell'intelligenza. tra cui
la teoria monofattoriale e quella multifattoriale.
2. La teoria monofattoriale (Spearman)
Teoria monofattoriale:
l'intelligenza è data soprattutto dalla capacità (o fattore)
generale detto fattore g: più è elevato il valore del fattore g, più
un individuo è intelligente. In dipendenza dal fattore g vi sono poi
altri fattori secondari e specifici (detti fattori s), come
l'abilità spaziale, l'abilità linguistica, l'abilità aritmetica.
Si tratta di una concezione gerarchica
dell'intelligenza: essa è organizzata in modo piramidale e
verticistico: il fattore g come fattore dominante e i fattori s come
fattori ausiliari e di completamento.
3. La teoria multifattoriale (Guilford)
Teoria opposta a quella monofattoriale
Teoria multifattoriale:
l'intelligenza si compone e si articola in un numero molto elevato
di abilità, distinte fra loro e autonome, ognuna destinata ad
affrontare aspetti specifici della realtà.
Guilford ha individuato 120 differenti capacità
intellettive.
4. La teoria delle abilità primarie (Thurstone)
Occupa una posizione intermedia tra la teoria
monofattoriale e quella multifattoriale.
Teoria delle abilità primarie:
l'intelligenza si compone di sette abilità primarie:
1.
comprensione verbale (test di
vocabolario)
2.
fluidità verbale (velocità con la quale
un individuo riesce a trovare parole che cominciano per una
data lettera)
3.
capacità numerica (problemi di
ragionamento aritmetico)
4.
visualizzazione spaziale (capacità di
eseguire compiti di confronto fra figure con diverso
orientamento spaziale)
5.
memoria (test di rievocazione)
6.
ragionamento (problemi di analogia)
7.
percezione (esecuzione di compiti come
quello di cancellare tutte le t presenti in una stringa
di lettere).
Si tratta di una concezione democratica
dell'intelligenza: le abilità primarie (o fattori) si trovano tutte
nella medesima posizione e godono di eguale dignità
nell'articolazione dell'intelligenza.
Questa teoria è stata successivamente ripresa da
altri psicologi. Gardner ha ipotizzato che l'intelligenza consista
in sette differenti qualità non tutte coincidenti con quelle di
Thurstone: intelligenza linguistica, musicale, logico-matematica,
spaziale, corporeo-cinestetica, personale A (sensibilità verso gli
altri), personale B (consapevolezza di sè).
Questi tipi di intelligenza, pur essendo indipendenti
l'uno da11'altro, possono "interagire tra di loro fin dalla più
tenera età"
5. La teoria triarchica
Parimenti, Sternberg ha proposto una teoria
triarchica dell'intelligenza:
a.
intelligenza contestuale: è la capacità
di adattarsi al proprio ambiente. Se l'ambiente risulta
intollerabile, l'individuo intelligente cambierà l'ambiente o
cambierà ambiente.
b.
intelligenza empirica: è la capacità di
far fronte a nuovi compiti e di automatizzare l'esecuzione dei
compiti. Questo tipo di intelligenza permette di trattare con
successo situazioni complesse.
c.
intelligenza componenziale: corrisponde
al tradizionale concetto di intelligenza, è articolata in tre
componenti:
-
metacomponenti: capacità di
pianificazione, la visione strategica della situazione, capacità di
anticipazione e di previsione;
-
la componente esecutiva: capacità di
eseguire i piani, di recuperare le informazioni ecc;
-
l'acquisizione della conoscenza:
capacità di apprendimento.
q
La misurazione dell'intelligenza
Una teoria e un test dell'intelligenza deve decidere
chi è intelligente e chi non lo è.
A questo proposito Binet per primo ritenne
indispensabile individuare gli
item
discriminanti:
domande o questioni alle quali devono essere in grado di rispondere
i soggetti intelligenti e nelle quali devono fallire quelli meno
dotati.
1. La scala di Binet: il concetto di "età mentale"
Binet si avvide che con i bambini la discriminazione
degli item era positivanente correlata con l'età cronologica: le
capacità mentali del bambino aumentano all'aumentare dell'età, e
questo almeno fino all'adolescenza.
L'età mentale
Binet pensò di valutare le capacità mentali di un
bambino basandosi sul concetto di età mentale.
Età mentale:
il concetto di età mentale rappresenta una misura relativa (non
assoluta) dell'intelligenza. L'eta mentale È definita come l'insieme
di prove che, in media, un bambino di una certa età cronologica
dovrebbe essere in grado di risolvere.
