| Introduzione
Il
concetto di atteggiamento “è probabilmente il più
caratteristico e necessario [...] della psicologia sociale
americana contemporanea” (Allport 1954). Ciò è tutt’ora
vero.
Il
concetto di atteggiamento in psicologia sociale è importante
perchè:
lo scopo della psicologia è di studiare il comportamento, e
si assume che gli atteggiamenti influenzino il comportamento
In particolare:
gli atteggiamenti sociali costituiscono degli indicatori
attraverso i quali è possibile prevedere le azioni delle
persone.
Inoltre
nella ricerca sociopsicologica è opinione diffusa che:
per
modificare il comportamento della gente un buon punto di partenza
consista nel cambiarne gli atteggiamenti;
E’
chiaro allora che: il concetto di atteggiamento sociale assume
un ruolo di primaria importanza in un modello psico-sociale del
comportamento.
Il concetto di atteggiamento
Qui
si spiega cosa sono gli atteggiamenti: come sono definiti e quali
sono le principali concezioni esistenti.
L’espressione
atteggiamento sociale fu introdotta in psicologia sociale
da Thomas e Znaniecki (1918)
Le
varie definizioni di “atteggiamento” rientrano in due
principali approcci:
1.
Approccio delle
3 componenti (o tripartito): un
atteggiamento è considerato una combinazione di tre reazioni
concettualmente distinte nei confronti di un determinato oggetto:
a)
reazione affettiva (riguardante emozioni come l’amore, l’odio, la simpatia e
l’antipatia);
b)
reazione cognitiva (riguardante credenze, opinioni e idee sull’oggetto di atteggiamento);
c)
reazione conativa-comportamentale
(concernente le intenzioni comportamentali o le
tendenze d’azione, e non il comportamento manifesto vero e
proprio - che può conseguire o meno alle intenzioni)
Un esempio di definizione secondo questo è approccio è
quello di Eagly e Chaiken (1993):
Def:
“l’atteggiamento
è una tendenza psicologica che si esprime valutando una
particolare entità con un certo grado di favorevolezza o
sfavorevolezza [...] la valutazione si riferisce a tutte le classi
di risposte valutative, manifeste o nascoste, cognitive, affettive
o comportamentali”
Il modello delle tre componenti fa prevedere una lieve
correlazione tra gli aspetti cognitivo, affettivo e
comportamentale, in quanto l’ipotesi che si avanza è che si
tratti di aspetti distinti, anche se non totalmente privi di
relazioni reciproche.
Atteggiamento
come costrutto ipotetico
Nota: Eagly e Chaiken sottolineano anche la natura di costrutto
ipotetico degli atteggiamenti, quindi come stato interno
inferito (non osservabili), che interviene tra certe classi di
stimoli e certe classi di risposte entrambe osservabili.
2.
Approccio
unidimensionale: considera la componente affettiva degli atteggiamenti come l’unico
indicatore rilevante della loro natura valutativa, e pertanto usa
il termine emozione e valutazione in modo intercambiabile.
Un esempio di definizione di Petty e Cacioppo (1981):
Def:
“il
termine atteggiamento dovrebbe essere usato per indicare un
sentimento positivo o negativo, generale e durevole, nei confronti
di una certa persona, oggetto o argomento”
Questo approccio si contrappone a quello tripartito partendo
dalla considerazione che a volte le persone pensano o agiscono in
modo incoerente con i propri sentimenti, il che denota una mancanza
di coerenza fra le reazioni affettive, cognitive e comportamentali.
·
Atteggiamento
credenza e intenzione comportamentale
Coerentemente a questa restrizione, i sostenitori del modello
unidimensionale distinguono il concetto di atteggiamento
(l’aspetto emotivo) da quello di credenza (l’aspetto
cognitivo) e dall’intenzione comportamentale o comportamento
manifesto (l’aspetto
comportamentale):
3.
credenza: tale termine indica le opinioni della persona sull’oggetto di
atteggiamento, ovvero l’informazione, la conoscenza o i pensieri
che la persona possiede a proposito dell’oggetto di
atteggiamento (es: “Karl pensa che la sua vecchia auto sia
ancora in buone condizioni”).
4.
atteggiamento: equivale alle emozioni connesse con l’oggetto di atteggiamento, ossia la
valutazione positiva o negativa che la persona esprime nei
confronti di tale oggetto (es: “Karl è affezionato alla sua
vecchia auto”).
5.
intenzioni comportamentali: segnalano una predisposizione ad agire – o la prontezza (readiness)
a comportarsi - in un certo modo nei confronti dell’oggetto
di atteggiamento (per esempio, “Karl decide di non acquistare
un’auto nuova”).
Nelle
ricerche sociopsicologiche sono state proposte numerose altre
concezioni degli atteggiamenti, tuttavia, i modelli delle tre
componenti e unidimensionali sono quelli che hanno destato
maggiore interesse nei ricercatori, anche se dall’esame dei dati
empirici non si è ancora riusciti a stabilire quale fra i due sia
più valido. Chaiken e Stangor (1987) hanno affermato che, per
ora, un giudizio definitivo sulla questione delle dimensioni
dell’atteggiamento si rivela prematuro.
Più
in generale, si suppone che le dimensioni dell’atteggiamento
siano dipendenti da diversi fattori quali:
a)
il tipo di oggetto che si prende in esame:
-
è possibile comunicare le
strutture dell’atteggiamento attraverso un’unica risposta
affettiva quando le credenze circa l’oggetto di atteggiamento
sono semplici, di numero limitato, e non si contraddicono a
vicenda.
-
se
le credenze sono numerose, complicate, ed almeno in parte
contrastanti, per esempio, se la persona ha una profonda
esperienza personale con gli oggetti di atteggiamento (es: uso
della marijuana), una semplice risposta valutativa non riesce a
rappresentare l’intera struttura dell’atteggiamento.
b)
dalla persona che ha formato
l’atteggiamento: è possibile che
-
la complessità cognitiva
-
la tolleranza nei confronti
dell’ambiguità
-
e variabili relative a
differenze individuali
possono
influenzare la struttura degli atteggiamenti delle persone.
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