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Atteggiamenti: misurazione 

 
 Esistono 2 principali procedure di misurazione degli atteggiamenti:

A) Misure auto-redatte o misure dirette:

-          La maggior parte si basano sul presupposto che sia possibile misurare gli atteggiamenti valutando le credenze –quindi il solo aspetto cognitivo- che le persone possiedono su determinati oggetti di atteggiamento

-          altre cercano di stabilire principalmente il carattere valutativo di un atteggiamento.

B)       Misure indirette:

- si cerca di misurare gli atteggiamenti delle persone a loro insaputa. Ha il vantaggio di essere meno viziato da motivazioni di desiderabilità sociale o di autopresentazione.

 

q       Le misure dirette o aoutoredatte (“self-report”)

Naturalmente, il modo più facile per misurare gli atteggiamenti è domandare alle persone di esprimerli attraverso qualche tipo di misura autoredatta.

 ·         Tipi di scale

Nelle misure dirette si possono distinguere diversi tipi di scale di valutazione  

1)       La scala di valutazione composta da un solo item.

I ricercatori formulano un’unica domanda attraverso la quale pensano di poter misurare l’atteggiamento. Tale domanda è accompagnata da una scala di valutazione a più punteggi;

Propietà del test:

-          Metodo semplice ed economico

-          Spesso usato per misurare gli atteggiamenti in molte ricerche condotte su campioni rappresentativi della popolazione, come i sondaggi di opinione.

-          Il problema principale è la possibile mancanza di fedeltà: le risposte possono essere influenzate

  • dal contesto (le altre domande poste),

  • dall’ordine delle domande,

  • dall'umore del soggetto 

  • da altri fattori estranei.

 2)       La scala Likert (Likert)

Le procedure da seguire per mettere a punto una scala Likert sono le seguenti.

I fase): raccogliere una vasta serie di affermazioni (circa 100) riguardanti l’atteggiamento che si desidera misurare. Tali affermazioni devono esprimere in modo non ambiguo credenze o sentimenti positivi o negativi verso l’oggetto di atteggiamento considerato.

II fase): successivamente, si domanda ad un campione abbastanza ampio di soggetti, rappresentativi della popolazione che interessa, di esprimere le proprie opinioni sulle affermazioni raccolte, servendosi di una scala a cinque punti.

III  fase):  si ricava un punteggio preliminare dell’atteggiamento, sommando le risposte fornite dai soggetti alle varie affermazioni. Per accertarsi che tutti gli item misurino solo l’atteggiamento in questione, si esegue un’analisi dell’item calcolando una correlazione fra il punteggio ottenuto in ciascuna affermazione e il punteggio complessivo. Poiché solo le affermazioni che mostrano una correlazione elevata con questo punteggio di atteggiamento sono giudicate indici attendibili dell’atteggiamento sottostante, tutti gli item che non rispondono a questa esigenza sono eliminati dalla scala definitiva. La scala che si ottiene può così soddisfare il criterio di Likert della coerenza interna (correlazione elevata fra ciascuno degli item e il punteggio complessivo).

IV fase): in ultimo, si ricava di nuovo il punteggio finale dell’atteggiamento sommando le risposte fornite alle affermazioni rimaste nella scala.

 Proprietà

  • -          Ideata da Likert (1932)

  • -          una delle più popolari scale di atteggiamento.

  • -          basso costo

  • -          più facile da costruire rispetto agli altri approcci classici alla misurazione degli atteggiamenti (come la scala ad intervalli apparentemente uguali di Thurstone)

Difetti:

-          Il difetto principale della scala Likert e di altre dello stesso tipo è la necessità di costruire una scala nuova per ogni oggetto di atteggiamento che si prende in esame.

-          queste scale è che non soddisfano rigorosamente i requisiti delle scale ad intervalli equivalenti (una scala ad intervalli equivalenti implica che un valore scalare di dieci rifletta un atteggiamento la cui positività è esattamente la metà di quella di un atteggiamento che è descritto da un valore scalare di venti) In pratica le scale Likert sono spesso utilizzate come se si trattasse davvero di scale ad intervalli.

-          l’ambiguità dei punteggi di atteggiamento moderati. Questi ultimi possono infatti derivare da risposte moderate generali a tutti gli item, ma anche da modelli di risposta molto incoerenti.

 

 3)       Il differenziale semantico (Osgood, Suci, Tannenbaum, 1957)

Si presenta ai soggetti un certo numero di concetti, come quello di padre, politica, sé, ecc... e si domanda  di valutare ciascun concetto in base ad alcune scale bipolari, le cui estremità riportavano aggettivi di segno opposto, come “piacevole/spiacevole”, “duro/ morbido”, ecc.