Es: un bambino di 9 anni ha un'età mentale di 9 anni se riesce a
superare le prove che, in media, anche gli altri bambini della sua
età riescono a risolvere.
Il test per valutare l'età mentale:
Per valutare l'età mentale di un bambino, Binet
definì degli item (o prove) con le seguenti caratteristiche:
a.
capacità di discriminazione:
gli item potevano essere superati da buona parte (tra il 50 per
cento e il 65 per cento) dei bambini di una certa età, ma non da
tutti;
b.
progressiva difficoltà:
gli item dovevano risultare più difficili per bambini più
piccoli e più facili per bambini più grandi.
Gli item riguardavano direttamente:
a.
la conoscenza pratica
b.
il pensiero
c.
il ragionamento
d.
il giudizio
2. Il concetto di quoziente di intelligenza (Stern).
Misura proposta da William Stern
QI:
misura di intelligenza indipendente dall'età cronologica del
soggetto, definito come il rapporto tra età mentale ed età
cronologica del soggetto moltiplicato 100:
QI = EM/EC x 100
-
Al pari dell'età mentale, il QI non è
una misura assoluta, ma relativa alla popolazione, da cui si è
estratto il campione di standardizzazione.
-
La distribuzione dei punteggi del QI
assume l'andamento della curva normale (o curva di Gauss).
3. La scala Stamford-Binet.
È una versione modificata della scala originale di
Binet, introdotta da Terman, e consistente nella standardizzazione
della scala mentale di Binet rispetto alla popolazione a cui È
applicata (che varia nel tempo e tra regione e regione)
La standardizzazione fornisce i punteggi medi - le
cosiddette norme di riferimento - in base ai quali confrontare le
prestazioni di un individuo e verificare di quanto variano (in più o
in meno) rispetto ai valori medi della popolazione.
Si hanno così due forme di variabilità:
a.
variabilità intraindividuale:
si possono osservare le prestazioni del medesimo individuo in
diversi test che misurano varie abilità mentali. Si ottiene così un
profilo psicologico del soggetto;
b.
variabilità interindividuale:
si possono osservare le prestazioni di diversi individui nel
medesimo test. Si ottiene così un ordine per ranghi, o graduatoria,
del gruppo.
In tutti i casi, per ottenere le norme, è
indispensabile applicare inizialmente il test a un
campione di standardizzazione, che dovrebbe essere
rappresentativo della popolazione
di riferimento.
q
I requisiti fondamentali dei test di intelligenza
Test
(o reattivo mentale): strumento di misura per valutare
obiettivamente uno o più attributi psicologici dei soggetti, come
l'intelligenza, gli interessi e le inclinazioni, l'ansia o altri
tratti della personalità.
Proprietà metrologiche dei test
Affinchè un test venga accettato in ambito
psicologico, deve possedere alcuni requisiti di base. Tali requisiti
detti proprietà metrologiche sono:
1)
elevata attendibilità:
un test è tanto più attendibile quanto più le misure con esso
ottenute sono accurate, cioè esenti da errori.
In caso di attendibilità:
-
applicando due volte il medesimo test
agli stessi soggetti entro un certo periodo di tempo (metodo
test-retest) si dovrebbero ottenere gli stessi risultati (stabilità
dei punteggi);
-
applicando due forme simili del
medesimo test (metodo delle forme parallele) si dovrebbero
ottenere forme simili di punteggio (equivalenza dei risultati).
2)
elevata validità:
avere l'effettiva capacità di misurare l'attributo (o gli
attributi) che ci si propone di rilevare.
Dalla validità del test dipende il suo valore di
diagnosi e di prognosi.
La validità è si esplica a vari livelli:
-
validità concorrente:
in caso di contemporaneità fra l'applicazione del test e la capacità
dei soggetti
-
validità predittiva:
nel caso in cui il test prevede la futura abilità dei soggetti.
-
validità di contenuto per i reattivi di profitto:
verificare se i contenuti delle prove valutano realmente un certo
ambito di conoscenze
-
validità di costrutto:
verificare se un test corrisponde esattamente a una
determinata ipotesi o modello teorico attraverso precise analisi
statistiche, come l'analisi fattoriale.
3)
buona sensibilità:
possedere una efficace finezza discriminativa per porre in evidenza
le differenze esistenti fra i soggetti esaminati.
