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Concetti, categorie e schemi

 
 

I PROCESSI COGNITIVI NELLA COSTRUZIONE DEL MONDO SOCIALE.

 1. IL PROBELMA DELL’ELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONI

La capacità di elaborare le informazioni è molto limitata se paragonata alla quantità di informazioni che le persone ricevono dal mondo esterno, ne consegue che:

gli individui trattengono solo una parte degli stimoli provenienti dall’ambiente

 Allo scopo di semplificare i compiti di elaborazione troppo difficili le persone inventano ogni sorta di strategie di semplificazione. Le strategie di semplificazione sono processi che deformano la percezione e che funzionano  tramite la selezione, la rigidità e la semplificazione.

 La principale strategie di semplificazione è la categorizzazione e l’uso di concetti o schemi.

 “Senza i concetti la vita mentale sarebbe caotica” (Smith e Medin).

 

2. CATEGORIE CONCETTI E SCHEMI

Elementi chiave nella teoria della percezione sociale e nei temi affrontati dalla social cognition sono i concetti, le categorie e gli schemi. 

q       Definizioni

Concetto: rappresentazione mentale di una classe di oggetti distinti (idee, enti immaginiari) designati dallo stesso termine linguistico e connotati dal fatto di condividere una serie di caratteristiche, e che sono trattati allo stesso modo.

Es: il faggio, il pioppo, l’abete ecc.. sono oggetti distinti designati da uno stesso termine linguistico di “albero” e sono connotati dal fatto di avere tutti fusto, rami, chioma ecc.. Tutti questi oggetti l’uomo li tratto allo stesso modo nella rappresentazione mentale del concetto di “albero”. 

Categoria: sinomino di concetto (classe di oggetti, o raggruppamento di due o più oggetti distinti che sono trattati allo stesso modo). Si può pensare che mentre “categoria” è la designazione linguistica di una classe di oggetti, il concetto ne è la rappresentazione mentale. 

Schema: struttura cognitiva rappresentante un sistema di conoscenze organizzate e relative ad un determinato concetto o stimolo.

·         La conoscenza sul concetto è espressa in termini di caratteristiche e di attributi del concetto e delle loro interrelazioni. Poiché gli attributi (fisici morali o estetici) costituiscono essi stessi dei concetti, uno schema può definirsi come: 

Schema: insieme di concetti e connessioni tra concetti che definisce un concetto più complesso immagazzinato in memoria (Thorndyke e Hayes-Roth).

Es: lo schema di “skinheads” (schema relativo al concetto “skinheads”) può consistere nell’organizzazione degli attributi quali “aggressivo”, “spavaldo”, e “giovane”.  Gli stessi “aggressivo”, “spavaldo”, e “giovane” avranno una loro concettualizzazione.

  

In un ottica più generale, lo schema può definirsi: 

Schema: struttura conoscitiva dinamica, propriamente un’organizzazione attiva che è allo stesso tempo struttura e processo, che da un lato sommarizza determinate classi di stimoli, eventi, reazioni dell’esperienza passata, e che dall’altro attribuisce significato e orienta l’anticipazione nel futuro di stimoli, eventi e reazioni simili: . Gli schemi, così, ricevono l’esperienza modellandone le forme, codificandola, e interpretandola fino a stravolgerne in certi casi il significato.

Inoltre,  la formazione di uno schema è funzione di:

  • esperienze concrete (connotazione “oggettiva”)

  • l’ambiente socio-culturali (connotazione culturale degli schemi)

  • istanze emotive e motivazionali (connotazione soggettiva degli schemi).

q       La categorizzazione e le sue funzioni

DEF:

La categorizzazione è il processo di formazione dei concetti cioè un processo che consente di trattare stimoli separati come equivalenti o concorretti a formare unità significative 

Come detto la funzione principale della categorizzazione e l’uso di concetti e schemi è quella di strategie di semplificazione.

Genericamente, la categorizzazione è alla base dei principali processi cognitivi, che sono quelli che ci permettono di pensare, comunicare, programmare, socializzare ecc…

Precisamente, la categorizzazione permette di:

1)       Ridurre l’immensa varietà di stimoli proviene dall’ambiente in unità mentali (concetti).

2)       Semplificare la conoscenza del mondo - che altrimenti sarebbe percepito come un flusso caotico di stimoli sensoriali - rendendo più simile a sé un mondo estremamente vario e complesso.  Gli schemi sono dunque gli elementi di base della rappresentazione umana della conoscenza à per comprendere la realtà l’individuo deve imparare un certo numero di concetti.

