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Il Linguaggio e la comunicazione

 

 Uno scambio di qualunque forma di comunicazione, in particolare linguistica, ha  complesse implicazioni, di ordine sociale e cognitivo

q       La natura del linguaggio umano  

1. Gli universali linguistici 

Gli universali linguistici: proprietà linguistiche comuni, condivise da tutte le lingue umane.

I principali universali linguistici sono:

1. La produttività linguistica

2. Le proprietà costruttive linguistiche

 

1.1 La produttività linguistica

Le lingue naturali sono produttive in due sensi:

a)       Illimitatezza: in qualunque lingua, non vi è limite al numero di nuove frasi suscettibili di essere generate. In linea di principio, qualsiasi lingua del mondo può essere utilizzata per creare un numero infinito di nuove frasi.

b)      Equipollenza: qualunque idea o pensiero esprimibile in una lingua è esprimibile in una qualunque altra lingua. Ciò non significa che, dato un particolare concetto, ogni lingua abbia sempre una parola per rappresentarlo, però si può fare ricorso a una perifrasi.    Tuttavia, spesso nel processo di traduzione permangono aree di indeterminatezza e di vaghezza.

 

1.2. Le proprietà costruttive del linguaggio

Tutte le lingue sono costruttive, poichè sono costruite secondo alcune identiche modalità fondamentali.

Le principali proprietà costruttive condivise da tutte le lingue naturali sono:

a)       utilizzo limitato di fonemi

Fonema= suono linguistico rappresentante il minimo elemento distinguibile dagli altri all'interno di una sequenza fonica. Il fonema di per sè non ha nessun significato intrinseco.

 b)      combinazione illimitata dei fonemi in parole: i fonemi possono essere combinati per generare un numero illimitato di parole; 

Parola= unità lessicale dotata di significato.

Morfema = la minima unità lessicale dotata di significato. Un morfema può essere una parola o parte di essa (es prefisso  o un suffisso)  

      Il suono delle parole è detto anche sostanza fonica delle parole 

c)       arbitrarietà del significato delle parole: la sostanza fonica della maggioranza delle parole non ha nulla a che fare con il loro significato (semantica). Fanno eccezione le parole onomatopeiche che evocano direttamente e riproducono a livello fonetico la realtà che intendono rappresentare. 

In generale: i segni linguistici sono arbitrari e convenzionali; e, in quanto sistema di segni, la lingua è un sistema di differenze di suoni combinati a un sistema di differenze di significati. Di conseguenza, è possibile coniare e inventare parole nuove in relazione alle esigenze sociali e comunicative degli individui. 

d)      combinazione illimitata di parole in discorsi:  le parole possono essere combinate fra loro per generare enunciati e discorsi. A partire da un numero relativamente piccolo di fonemi e di morfemi, è possibile generale un numero infinito di frasi.

 

2. Lingua dei sordomuti

Anche la lingua dei segni per i sordomuti, pur non contenendo alcun suono, è una lingua naturale e possiede i caratteri costruttivi su cui si fonda la produttività linguistica. 

q       La percezione dei suoni di una lingua 

Una conversazione le parole sembrano fondersi in un incomprensibile flusso di suoni, all'interno del quale è necessario identificare le parole. Per identificare con precisione e rapidità le  parole di una normale conversazione gli esseri umani utilizzano:

-          la propria conoscenza generale

-          la conoscenza del linguaggio

-          la conoscenza del contesto sociale circostante

1. Questioni:

1)       attraverso quali abilità gli individui riescano ad identificare con precisione e rapidità le parole di una normale conversazione?.

2)       quando due suoni linguistici fisicamente differenti vengono percepiti come differenti, e quando vengono uditi come lo stesso suono?

 La situazione è più articolata di quanto sembri.

-          Tutte le persone che parlano una lingua usano gli stessi fonemi, ma essi possono essere pronunziati secondo molte varianti regionali e personali.  

-          Molti fonemi vengono pronunziati in modo diverso a seconda del contesto lessicale in cui si trovano, anche se queste differenze non vengono percepite.

ES: il suono della lettera e nella parola carne è foneticamente diverso dal suono n nella parola tinca (il primo è dentale, il secondo è velare).  

-          Per ogni lingua, due suoni linguistici sono fonemi differenti se sostituite l'uno con l'altro cambia il significato delle parole in cui compaiono.

ES: rane e pane: sostituire il suono r con il suono p produce una parola con un significato differente. Per contro, rane può essere pronunziato con la r normale e con la r vibrante.  In questo caso, abbiamo varianti del medesimo fonema (o allofoni).

