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La sperimentazione (ricerca sperimentale) rappresenta il metodo
ideale per dimostrare senza ambiguità le relazioni causali tra le
variabili e non ha quindi equivalenti tra i metodi di verifica che
si limitano a prevedere tale relazione.
È necessario chiedersi se la ricerca sperimentale dimostra davvero e
senza ambiguità la relazione di causalità
Prima di farlo, descriviamo le caratteristiche principali
dell’approccio sperimentale alla ricerca psicologica.
Come esempio illustrativo, utilizzeremo un esperimento. La ricerca
in questione è uno studio psicosociale molto noto sull’obbedienza
condotto da Milgram.
1.
Lo scenario sperimentale
Lo scenario sperimentale
è l’involucro con cui si presenta la ricerca.
a) In un esperimento sul campo, lo scenario è quello naturale,
senza manipolazioni da parte dello sperimentatore.
b) Nelle situazioni di laboratorio, invece, è essenziale creare
uno scenario con una base logica e convincente, perché bisogna che i
partecipanti siano immersi e coinvolti nella realtà; le
manipolazioni sperimentali e il processo di misurazione non devono
sorprendere il soggetto.
In un certo senso l’esperimento in laboratorio è come un gioco, con
la differenza che il modo di comportarsi del soggetto è più o meno
improvvisato.
Nel caso della ricerca di Milgram, lo scenario presentato ai
soggetti era quello di una ricerca sugli effetti della punizione
nell’apprendimento. Al soggetto si attribuiva, apparentemente a
caso, il ruolo di “insegnante” e un complice dello sperimentatore,
fingendosi un altro soggetto, assumeva il ruolo di “allievo”. (Vale
la pena osservare, per inciso, che un complice dello sperimentatore
che esegua un ruolo prescritto in un esperimento è definito
generalmente complice o “spalla”.) Il compito apparente dell’allievo
era quello di memorizzare una lista di coppie di parole. Il compito
dell’insegnante era di leggere la prima parola di ogni coppia e di
somministrare una serie di punizioni, sotto forma di scariche
elettriche sempre più forti, quando l’allievo non riusciva a
ricordarsi la parola esatta (che doveva fare volta per volta). Lo
scenario sperimentale era costruito in modo tale da poter convincere
i soggetti suU’autenticità delle scariche elettriche (in realtà
erano solo simulate) e sul fatto che l’allievo le ricevesse
effettivamente. Quindi quella che in realtà era una ricerca sul
livello di obbedienza del soggetto nel somministrare scariche
elettriche è presentata come uno studio sugli effetti della
punizione nell’apprendimento.
2. La variabile indipendente (la variabile manipolata)
La variabile indipendente è la variabile manipolata
deliberatamente dallo sperimentatore.
c) Tutti gli altri aspetti dello scenario sperimentale sono
mantenuti costanti;
d) La variabile indipendente modificata per valutare le
conseguenze della manipolazione
e) Ogni cambiamento sulla variabile indipendente crea una
nuova “condizione sperimentale”: un cambiamento crea
due condizioni, due cambiamenti producono tre condizioni, e così
via.
Per esempio, nella ricerca di Milgram una chiave indipendente
variabile era la prossimità dell’“allievo” e dell’“insegnante>>. In
una condizione, allievo ed insegnante erano in stanze separate e
l’insegnante non poteva ascoltare o vedere le reazioni del soggetto
alle scariche elettriche; in una seconda condizione, l’insegnante
poteva ascoltare l’allievo, ma non lo vedeva; in una terza
condizione, l’insegnante vedeva e ascoltava l’allievo; in una quarta
condizione, doveva tenere ferme le mani dell’allievo su un supporto
metallico per poter somministrare le scariche elettriche (condizione
di prossimità ravvicinata). Tutti gli altri aspetti della situazione
sperimentale erano mantenuti costanti, in modo che le variazioni nel
comportamento dell’insegnante-soggetto nelle quattro condizioni
potevano essere attribuite soltanto al cambiamento di prossimità tra
insegnante e allievo.
Efficacia della manipolazione sulla variabile indipendente
L’adeguatezza di un esperimento dipende spesso dall’efficacia delle
manipolazioni sulla variabile indipendente.
Per efficacia intendiamo
1) il livello in cui i cambiamenti nella variabile
indipendente colgono le qualità essenziali di quella variabile che,
a livello teorico, si suppone abbia un’influenza causale sul
comportamento;
2) l’importanza del cambiamento introdotto.