Coefficiente
di correlazione:
Per valutare tutte le proprietà metrologiche in
psicologia si fa frequentemente ricorso al coefficiente di
correlazione che esprime il grado di relazione (o di corrispondenza)
fra i punteggi di due variabili. Il valore positivo massimo
(teorico) di questo coefficiente è di +1, quando al crescere dei
punteggi della variabile A crescono in modo eguale i punteggi della
variabile B (per esempio, altezza e peso). Il valore negativo
massimo (teorico) è di - 1, quando al crescere della variabile A,
decresce in modo proporzionale la variabile B (per esempio, più
cresce l'ansia, più diminuiscono le prestazioni intellettive).
Quando fra le due variabili non vi è relazione nè legame, il
coefficiente assume il valore di 0.
q
I test di intelligenza
1. La scala Wechsler
La scala Stanford-Binet fu concepita per i bambini e,
poichè era basata su prove collegate all'età, vi erano dei problemi
per adattarla agli adulti. Infatti, si assumeva che lo sviluppo
mentale si fermasse all'età di 16 anni, sicchè a tutti gli adulti
veniva assegnata arbitrariamente un'"età mentale" di 16 anni. Se ha
senso dire che un bambino di 10 anni ha un'età mentale di 12, non ha
senso dire che un adulto di 40 anni ha un'età mentale di 35 o di 45.
Il problema fu risolto da Wechsler con il test WAIS.
Il WAIS
(Wechslee Adult Intelligence Scale): test che risolve il
problema di come assegnare età mentali agli adulti che hanno più di
16. In questo test:
-
viene mantenuto costante per tutte le
età l'entità della variazione attorno ai valori medi attraverso i QI
di deviazione.
-
viene stabilito che il punteggio medio
del test, per i soggetti di qualunque età, fosse pari a 100, e che
la deviazione standard dei punteggi del QI, a ogni livello di età,
fosse pari a 15.
-
l'organizzazione delle prove consta di:
-
una scala verbale con 6
sottoscale: informazioni, comprensione, aritmetica, ripetizione
di numeri, analogie e vocabolario;
-
una scala di esecuzione con 5
sottoscale: ordinamento di figure, completamento di figure,
composizione con cubetti, assemblaggio di pezzi, simbolizzazione.
I punteggi delle prime sei formano il QI verbale,
mentre la somma dei punteggi delle altre cinque costituiscono il QI
di esecuzione. Il QI totale è la media dei due QI parziali
precedenti.
Osservazioni:
a)
Il QI totale della scala Wechsler è
fortemente correlato con il QI della Stanford-Binet;
b)
Il QI verbale e quello di esecuzione
sono strettamente correlati tra di loro, benchè vi sia chi ottiene
punteggi più alti in una scala che non nell'altra. Discrepanze molto
vistose tra il QI verbale e il QI di esecuzione possono segnalare
l'esistenza di problemi particolari, quali danni cerebrali non
manifesti, o presenza di forte ansia.
2. I test collettivi
Benchè la somministrazione individuale dei reattivi
sia preferibile alla somministrazione di gruppo, quando si devono
esaminare gruppi molto numerosi, i test collettivi (o di gruppo)
diventano una necessità.
3. Reattivi non-verbali e l'ipotesi della
indipendenza culturale
I reattivi (o test) verbali sono profondamente
influenzati dalle nozioni e dalle conoscenze della propria cultura
di appartenenza. Essendo intrinsecamente culturalizzati, questi test
risentono in modo evidente del grado di scolarità e devono essere
adattati, di volta in volta, a ogni cultura in cui vengono
somministrati.
Reattivi non-verbali:
nascono nel tentativo di sottrarre le prove alle influenze
culturali.
Con essi si tende a raggiunger l'imparzialità culturale
(culture-fair) o indipendenza culturale (culture free) impiegando
materiale scarsamente culturalizzato e prove insolite e inusuali,
quali costruzioni con cubi, completamento di figure, labirinti,
analogie fra figure geometriche ecc.
Tra i test non-verbali più noti, costruiti con
l'obiettivo dell'imparzialità culturale, si possono ricordare
-
le varie forme di Matrici Progressive
di Raven
-
il D48
-
l'IPAT Culture Free Test of
Intelligence di Cattell
Tuttavia, l'ipotesi dell'indipendenza culturale e
anche quella - più tenue - dell'imparzialità culturale, non furono
confermate da numerose ricerche successive poichè i test
non-verbali, pur essendo fortemente saturi nel fattore g, risentono
comunque delle influenze culturali e dei processi di
scolarizzazione.
L'idea è che:
se l'intelligenza è la sintesi di abilità rilevanti e di una
determinata cultura, eliminare le differenze culturali da un test è
come eliminare da esso l'intelligenza stessa.
4. Test attitudinali e test di profitto
Test di profitto:
un reattivo usato per valutare ciò che si è appreso.