3)       Ordinare i fatti della realtà rendendola disponibile al nostro intervento (è quando si studia un argomento sarà più facile comprenderlo isolando le idee fondamentali)

4)       Chiarire il pensiero e pensare in modo più efficace

5)       Ricordare in modo più efficace (si ricorda meglio una data associandola ad un concetto, che memorizzandone semplicemente i numeri)

6)       Esercitare le nostre abilità.

7)       Porre le basi alle relazioni sociali

8)       Comunicare meglio gli uni con gli altri: non è possibile comunicare le esperienze che non possono essere ridotte ad un’unità o che comunque sono il prodotto di un vibrante accavallarsi di sensazioni

9)       Controllare l’ansia: conoscere il mondo significa controllarne gli eventi. Di fronte all’ignoto non sappiamo come reagire agli eventi, ma ci sentiamo soltanto in balia di essi.

10)   Porre le basi per il processo di adattamento tanto al mondo fisico quanto a quello sociale

  

q       Il limite dei concetti

 

1. Tendenziosità nei processi della cognizione

 

gli schemi guidano selettivamente l’elaborazione delle nuove informazioni, influenzando la percezione, la codifica, la rievocazione, l’interpretazione  e le inferenze.

In particolare:

a)       gli schemi permettono di andare oltre l’informazione data, distorcendo la percezione dei dati oggettivi nella direzione delle aspettative categoriali attivate dallo stimolo-dato: nel momento in cui uno stimolo viene classificato all’interno di una categoria, la conoscenza di quello stimolo si avvale delle caratteristiche proprie di quella categoria e non dello stimolo;.

b)      gli schemi influenzano non solo il modo in cui l’informazione è elaborata, ma anche quali dati entrano nell’elaborazioneà esposizione selettiva: il soggetto tra i tanti stimoli provenienti dall’esterno selezione le informazioni più coerenti con i suoi schemi;

c)       gli schemi suggeriscono una ricostruzione selettiva delle informazioni che non sono mai state depositate in memoria.

 In una visione più generale la tendenziosità del processo di elaborazione delle informazioni oltre che da schemi è sostenuta da molti altri fattori, come illustrato di seguito: 

 

 

 

 

Nello schema è evidenziato che:

gli schemi possono influenzare le decisioni

-          perché attivata da processi di natura puramente cognitiva (es: effetti di priming, o l’aspettativa categoriale). Tale attivazione ha forte carattere culturale.

-          perché attivati  dalle motivazioni.(In particolare le motivazioni possono agire o in modo diretto, o in modo indiretto mediante l’attivazione di schemi attitudinali e altri schemi). Tale attivazione ha forte carattere personale. 

 Noi utilizziamo gli schemi a disposizione per dare significato a ciò che percepiamo. Gli schemi sono gli elementi di base della rappresentazione umana della conoscenza e ne spiegano

-          sia il carattere dinamico

-          sia la proprietà della continuità tra ciò che si acquisisce e ciò che è già acquisito

-          sia la dimensione costruttiva: il già acquisito condiziona e orienta l’apprendimento del nuovo (Bartlett)

 à Le teorie implicite di personalità sono un esempio di effetto collaterale della categorizzazione.

  

2. Rigidità

Il trattamento indifferenziato di più oggetti in uno stesso concetto, se da un lato ha un effetto semplificativo funzionale alla comprensione del mondo, dall’altro ha l’effetto negativo di richiamare eccessivamente la nostra attenzione su alcune caratteristiche di qualcuno o qualcosa inducendoci ad ignorarne delle altre. oncetti, riducendo la realtà ad una serie di entità separate, possono essere d’impedimento alla nostra esperienza della realtà concreta, che nella percezione è caratterizzata da ininterrotti mutamente qualitativi.

 

·         Differenziazione categoriale: Contrasti e somiglianze

Affinché le categorie sociali si rivelino dei dispositivi utili per ordinare e semplificare il mondo è importante che siano in grado di discriminare con precisione i membri della classe dai non membri. Una conseguenza della categorizzazione è il fenomeno della differenziazione categoriale:

differenziazione categoriale: effetto della categorizazzione che comporta un’accentuazione delle somiglianze all’interno della stessa classe e delle differenze fra le classi diverse.

