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Come si formano gli atteggiamenti

 

 Il ruolo dei rinforzi nella formazione e nel cambiamento dell’atteggiamento

·         Comportamentismo

Coerentemente alle definizioni classiche degli atteggiamenti come predisposizioni apprese i primi ricercatori che si interessarono alla formazione degli atteggiamenti, fedeli alle teorie dell’apprendimento della tradizione comportamentista ancora dominante, erano dell’idea che:

 gli atteggiamenti siano appresi mediante gli stessi principi con i quali vengono apprese tutte le altre risposte à le risposte attitudinali sono rafforzate in maniera automatica attraverso processi di condizionamento classico e operante.

 

·         Cognitivismo

Con la rivoluzione cognitivista degli anni sessanta e settanta gli approcci cognitivi hanno dominato sempre più la ricerca sul cambiamento di atteggiamenti. L’approccio cognitivista suggerisce che:

l’effetto prodotto dai rinforzi sul comportamento non è automatico ma mediato dalla loro funzione informativa e di incentivo.

 

Comportamentismo vs cognitivismo

-          Esistono ampie conferme che gli atteggiamenti possono essere formati attraverso procedure di condizionamento classico e operante;

-          Tuttavia  non è chiaro quale tra l’interpretazione comportamentista e quella cognitivista è la più aderente alla realtà. I dati empirici disponibili non escludono che in certe condizioni il condizionamento degli atteggiamenti possa influenzare gli atteggiamenti senza la mediazione di processi cognitivi di ordine superiore.

-          Così come le ricerche sul condizionamento classico, le spiegazioni comportamentiste di queste relazioni sono ora generalmente criticate

  

1.       Il condizionamento classico degli atteggiamenti

Tramite il condizionamento classico, uno stimolo neutro, inizialmente incapace di produrre una risposta particolare, acquisisce tale capacità attraverso associazioni ripetute con uno stimolo già in grado di provocare quella risposta. 

L’idea è che partendo da un atteggiamento=risposta RI /RC, che è ben definito nei confronti di un oggetto=stimolo incondizionato SI, associando opportunamente SI ad un oggetto neutro dal punto di vista attitudinale= stimolo condizionato SC, il soggetto assumerà nei confronti di SC lo stesso atteggiamento mostrato già per SI.  

Così SC non diventa solo lo stimolo scatenante (elicitor) per la risposta, ma anche oggetto di valutazione positiva o negativa. Se si domandasse di valutare lo SC – e quindi dichiarare l’atteggiamento - su varie scale di differenziale semantico, prima e dopo essere stato associato allo SI, è probabile che i punteggi migliorino o peggiorino col procedere delle prove.

In particolare:

gli atteggiamenti acquisiti tramite condizionamento classico possono influenzare il comportamento.

·         Processi di mediazione.

Anche se si riconosce generalmente che le risposte valutative possano essere associate a stimoli precedentemente neutri attraverso procedure di condizionamento classico, si è discusso a lungo sui processi che mediano questa associazione, (n.p. e quindi sulla possibilità che il processo di condizionamento non sia completamente automatico).

Secondo il paradigma del condizionamento classico, la diversa valutazione è imputabile al fatto che la valutazione positiva iniziale prodotta dagli aggettivi viene trasmessa anche al nome della nazionalità attraverso una semplice associazione. Si presume che questi processi svolgano un ruolo importante nella formazione di atteggiamenti etnici e nazionali.

Alcuni ricercatori hanno contestato l’adeguatezza di questa interpretazione, sostenendo che i soggetti si erano resi conto dell’esistenza di una relazione sistematica fra aggettivi e nomi di nazionalità, e che si limitavano a rispondere alle caratteristiche della richiesta sulla base di quello che, secondo loro, lo sperimentatore voleva sentire. Una spiegazione in termini di caratteristiche della richiesta suggerisce che i soggetti si rendono conto che esiste una contingenza fra certi nomi di nazionalità e termini valutativi positivi e negativi.

In alcuni esperimenti si è riusciti a dimostrare che i soggetti che mostrano effetti di condizionamento si rendono anche conto delle contingenze. Coloro che avevano mostrato l’effetto di condizionamento con maggiore probabilità si rendevano conto che si era verificata un’associazione. 

Altri autori ottennero risultati che non sono spiegabili dalle caratteristiche della richiesta. Essi riscontrarono dei cambiamenti nelle valutazioni di un bersaglio, nel corso di due esperimenti in cui lo stimolo incondizionato era presentato a livello subliminale. In questi casi, poiché i soggetti non sono consapevoli dell’esposizione allo stimolo incondizionato, non possono essere consapevoli dell’esistenza di una contingenza fra lo stimolo incondizionato e quello condizionato.

 

·         Atteggiamento e contesto

I risultati di ricerca ottenuti nell’ambito del paradigma del condizionamento classico indicano che  

gli atteggiamenti sono colorati inconsapevolmente dal contesto in cui si sperimenta un oggetto

 Questo processo è assai funzionale quando la relazione che esiste tra stimolo e contesto è stabile. Pertanto, è salutare sviluppare un’avversione per certi tipi di alcool, se il loro gusto è stato associato in passato a rischi terribili. È meno auspicabile, tuttavia, che i bambini sviluppino atteggiamenti negativi verso i membri di altre nazioni o razze perché le persone più significative intorno a loro fanno commenti spiacevoli o mostrano la loro antipatia ogniqualvolta incontrano queste persone o quando le nominano.

