| Perché
le persone hanno atteggiamenti? O per usare
un’espressione meno funzionalista: quali sono le conseguenze
del possedere atteggiamenti?
q
Funzioni motivazionali (Katz)
Sul
perchè degli atteggiamenti hanno risposto le teorie
funzionaliste degli atteggiamenti (Katz , Smith, Bruner e
White e McGuire) le quali pongono come radici degli atteggiamenti le
motivazioni.
Le
4 funzioni motivazionali dell’atteggiamento (Katz
e altri autori)
1.
Funzione di
difesa dell’Io. (motivazione legata al bisogno di difesa)
Katz
parte da una prospettiva psicanalitica, mutuandone
alcuni concetti relativi ai meccanismi di difesa, come la razionalizzazione
o la proiezione:
gli atteggiamenti possono adempiere alla funzione di difesa,
cioè alla protezione del soggetto dai sentimenti negativi
rivolti al Sé o al proprio gruppo, mediante:
-
proiezione: in cui si proiettano tali sentimenti su altre persone, come i gruppi di
minoranza.
Es: le
persone che si sentono insoddisfatte del proprio matrimonio
potrebbero controllare tali sentimenti proiettandoli sulle persone
divorziate, ossia manifestando atteggiamenti negativi verso questo
particolare gruppo di individui).
-
razionalizzazione
2. Funzione di autorealizzazione attraverso l’espressione di valori (motivazione
legata al bisogno di confermare la validità del proprio concetto
di sè)
Un
atteggiamento può soddisfare – mediante la sua espressone
verbale – il bisogno di esprimere i propri valori
fondamentali o le componenti del concetto di sé che si riflettono
nell’atteggiamento. Scopo di ciò è confermare la
validità del proprio concetto di sé, piuttosto che suscitare
una reazione negli altri.
Nota:
anche suscitare reazione negli altri costituisce una funzione
importante dell’espressione di atteggiamenti.
3.
Funzione strumentale, adattiva o utilitaristica.(motivazione legata allo scopo di raggiungere ricompense ed evitare
punizioni)
Gli
atteggiamenti aiutano le persone a raggiungere gli scopi che
si prefiggono ed evitare i risultati indesiderabili. Ciò
avviene esprimendo atteggiamenti favorevoli nei confronti
degli oggetti che soddisfano i bisogni personali, e atteggiamenti
negativi verso gli oggetti che sono associati a frustrazioni o a
rinforzi negativi.
La
stessa espressione degli atteggiamenti può avere una funzione di
ricompensa o punizione.
4.
Funzione economica o di conoscenza.
Come
detto per i processi di percezione sociale, se volessimo trattare
in modo specifico ogni dettaglio del nostro ambiente (sociale) ci
troveremmo probabilmente sopraffatti dal sovraccarico di
informazioni.
Gli
atteggiamenti servono anche per organizzare o strutturare un
mondo altrimenti caotico. Gli atteggiamenti guidano
l’elaborazione dell’informazione in ingresso, come le
esperienze nuove, allo scopo di categorizzarla secondo dimensioni
valutative prestabilite, aiutandoci così a semplificare e
comprendere l’ambiente complesso nel quale viviamo.
·
Altre
considerazioni sulla base funzionale degli atteggiamenti.
nell’ultimo
decennio, le ricerche sugli atteggiamenti hanno dimostrato un
rinnovato interesse nei confronti della loro base funzionale.
Anche se non sono state distinte ulteriori funzioni, i concetti
esistenti sono stati approfonditi.
In particolare, si è sottolineato che
un atteggiamento può assolvere ad un’unica funzione
(centrale) o a funzioni multiple
Katz
ha osservato che le funzioni degli atteggiamenti dovrebbero
variare a seconda:
-
delle persone
-
dei contenuti
dell’atteggiamento
-
dei contesti situazionali.
·
La
persuasione
Queste
ricerche sulle proprietà motivazionali/funzionali degli
atteggiamenti sono estremamente interessanti alla luce delle
ricerche sulla persuasione, che confermano ampiamente l’ipotesi
secondo cui
far
corrispondere la comunicazione persuasiva o il contesto persuasivo
alla funzione che si trova alla base di un atteggiamento, può
rafforzare il cambiamento degli atteggiamenti.
q
Gli atteggiamenti come guida
per l’elaborazione dell’informazione
Le
ricerche recenti attribuiscono un’importanza centrale alla
funzione degli atteggiamenti nel guidare la percezione, la valutazione e il
giudizio dell’informazione pertinente per l’atteggiamento.
Tale
funzione è caratteristica fondamentale, se non di tutti
gli atteggiamenti, almeno di tutti quelli che sono facilmente
accessibili e consolidati.
Esistono
tre scuole di pensiero che hanno affrontato il perché gli
atteggiamenti dovrebbero guidare l’elaborazione delle
informazioni.