 Gli autori furono in grado di evidenziare 3 dimensioni di base, rispetto alle quali era possibile descrivere i vari concetti. Tali fattori furono interpretati come:

-          valutazione  (positivo/negativo)

-          potenza (forte/debole)

-          attività.  (attivo/passivo)

Cioè: tutte le coppie di aggettivi (proprietà con cui si possono descrivere i concetti) si suddividono in 3 gruppi ciascuno formato da elementi fortemente correlati con una stessa dimensione. Tali dimensioni sono state interpretate come detto sopra.

 Secondo i ricercatori (che seguono una concezione degli atteggiamenti di tipo unidimensionale):

le coppie di aggettivi che mostrano correlazioni elevate con il fattore di valutazione, sono i più appropriati per descrivere l’atteggiamento di una persona verso l’oggetto in questione.

 Proprietà:

-          il differenziale semantico consente di misurare atteggiamenti diversi servendosi di un’unica scala.

-          Il principale vantaggio è la sua facilità di applicazione a svariati oggetti di atteggiamento.

 -          Osgood, Suci e Tannenbaum sostengono che i punteggi di atteggiamento che si ottengono con la scala del differenziale semantico hanno le proprietà di una scala ad intervalli uguali.

-          Secondo Robinson e Shaver, l’attendibilità di questa scala non si discosta da quella delle scale Thurstone e Likert.

 Difetti:

-          in certi casi il vantaggio dell’estendibilità a tanta applicazioni può trasformarsi in un limite, poiché l’elevato grado di astrazione di questo strumento può renderlo inadatto per descrivere gli atteggiamenti pertinenti per il comportamento.

-          la struttura fattoriale della scala del differenziale semantico varia considerevolmente a seconda del tipo di concetto che si valuta. Ciò significa che la supposta applicabilità universale del differenziale semantico è tutt’altro che scontata.

 ·         Problemi generali delle scale dirette.

1) Tutte le procedure di misurazione che si fondano su autodescrizioni partono dal presupposto che la persona che risponde sia in grado di comunicare i suoi veri atteggiamenti, nonché motivata a farlo.

Tuttavia una persona potrebbe

-          (non potere) non essere in grado di comunicare i suoi veri atteggiamenti

-          (non volere) per desiderabilità sociale non voler comunicare i suoi propri atteggiamenti à

c’è un’abbondanza di prove che dimostra che la gente è incline a distorcere i propri atteggiamenti e a fornire risposte orientate in senso socialmente desiderabile.

 

2) Effetti reattivi: la stessa procedura di misurazione degli atteggiamenti può produrre effetti reattivi: ci sono casi in cui gli atteggiamenti delle persone verso determinati oggetti non sono formulati in modo chiaro o esplicito. In tali circostanze, la richiesta di produrre affermazioni su tali oggetti di atteggiamento le esorta ad esprimere una posizione ben precisa in proposito, col risultato che il processo di misurazione determini lo sviluppo di atteggiamenti che in caso contrario non sarebbero stati formulati. Questi atteggiamenti spontanei sono spesso molto instabili, e non sono pertanto indici attendibili del comportamento.

 

q       Altre procedure di misurazione degli atteggiamenti

La  tendenza a falsare le autovalutazioni e la presenza di effetti reattivi ha indotto i ricercatori ad elaborare altre procedure di misurazione degli atteggiamenti.

Le misure fisiologiche degli atteggiamenti non sono molto utilizzate in pratica, per via di:

-          loro incapacità di cogliere la qualità di una risposta attitudinale.

-          la necessità di utilizzare dei dispositivi tecnici, che difficilmente si prestano ad essere applicati alle ricerche condotte al di fuori del laboratorio.

 

1.       Indici psicofisiologici degli atteggiamenti.

Poichè le reazioni emotive sono associate a risposte di tipo fisiologico (riflesso cutaneo, frequenza del polso, dilatazione delle pupille, ecc.), è perfettamente sensato:

esaminare le reazioni fisiologiche, ove si vogliano ricercare degli indici di atteggiamento più oggettivi.

1) Il riflesso galvanico cutaneo (RGC)

Il più importante di tali indici oggettivi è il riflesso galvanico cutaneo. Il RGC misura la resistenza della pelle all’elettricità, che subisce delle alterazioni quando il soggetto sperimenta un’emozione. Il RGC consente perciò al ricercatore di stabilire la risposta emotiva nei confronti di un particolare oggetto di atteggiamento.