 

·         I concetti verbali

-          hanno la peculiarità di avere la capacità di rappresentare perfettamente classi distinte di eventi simili.

-          Al contrario non rappresentano altrettanto bene eventi unici e complessi (il linguaggio, ad esempio, infatti non riesce, nel descrivere un dipinto di un artista, a veicolarne completamente con le parole la ricchezza e la varietà dei colori e delle forme, così come non può comunicare che in parte l’emozione di un individuo ad un altro).

 ·         Il tempo

I concetti non rendono appropriatamente il mutamento nel tempo. Se gli avvenimenti si succedono in maniera continua, ma ognuno è diverso dal precedente, sarà difficile compiere delle distinzioni concettuali (per esempio i movimenti di una danzatrice non possono essere distinti e quindi descritti in maniera che un’altra persona, inesperta di danza, possa ripeterli).

 Un sistema concettuale più flessibile favorirebbe un orizzonte mentale più ampio.

  q       Gli stereotipi

Nell’ambito sociale il meccanismo di concettualizzazione degenera nello stereotipo. Esso risulta un effetto a forte connotazione sociale del meccanismo psicologico percettivo-cognitivo.

-          Il processo di concettualizzazione porta a raggruppare le persone in classi, quali gruppi di persone che condividono la stessa etnia, lo stesso genere sessuale, la stessa preferenza sessuale, la stessa condizione economica, lo stesso stato sociale ecc...

-          In base a influenze culturali o fattori motivazionali e difensivi, intorno al concetto di un uno di questi gruppi sociali si creano delle conoscenze e credenze, ovvero degli schemi cognitivi. Tali conoscenze sono l’essenza dello stereotipo.

Precisamente:

Lo stereotipo è una conoscenza socialmente condivisa relativamente ad attributi personali (di solito tratti di personalità) , o ad attributi e comportamenti di un gruppo di persone, che come tutti gli schemi viene applicato ad ogni nuovo individuo classificato come appartenente a quel gruppo.

Tajfel:

gli stereotipi possono essere considerati dei casi particolari di categorizzazione, che comportano un’accentuazione delle somiglianze all’interno dei gruppi e delle differenze fra gruppi.

 

 L’applicazione dello stereotipo si traduce:

-          nell’attribuire al nuovo individuo tutte le caratteristiche dello stereotipo (le ragazze sono meno capaci degli uomini nella dirigenza)

-          nell’ignorare le caratteristiche peculiari dell’individuo preso singolarmente, il quale potrebbe mostrare caratteristiche anche opposte a quelle dello stereotipo (ignorare indizi di capacità manageriali di una donna)

-          nell’ignorare possibili affinità tra l’individuo classificato in un preciso gruppo con individui di altri gruppi (un’analisi più attenta scopriremmo, ad esempio, che ebrei e musulmani appartengono allo stesso ceppo linguistico e condividono gran parte delle credenze religiose; che tra omosessualità ed eterosessualità non c’è antitesi, e così via.)

-          nel opporre resistenza ad ogni fatto che contraddica l’applicabilità dello stereotipo (se una ragazza mostra chiare capacità manageriali la si considera un eccezione e la si colloca in una categoria a parte, salvaguardando così la categoria originaria e gli stereotipi su di essa)

 

·         Dalla fisiologia della percezione alla creazione degli stereotipi – somiglianze e contrasti

