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Gli
individui non hanno a che fare con sensazioni isolate, ma con
percezioni.
Essi vedono oggetti e persone nella loro totalità e
identità; sentono parole e brani di musica dotati di significato e
così via.
Percezione: organizzazione immediata, dinamica e
significativa dei dati della realtà.
Essa non è una risposta passiva e frammentata. Essa conduce a
segmentare il flusso continuo dell’esperienza in unità distinte
(singoli oggetti, frasi, suoni ecc.), con le loro proprietà e
relazioni immediatamente evidenti.
Realismo ingenuo:
le immagini percettive (o percetti) corrisponderebbero
fedelmente alla realtà fisica, come una fotografia o fotocopia.
Esisterebbe una perfetta corrispondenza fra la realtà fisica e la
realtà percettiva.
Psicologia scientifica:
il mondo percettivo non è la copia diretta dell’ambiente, ma il
risultato di una serie di mediazioni e di attività svolte
dall’organismo.
PRINCIPALI TEORIE
q
La teoria empiristica di Helmholtz.
-
La percezione della realtà è
influenzata dalle esperienze passate avute con la realtà stessa- e
dall’apprendimento che ne è derivato
-
La percezione è il risultato
dell’integrazione dei dati sensoriali (sensazioni elementari)
con informazioni dell’esperienza passata. Responsabile di questa
integrazione sono processi di associazione che agiscono sotto forma
di inferenza inconscia: l’individuo, in base all’esperienza
passata, compie una sorta di ragionamento inconsapevole, in virtù
del quale corregge e integra le sensazioni elementari
attuali.
q
La scuola della Gestalt.
-
La percezione è un fatto
primario e immediato, risultante dalla dinamica interna delle
“forze” che si vengono a creare fra le diverse componenti di uno
stimolo (autodistribuzione automatica). Al pari del campo di
forze elettromagnetico, anche il campo percettivo si
autorganizza attraverso la distribuzione dinamica delle forze
percettive.
-
Questo processo di organizzazione
intrinseca è regolato da alcuni fattori o principi di
organizzazione percettiva. In virtù di questi fattori le parti
di un campo percettivo vengono a costituire totalità coerenti
e configurazioni strutturate (o Gestalten), come “figure”
sullo sfondo, come oggetti distinti con le loro proprietà e
relazioni immediatamente evidenti.
-
La teoria della Gestalt è in
opposizione al principio esplicativo dell’esperienza passata.
L’esperienza passata non influisce direttamente sui processi di
organizzazione del campo fenomenico (o percettivo), anche se può
influire sul loro orientamento in condizioni particolari. In
particolare, la percezione non è dovuta al concorso di fattori
estranei (come le associazioni, le inferenze o i giudizi).
q
Il movimento del New Look.
- Prospettiva “funzionalistica”: l’organizzazione del
mondo percettivo, oltre che da fattori strettamente percettivi,
dipende anche dai fattori soggettivi come:
- i bisogni
- gli stati emotivi
- le aspettative
- le motivazioni
del soggetto percipiente.
Esperimento:
Bruner verificò che, a parità di tutte le altre condizioni, i
bambini poveri valutavano come più grande la moneta da mezzo dollaro
(stimolo dotato di alto valore) rispetto a un disco (neutro) di
cartone delle medesime dimensioni; questo fenomeno non si verificava
per i bambini più ricchi (abituati al denaro),
-
Il soggetto, quando percepisce uno
stimolo, compie un’azione di categorizzazione: la percezione
si fonda su un sistema di categorie appropriate, idonee per
codificare la realtà ambientale sulla base delle relazioni
rilevate fra le proprietà degli oggetti e degli eventi.
q
La teoria ecologica di Gibson.
-
Le informazioni percettive sono già
contenute nella stimolazione così come essa si presenta al soggetto;
già presenti nella distribuzione spaziale e temporale degli
stimoli e resa disponibile per il soggetto. Queste “disponibilità”
già presenti nella stimolazione sono dette affordances.
-
Approccio ecologico alla percezione:
il soggetto deve solo riuscire a cogliere le informazioni percettive
già esistenti nell’ambiente circostante. Egli non ha bisogno
né di rielaborarle successivamente attraverso un processo costruivo,
né di integrarle con apporti di altre fonti.