I test di profitto misurano i risultati
dell'approfondimento in condizioni specifiche e
controllate; di solito, essi costituiscono una
valutazione terminale di un periodo di
insegnamento/addestramento.
Test attitudinale:
un reattivo usato per predire le prestazioni future.
I test attitudinali misurano i risultati
dell'apprendimento in condizioni generali e
non controllate;
Nei test attitudinali si è soliti distinguere fra 2
tipi:
-
batterie attitudinali multiple:
valutano contemporaneamente un insieme di abilità dei soggetti e
consentono la delineazione di un profilo individuale, come il PMA (Primary
Mental Abilities) di Thurstone o il DAT (Differential Aptitude Test)
di Bennett.
-
test attitudinali specifici:
orientati a misurare singole capacità (visiva, motoria, acustica
ecc.) dell'individuo.
Più in generali si utilizzano test per entrambi gli
scopi.
q
Il Ql può cambiare?
Stabilità
In generale, il QI dei bambini, durante lo sviluppo,
rimane relativamente stabile.
Le correlazioni tra i QI degli stessi individui,
misurati in età differenti, sono più elevate distanza di pochi anni
rispetto a quelle osservate a distanza di molti anni.
In generale esiste un buon grado di stabilità,
soprattutto per le misure ottenute a partire
da una certa età (5 anni).
Miglioramento
Tuttavia, la capacità di migliorare il valore del QI
è altrettanto importante della sua stabilità e continuità. Se i
bambini, soprattutto quelli piccoli, ricevono un'istruzione e
un'educazione particolarmente attenta allo sviluppo delle capacità
intellettive, è possibile osservare miglioramenti sensibili nei
valori del QI.
Miglioramento con programmi compensatori
Alla luce di alcuni studi che hanno evidenziato
l'effettiva possibilità di migliorare il QI di molti bambini, negli
Stati Uniti e in Europa si sono elaborati attorno agli anni Settanta
una serie di programmi di intervento precoce, quali Head Start, il
programma linguistico di Bereiter ed Engelmann, il programma
televisivo Sesame Street e altri ancora. Si trattava di cosiddetti
"programmi compensatori", volti a colmare carenze intellettive e a
superare ritardi mentali legati all'appartenenza a classi sociali
modeste.
L'applicazione di tutti questi programmi ha prodotto
incrementi significativi sia nel QI sia nel rendimento scolastico,
talvolta anche molto rilevanti. Detti incrementi intellettivi sono
tanto più consistenti, quanto più l'intervento è precoce.
Tuttavia, si tratta di incrementi nel QI che non sono stabili nè
duraturi nel tempo, poichè tendono a scomparire non appena si smette
di applicare il programma specifico.
Miglioramento per effetto Pigmalione
Occorre peraltro aggiungere che si possono ottenere
incrementi nel QI altrettanto significativi e comparabili senza fare
ricorso a nessun programma integrativo, ma semplicemente modificando
in positivo le aspettative degli insegnanti sulle future
potenzialità di apprendimento e di sviluppo intellettivo da parte
dei bambini in difficoltà scolastica. Questo fenomeno è definito
fenomeno della profezia che si autorealizza o effetto
Pigmalione.
In base a queste conoscenze emerge che:
l'intelligenza, pur avendo una stabilità di base e una continuità
nel tempo, è una qualità e una funzione che può variare nel corso
degli anni in relazione alle proprie esperienze di vita e al
contesto sociale in cui si è inseriti.
q
Il declino dell'intelligenza nell'età senile
Che cosa succede alle capacità intellettuali con
l'invecchiamento?
Per rispondere a questa domanda occorre confrontare
le prestazioni intellettive di adulti
di età differenti sottoponendoli agli stessi reattivi
mentali.
Secondo i primi studi, le capacità intellettuali
declinano gradualmente durante la vita adulta a partire dai 20 anni,
e il declino medio, dopo l'età di 60 anni, è piuttosto rilevante.
È ormai noto, tuttavia, che questo apparente declino,
almeno in parte, è dovuto al metodo trasversale impiegato per
studiare il deterioramento mentale durante l'invecchiamento.
1. Metodi trasversali, longitudinali e trasversali-sequanziali
Metodo trasversale
I metodo trasversale si fa uno studio della
variabilità interindividuale:
-
il campione in esame è costituito da
gruppi di soggetti con età differenti; si procede poi a fare un
confronto fra le prestazioni intellettive osservate nei singoli
gruppi.