Gli psicologi si sono occupati a lungo, a proposito del carattere semplificatorio inerente alla percezione e al concetto, dell’accentuazione dei contrasti e delle somiglianze. Prendiamo per esempio un fondo colorato la cui luminosità muta gradualmente procedendo da sinistra verso destra, sul quale siano disegnati due contorni di cerchio. La nostra percezione risulterà alterata in quanto la superficie luminosa all’interno di ogni cerchio ci sembrerà più omogenea di quanto non sia effettivamente e i contrasti tra le due superfici cerchiate come più accentuati La percezione visiva tende, insomma, a dare omogeneità a quanto c’è di riconoscibile. Holzkamp afferma che l’origine di questi fenomeni dovrebbe essere cercata nèlla storia della specie, dato che essi funzionano come un meccanismo di adattamento all’ambiente fisico. Infatti gli organismi viventi possono, in virtù dell’accentuazione delle differenze e delle somiglianze, organizzare la loro attività nell’ambiente in maniera più adatta. Analogamente per l’uomo l’accentuazione dei contrasti sarebbe funzionale al fine di orientarsi nell’universo sociale p3olzkamp, 1973). Già nel campo delle dimensioni fisiche alcune differenze vengono sopravvalutate dalla percezione quando queste dimensioni hanno un rapporto sistematico con il valore relativo degli oggetti. Così, le differenze di diametro tra due monete ci sembreranno più accentuate se vi è una relazione tra il diametro della moneta e il suo valore, e non si manifesteranno in assenza di un nesso sistematico. Tale accentuazione illusiva delle differenze riveste un significato speciale per il nostro discorso. Sembra di capire che per Tajfel anche tutti i concetti del giudizio sociale presentino caratteristiche analoghe. Ad esempio, nel caso di una coppia di classi contrapposte (sia: italiani e albanesi), i membri di esse tendono ad essere percepiti come omogenei all’interno di ciascuna classe e perfettamente differenziati da quelli dell’altra classe. à La percezione tende per così dire ad assecondare concetti, stereotipi e significati sociali.

  

q       Genesi e proprietà dei concetti e degli schemi

·         L’origine dei concetti

Un concetto può formarsi:

a)       Dall’incontro del mondo fisico con i nostri sensi.

I concetti così formatisi sono detti categoria naturale. Sono concetti non formulati dal pensiero e grazie all’astrazione del linguaggio, ma derivano da una struttura percettiva innata e fisiologica. Esempi di categorie naturali sono: dolore, piacere.

b)       Con un processo di apprendimento sociale.

Un concetto si apprende, di norma, per esperienza ripetuta di situazioni ed esempi del concetto che si apprende.

Il processo di acquisizione dei concetti avviene più frequentemente  attraverso le esperienze che viviamo nel corso dell’interazione sociale.

Molti psicologi sono conviti che la maggior parte dei concetti risulti dall’apprendimento del linguaggio. Infatti, in genere (non sempre) i concetti vengono veicolati da parole (sostantivi, verbi, aggettivi). 

 

·         Le teorie ingenue per il raggruppamento

Esistono varie ragioni per raggruppare gli oggetti in un unico concetto:

  1. co-presenza: perchè l’ambiente li presenta spesso insieme (per esempio, la maggior parte degli uccelli cantano),
  2. stessa funzione: perché assolvano la medesima funzione (un libro, una penna e un ufficio non possiedono molte caratteristiche fisiche in comune)
  3. causalità: perchè si percepisce fra di essi una relazione causale.

 à La nozione di “caratteristica comune” va intesa in senso lato: qualunque teoria ingenua (ragione) per la quale un sistema mentale raggruppa alcuni oggetti è una caratteristica comune di tali oggetti.

 

à Queste teorie ingenue servono a rendere coerente la categoria. Secondo quest’ottica:

le categorie non si fondano su un gradiente di rappresentatività o su una realtà oggettiva, ma sulla teoria esplicativa (per esempio, biologica) delle persone, che collega la somiglianza superficiale (per esempio, il colore della pelle) a principi sottostanti (come i tratti di personalità).  

·         Nascita dello schema

A seconda delle esperienze personali o sociali con un determinato oggetto, le persone tendono a compiere generalizzazioni nel tempo e nello spazio, a partire dalle sue caratteristiche e proprietà. à lo schema è la forma generale prodotta dai processi di generalizzazione a partire dalle caratteristiche degli oggetti.

·         Schemi non univoci

1) la maggior parte degli individui possiede non solo schemi diversi, ma addirittura in opposizione tra loro.

 

2) Più in generale intorno ad un concetto l’uomo non costruisce uno schema unico nè univoco à per uno stesso concetto l’uomo costruisce più schemi, ciascuno organizzante le conoscenze di quel concetto da un punto di vista specifico à L’uomo così utilizzerà ora l’uno e ora l’altro degli schemi a secondo dei contesti, del suo interesse, della direzione tendenziosa suggerita dalla circostanza.   

·         Schemi non specifici

La conoscenza degli schemi è generale, astratta e non specifica. Tale generalità si traduce in una applicabilità generale, in molti contesti. 

·         Gerarchia di concetti

I concetti solitamente sono organizzati gerarchicamente. Nella gerarchia possiamo distinguere: concetti sovraordinati (categorie dei reati, degli svaghi, delle persone di buon carattere), concetti  subordinati (furto con scasso, festa da ballo, altruisti) e concetti intermedi o di base (furto, feste, filantropi). I concetti intermedi sono i più frequentemente impiegati a svolgere una funzione di interpretazione e di comunicazione. 