In italiano i suoni r e l (per esempio, rane e lane) sono fonemi distinti, ma non così per il giapponese che non ha due fonemi distinti per r e l. Di conseguenza, i giapponesi tendono a non udirli come differenti.  

2. Il riconoscimento di parole:

Il riconoscimento di suoni e di parole è facilitato da una serie di fenomeni e processi. I principali sono:

1.       la conoscenza dei suoni di una lingua: ciò aiuta a identificare l'inizio e la fine di una      parola nel flusso linguistico.

2.       Effetto frequenza: le parole usate più frequentemente in una lingua sono riconosciute più facilmente e più rapidamente.

3.       Effetto del contesto: le parole inserite nell'appropriato contesto linguistico sono riconoscibili in modo più rapido e più accurato rispetto alle medesime parole presentate in isolamento.

4.       Effetto della superiorità della parola: riconoscere suoni linguistici quando essi formano parole richiede meno tempo che identificare gli stessi suoni che formano stringhe di lettere prive di senso.

 

3. Integrazione delle informazioni nella percezione del suono linguistico

Le persone combinano l'informazione del segnale linguistico con ogni informazione rilevante disponibile in quel momento.

In particolare quando l'integrazione dell'udito avviene con la vista si ha il  

Fenomeno della cattura visiva del suono linguistico: fenomeno dovuto all'integrazione dell'informazione del segnale linguistico con un segnale visivo.

Ciò ha diversi effetti:

a.       Anche se la fonte sonora è fisicamente dislocata rispetto al parlante (come nel cinematografo), essa  viene attribuita a quest'ultimo.

b.       Ciò che si sente non è esattamente ciò che viene detto.

Es: In una ricerca sull'impatto dell'informazione visiva sulla percezione del linguaggio, veniva mostrato il filmato di un attore che ripeteva la sillaba "ga" mentre la colonna sonora dava, in sincronia con i movimenti delle labbra dell'attore, la sillaba ba. In questa condizione si sente una fusione delle due, da. Le persone non sono nemmeno consapevoli di un conflitto tra vista e udito: le due fonti di informazione si integrano perfettamente per produrre la percezione del suono "da".   

q       Il significato di significato

Morfema = la minima unità lessicale dotata di significato.Un morfema può essere una parola o parte di essa (es prefisso  o un suffisso).                     

Parola= unità lessicale dotata di significato. Una parola può essere composta da uno o più morfemi.

Es: la parola "intrattabile" contiene quattro morfemi: in, tratta, bil, e. 

Morfemi legati =  morfemi che per formare una parola devono essere sempre usati con almeno un altro morfema.   (es i suffissi o i prefissi) 

Morfemi liberi = corrispondono a parole semplici, quali sempre o non.  

Parole di contenuto = gruppi nominali, verbi, avverbi, aggettivi.

Parole funzionali= parole che specificano le relazioni tra concetti (preposizioni, congiunzioni).

 

1. Significato delle parole

Significato di una parola di contenuto = concetto, rappresentazione mentale dell'oggetto e dell'evento cui la parola si riferisce.  

Per il significato delle parole valgono le seguenti considerazioni: 

A.     Totalità unitaria multicomponenziale

Il significato è una totalità unitaria multicomponenziale, articolata in funzione di 3 elementi:

1.       referenza: relazione fra la parola e ciò che significa. Riferirsi a un oggetto con una parola è conoscere ciò che la parola significa.

2.       denotazione: specifica i possibili referenti; è l'equivalente lessicale del concetto. 

3.       senso: è dato dall'insieme delle relazioni che una parola può assumere in combinazione con altre parole. (Nascono intal modo fenomeni lessicali particolari come la sinonimia, l'antinomia, l'omonimia ecc).

Il significato non consiste in nessuno di questi tre aspetti presi singolarmente, ma nella loro reciproca articolazione e integrazione. 

B.      Le tre dimensioni

Il significato non è un'entità omogenea e univocamente stabilita, ma in esso si possono distinguere tre livelli:

1.       il significato soggettivo (idiosincratico), specifico del singolo parlante à dimensione individuale del significato;

2.       il significato intersoggetivo e condiviso (convenzione), appartenente a due o più interlocutori in un dato contesto  à dimensione sociale  del significato;

3.       il significato oggettivo, inteso come depositario della cultura à dimensione culturale del significato  

C.      Due teorie:

Sul significato esistono due teorie contrapposte:

1.       Teoria strutturalista: teoria secondo cui le parole hanno un significato stabile e     duraturo che il parlante deve assumere se vuole essere compreso dagli altri.