-
il limite del metodo trasversale sta
nel fatto che confrontando contemporaneamente gruppi di età
appartenenti a generazioni differenti, si valutano anche altri
aspetti importanti, come l'esposizione a esperienze culturali
diverse, al progresso tecnologico, al diverso grado di istruzione.
Si corre pertanto il rischio di confondere gli effetti dovuti
all'età con quelli riferibili alla generazione (coorte).
Metodo longiutudinale
Il metodo longitudinale fa uno studio della
variabilità intraindividuale:
-
si segue nel tempo un campione formato
dagli stessi individui. In tal modo si istituisce un confronto
omogeneo entro gli stessi soggetti
-
limiti:
-
costo sperimentale
nel seguire per lunghi periodi di tempo il medesimo gruppo di
soggetti;
-
miglioramento indotto spurio:
si osserva una sorta di apprendimento a eseguire i test a causa
delle ripetute misurazioni;
-
fenomeno della mortalità sperimentale:
è difficile mantenere integro il campione iniziale a motivo degli
abbandoni (trasferimenti, decessi ecc );
-
processi di selettività sperimentale:
i soggetti più intelligenti possono continuare a sottoporsi ai test,
mentre quelli meno intelligenti sono più propensi a ritirarsi,
generando in tal modo distorsioni sistematiche (distorsioni sulla
casualità del campione).
Metodo trasversale-sequenziale
Il metodo trasversale-sequenziale (cross-sequential):
-
cerca di superare i limiti di quelli
trasversali e longitudinali, tenendo conto contemporaneamente delle
differenze dovute all'età, alla generazione e al punto di
misurazione.
-
In pratica, esso consiste
nell'esaminare il medesimo campione trasversale diviso in coorti
(generazioni), a intervalli regolari di tempo, in modo da ottenere
per ogni coorte una serie successiva di misure nell'arco della sua
esistenza. Con questo metodo è possibile verificare i cambiamenti
dovuti all'età nelle generazioni in concomitanza con i cambiamenti
dovuti all'età fra le generazioni.
2. L'evoluzione dell'intelligenza nell'età adulta
e senile
Grazie all'applicazione del metodo
trasversale-sequenziale è stato possibile accertare che
a.
le capacità intellettive sono stabili
fin verso i 75 anni nei soggetti sani e che il declino intellettivo
diverrebbe più consistente soltanto dopo gli 80 anni.
b.
presentano un declino più rapido le
abilità che richiedono velocità e rapidità, mentre risultano più
stabili le capacità verbali e linguistiche.
c.
le differenze di rendimento
intellettivo sono dovute più ai cambiamenti fra le diverse
generazioni che ai mutamenti dovuti all'età.
d.
effetto di attrito selettivo:
sembrerebbe emergere una correlazione positiva fra capacità
intellettive e longevità, in quanto i soggetti intellettualmente
dotati tendono a sopravvivere più a lungo, a parità delle altre
condizioni.
e.
multidimensionalità e multidirezionalità:
nell'evoluzione dell'intelligenza si è osservata una notevole
variabilità interindividuale (fattori genetici, livello di
istruzione, professione, stato di salute, struttura di personalità)
e intraiedividuale. Sotto questo profilo l'evoluzione
dell'intelligenza nell'età adulta e senile è caratterizzata da una
forte multidimensionalità e multidirezionalità (concetto di
plasticità).
Il modello multineare dell'intelligenza
Dal modello lineare e continuo "sviluppo-maturità-declino"
dell'intelligenza si è passati a concepire l'evoluzione intellettiva
come un processo multilineare e discontinuo, con un'elevata
eterogeneità e variabilità individuale: alcuni apprendimenti
infantili vengono mantenuti fin nell'età senile, altri vengono
estinti prima, altri vengono acquisiti in età adulta, altri ancora
sono profondamente trasformati e modificati. In tutto ciò l'età
cronologica costituisce soltanto uno dei molti fattori che
influenzano il rendimento intellettivo nell'età senile.
q
L'intelligenza fra natura e cultura
Problema
classico:
le differenze nel QI dipendano prevalentemente da
differenze genetiche o da differenze
ambientali?
Sullo sfondo di questa domanda si colloca il classico problema dei
rapporti fra natura e cultura (nature and nurture)
nello sviluppo della personalità del soggetto umano, secondo due
concezioni contrapposte:
-
l'innatismo:
predominio dei fattori ereditari, genetici e biologici
-
l'ambientalismo:
dominanza dei fattori ambientali, sociali e culturali.