 ·         Condizionamento classico e pubblicità

Il condizionamento classico può spiegare anche l’efficacia della pubblicità che associa i nomi dei prodotti a stimoli dalla valenza positiva, anche se apparentemente irrilevanti.

  

2.       Il condizionamento operante degli atteggiamenti

Nel condizionamento classico l’organismo ha un ruolo passivo: non ha alcun controllo sulla risposta che viene elicitata prima mediante lo stimolo non condizionato, e più tardi attraverso lo stimolo condizionato.

Col condizionamento operante, invece, l’organismo deve innanzitutto produrre una risposta prima che possa essere rinforzata. In questo paradigma, la frequenza con cui si verifica una risposta specifica aumenta perché tale risposta è seguita da conseguenze positive, oppure diminuisce perché è seguita da conseguenze negative. La risposta che deve essere condizionata deve far parte del repertorio comportamentale dell’organismo

Rinforzo e cambiamento degli atteggiamenti

Le ricerche sul cambiamento di atteggiamenti hanno anche dimostrato ripetutamente che

è possibile modificare gli atteggiamenti rinforzando positivamente le persone ogniqualvolta esprimano un atteggiamento favorevole (o, in altre condizioni, sfavorevole) verso determinati oggetti di atteggiamento.

 Con gli esseri umani il problema del rinforzare le risposte è stato risolto rinforzando il comportamento umano con apprezzamenti o complimenti.

 Rinforzo della frequenza di emissione di opinioni su un argomento (Rinforzo della quantità)

Gli studenti che servivano da sperimentatori avevano il compito di cercare di coinvolgere altri studenti in conversazioni su temi prestabiliti. Durante i primi dieci minuti, gli sperimentatori dovevano comportarsi in maniera neutrale, limitandosi ad annotare il numero di dichiarazioni di opinioni prodotte dai soggetti. Nei dieci minuti consecutivi, essi dovevano rinforzare qualunque dichiarazione di opinione prodotta dai soggetti, esprimendo entusiasticamente la propria approvazione. Durante gli ultimi dieci minuti gli sperimentatori non dovevano mostrare né approvazione né disapprovazione, oppure dovevano mostrare disapprovazione. Come previsto, l’approvazione agì da rinforzo positivo. Durante il secondo periodo di dieci minuti, tutti i soggetti produssero un numero superiore di opinioni. Nel corso dell’ultima fase, in cui l’espressione delle opinioni non era più rinforzata, o era persino punita, ventuno dei ventiquattro soggetti ridussero il numero delle dichiarazioni di opinioni espresse.

 

Rinforzo di (dichiarzione di) atteggiamenti  verso un argomento (Rinforzo della qualità)

Mentre Verplanck si limitò a influenzare la frequenza delle dichiarazioni di opinioni, Hildum e Brown furono i primi a dimostrare che gli atteggiamenti (dichiarati) possono essere influenzati attraverso un rinforzo differenziale. Gli autori domandarono a degli studenti dell’Università di Harvard di esprimere la propria opinione a proposito della filosofia di Harvard che consisteva nell’offrire un corso di studi ampio e di natura generale. I soggetti dovevano rispondere ad una serie di domande, scegliendo fra un insieme di categorie di risposta presentate in forma di scala Likert, che riflettevano gradi diversi di accordo o disaccordo. Metà dei soggetti furono rinforzati con la parola “bene” quando manifestavano il proprio accordo con le dichiarazioni favorevoli o il proprio disaccordo con le dichiarazioni sfavorevoli. L’altra metà fu rinforzata nella direzione opposta. Come previsto

i soggetti che erano stati rinforzati nella direzione positiva, mostrarono alla fine un atteggiamento più positivo di quello dei soggetti che erano stati rinforzati in direzione negativa.

 

Processi automatici o mediati?.

Anche se questi studi dimostrano che il rinforzo verbale può provocare dei cambiamenti negli atteggiamenti, non è chiaro se

-          questi effetti si verifichino automaticamente e al di sotto del livello della consapevolezza, (condizionamento in senso stretto)

-          oppure se siano mediati da processi cognitivi.

 

Teoria del rinforzo verbale vs condizionamento

Un’interpretazione alternativa a quella strettamente comportamentista (secondo cui gli effetti di condizionamento sarebbero automatici) si basa su una teoria del rinforzo verbale secondo la quale la risposta “bene” dello sperimentatore:

1)       serve come indizio che suggerisce la posizione attitudinale dell’intervistatore;

2)       crea un rapporto fra sperimentatore e intervistato. Pertanto, un fattore è l’informazione, l’altro la simpatia à i sentimenti amichevoli dei soggetti nei confronti dello sperimentatore li inducono a conformarsi alla sua posizione attitudinale.