-
Rifiuto di ogni interpretazione della
percezione come progressivo arricchimento degli stati sensoriali
attraverso processi eterogenei (esperienza passata, inferenze,
schemi ecc.).
-
Rifiuto della tesi secondo cui la
percezione è il risultato dell’attività cognitiva del soggetto
percipiente che “impone” la propria elaborazione e organizzazione
alla costellazione degli stimoli.
L’ORGANIZZAZIONE PERCETTIVA
q
La ridondanza percettiva
Ridondanza percettiva:
ripetizione delle informazioni sensoriali, nel senso che diversi
aspetti dell’esperienza sono fra loro interconnessi, in relazione, e
una determinata sensazione diventa un indizio affidabile di altre,
in modo da formare un insieme coerente e unitario.
Un esempio è la ridondanza strutturale, esplicata
come le relazioni tra le parti, per la quale un oggetto familiare -
quale il volto umano - permette di percepire un volto intero quando
solo metà degli stimoli sono all’opera come indizi.
q
L’attenzione selettiva nella percezione
Noi non siamo in grado di far fronte
contemporaneamente a tutti gli aspetti percepibili dell’ambiente, ma
tendiamo a selezionare l’informazione in arrivo mediante
l’attenzione.
Il “problema del cocktail party”: i soggetti odono
due voci che parlano contemporaneamente; a volte viene chiesto di
ascoltare una voce, a volte l’altra, a volte tutte e due
contemporaneamente. In genere, nel processo di comprensione esiste
una precisa interdipendenza: il miglioramento della comprensione di
una voce comporta necessariamente il peggioramento nella
comprensione dell’altra.
Per spiegare questa relazione negativa ci sono varie
teorie:
1.
Broadbent ha ipotizzato che le persone
possano ascoltare un solo messaggio per volta. Quando si cerca di
seguire due messaggi contemporaneamente, occorre concentrare
l’attenzione ora sull’uno, ora sull’altro.
2.
Teoria del filtro:
l’interdipendenza tra l’ascolto di una fonte e l’ascolto dell’altra
può essere ricondotto a una divisione simultanea piuttosto
che a uno spostamento dell’attenzione. È quindi possibile ascoltare
selettivamente una fonte, ma al tempo stesso destinare una piccola
frazione dell’attenzione all’altra. Questa teoria spiega la
sensibilità dei soggetti a certi tipi di informazione provenienti
dalla fonte che non doveva essere ascoltata. Per esempio, è
probabile che, se la fonte pronunzia il nome del soggetto, questi se
ne accorga.
3.
Secondo un’altra concezione
dell’attenzione la selezione ha luogo non già filtrando
l’informazione sensoriale, ma elaborando selettivamente
l’informazione attivata nella memoria dall’informazione sensoriale
in arrivo. Stimoli presentati ripetutamente e familiari (come il
proprio nome) sembrano spesso essere percepiti così automaticamente
che è quasi impossibile ignorarli.
Esempio Effetto Stroop:Un
buon esempio di questo automatismo della percezione è il
cosiddetto effetto Stroop.. Ai soggetti vengono mostrate
delle parole scritte con inchiostro di vari colori, e viene loro
chiesto di dire di che colore è l’inchiostro, ignorando le parole. I
soggetti eseguono il compito abbastanza facilmente, tranne quando si
imbattono in una parola che indica un colore diverso da quello
dell’inchiostro con cui la parola è presentata. Per esempio, se la
parola rosso è scritta in inchiostro verde, i soggetti spesso
esitano e allungano i propri tempi di risposta per la competizione
fra la parola (“rosso”) e il colore dell’inchiostro (“verde”). Di
solito, la percezione del significato di una parola resa familiare e
automatica dall’esercizio facilita la lettura. Tuttavia, questo
stesso automatismo rende difficile ignorare il significato e fare
attenzione solo a certi altri aspetti dello stimolo.
q
I fenomeni di unificazione percettiva
La mente adotta processi di organizzazione
dell’informazione sensoriale in modo da produrre percetti unitari.