Anche se oggi entrambe queste posizioni "pure" sono
state abbandonate a favore del riconoscimento dell'interazione fra
tutti questi fattori, permane tuttavia la tendenza a privilegiare e
a preferire l'una o l'altra di queste prospettive teoriche.
È indubbio che:
a)
In generale, patrimonio genetico e
ambiente sociale sono entrambe condizioni necessarie e
vincoli per lo sviluppo delle abilità intellettive degli individui.
b)
la considerevole variabilità nelle
capacità intellettive degli individui dipende, sia da fattori
genetici sia da fattori ambientali. In taluni casi, prevalgono le
cause genetiche (come la sindrome di Down e la fenilchetonuria); in
altri casi, appaiono predominanti le cause ambientali; di norma, si
ha una covariazione e ed interazione di queste cause.
c)
Il problema è quello di riuscire a
tenere distinti gli effetti genetici da quelli ambientali, al fine
di poter fare affermazioni certe sull'uno o sull'altro aspetto.
q
Il concetto di ereditarietà
1. Il rapporto di ereditarietà
Il rapporto di ereditarietà
= grado in cui la variabilità di un carattere è provocata da una
differenza genetica. Se le differenze relative a un carattere hanno
natura esclusivamente genetica, il rapporto di ereditarietà è pari a
uno. Se le differenze relative a un carattere sono interamente
dovute all'ambiente, il rapporto di ereditarietà è pari a zero.
Es: La statura è un carattere ereditario: le
differenze di statura entro una data popolazione possono essere
attribuite a differenze genetiche. I genitori alti tenderanno ad
avere figli alti, e i genitori bassi tenderanno ad avere figli
bassi.
Il rapporto di ereditarietà è caratterizzato da
alcuni aspetti critici.
1)
I caratteri genetici complessi (come la
statura), che dipendono da una molteplicità e varietà di
informazioni cromosomiche, pur presentando significativi valori nel
rapporto di ereditarietà, sono egualmente influenzati da fattori
ambientali, quali la dieta.
ES: la statura media degli adolescenti inglesi nel
1962 era di circa 15 cm superiore a quella registrata nel 1860,
senza alcuna modifica nel pool genetico. Parimenti i bambini
giapponesi allevati negli Stati Uniti sono più alti dei bambini
giapponesi cresciuti in Giappone.
2)
Occorre distinguere l'ereditarietà
entro i gruppi dall'ereditarietà tra i gruppi. Tipicamente le
differenze entro i gruppi hanno cause altamente ereditarie, mentre
differenze tra gruppi sono dovute a fattori ambientali.
ES1: dalla stessa popolazione (geneticamente
eterogenea) di semi si estraggano due campioni e si semini un
campione in un terreno fertile, e l'altro campione in un terreno
povero. In questo caso, la differenza dell'altezza media fra i due
campioni di piante è dovuta a fattori ambientali, mentre le
differenze individuali entro ciascun campione sono dovute a fattori
genetici.
ES2: Il medesimo processo si verifica per le
differenze di stature fra i bambini giapponesi allevati negli Stati
Uniti e quelli cresciuti in Giappone.
3)
La stima del rapporto di ereditarietà è
strettamente associata alle condizioni della sua rilevazione. Se si
stima l'ereditarietà in una popolazione omogenea, si osserva un
elevato rapporto di ereditarietà; se invece si stima tale rapporto
in un ambiente eterogeneo, esso tende a essere modesto. Infatti,
l'ereditarietà di un carattere è differente in differenti
popolazioni in differenti momenti.
2. Il rapporto di ereditarietà per l'intelligenza
Questi aspetti valgono, a maggior ragione, per
l'intelligenza, poichè è una funzione psichica complessa. In tal
senso:
-
Non ha senso cercare di stabilire un
preciso rapporto di ereditarietà per il QI.
-
tuttavia la ricerca psicologica si è
posta la domanda se il patrimonio genetico (e le differenze
ereditarie conseguenti) siano responsabili di una estesa o di una
modesta proporzione delle differenze del QI fra gli individui umani.
q
Parentela genetica e Ql
1. Gli studi sui gemelli omozigoti allevati in
ambienti separati.
Il modo più semplice e più valido, almeno in teoria,
di verificare le basi genetiche del QI
consiste nello studio dei gemelli omozigoti che siano stati separati
l'uno dall'altro e che siano stati allevati in ambienti differenti.
Questi rari casi costituiscono una sorta di esperimento naturale
sull'eredità e l'ambiente. La logica di base dell'esperimento è
semplice:
due gemelli omozigoti separati mantengono in comune il patrimonio
cromosomico, ma non l'ambiente. Perciò, se il loro QI rimane molto
simile, questa somiglianza deve dipendere da ciò che hanno in
comune: il patrimonio genetico.