Per esempio, nella ricerca di Milgram, considereremo come le quattro
condizioni di prossimità colgano bene il concetto stesso di
prossimità. Ciò che si manipola è la prossimità fisica (e
non, per esempio, la prossimità psicologica); finché lo
sperimentatore intende manipolare questo aspetto, non ci saranno
problemi. Dovremmo anche considerare se i cambiamenti tra le quattro
condizioni sono sufficientemente importanti da avere un effetto. In
questo caso particolare, è difficile pensare che la variabile della
prossimità possa essere manipolata in modo più efficace, ma un
ricercatore che adotta manipolazioni meno evidenti corre il rischio
di non riuscire a trovare gli effetti previsti semplicemente perché
le variazioni tra i livelli della variabile indipendente sono troppo
sottili per avere un’influenza.
Controllo della manipolazione
Una pratica divenuta ormai consueta negli esperimenti psicologici è
di includere, fra le variabili misurate, una o più misure
dell’efficacia della manipolazione, misure che sono conosciute come
controllo della manipolazione.
Soggetti casualmente assegnati alle condizioni sperimentali
Un aspetto essenziale del vero esperimento è che i soggetti devono
essere assegnati a caso alle diverse condizioni sperimentali.
Il fatto di non tener conto di questa esigenza interferisce con la
possibilità di trarre inferenze causali dai risultati.
1.
La variabile dipendente.(la variabile misurata)
Negli esperimenti la variabile dipendente è la variabile che viene
misurata
La variabile dipendente deve misurare la variabile teorica
soggiacente descrivente aspetti del comportamento o
dello stato interno del soggetto.
E’ definita variabile dipendente, perché i suoi cambiamenti
sistematici dipendono dall’influenza della variabile indipendente.
Nella ricerca di Milgram, la variabile dipendente era îl numero di
scariche elettriche in una sequenza di 30 intensità somministrabili
dall’insegnante azionando un interruttore corrispondente a ognuna di
esse.
L’adattamento tra variabile teorica e variabile dipendente.
Un problema fondamentale è sapere fino a che punto una
variabile dipendente misura in modo esatto la variabile teorica
soggiacente.
Per esempio, la volontà di somministrare scariche elettriche sempre
più forti rappresenta una misurazione valida dell’“obbedienza
distruttiva”?
Il tipo di misura
Un aspetto importante dell’esperimento è il tipo di misura da
utilizzare per determinare le variabili dipendenti.
2.
Altri tipi di misura: il controllo della manipolazione
Oltre a misurare le principali variabili dipendenti, lo
sperimentatore in genere cerca di raccogliere anche altri tipi di
misure.
Una delle misure più importanti è il controllo della
manipolazione, definito come una valutazione dell’efficacia
della variabile indipendente:
il controllo della manipolazione si propone di misurare le
percezioni dei soggetti delle caratteristiche dello scenario
sperimentale che sono rilevanti per la manipolazione in questione.
La funzione principale del controllo della manipolazione è pertanto
di aiutare ad interpretare i risultati, soprattutto nel caso
in cui la variabile indipendente non ha prodotto gli effetti
previsti sulla variabile dipendente.
Per esempio, Isen, Daub-man e Nowicki [1987] condussero quattro
esperimenti per esaminare gli effetti delle emozioni positive sulla
soluzione creativa dei problemi; l’ipotesi che volevano verificare
era se le emozioni positive promuovano la creatività oppure no. Nel
loro secondo esperimento essi manipolarono le emozioni in due modi
diversi (mostrando dei film comici oppure distribuendo dei dolciumi)
e misurarono la prestazione dei soggetti ad un test di creatività.
Oltre a ciò gli autori controllarono la manipolazione degli stati
affettivi dei soggetti domandando loro di valutare le proprie
emozioni dopo la manipolazione, ma prima del test di creatività.
Essi trovarono che la manipolazione del film produceva effetti
significativi sulle valutazioni degli stati affettivi, diversamente
alla distribuzione di dolciumi. Un risultato interessante fu che la
soluzione creativa dei problemi migliorava nella condizione in cui
era presentato un film comico (rispetto alla condizione in cui
veniva presentato un film negativo o neutro), ma non emersero
differenze fra la condizione in cui venivano offerti dei dolciumi
rispetto alla condizione senza dolciumi. Pertanto, i risultati
negativi della condizione con dolciumi sono attribuibili
all’inef-ficacia della manipolazione.
3.
La spiegazione
Il lavoro di spiegazione ai soggetti si riferisce al fatto di
informarli il più dettagliatamente possibile sulla natura e gli
scopi dell’esperimento e sul ruolo della loro partecipazione
specifica alla ricerca. Per quanto tale fase sia utile in ogni
contesto, è particolarmente importante quando il soggetto è stato
ingannato sullo scopo dell’esperimento o su alcuni aspetti della
procedura sperimentale.
Nella ricerca di Milgram, per esempio, ci si premurò di informare i
soggetti che le scariche da loro somministrate di fatto erano
fittizie e che l’allievo non ne aveva sofferto. La fase di
spiegazione dovrebbe rassicurare i soggetti quanto al loro ruolo
nell’esperimento e salvaguardare la loro autostima nella situazione
di laboratorio.
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