Molti processi mentali di organizzazione degli
stimoli visivi si apprendono dall’esperienza, altri sembrano essere
universali e innati.
La Gestalt ha descritto i principi di organizzazione
innati, ciascuno rappresentante una tendenza a organizzare gli
stimoli visivi in una precisa direzione.
Le tendenze organizzative innate sono:
(A) Principi di raggruppamento
(unificazione percettiva):
Si riferiscono alla tendenza umana a organizzare e a
raggruppare insiemi di stimoli isolati sulla base dei fattori di
-
vicinanza: principio secondo cui, a
parità di altre condizioni, si unificano – considerandoli una
totalità unitaria - gli elementi vicini;
-
somiglianza: principio secondo cui, a
parità di altre condizioni, si unificano – considerandoli una
totalità unitaria - gli elementi simili;
-
continuità: principio secondo cui
vengono percepiti come totalità unitaria gli elementi che tendono
alla continuità rispetto ad altri;
-
chiusura: principio secondo cui vengono
percepiti come totalità unitaria gli elementi che tendono a
chiudersi fra loro;
-
pregnanza: vengono percepiti come
totalità unitaria gli insiemi di stimoli dotati di semplicità, di
ordine, di simmetria, di regolarità e di stabilità.
(B)
L’articolazione figura-sfondo.
-
Ogni stimolo che funge da figura emerge
sempre in relazione a uno sfondo.
-
Non c’è figura senza sfondo.
-
Di solito, la figura ha forma, mentre
lo sfondo è amorfo; la figura ha un carattere oggettuale (è una
“cosa”), mentre lo sfondo è meno distinto.
-
Il contorno appartiene alla figura,
mentre lo sfondo continua dietro alla figura in modo indeterminato;
-
La figura appare in risalto rispetto
allo sfondo;
Il triangolo di Kanizsa
L’articolazione figura-sfondo emerge anche con figure
ottenute con margini fisicamente inesistenti, come il noto
“triangolo” di Kanizsa, in cui si percepisce un triangolo bianco
(fisicamente non presente!) davanti a 3 cerchi neri su uno sfondo
bianco. Il triangolo bianco appare più chiaro rispetto al bianco
sullo sfondo, producendo “contorni anomali”, fisicamente
inesistenti.
Figure reversibili.
Si tratta di stimoli instabili, in cui si ha una
inversione, un’alternanza periodica e regolare fra figura e sfondo:
l’elemento che prima fungeva da figura diviene sfondo e viceversa;
non è chiaro quale è l’elemento dominante. Tuttavia, in queste
configurazioni ambigue (o equivoche) è impossibile percepire
contemporaneamente entrambi gli elementi come figure, perché il
contorno appartiene, di volta in volta, soltanto a uno di essi.
Esempi:
a) cubo di Necker che puo’ vedersi orientato a sinistra ovvero il
vertice 1 più vicino del vertice 8, o orientato a destra ; b) cerchi
shiftati che possono vedersi come un cilindro rivolto verso destra o
verso sinistra; c) vaso-volti che può vedersi come una coppa bianca
su sfondo nero o due profili neri su sfondo bianco.
LE COSTANZE PERCETTIVE
Costanze
percettive:
processi, in base ai quali gli individui percepiscono gli stimoli
dell’ambiente come dotati di invarianza e di stabilità, pur al
continuo variare delle immagini retiniche.
q
La costanza di grandezza.
Processo per il quale il soggetto percipiente
attribuisce ad un oggetto una grandezza costante, anche se l’oggetto
si allontana (avvicina) proiettando un’immagine sempre piu’ piccola
(grande) sulla retina.
La costanza di grandezza è spiegata se si
considerano, oltre alla grandezza retinica dello stimolo, anche gli
indizi di profondità. In tal modo si avrebbe una covariazione fra
l’oggetto e l’ambiente: al variare della distanza dell’oggetto,
varia anche l’ambiente. In altri termini, la relazione fra
l’oggetto e l’ambiente rimane immutata e stabile.
La costanza di grandezza è una proprietà di campo
e non una proprietà assoluta dello stimolo in sé.
