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Metodologia psicologica

 
 I metodi sono procedure applicate dai ricercatori per raccogliere quelle informazioni che li aiutano a rispondere alle domande poste dalla ricerca. La metodologia è il termine utilizzato per designare tutti gli aspetti dell’applicazione di questi metodi.

È necessario distinguere fra tre tipi fondamentali di ricercadescrittiva, correlazionale e sperimentale. Un’attenzione particolare è riservata alle ricerca sperimentale o quasi-sperimentale, che hanno lo scopo di spiegare il fenomeno indagato.

Nella descrizione dettagliata dei vari metodi bisogna fare una distinzione tra le strategie della ricerca e le tecniche di raccolta dei dati. Esistono tre strategie di ricerca: il rilevamento su campione, i quasi-esperimenti e gli espérimenti completamente randomizzati. Tali strategie differiscono in base a 1) la misura in cui si possono generalizzare i risultati alla popolazione, e 2) la possibilità di trarre inferenze circa la causalità.

Le principali caratteristiche della ricerca sperimentale sono: lo scenario sperimentale; la variabile indipendente; la variabile dipendente; il controllo della manipolazione e il lavoro di spiegazione (debriefing).

Un disegno sperimentale valido dà la possibilità al ricercatore di inferire se cambiamenti nella variabile indipendente producono cambiamenti nella variabile dipendente. Un simile disegno tuttavia deve comprendere più di una condizione, in modo che il ricercatore possa confrontare osservazioni provenienti da condizioni diverse. Il disegno sperimentale minimo è quello del gruppo di controllo solo al post-test, in cui i soggetti sono assegnati casualmente a due condizioni diverse, una sola delle quali è sottoposta alla manipolazione. Sono disponibili anche diversi disegni più complessi; di questi, il disegno fattoriale è molto comune, soprattutto perché consente di verificare ipotesi circa gli effetti di interazione.

Il fatto di effettuare delle inferenze significative dalla ricerca psicologica dipende da tre tipi di validità: interna, esterna e di costrutto. Un ostacolo alla validità interna è rappresentato dalla confusione; la desiderabilità sociale, le caratteristiche delle richieste e l’effetto sperimentatore minacciano invece la validità di costrutto; le differenze tra soggetti volontari e non volontari ostacolano la validità esterna.

Esistono due metodi principali di raccolta dati nella ricerca psicologica: le misurazioni derivate dall’osservazione e quelle di resoconto personale. Le prime hanno il vantaggio di essere meno influenzate dagli effetti di desiderabilità sociale e possono essere completamente non intrusive. Tuttavia non possono osservare direttamente i fenomeni cognitivi nascosti, come l’attribuzione causale. Il ricercatore deve allora basarsi su misure self-report, anche se non bisogna trascurare i vantaggi derivati dall’utilizzazione congiunta di entrambi i tipi di misurazione.

Alcuni psicologi mettono in discussione l’utilità dei metodi convenzionali, in particolare degli esperimenti di laboratorio. Il fatto che il comportamento sia inserito in un preciso contesto culturale, i fattori molteplici che lo determinano, la difficoltà di discriminare tra causalità normativa e causalità psicologica e la capacità degli esseri umani di modificare il loro comportamento alla luce delle teorie psicologiche rappresentano altrettanti motivi per mettere in discussione il concetto secondo cui la sperimentazione può avere come risultato una conoscenza cumulativa delle leggi che governano il comportamento.

 

Tutti questi temi verranno approfonditi nel seguito.

Cominciamo col chiarire i concetti di base della metodologia.

Definiamo:

Metodo = procedura (indagine empiriche) che permette di raccogliere informazioni per verificare ipotesi/previsioni formulate dal ricercatore relativamente ad una teoria su un fenomeno osservato.

 Quando si dice “Metodo” si vuol indicare implicitamente “Metodo di ricerca”.

 Metodologia = termine utilizzato per riferirsi ai diversi aspetti dell’applicazione dei metodi.

I metodi forniscono gli strumenti per tradurre in azione le idee (relative a uno o più problemi riguardo a un dato fenomeno) del ricercatore.

 ·         Origine delle ipotesi dei ricercatori

Di norma il ricercatore inizia con una teoria sul fenomeno che studia. Questa teoria può sorgere:

a)       dall’osservazione degli eventi del mondo reale;

b)      da un insieme di risultati contraddittori di ricerche precedenti.

Es:  alcuni ricercatori hanno trovato che la prestazione nel compito migliora in presenza di osservatori, mentre altri hanno riscontrato una prestazione più scadente nella medesima situazione.

·         In che senso si può affermare che una teoria “spiega” un fenomeno?

Generalmente le teorie psicologiche consistono di un insieme di concetti e di postulati che specificano le relazioni fra questi concetti.

Per esempio, la teoria di Janis [1972] include un gruppo di concetti che rappresentano le condizioni antecedenti la mente di gruppo, un altro gruppo che ne rappresenta i sintomi e un terzo insieme che descrive il processo che collega le condizioni antecedenti ai sintomi. Un esempio di una condizione antecedente è “un gruppo coeso”, cioè un gruppo composto da membri che sono psicologicamente dipendenti dal gruppo. Secondo Janis, tale dipendenza può indurre i membri a confor-marsi a quella che credono sia la posizione consensuale all’interno del gruppo. Un esempio di un sintomo di groupthink è la presenza nel gruppo di individui che si assumono il compito di proteggere il gruppo dalle informazioni che metterebbero in dubbio la correttezza o lamoralità delle decisioni prese (mind guards). Il processo di mediazione specificato da Janis è “la ricerca del consenso”, che esprime una preferenza molto forte per l’accordo con gli altri membri del proprio gruppo. Pertanto, le condizioni antecedenti sono collegate ai sintomi attraverso un processo di mediazione.

 

·         In che modo una teoria può guidare la ricerca?

1.       Dopo aver proposto una teoria, di norma essa viene usata per formulare delle ipotesi o previsioni.

Nel caso della teoria di Janis, possiamo ipotizzare che i gruppi caratterizzati da un livello di coesione più alto dovrebbero essere più inclini a prendere decisioni avventate, rispetto ai gruppi con un livello di coesione più basso.

2.       A partire da tale ipotesi/previsione il ricercatore si accingerà a raccogliere dati che la confermino. Quanto più i dati sono coerenti con l’ipotesi, tanto maggiore sarà la fiducia riposta nella teoria; se invece i dati sono incoerenti con l’ipotesi, si indebolirà la fiducia nella teoria sottostante.

3.       I metodi sono gli strumenti attraverso i quali i ricercatori verificano le loro ipotesi. Il tipo di metodo utilizzato dal ricercatore dipenderà dal tipo di domanda a cui vuole rispondere.

 

 ·         Due concetti importanti

1)       costrutto” è usato per indicare i concetti astratti di una teoria.

Per esempio, nella teoria di Janis, concetti come coesione di gruppo e ricerca del consenso sono costrutti teorici.

2)       variabile” è usato per indicare una rappresentazione misurabile di un costrutto. Il costrutto di coesione può essere rappresentato in modi molto diversi a livello di variabile. Nelle loro ricerche gli psicologi  operano maggiormente con variabili piuttosto che con costrutti, perché le variabili sono misurabili.

Per rappresentare il costrutto della coesione di gruppo, per esempio, potremmo misurare una o più delle seguenti variabili: da quanto tempo il gruppo esiste; la misura in cui sono nominati altri membri dello stesso gruppo come amici personali; il valore attribuito all’appartenen-za al gruppo; l’entità del conflitto e del dissenso espresso all’interno del gruppo.