2.       Teoria funzionalista:  ritiene che il parlante possa usare le parole in modo da conferire a esse valori semantici differenti in funzione dei vari contesti e a seconda delle proprie  intenzioni (metafora, ironia, sarcasmo ecc.). 

D.     Ambiguità

Nel caso in cui la stessa parola abbia diversi significati - è il caso della polisemia e dell'ambiguità lessicale - l'individuo provvede a eliminare l'ambiguità del significato facendo riferimento al contesto di produzione.  

E.      Differenziale semantico

Nello studio degli aspetti soggettivi del significato, Osgood, Suci e Tannenbaum si sono proposti di misurare il significato attraverso il

differenziale semantico: il procedimento che consente di valutare lo spazio semantico di una parola secondo 3 fattori: bontà (buono-cattivo, positivo-negativo), attività (attivo-passivo) e intensità (forte-debole). Ogni parola può essere semanticamente misurata attraverso una lista di coppie di aggettivi antitetici che ne definiscono le proprietà e le qualità.

  

q       La struttura e il significato delle frasi

Le parole vengono combinate a formare frasi secondo le regole della sintassi.

Al momento, non esiste una grammatica completa di nessuna lingua naturale.

Studiosi di linguistica teorica e di scienze cognitive come hanno stabilito che qualunque grammatica deve contenere almeno due tipi di regole:

  1. le regole della struttura sintagmatica
  2. le regale di trasformazione.

 

1. La grammatica a struttura sintagmatica  

1.1 Elementi della grammatica a struttura sintagmatica

La grammatica a struttura sintagmatica si fonda su tre elementi:

a)       un vocabolario finito;

b)      un insieme finito di simboli;

c)       un insieme finito di regole.  

 Una prima regola è la regola di riscrittura:

(1)     X à Y

indicante di mettere al posto di X quanto indicato da Y  

Se prendiamo la frase "Un uomo grasso colpì il cane", vediamo che essa si può  scomporre in un sintagma nominale (SN) e in un sintagma verbale (SV) o rappresentare  in una struttura ad albero. Essa può essere analizzata da alcune regole sintattiche: 

a) F -> SN + SV.  (F=frase, SN= sintagma nominale, SV=sintagma verbale);

b) SN -> Art + (Agg) + N. (Art=articolo, (Agg)= aggettivo opzionale, N=nome);

c) SV -> V + SN. (V=verbo);

 d) N -> uomo, donna, bambino, cane...

e) V -> vide, mangiò, colpì...

f) Art ->  un, il...

g) Agg ->  grasso, bello, felice, stanco, piccolo...

1.2 Struttura sintagmatica e semantica

La grammatica a struttura sintagmatica fornisce anche una descrizione delle frasi,

evidenziando così la differenza tra struttura sintagmatica e semantica della frase.

 Es:

     Se

     A= Giovanni ha visto Maria

     B= Luca ha sentito Elena.

     C= Maria è stata vista da Giovanni

 

     allora

     A e B hanno la stessa struttura sintagmatica - perchè generate dalle stesse

     regole sintattiche- ma diversa semantica;

     A e C hanno struttura sintagmatica differente, ma la stessa semantica. 

 

2. Le regole di trasformazione

Regole di trasformazione = regole grammaticali che descrivono le relazioni tra le frasi.

Si tratta di regole che, mostrano in che modo una frase (stringa di parole) può essere trasformata in un'altra, e specificano in che modo i vari tipi di frasi sono connessi tra loro.

ES: una regola di trasformazione può specificare la seguente trasformazione

       A saluta B -> B è salutato da A

3. Struttura superficiale e struttura profonda.

La grammatica a struttura sintagmatica e le regole di trasformazione rendono esplicite alcune intuizioni che abbiamo sul linguaggio.

Le frasi 

 L'automobile è stata riparata da un meccanico.

 L'automobile è stata riparata da un minuto.

 

condividono una somiglianza superficiale, dato che differiscono solo per una parola, minuto al posto di meccanico, ma sono concettualmente diverse. Si dice che: esse hanno la stessa struttura superficiale, ma diversa struttura profonda.  

·         Struttura profonda e regole di trasformazione

Il fatto che queste due frasi siano differenti è confermato applicando la stessa trasformazione

a ciascuna frase. 