Esempio:
occhio con 2 alberi uno vicino piccolo l’altro piu’ a destra e piu’
grande, entrambi che si proiettano sulla stessa area della retina.
q
La costanza di forma.
Processo per il quale il soggetto percipiente
attribuisce agli oggetti la medesima forma, a dispetto della varietà
di forme che essi proiettano sulla retina nel tempo. (Es:
quando guardate una porta che si apre, la sua immagine può cambiare
da quella di un rettangolo a quella di un trapezoide).
La costanza di forma si spiega grazie alla
prospettiva lineare e al gradiente di densità microstrutturale (o
prospettiva tissurale):pur con inclinazioni differenti,
l’oggetto contiene il medesimo numero di elementi nelle diverse
posizioni.
La costanza di forma è una proprietà di campo
e di natura relazionale più che una proprietà assoluta dello stimolo
in sé.
Esempio:
3 scacchiere : 1 un quadrato 1 trapezio isoscele, 1 altro trapezio
isoscele più basso; la tessitura è man mano più densa: una minor
superficie contiene sempre lo stesso numero di righe nonostante il
diverso grado di inclinazione.
q
La costanza cromatica.
La luce riflessa da un oggetto varia in continuazione
a seconda del tipo di illuminazione dell’ambiente; ciò nonostante,
noi lo percepiamo come dotato delle medesime proprietà cromatiche.
Al pari della costanza di grandezza e di forma, anche quella
cromatica ha una natura relazionale: la tonalità cromatica e
la chiarezza di uno stimolo dipendono dai rapporti con le zone
adiacenti della stimolazione complessiva, oltre che dall’esperienza
passata e dalla capacità di inferenza dell’individuo.
LA PERCEZIONE DELLA PROFONDITA’
q
Indizi di profondità
Indizi di profondità:
indizi di cui si serve il sistema percettivo per la percezione del
mondo come tridimensionale a partire dalle informazioni retiniche
bidimensionali.
Gli indizi di profondità si dividono in:
-
indizi monoculari:
basati sulle informazioni provenienti da un solo occhio;
-
indizi binoculari:
basati sulle informazioni provenienti da entrambi gli occhi.
Gli indizi monoculari di profondità
I principali indizi monoculari sono:
-
la messa a fuoco
o accomodazione.
Quando si mettete a fuoco un oggetto, lo sfondo è sfocato, mentre
quando mettete a fuoco lo sfondo, è indistinto l’oggetto. La
nitidezza di un oggetto rispetto allo sfondo è un indizio che esso
occupa un piano differente nello spazio.
-
indizi pittorici.
Si suddividono in:
-
sovrapposizione
(od occlusione): se un oggetto si sovrappone fra
l’osservatore e un altro oggetto sembrerà più vicino; (esempio:
uomo-macchina)
-
l’altezza sul piano dell'orizzonte:
più un oggetto è alto rispetto al piano dell’orizzonte, più sembrerà
distante; (esempio: albero in basso + linea d’orizzonte +
albero sulla linea d’orizzonte + strada tra un albero e
l’altro)
-
il chiaroscuro:
le ombre tendono a dare un’impressione di profondità; (esempio:
carte a fisarmonica una chiara e l’altra grigia alternativamente)
-
la prospettiva lineare:
la convergenza delle linee in un unico punto di lontananza genera
l’impressione di profondità; (esempio: binario che va verso
un punto di fuga)
-
il gradiente di densità microstrutturale
(o gradiente tissurale): tanto più
densa diventa la tessitura di una superficie, tanto più forte è
l’effetto di profondità percettiva. (esempio: folla di
persone, più densa ad un estremità).
Gli indizi binoculari di profondità
Il più importante indizio binoculare di profondità è
la disparazione binoculare:
differenze tra l’immagine percepita dall’occhio sinistro e
l’immagine percepita dall’occhio destro. (Quel che vede un occhio
non coincide con quel che vede l’altro. L’occhio sinistro vede
qualcosa di più della parte sinistra di un oggetto, e l’occhio
destro vede qualcosa di più della parte destra. Questa differenza è
proporzionale alla vicinanza dell’oggetto).