·         Reti semantiche

E’ possibile collegare schemi diversi all’interno di una rete semantica. Più forte è il legame fra due schemi, maggiore è la probabilità che siano attivati contemporaneamente, fornendo informazioni utili.

Es:  lo schema di un politico può attivare con facilità lo schema del prepotente, molto più facilmente dello schema della persona intelligente.

·         In generale per la social cognition è importante indagare :

  1. come le persone costruiscono o rappresentano le categorie iniziali
  2. quali caratteristiche fanno sì che i dati siano inclusi nelle categorie oppure le sostituiscano.

 

q       Concetti e schemi sociali

·         Tipi di categoria

a)       Le categorie naturali: contengono oggetti indipendenti dall’esistenza delle persone (come gli uccelli, i fiori e le pietre)

b)      le categorie artificiali:  contengono oggetti che dipendono dalle attività delle persone (come i libri, le sedie e i pianoforti)

c)       le categorie sociali: contengono persone raggruppate secondo criteri di: occupazione, sesso, etnia, religione e nazionalità.

à Le categorie sociali corrispondono a stereotipi in senso lato.

 

·         Schemi sociali

In psicologia sociale esistono diversi tipi di schemi sociali:

  •  schemi di sé

  •  schemi di ruolo

  •  schemi di eventi

  •  gli schemi di persone.   

Schemi di persone: potremmo definirli come strutture conoscitive riferibili a determinate categorie di individui, per porne in rilievo quei tratti di personalità che sembrerebbero connotarli significativamente.

Abbiamo per esempio lo schema di persona autoritaria, conformista, o estroversa.  

·         Le categorie sociali contengono un nucleo e un prototipo. Il nucleo di una categoria sociale – la sua essenza sottostante – ci porta a

1.       inferire delle qualità profonde sulla base dell’aspetto superficiale

2.       trattare categorie anche indipendenti come se fossero mutualmente esclusive

3.       impregnare categorizzazioni anche arbitrarie di un significato profondo. 

Variabilità dei concetti sociali: i concetti di natura sociale hanno un carattere del tutto particolare. Se i concetti che designano entità del mondo extrasociale hanno pressoché lo stesso valore in tutte le lingue e culture

i concetti sociali sono legati a fattori che variano a seconda dei tempi, dei luoghi e delle culture. I concetti di uso sociale implicano di per sé l’attribuzione di caratteristiche non universali ma relative alla cultura che li esprime.

 Es: dire macellaio o barbiere non è per noi equivalente ad evocare una figura sociale abietta, cosa che si verifica in alcune zone dell’India. 

Le rappresentazioni sociali (MOSCOVICI)

Le rappresentazioni sociali sono costituite, secondo Moscovici, da nozioni che, formatesi con l’interazione e la comunicazione quotidiana, diventano dati cognitivi fondamentali per la percezione e l’organizzazione della realtà sociale. Tali rappresentazioni non hanno la caratteristica dell’universalità, ma risentono dell’influenza di

-          fattori culturali

-          regole sociali

-          bisogni

-          desideri

del soggetto percipiente, e quella del

-          contesto

in cui l’interazione sociale avviene.  

q       Criteri nella formazione dei concetti sociali

Nel processo di formazione dei concetti di ordine sociale somiglianza, motivazione e contesto sono i tre criteri costitutivi. 

(A) Il criterio di somiglianza

È quindi attraverso l’esperienza che abbiamo potuto raggiungere, per esempio, la cognizione di quale atteggiamento abbia un individuo triste, quale sia il comportamento di un individuo aggressivo, del modo in cui una persona socievole si relazioni agli altri e quali abilità mostri un individuo particolarmente intelligente. Eppure ogni azione o persona nuova sono diverse rispetto a quelle, conosciute in passato, tramite le quali ci siamo creati suddetti concetti. Perciò, non possiamo essere sicuri che la definizione applicata nella nuova situazione sia quella più adeguata. Diremo invece che la nostra scelta è in relazione con la somiglianza che vi è tra il nuovo caso e la “famiglia” dei casi passati. Pur non conoscendo la persona che abbiamo davanti, la situazione può avere delle affi-nità con episodi in cui abbiamo classificato una persona come, per esempio, insensibile, gentile o indifferente.