1.
Teoria basata sul principio motivazionale della coerenza cognitiva.
Le
teorie della coerenza cognitiva sono fra le prospettive più
influenti in psicologia sociale.
Il
principio della coerenza fu introdotto in psicologia sociale da
Heider.
Tutte
le teorie della coerenza assumono che:
le persone si sforzano di organizzare le proprie cognizioni (credenze,
atteggiamenti, percezioni del proprio comportamento) in modo tale
da evitare tensioni e contraddizioni.
Quando
si rendono conto che alcuni atteggiamenti sono
contraddittori, si crea una condizione di squilibrio cognitivo.
Dato che questo stato è spiacevole e produce tensione, le persone
saranno motivate a ristabilire uno stato di coerenza fra le
cognizioni in oggetto modificando uno o più atteggiamenti. Sicchè,
se le informazioni nuove, o determinate credenze, contraddicono un
forte atteggiamento preesistente, il soggetto
-
può reinterpretare le
informazioni in ingresso
-
o modificare le proprie
credenze;
è in questo caso l’atteggiamento ha guidato l’elaborazione
dell’informazione.
2.
Altre teorie
Numerose
altre concettualizzazioni sociopsicologiche, e teorie
del giudizio sociale come
-
la teoria dell’assimilazione-contrasto
-
la teoria del livello di adattamento
-
la teoria della prospettiva variabile
-
la teoria dell’accentuazione
si
fondano tutte sul presupposto che gli atteggiamenti influenzino la
percezione e/o il giudizio sull’informazione pertinente.
·
La
percezione degli atteggiamenti degli altri
Un
particolare informazione – soggetta all’influenzata degli
atteggiamenti del soggetto - è l’atteggiamenti degli altri
individui. Si ha che:
-
l’atteggiamento del soggetto costituisce una sorta di àncora
di giudizio, rispetto alla quale sono confrontati tutti gli altri
atteggiamenti possibili;
-
più concretamente, si fa l’ipotesi che gli atteggiamenti
che si collocano in una posizione relativamente vicina a quella
del soggetto sul continuum attitudinale, saranno percepiti come
simili ai propri, più di quanto lo siano nella realtà (assimilazione)
e riceveranno una valutazione molto positiva (perché
giudicati giusti e oggettivi). Mentre gli atteggiamenti piuttosto
differenti saranno allontanati dalla propria posizione e valutati
come ingiusti e propagandistici (contrasto).
·
Gli
atteggiamenti come schema- gli schemi attitudinali
Secondo
l’approccio della social cognition
-
l’informazione sociale non
è ricevuta e immagazzinata in memoria in modo passivo, ma al
contrario è codificata selettivamente e organizzata in modo
attivo nelle strutture cognitive della memoria, chiamate
generalmente schemi
-
gli schemi sociali guidano
la codifica degli stimoli sociali, nonché il recupero
dell’informazione immagazzinata in memoria ( per esempio, spesso
i soggetti reagiscono più rapidamente alle informazioni coerenti
con gli schemi, e inoltre codificano e ricordano meglio questo
tipo di informazioni).
Sicchè
alcuni autori sostengono che:
gli atteggiamenti possono essere concettualizzati come schemi (schemi
attitudinali) e, come tali, essi guidano l’elaborazione delle
informazioni.
·
Le diverse
componenti dell’elaborazione delle informazioni influenzate
dall’atteggiamento
Le
3 diverse componenti del processo di elaborazione delle
informazioni (sociali) sono:
1)
la ricerca (selezione) attiva
dell’informazione pertinente per l’atteggiamento;
2)
il processo di codifica (di
elaborazione) dell’informazione, cioè i processi
percettivi e di giudizio;
3)
il recupero di tale
informazione dalla memoria.
Illustriamo
come gli atteggiamenti guidino ciascuna di queste fasi, tramite
modalità selettive, ovvero distorsive, ovvero tendenziose.
Esposizione
selettiva: la ricerca (selezione) attiva dell’informazione
pertinente per l’atteggiamento.
Le
teorie della coerenza avanzano tutte l’ipotesi
dell’esposizione selettiva: il soggetto tra i tanti stimoli
provenienti dall’esterno selezione le informazioni più coerenti
con il suo l’atteggiamento.
La più accreditata teoria della coerenza è la teoria
della dissonanza cognitiva.
In
termini generali:
dissonanza cognitiva: le persone
sono motivate a ricercare informazioni conformi ai loro
atteggiamenti e ad evitare le informazioni dissonanti, allo scopo
di confermare la validità di una decisione (o un atteggiamento)
esistente, e mantenere così l’equilibrio fra le proprie
cognizioni ed evitare la dissonanza.
Eccezioni
Sono
state studiate anche le condizioni in cui le persone non mostrano
effetti di esposizione selettiva, bensì, al contrario, vanno alla
ricerca selettivamente di informazioni dissonanti.