  L'automobile è stata riparata da un meccanico à Un meccanico ha riparato la macchina.

   e

  L'automobile è stata riparata da un minuto à Un minuto ha riparato la macchina. 

La differenza tra le due frasi di partenza è ora ovvia ed esplicita. La prima può essere trasformata in questo modo e avere ancora senso, ma non la seconda. Perciò le due frasi di partenza hanno strutture profonde differenti. 

·         Struttura profonda e ambiguità

Certi tipi di frasi ambigue possono essere meglio comprese quando la loro struttura superficiale viene confrontata con la loro struttura profonda. Una frase è ambigua sintatticamente quando può essere parafrasata in due modi differenti. Per esempio, la frase: 

L'ho visto prima di te 

è riconducibile a due differenti frasi che hanno la stessa struttura superficiale. Le due

frasi possono essere parafrasate come: 

L'ho visto prima che lo vedessi tu    oppure   L'ho visto prima di vedere te.

q       Il significato delle frasi e il percorso di senso

 

1. Il principio di cooperazione

Tutti coloro che partecipano a una conversazione devono condividere alcune regole e assunzioni di base. Grice è stato uno tra i primi filosofi del linguaggio a sottolineare che coloro che partecipano a una conversazione seguono implicitamente un   

Principio di cooperazione: "fornire il proprio contributo così come è richiesto, al momento opportuno, dagli scopi e dall'orientamento dei discorsi in cui uno è impegnato".

 Questo principio generale viene declinato in 4 massime: 

1.       massima di Qualità: cercate di fornire un contributo vero; in particolare:

a)       non dite cose che credete false;

b)      non dite cose per le quali non avete prove adeguate;

 

2.       massima di Quantità:

a)       fornite un contributo che soddisfi la richiesta di informazioni in modo adeguato      agli scopi del discorso;

b)      non fornite un contributo più informativo del necessario; 

3.       massima di Relazione: fornite contributi pertinenti; 

4.       massima di Modo: siate perspicui; in particolare:

a)       evitate oscurità di espressione

b)      evitate le ambiguità

c)       siate brevi

d)      procedete in modo ordinato.

 

2. Principio della pertinenza (Sperber e Wilson)

Principio della pertinenza negli scambi comunicativi: coerenza con il contesto e con gli scopi della conversazione.

 

3. Il gioco comunicativo e l’intenzione

-          Nella comunicazione hanno luogo importanti processi di inferenza per capire ciò che   l'interlocutore vuole dire.

-          Nella comunicazione non vi è soltanto passaggio di informazioni, ma si ha produzione di senso. Infatti parlante e destinatario sono entrambi attivi nell'avviare, sostenere, alimentare   e modificare il gioco comunicativo attraverso un vortice di scambi.  

-          La comunicazione non è soltanto un messaggio-da-decifrare, ma una intenzione-da-interpretare.  

-          Nella comunicazione il parlante comunica più di quanto realmente dice, e il ricevente è   in grado di intendere più di quanto il parlante dica, come nel fenomeno delle implicature.    

Le implicature: inferenze fondate sia sul contenuto di ciò che è stato  detto, sia su conoscenze pregresse, sia sulla natura cooperativa dell'interazione verbale.

ES:

A: Dov'è Carlo?

B: C'è una Golf nera davanti alla casa di Maria (= vuoi dire che Carlo si trova              probabilmente a casa di Maria) 

-          Aspetto centrale del significato di un messaggio diventa allora l'intenzione, cioè il "voler dire" qualcosa a qualcuno in una certa maniera, in una determinata situazione (contesto).  

-          Nella comunicazione:

il parlante ha l'intenzione di manifestare parte di sè (pensieri, credenze, desideri, emozioni ecc.) a un altro, operando una scelta di percorso fra le molte a sua disposizione, dando avvio e sostegno all'architettura dell'intersoggettività. A sua volta, il destinatario, nell'interpretare il messaggio del parlante e nell'attribuire a esso un certo valore semantico, ha la possibilità di arricchire (o di modificare) il suo significato. In questo processo il significato diventa il risultato della negoziazione e dell'interazione fra gli interlocutori. 

-          In ogni atto comunicativo e in ogni messaggio vi è l'intreccio di due aspetti:

a.       uno di informazione (cioè, il contenuto e l'oggetto del messaggio; le cose che vengono dette)

b.       e uno di comando (cioè, il modo con cui il messaggio deve essere accolto e compreso; se le cose dette devono essere prese come una semplice descrizione, come un desiderio, come una richiesta di aiuto, un rimprovero ecc.).  