 

(B) Influenza della motivazione sulla percezione

L’influenza dei fattori personali, così come delle istanze soggettive di chi giudica può essere determinante, ripercuotendosi persino sull’atto della percezione. Motivazioni e stati d’animo modificano

-          il tipo di selezione delle informazioni

-          l’uso della logica e la memoria

-          più in generale la maniera di giudicare e affrontare le situazioni.

 

(C) Influenza del contesto

La percezione sociale viene condizionata anche dalle condizioni fisiche e sociali in cui le azioni di un individuo avvengono, ossia dal contesto, che fornisce indicazioni sul comportamento che a seconda delle circostanze è più opportuno osservare. Bisogna tener presente che nell’interpretazione del contesto il soggetto applica concetti sociali preesistenti; i quali riflettono le regole culturali in uso, diverse a seconda della cultura in cui si sono sviluppate. In relazione alla cultura in cui vivono, gli uomini imparano con l’esperienza quali azioni seguono ad altre nei vari contesti; ad esempio, nella nostra società ci si aspetta che il pianto sia la reazione alla partenza o alla morte di un familiare o che la gelosia sia la reazione al tradimento. 

q       Il giudizio e il giudizio sociale

I concetti hanno un ruolo essenziale nella formulazione dei giudizi.

Si definisce giudizio una qualsiasi proposizione riducibile ad una struttura logica del genere: x è a, dove x è un oggetto considerato nella sua singolarità, mentre a è il concetto entro il quale collochiamo il primo termine. 

·         Tipi di giudizio:

1)       giudizio conoscitivo: consiste semplicemente nel collocare un oggetto in una categoria (questo è un faggio) o una categoria più ampia (il faggio è un albero).

2)       giudizio valutativo: a) morale, b) estetico. Collega l’oggetto, l’azione o la persona con un’idea (concetto) di valore (la storia è commovente). L’uso del  concetto a cui si lega il giudizio valutativo, e quindi il valore di verità del giudizio,  è puramente soggettivo. 

·         Il giudizio sociale

Il giudizio sociale può considerarsi una mescolanza tra giudizio conoscitivo e giudizio valutativo: da un lato, il semplice collocare il soggetto in una categoria sociale comporta apprezzamento o deprezzamento. Viceversa, anche un giudizio deliberatamente valutativo offrirà spunti di oggettività. 

APPROCCI ALLA DEFINIZIONE DELLA CATEGORIA

 1. Primo approccio: la concezione classica delle categorie

Il primo approccio allo studio delle categorie è costituito dalla concezione classica delle categorie (Bruner: A Study of Thinking):   

una categoria è determinata dagli attributi necessari e sufficienti dell’oggetto. Tutti gli oggetti che corrispondono alla definizione di una categoria sono membri ugualmente “buoni”.

 Es: un quadrato è definito da quattro linee rette di uguale lunghezza, unite in modo da formare angoli retti. Non fa differenza se il quadrato è piccolo o grande, verde o blu, collocato su un lato o ad angolo.

 Secondo questa definizione

-          i confini fra le categorie sono chiari e facili da stabilire: un oggetto appartiene a una certa categoria oppure no.

-          le categorie sono arbitrarie. Nulla nel mondo o nel sistema cognitivo le predetermina. Pertanto, le categorie sono basate sulla cultura o sul linguaggio (Whorf ).

 

2. Secondo approccio: prospettiva della somiglianza di famiglia o basata su prototipo

La prospettiva classica non è adeguata quando è applicata alle categorie naturali come gli uccelli e i fiori. L’appartenenza alle categorie naturali è probabilistica piuttosto che tutto o niente, ed esiste un gradiente di rappresentatività o tipicità, dal membro meno tipico al più tipico detto prototipo:

 

à prototipo = il membro di una categoria con piu altro grado di rappresentatività del concetto. Esso rappresenta  una sorta di media o un ideale.

 

Ciò significa che

-          i membri di una categoria hanno qualcosa in comune; esiste una “somiglianza di famiglia”, tale che certe caratteristiche sono presenti in alcuni membri ma possono mancare negli altri, che non saranno per questo esclusi dalla categoria.