I
casi in cui le persone ricercano informazioni dissonanti sono i
seguenti:
1)
quando il loro sistema cognitivo (cioè il loro
atteggiamento) è sufficientemente stabile da consentire loro di
integrare questo tipo di informazione, ovvero di rifiutarla con
adeguate argomentazioni;
2)
quando il sistema cognitivo è poco strutturato, al punto
che l’individuo ritiene opportuno modificarlo per renderlo
conforme all’informazione dissonante.
Si
immagini, ad esempio, che un uomo politico che voi ammirate abbia
sostenuto alcune decisioni che a vostro avviso sono chiaramente
sbagliate, o che sia stato accusato di aver mentito su alcuni
fatti importanti. Se questa informazione è schiacciante,
l’alternativa migliore per evitare una futura dissonanza è
quella di capovolgere l’atteggiamento nei confronti del
candidato politico.
La
percezione e la valutazione di informazioni rilevanti per
l’atteggiamento: la codifica (elaborazione) selettiva:.
Quando
non è possibile ignorare l’informazione che contrasta con il
proprio atteggiamento, allora accade che:
le
persone codificano (elaborano) selettivamente l’informazione
sulle caratteristiche degli oggetti in base agli atteggiamenti che
il soggetto avverte per quegli oggetti.
Poichè
l’atto di codifica ha come componenti il processo di percezione
e il processo di giudizio
gli
atteggiamenti producono distorsioni nella percezione e nella
valutazione o giudizio delle informazioni rilevanti per
l’atteggiamento.
L’atteggiamento
investe un’importanza particolare nel giudizio sociale.
Il
processo tendenzioso nell’elaborazione delle informazioni
pertinenti con l’atteggiamento è spiegato spesso come effetto
delle strutture cognitive attive, quali concetti e schemi
attitudinali
Gli
atteggiamenti possono influenzare la percezione e la valutazione
delle informazioni rilevanti per l’atteggiamento, soprattutto se
sono facilmente accessibili, fortemente resistenti e se si basano
su una struttura di conoscenze elaborata.
Il
recupero dell’informazione pertinente per l’atteggiamento.
Alcuni
studiosi hanno proposto che più facile ricordare l’informazione
che conferma gli atteggiamenti sociali di quella che li
contraddice. Gli atteggiamenti servono da suggerimenti per il
recupero dell’informazione, poiché rendono più saliente la
ricostruzione delle azioni pertinenti con l’atteggiamento
In
genere, le ricerche empiriche che hanno cercato di verificare
questa ipotesi presentano ai soggetti informazioni che sono
coerenti coi loro atteggiamenti, o che li contraddicono, e dopo
qualche tempo domandano loro di riprodurre quanta più
informazione è loro possibile. I risultati ottenuti sono
piuttosto incoerenti. Presi congiuntamente, i dati empirici
dimostrano
l’esistenza di una “relazione attendibile ma modesta fra
opinione e ricordo”
Il
modello degli effetti bipolari – le informazioni coerenti e
incoerenti
Un
modello teorico che consente di integrare molti risultati
incoerenti è il modello degli effetti bipolari degli
atteggiamenti: gli schemi attitudinali determinano
un’elaborazione selettiva dell’informazione rilevante, in
maniera bipolare; cioè facilitano la codifica e il ricordo delle
informazioni coerenti con l’atteggiamento così come di quelle
che lo contraddicono, e impediscono l’elaborazione di
informazioni neutre o irrilevanti.
E’
necessario distinguere con maggiore precisione le variabili che
determinano il miglioramento nel ricordo delle informazioni
coerenti o incoerenti con l’atteggiamento:
-
ricerche hanno dimostrato
che esistono delle differenze individuali nell’accuratezza del
ricordo delle informazioni congruenti o incongruenti con
l’atteggiamento (“open” o “closed-mindedness”);
-
La struttura degli
atteggiamenti influenza il ricordo di informazioni congruenti o
incongruenti con l’atteggiamento.
La
ricostruzione selettiva delle informazioni rilevanti per
l’atteggiamento che non sono mai state depositate in memoria.
Nello
studio dei processi specifici nella relazione fra atteggiamento e
memoria, oltre l’immagazzinamento selettivo (codifica
selettiva), e il recupero selettivo va posta attenzione anche al
processo di ricostruzione selettiva delle informazioni rilevanti
per l’atteggiamento che non sono mai state depositate in
memoria.
·
Note
finali: le teorie per la spiegazione dell’elaborazione selettiva
L’elaborazione
tendenziosa delle informazioni rilevanti per l’atteggiamento può
essere spiegata da tutte le posizioni teoriche che abbiamo preso
in esame sopra (le teorie della coerenza, le teorie del giudizio
sociale), oppure adottando una prospettiva puramente cognitiva
(teoria degli schemi), o una teoria motivazionale.
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