Per esempio, in un esperimento si fece in modo che alcuni sperimentatori neri e bianchi sfiorassero incidentalmente i loro soggetti bianchi con una mano. Più i pregiudizi dei soggetti (misurati precedentemente attraverso un questionario) erano forti, maggiori erano le variazioni nella loro risposta galvanica cutanea quando era lo sperimentatore nero a toccarli, rispetto al collega bianco.

Problemi

-          sono in grado di valutare l’intensità delle reazioni emotive ma non la loro direzione.

-          Tali misure sono influenzate da numerose altre caratteristiche dello stimolo presentato (per esempio, la sua novità, e il fatto di essere inaspettato).

 

2) L’elettromiogramma facciale (EMG)

Un indice oggettivo di atteggiamento che si supponeva capace di misurare la qualità o direzione dell’atteggiamento (positivo/negativo) è l’elettromiogramma facciale (EMG). Schwartz e collaboratori dimostrarono che

quando si sperimentano emozioni positive, alcuni muscoli facciali si attivano in misura superiore ad altri, a differenza di ciò che accade negli stati emotivi negative;

pertanto

 l’EMG è sensibile alla diversa qualità (positiva o negativa) di un affetto o emozione

però

 ci sono dubbi circa l’efficacia dello strumento nel valutare l’intensità di una reazione emotiva.

 

 2. Le misure non reattive: l’osservazione del comportamento.

Con le misure non reattive

a)       si osservano i comportamenti dei soggetti a loro insaputa

oppure, un metodo ancor più indiretto

b)      si analizzano alcuni modelli di comportamento.

 L’idea è che il comportamento risulta essere indice di atteggiamenti positivi o negativi verso l’oggetto del comportamento stesso.

Per esempio :importanti i indici dell’attrazione sono il contatto visivo e la postura.

 Queste procedure di misurazione degli atteggiamenti sono dette indicatori del comportamento, tecniche di osservazione e metodi immuni da distorsioni o misure non intrusive.

3.

La tecnica del “falso canale di informazione” (bogus pipeline):

con questa procedura è possibile indurre i soggetti a rivelare degli atteggiamenti apparentemente imbarazzanti, che in condizioni normali non sarebbero disposti ad ammettere.

La procedura consiste nell’applicare ai soggetti una serie di elettrodi collegati ad un apparecchio che, come si fa credere loro, è in grado di misurare con la massima precisione gli atteggiamenti verso determinati oggetti attraverso misure fisiologiche (una sorta di macchina della verità). Per convincere i soggetti dell’efficacia della macchina, lo sperimentatore li invita a pensare ad alcuni oggetti di atteggiamento mentre credono di essere collegati all’apparecchio. Successivamente, si pongono loro alcune domande, alle quali devono rispondere a volte in modo corretto, cioè secondo i loro veri atteggiamenti, e in altri casi in modo scorretto, ovvero esprimendo atteggiamenti opposti ai propri. Lo sperimentatore mostra poi che l’apparecchio era riuscito a stabilire se i soggetti avevano risposto correttamente o se invece avevano mentito, In realtà, all’insaputa dei soggetti, le risposte misurate dall’apparecchio erano manipolate dallo sperimentatore, sulla base di un questionario che essi avevano compilato preventivamente nel corso di un pre-test inteso a misurare questi stessi atteggiamenti. Quando i soggetti si dimostravano convinti della capacità della macchina di individuare sempre i loro veri atteggiamenti, lo sperimentatore poneva le domande sugli atteggiamenti che voleva veramente misurare:

In base al presupposto che nessuno ama essere superato da una macchina, si presume che le risposte dei soggetti siano veritiere, anche quando le domande sono imbarazzanti o spiacevoli.

Naturalmente, il crudele inganno ai danni dei soggetti solleva anche problemi etici,

 

Vantaggi e i difetti dei metodi di misurazione non reattivi

-          Le procedure meno intrusive non corrono gli stessi rischi di distorsioni coscienti dei metodi di autodescrizione;

-          esse comportano sovente delle enormi ambiguità di interpretazione (cioè la validità delle misure ottenute è incerta)

-          sollevano interrogativi di natura etica.

-          è difficile determinare cosa significano esattamente questi indici oggettivi in riferimento ad un’opinione (atteggiamento), anche perché le risposte sono spesso influenzate da moventi e costrizioni imposti dalla situazione che non hanno nulla a che vedere con gli atteggiamenti.