Studio
(condotto da Shields e confermato da altri studi):
- esaminate 40 coppie di gemelli separati.
- La correlazione del QI registrata è stata pari a
0,77
- Il limite rilevante di questo studio è che la
maggioranza dei gemelli sono stati allevati n
ambienti simili:
-
per le 27 coppie di gemelli cresciuti
presso parenti, la correlazione del QI era pari a 0,83.
-
per le 13 coppie adottate da famiglie
non imparentate, la correlazione era significativamente più
modesta, pari a 0,51.
- le prestazioni intellettive dei gemelli omozigoti allevati in
ambienti diversi sono tanto più simili quanto più sono simili gli
ambienti nei quali sono stati cresciuti.
Risultati:
gli studi realmente condotti sui gemelli omozigoti
allevati in contesti separati hanno prodotto risultati meno
definitivi di quelli che ci si sarebbe attesi da questo tipo di
studio. Le coppie di gemelli esaminate hanno prestazioni
intellettive con un discreto coefficiente di correlazione; ma si
tratta anche di individui che sono vissuti in ambienti piuttosto
simili, pur essendo separati.
2. Gli studi sui bambini adottati.
La pratica delle adozioni consente altri tipi di
indagini che, in linea di principio, potrebbero contribuire a
chiarire gli effetti combinati dell'eredità e dell'ambiente sul QI.
È possibile porre una serie di importanti e
interessanti studi:
A:
se i bambini adottati tendono ad avere QI normali.
Osservazioni:
in numerosi casi si è accertato che il QI medio dei
bambini adottati è sensibilmente superiore al normale, anche quando
il QI dei genitori naturali è piuttosto basso. Questo fenomeno
risulta facilmente comprensibile se si pensa che, di norma, le
famiglie adottive selezionate sono in grado di offrire un valido
supposto ambientale per lo sviluppo intellettivo dei bambini.
Risultati:
Nel loro insieme questi risultati indicano che l'ambiente può
esercitare una notevole influenza sullo sviluppo delle capacità
intellettive del bambino.
B:
lo studio sul legame esistente fra il QI dei genitori (naturali e
adottivi) e quello dei figli (naturali e adottati) e legame
esistente fra i QI tra fratelli adottivi e naurali.
Osservazioni:
-
correlazioni modeste ed equivalenti fra il QI della madre e quello
dei due tipi di figli
-
correlazioni fra il QI del padre e quello del figlio biologico È
più forte di quello fra padre e figlio adottato. Non è stata
trovata una chiara spiegazione a questo fenomeno:
-
spiegazione ambientalista: è possibile
che il padre abbia un maggiore numero di interazioni con il figlio
naturale rispetto a quello adottivo.
-
spiegazione innatista: la differenza
sia da imputare a fattori genetici.
-
correlazioni fra il QI di fratelli naturali non sono più elevate
di quelle fra coppie di fratelli adottati.
Risultati:
Tenendo conto di tutti questi dati correlazionali si
può parlare di ereditarietà del QI soltanto "in grado
moderato".
3.
Il confronto tra gemelli omozigoti e gemelli eterozigoti.
Il confronto fra gemelli omozigoti e gemelli
eterozigoti (con il patrimonio genetico condiviso al 50 per cento,
come i fratelli) può servire a verificare la seguente ipotesi:
i gemelli (omo- o eterozigoti) nascendo contemporaneamente, vengono
ad avere esperienze ambientali molto simili, per cui se il QI fosse
ereditario, la correlazione fra il QI dei gemelli omozigoti dovrebbe
essere assai più elevata di quella registrata fra i gemelli
eterozigoti.
Osservazioni:
In base a numerosi studi correlazionali emerge una correlazione più
elevata per il QI fra i gemelli omozigoti rispetto a quella fra i
gemelli eterozigoti del medesimo sesso.
Conclusioni 1:
Questi risultati depongono a favore dell'ipotesi
ereditaria dell'intelligenza.
Conclusioni 2:
Ma non si possono escludere spiegazioni alternative.
Studiosi verificato che:
-
di solito, i gemelli omozigoti vivono in ambienti più simili di
quelli in cui sono allevati i gemelli eterozigoti;
-
la correlazione fra il QI dei gemelli
omozigoti che avevano ricevuto un eguale trattamento educativo
("trattati esattamente allo stesso modo") era più elevata rispetto a
quella ottenuta con coppie di gemelli omozigoti che avevano avuto un
trattamento differenziato.