La disparazione binoculare può dare luogo ad
una visione doppia (diplopia), quando le immagini retiniche non
corrispondono, e quando tale disparità è piuttosto elevata. Quando
invece la disparazione è piccola, le due immagini monoculari
disparate si fondono e danno luogo a una visione chiara e nitida
(fusione binoculare). Ma questa fusione diventa un’importante
informazione di profondità in quanto la disparazione binoculare
genera la dislocazione in profondità degli elementi disparati.
La disparazione binoculare costituisce, quindi, il correlato
fisiologico binoculare più importante per la percezione della
tridimensionalità (stereoscopia) e della profondità.
LA PERCEZIONE DELLE IMMAGINI
Il processo percettivo si basa sia sulle nostre
esperienze passate (quel che ci aspettiamo di vedere) sia sui
segnali che, di volta in volta, dalla retina sono inviati alla
corteccia.
q
I movimenti oculari
La percezione dell’immagine viene costruita sulla
base di una serie di sguardi, di spostamenti dell’occhio (saccadi)
e tenendolo poi immobile per un intervallo di 100-300 ms (fissazione).
Quindi l’immagine non è colta in un sol colpo.
Durante ciascuna fissazione l’intera immagine (o
quasi) viene proiettata sulla retina. Tuttavia, la capacità di
discernere i dettagli risiede solo nella fovea, nella periferia
dell’occhio l’acuità scema molto rapidamente. Perciò gli occhi
vengono spostati sull’immagine in modo che la fovea possa coglierne
i dettagli.
Le fissazioni non sono casuali. Esse sembrano
concentrarsi su punti particolarmente informativi dell’immagine, e
solo di rado su parti ridondanti.
Figure impossibili e movimenti oculari
Figure impossibili:
figure in cui le varie parti costituenti si contraddicono tra loro.
Le varie aree della figura sembrano avere senso solo
finché non si cerca di comporle. Ogni singola fissazione da parte
degli occhi coglie un dettaglio apparentemente logico della figura;
è solo quando i dettagli vengono messi insieme che ci si rende conto
che le varie parti si contraddicono fra loro.
q
Le illusioni ottico-geometriche
prodotte dagli indizi di profondità
L’impiego di indizi bidimensionali per la percezione
dello spazio tridimensionale è così forte e radicato da produrre
rilevanti effetti illusori.
a.
La prospettiva lineare produce
l’illusione per la quale 3 figure umane della stessa misura in una
prospettiva lineare danno l’impressione che l’uomo più in alto e più
a destra sia più alto degli altri due.
b.
Illusione di Ponzo:
illusione dovuta agli effetti degli indizi di profondità della
prospettiva lineare. (binario + 2 rettangoli a distanza
differente);
c.
Iillusione di Muller-Lyer
: illusione dovuta agli effetti degli indizi di
profondità della prospettiva lineare: due frecce della stessa
lunghezza vengono percepite di lunghezza differente quando le
punte dell’una sono costituite da linee convergenti e quelle
dell’altra da linee divergenti.
LA PERCEZIONE DEL MOVIMENTO
La percezione del movimento è un processo complesso,
regolato da precisi meccanismi fisiologici:
-
Non possiamo percepire movimenti troppo
lenti (come la crescita di una pianta), o troppo veloci (come la
rotazione dell’elica di un aereo);
-
Non è necessaria una corrispondenza fra
movimento fisico e movimento percepito: a volte percepiamo il
movimento di stimoli statici (movimento apparente); a volte
appare immobile ciò che in realtà si muove (movimento indotto).
q
Movimento assoluto e movimento
relativo sulla retina
Quando ci si sposta o si cambia la direzione dello sguardo, le
immagini proiettate sulla retina si spostano in continuazione; ma
non abbiamo la sensazione che le cose, per questa ragione, siano in
movimento. Per capire quando il cervello percepisce il movimento va
fatta distinzione tra posizione assoluta e posizione
relativa sulla retina da parte degli oggetti nel campo visivo.
Per esempio, quando leggete questa riga di testo, la posizione
assoluta delle parole nel campo visivo cambia ogni volta che muovete
gli occhi. Tuttavia, la posizione relativa delle parole (la distanza
tra le parole) non cambia, poiché le parole si spostano tutte
insieme
q
Movimento assoluto nella percezione
del movimento
Non si percepisce un oggetto come in movimento soltanto perché la
sua posizione assoluta nel campo visivo cambia.