-          la comunicazione viene a stabilire, a costruire e a definire le relazioni interpersonali fra gli individui. 

Da questo gioco comunicativo emerge il

percorso di senso di una frase:  inteso come il significato contrattato e condiviso che una frase assume nello scambio fra i parlanti. Tra tutti i percorsi di senso legittimi, emergerà quel significato. che, in funzione dell'interazione fra i parlanti e in base al contesto, è maggiormente probabile e idoneo a rendere ragione della situazione

Es: dire "Pietro ha dimenticato di chiudere la porta" può essere una semplice constatazione, un rimprovero, un'accusa, un richiamo dell'attenzione sulle conseguenze di questa azione, un giudizio sull'affidabilità di Pietro ecc. Ognuno di questi percorsi di senso è legittimo e lecito in astratto; in pratica emergerà quel significato. che, in funzione dell'interazione fra i parlanti e in base al contesto, è maggiormente probabile e idoneo a rendere ragione della situazione.

 

q       Linguaggio e pensiero

E’ possibile pensare in termini non verbali. Tuttavia, sembra esserci una relazione essenziale tra linguaggio e pensiero

1. I concetti

Concetto: entità del pensiero. E’ la rappresentazione mentale di un oggetto o di un evento.

ES: se abbiamo il concetto di sedia, per esempio, possiamo riconoscere un oggetto come una sedia anche se non l’abbiamo mai visto prima. Il concetto di sedia è una totalità indivisibile che consente di distinguere in un insieme infinito gli elementi “sedia” dagli elementi “non-sedia”.

 Sotto questo profilo ogni concetto è definito da due elementi:

-          intensione: specifica  l’insieme di proprietà, funzioni e relazioni che ne determinano la strutturazione interna (es:  un oggetto, per rientrare nel concetto di sedia, deve avere precise caratteristiche e svolgere determinate funzioni);

-          estensione: specifica l’insieme di elementi ciascuno dei quali possiede le proprietà, le funzioni e le relazioni sopra indicate (è l’insieme di tutte le sedie); 

Come apprendiamo i concetti?

Nel suo classico lavoro sulla formazione dei concetti Heidbreder scoprì che le persone imparano le regole di categorizzazione basate su idee concrete più facilmente di quelle basate su proprietà astratte, come i numeri . 

·         Complessita’ dei concetti

I concetti presentano differenti gradi di complessità a seconda delle regole che li definiscono. Distinguiamo così:

-          concetto semplice: concetto, astratto o concreto che sia, definito da una singola regola.  

-          Concetto a livello superiore di difficoltà: concetto, astratto o concreto che sia, definito da più di una sola regola.

Tra i concetti complessi ci sono:

-          concetti congiuntivi: oggetto o evento  che deve possedere due o più proprietà per appartenere a una categoria

Es: votante iscritto (nelle liste elettorali) è un concetto congiuntivo: un individuo deve avere 18 anni, deve essere cittadino italiano ed essere residente in un luogo per poter essere classificato come tale.

-          concetti disgiuntivi: chiamano in causa regole della forma “o ... o”. Sono più complessi di quelli congiuntivi.

Es: un cittadino italiano è (a) una persona nata in Italia; o (b) una persona i cui genitori sono nati in Italia; o (c) una persona naturalizzata da un tribunale. Se una di queste condizioni viene soddisfatta, allora la persona è un cittadino italiano.

 L’apprendimento di concetti complessi, in cui le decisioni di classificazione devono essere basate su due o più regole,  richiede più tempo dell’apprendimento di quelli semplici.

 

·         Concetti fuzzy

Concetto fuzzy: concetto naturale senza confini precisi e definiti, ma con confini sfuocati non delineati con esattezza.

La maggior parte dei concetti sono di tipo fuzzy.

Prototipo: concetto che possiede in massimo grado le proprietà del concetto e in riferimento ai quali si definiscono i membri di una categoria mentale.I concetti fuzzy sono organizzati attorno a prototipi.

Es: nell’ambito del concetto uccello i passeri e le rondini hanno il valore di prototipi, mentre i polli e i tacchini sono meno tipici, e gli struzzi o i pinguini ancora meno. 

Somiglianze di famiglia (Wittgenstein ): termine utilizzato per indicare le relazioni esistenti fra gli oggetti (o eventi) che rientrano nel medesimo concetto.