-          la probabilità di categorizzare un oggetto come appartenente ad una categoria dipende dal grado di somiglianza con il prototipo della categoria. Poiché un oggetto può avere molti elementi di similarità con numerosi prototipià i confini fra le categorie sono piuttosto sfuocati (Es: la collocazione del pipistrello tra la categoria uccelli e la categoria mammiferi)

 

3. Terzo approccio: la prospettiva degli esemplari

L’approccio allo studio dei concetti basato sul prototipo è stato messo in discussione dalla prospettiva degli esemplari .

Prospettiva degli esemplari ßà un concetto è composto da tracce mnestiche di esempi specifici della categoria.

Es: se incontriamo qualcuno che porta un nome portoghese, possiamo decidere che questa persona è portoghese perché somiglia ad altri portoghesi che ricordiamo.

à Confroto tra approccio del prototipo e degli esemplari:

L’astrazione di un prototipo è una componente fondamentale sia per la prospettiva della somiglianza di famiglia sia per la concezione degli esemplari, con la differenza che:

-          nella prospettiva degli esemplari l’astrazione ha luogo durante la rievocazione delle informazioni

-          nella prospettiva della somiglianza di famiglia l’astrazione avviene durante la codifica delle informazioni.

 

Le prospettive della somiglianza di famiglia e degli esemplari sono difficilmente distinguibili perché si fondano entrambe sul principio di similarità: se due oggetti sono simili, entrambi appartengono alla medesima categoria.

 

Nuova ipotesi: concetti con prototipo e nucleo

Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che determinati concetti, in particolare quelli naturali, sono formati da

-          caratteristiche probabilistiche come il prototipo

-          un nucleo, costituito da un insieme di condizioni necessarie e sufficienti.

Es:  la categoria nonna ha come proprietà definenti femmina e genitore di un genitore. Tuttavia, essere anziano è più visibile, e certamente è più vicino al prototipo di essere un genitore, che è più vicino al nucleo della categoria.

 

Pertanto, il prototipo può essere considerato uno strumento di categorizzazione “rozzo”, poiché è meno diagnostico del nucleo. Infatti, non ha importanza se il nucleo esiste veramente nella realtà oppure no, perché le persone trattano il mondo come se esso esistesse. Per questo motivo, il nucleo può essere considerato la parte essenziale di una categoria, che deriva dalla psicologia ingenua e dalle teorie ingenue delle persone sul mondo. Non è necessario che queste teorie ingenue siano corrette, nella misura in cui forniscono al mondo una struttura significativa e non si discostano troppo dalla realtà. 

 

LE TEORIE MOTIVAZIONALI E LE ALTRE TEORIE IN PSICOLOGIA SOCIALE  

Le motivazioni

Nonostante la maggior parte della teoria della percezione sociale sia dominata dalla prospettiva cognitivista, come già evidenziato in qualche punto della trattazione precedente, ciascuno di noi nel contatto con l’ambiente sociale non esegue soltanto un’attività di “trattamento” dell’informazione. Il soggetto sociale, difatti, appare continuamente motivato da fattori personali o istanze morali, economiche, ecc.. Bisogna, quindi, ampliare il proprio orizzonte di ricerca strettamente di tipo cognitivista, e considerare il ruolo, nell’organizzazione delle informazioni, della motivazione soggettiva. In altri termini i meccanismi cognitivi comuni a tutti producono, in ciascun individuo, effetti differenziati in funzione di fattori strettamente personali quali motivazioni ed emozioni. Ne deriva: 

un soggetto più complesso, fornito di schemi cognitivi che presuppongono l’esistenza di reazioni affettive, e dotato di una capacità cognitiva in relazione ad un’attività finalizzata, cioè in grado di realizzare strategie diverse in rapporto a fini diversi. 

Quindi più in generale si può concludere che:

la cognizione non dipende dalle caratteristiche fisiche od “oggettive” degli oggetti, ma è la ricostruzione, a livello mentale, della realtà alla luce dell’esperienza precedente, dei propri bisogni, dei desideri e delle intenzioni.

 In altri termini: sebbene tutti potenzialmente siamo in grado di acquisire le stesse abilità cognitive, ognuno sviluppa quelle che più risultano funzionali ai propri bisogni. E il modo in cui un individuo costruisce il suo mondo sociale dipende non solo da concetti, schemi, presupposizioni, inferenze e quant’altro, ma anche dai suoi bisogni e scopi interni.

 Inconscio e suggestioni

Infine, nella formazione del proprio mondo sociale, un posto non secondario va riservato ai fenomeni dell’inconscio e della suggestione.