.
La percezione del movimento
avviene quando il cervello registra una differenza tra il movimento
degli occhi con il movimento assoluto degli oggetti sulla retina.
Eccezione a quanto detto sono:
- effetto autocinetico, in cui gli
spostamenti sulla retina del punto luminoso, prodotti dai propri
movimenti oculari, vengono erroneamente interpretati e attribuiti a
movimenti del punto luminoso stesso. Se in una stanza totalmente
buia, si fissa un piccolo punto luminoso stazionario, dopo un certo
intervallo di tempo si ha la percezione che il punto compia
movimenti erratici (a caso) di una certa ampiezza. La causa
principale di questo effetto risiede nell’incapacità di mantenere a
lungo la traccia dell’esatta direzione verso cui si guarda, in
combinazione con l’assenza di ogni sistema di riferimento.
- l’illusione del treno, in cui si ha
l’impressione che il treno a fianco cominci lentamente a muoversi,
mentre in realtà è il proprio treno che si sposta dolcemente. Tale
impressione è prodotta dal movimento relativo dei due treni e dalla
difficoltà di operare il confronto in assenza di altri indizi
percettivi.
q
Movimento relativo o parallasse di
movimento nella percezione del movimento
Difficilmente ci si basa soltanto sul movimento
assoluto proiettato sulla retina. Normalmente, gli oggetti si
muovono in campi visivi illuminati contro sfondi complessi. In tal
caso, la parallasse di movimento o movimento relativo dell’oggetto
rispetto allo sfondo nel campo visivo è un preciso indizio di
movimento.
(Es: per rilevare il movimento di una nuvoletta sullo
sfondo di un cielo altrimenti limpido e azzurro. Se la nuvola si
muove lentamente, il movimento può essere difficile da percepire.
Tuttavia, se si ha la possibilità di vedere la nuvola in relazione a
un punto stazionario, come l’orlo di un tetto, il suo movimento può
essere facilmente rilevato).
Non solo la distanza tra oggetto in movimento e
oggetto fermo di riferimento (movimento relativo), ma anche
una progressiva copertura di un oggetto da parte di un altro è un
forte indizio di movimento, presente quando gli oggetti si muovono
contro sfondi visibili.
Movimento indotto
Quando in un ambiente totalmente buio un punto
luminoso è inserito in una cornice anch’essa luminosa e si sposta
lentamente la cornice, si ha l’impressione che sia il punto a
muoversi nella direzione opposta (movimento indotto). Il
movimento va tutto a carico del punto, mentre il sistema di
riferimento (la cornice) tende a rimanere stazionario. Se si
sostituisce la cornice con un altro punto luminoso, il fenomeno
scompare, perché il movimento viene distribuito su entrambi i punti
in maniera eguale, anche se uno di essi è fisicamente immobile.
q
Il movimento stroboscopico o
movimento apparente o fenomeno phi.
È quel fenomeno per il quale la presentazione in
successione di più stimoli statici produce una sensazione
complessiva di movimento. L’elemento fondamentale su cui si basa il
movimento stroboscopico è il ritmo. Il ritmo della successione di
immagini, per produrre il movimento stroboscopico, deve essere
abbastanza veloce.
Es: se si alterna l’accensione di due luci, a e b,
con un intervallo di tempo tra l’accensione dei due stimoli compreso
fra 50 e 100 ms, si ha la percezione di uno stimolo solo che si
muove da a a b. In tal modo, partendo da stimoli
statici, si ha la produzione della percezione del movimento.
Il movimento stroboscopico è il movimento alla base
del cinematografo.
Figure Ambiugue
Figure che a seconda di come è vista dà origine a
descrizioni a tal punto diverse da divenire alla fine descrizione di
cose diverse.
Esempi:
a)
figura in cui i tratti dei profili di
due volti che si fronteggiano sono gli stessi tratti che delimitano
i contorni di un vaso. La figura viene vista nell’uno o nell’altro
senso a secondo di come viene articolato il rapporto tra sfondo e
figura.
b)
figura donna-vecchia.
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