Di conseguenza: È posto in evidenza una forte
covariazione fra fattori ereditari e fattori ambientali
nello sviluppo delle capacità intellettive dell'individuo.
4. Gli studi sulle correlazioni del QI in ambito
familiare.
Osservazioni:
quanto più è stretta la relazione di parentela, tanto
più elevata è la correlazione.
Ipotesi:
il risultato delle osservazioni è quel che ci si
dovrebbe aspettare se il QI fosse un carattere fortemente
ereditario; ma può derivare anche dal semplice fatto che quanto più
è stretta la relazione di parentela tra due individui, tanto più
sono simili le loro esperienze ambientali.
Risultati:
Nel complesso, i dati sulle correlazioni del QI in
ambito familiare suggeriscono un grado moderato di ereditarietà.
Secondo una estesa rassegna di questi dati, l'ereditarietà nella
popolazione adulta ha un valore tra lo 0,40 e lo 0,60. Se si assume
che l'ereditarietà del QI nella popolazione adulta sia
approssimativamente pari a 0,50, allora eredità e ambiente sono
egualmente importanti nel determinare le differenze di QI tra gli
adulti nella nostra società.
q
Le differenze sociali nei punteggi del Ql
Osservazioni:
A. varibilità tra gruppi:
-
da studi si sono registrate differenze
rilevanti fra il QI medio di soggetti appartenenti a diverse
classi sociali e a diverse categorie professionali.
-
le attività intellettuali favoriscono
il raggiungimento di punteggi QI superiori ad attività manuali; lo
stesso fenomeno si osserva fra professioni liberali e occupazioni
generiche.
-
gli individui con un QI elevato tendono
ad avere occupazioni più prestigiose e meglio remunerate. D'altra
parte, non sappiamo se un QI basso o alto sia la causa della scelta
di una certa occupazione. Forse, per esempio, l'ambiente, le
tradizioni familiari, le abilità sociali o l'istruzione ricevuta
sono più importanti del QI nel determinare l'occupazione di una
persona.
B. variabilità entro i singoli gruppi e categorie
sociali:
-
un'estesa variabilità tra gruppi.
ES: i camionisti e i contadini più intelligenti hanno
QI superiori a quelli degli ingegneri e dei medici meno
intelligenti.
Ciò esige cautela nel fare qualunque tipo di
inferenza sull'intelligenza di un individuo, a partire soltanto
dalla sua professione e classe sociale.
I figli
Osservazioni:
anche i figli di persone aventi diverse occupazioni o appartenenti a
diverse classi socioeconomiche hanno differenti QI. Queste
differenze sono assai precoci e compaiono già nel corso
dell'infanzia, prima dell'età prescolare.
Possibili spiegazioni:
il fenomeno può essere interpretato secondo varie
ipotesi:
a.
ipotesi del deficit:
le prestazioni intellettive inferiori dei bambini appartenenti alla
classe sociale modesta sarebbero da imputare a una sorta di deficit
e di carenza nella loro cultura. Inoltre, la frequenza scolastica
non contribuisce a eliminare queste differenze; anzi, contribuirebbe
ad accentuarle (deficit cumulativo).
b.
ipotesi delle differenze:
le differenze linguistiche e di rendimento intellettivo vanno,
invece, intese come espressione di capacità cognitive diverse (anche
se non standard) che i test di intelligenza - fortemente
culturalizzati in linea con la cultura "standard" - tendono a
penalizzare o, quanto meno, a non considerare.
Sulla base di queste 2 ipotesi si sono sviluppate
due teorie:
a.
Teoria dello svantaggio socioculturale:
teoria sviluppatasi lungo la linea dell'"ipotesi del deficit",
riguardante i bambini appartenenti alla classe sociale modesta, e
per superare il quale si sono creati i "programmi compensatori".
b.
l'"ipotesi delle differenze", invece,
conduce a un allargamento dei metodi di insegnamento-apprendimento
in uso presso il sistema scolastico, al fine di favorire
l'integrazione e l'arricchimento culturale.
Principio delle pari opportunità:
facilitazione differenziata dello sviluppo delle potenzialità
intellettive dell'individuo, qualunque esse siano. Non si parla qui
di distribuzione uniforme ed indifferenziata di risorse e di
stimoli, in quanto non è tanto una questione di quantità di
stimolazione, ma di qualità delle attività mentali da esercitare,
nella consapevolezza che l'espansione e l'ottimizzazione delle
risorse intellettive di ogni individuo costituiscono un bene per la
società, oltre che per l'individuo medesimo. |