Es:  c’è “un’aria di famiglia” nel concetto di gioco (nel quale rientrano il calcio, gli scacchi, i solitari, le scommesse, la briscola, i giochi di fantasia ecc.) che difficilmente si lascia catturare in una definizione precisa e univoca. 

·         Livelli di categorizzazione mentale

Rosch inoltre ha distinto 3 livelli nella categorizzazione mentale:

1.       Le categorie di base: sono quelle i cui membri condividono il maggior numero di attributi distintivi del prototipo (per esempio, sedia).

2.       Le categorie subordinate: condividono sostanzialmente le caratteristiche del livello di base, ma se ne differenziano per alcuni attributi (per esempio, sedia a dondolo, sedia a sdraio ecc.).

3.       Le categorie superordinate: condividono soltanto pochi attributi generali e sono privilegiati gli aspetti funzionali (per esempio, arredamento). 

La correlazione fra gli attributi a livelli base rende più facile apprendere i concetti. Pertanto le categorie di base e le parole a esse connesse sono apprese per prime rispetto alle categorie subordinate e superordinate da parte del bambino.

  

2. L’ipotesi della relatività linguistica

Questioni:

a.       La cultura  influenza lo sviluppo del linguaggio?

b.       I modi di pensiero sono vincolati dalla lingua?

c.        Ciò che una persona pensa e il modo in cui lo pensa dipendono dalla lingua che quella persona parla.? 

Ipotesi di Whorfil principio della relatività linguistica: concezione secondo la quale la lingua parlata da un individuo influenza il suo pensiero:

-          nella sostanza del pensiero stesso

-          nelle modalità di pensiero (come si concettualizza il mondo)

-          nella percezione del mondo

-          nella sostanza del ricordo

È largamente dimostrato che il modo con cui descriviamo le cose può influenzare il modo con cui quelle cose possono essere percepite, ricordate o pensate. Il nome che diamo a uno stimolo ambiguo influenza il modo con cui lo vediamo e ricordiamo.  

Un modo per la verifica del’ipotesi di Whorf: per esempio, se lingue differenti forniscono differenti nomi per i colori, allora persone che parlano lingue differenti dovrebbero percepire e ricordare i colori in modo differente. Per esempio, l’inglese dispone di sei termini di base per rappresentare i colori: red (rosso), orange (arancione), yellow (giallo), green (verde), blue (azzurro) e violet (viola), più, naturalmente, black (nero) e white (bianco). Nella lingua dei dani, una tribù della Nuova Guinea occidentale, i colori vengono indicati da due sole parole: una si riferisce a tutti i colori scuri e freddi, l’altra a tutti i colori chiari e caldi. L’esperimento vuole rispondere al quesito: chi parla inglese concettualizza i colori in modo diverso da chi parla la lingua dei dani?

Heider  ha verificato la capacità di ricordare e di discriminare colori in un gruppo di indigeni dani e in un gruppo di studenti universitari americani. Gli americani e i dani riuscivano a discriminare altrettanto bene differenti tonalità cromatiche. I colori che sono solo un po’ simili per gli americani lo sono anche per i dani. I colori che gli americani confondono sono gli stessi confusi anche dai dani.

Risultato: i nomi dei colori a disposizione dei due gruppi non hanno influenzato le proprietà fondamentali del modo in cui essi percepiscono e concettualizzano i colori.

 Questi risultati, al pari di altri, non offrono sostegno all’ipotesi di Whorf, almeno per quel che riguarda l’attività di denominazione. Ma Whorf non era tanto interessato alle differenze di vocabolario tra le lingue quanto alle differenze sintattiche. Per Whorf, a plasmare il pensiero era anzitutto la grammatica del linguaggio, non le parole disponibili.

 

Risultati generali

L’influenza del linguaggio sul pensiero può essere forte, ma le differenze tra le lingue umane non sembrano provocare differenze importanti nel modo in cui le persone percepiscono e concettualizzano il mondo. 

Tuttavia, l’ipotesi della relatività linguistica ha recentemente ripreso vigore non solo per quanto concerne il livello grammaticale e lessicale (le differenze lessicali possono avere effetti cognitivi rilevanti), ma anche per la gestione della conversazione, per i processi di convenzionalizzazione e di concettualizzazione, nonché per i processi di inferenza e di interpretazione dei significati. 

 Sull’ipotesi della relatività linguistica il dibattito è ancora aperto e si tratta di un tema che merita di essere sviluppato e approfondito ulteriormente.