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Qui
intendiamo illustrare la relazione reciproca fra processi
cognitivi e influenze ambientali, con l’esposizione di 3 temi
particolari:
1.
come i giudizi tendenziosi possono riflettere la
distribuzione degli stimoli nell’ambiente sociale, prima che
entrino in gioco distorsioni a livello cognitivo o forze
motivazionali;
2.
il ruolo del linguaggio come uno degli aspetti più influenti
dell’ambiente umano;
3.
la relazione fra cognizioni e stati emozionali.
q
1. La
distribuzione dell’informazione stimolo
1)
Il caso di comportamento adattivo:
quello
che a prima vista sembra un grave giudizio tendenzioso di tipo
cognitivo può rivelarsi un comportamento adattivo, se visto più da
vicino, come il fenomeno dell’adeguamento alle probabilità (probability
matching).
Es:
immaginiamo che vi siano due strade che collegano il vostro luogo di
lavoro alla vostra abitazione. La probabilità di rimanere
imbottigliati in un ingorgo stradale è del 75 per cento nella
strada A e del 25 per cento nella strada B. Naturalmente, la
frustrazione e i costi in termini di tempo saranno inferiori se
prendete tutti i gîorni la strada B. Tuttavia, in una situazione
come questa una strategia assai comune consiste nell’adeguarsi (match)
alle probabilità e imboccare le strade A e B rispettivamente il
75 e il 25 per cento dei giorni. Anche se questa strategia sembra
poco razionale, essa possiede un vantaggio importante dal punto di
vista adattivo. Se scegliessimo sempre l’azione ottimale e non
provassimo mai l’alternativa meno ottimale, non apprenderemmo più
informazioni sui possibili cambiamenti dell’ambiente. Dopotutto,
le condizioni del traffico potrebbero cambiare e l’adeguamento
alle probabilità è un compromesso adattivo che rende improbabile
la frustrazione, ma “sacrifica” alcune prove a scopo di
apprendimento.
2)
Illusione cognitiva dovuta a distribuzione obliqua degli stimoli:
la fonte stabile di discredito della minoranza.
Come
i processi cognitivi possano essere predeterminati dalla
distribuzione della frequenza degli stimoli presenti
nell’ambiente, è dimostrato dai casi in cui l’elaborazione
dell’informazione è sensibile alle dimensioni del campione.
q
2. Linguaggio e
comunicazione
A)
Il linguaggio è lo strumento mediante il quale viene
acquisita la conoscenza sociale.
B)
Una parte considerevole di conoscenze sociali è incorporata
nel lessico e nelle regole del linguaggio: i significati socialmente
condivisi delle parole e le regole di comunicazione forniscono un
importante deposito esterno di conoscenze sociali, indipendente
dalle rappresentazioni interne presenti nella mente dei singoli
individui.
C)
Le
categorie linguistiche e l’interpretazione e rappresentazione del
comportamento sociale
A
livello lessicale, la scelta delle parole per descrivere le persone
e il loro comportamento ha numerose implicazioni per le inferenze
cognitive e le attribuzioni implicite.
·
Il caso della
causalità implicita nei verbi
Il
concetto di causalità implicita nei verbi si riferisce alle
attribuzioni causali sistematicamente differenti che sono suggerite
dai verbi di azione (aiutare, colpire, conformarsi) e dai verbi
di stato (detestare, provare simpatia, rispettare). In generale,
il significato semantico dei verbi di azione implica una causa al
soggetto, mentre il significato della maggior parte dei verbi di
stato implica una causa inerente all’oggetto.
Es:
il medesimo comportamento potrebbe essere descritto
dalla frase: “Lo studente obbedisce all’insegnante” (verbo di
azione) oppure dalla frase: “Lo studente rispetta
l’insegnante” (verbo di stato). La prima frase attribuisce il
comportamento alla condiscendenza dello studente, mentre la seconda
suggerisce un’attribuzione alla rispettabilità
dell’insegnante.
·
Gli
aggettivi
Gli
aggettivi che utilizziamo per descrivere i tratti e le disposizioni
delle persone e dei gruppi differiscono notevolmente dal punto di
vista della varietà dei comportamenti ai quali sono riferiti e
della quantità di dati comportamentali che sono necessari per
confermare o falsificare un’ipotesi relativa a un tratto.
Es:
una persona onesta lo è la maggior parte delle volte, mentre
l’aggettivo opposto disonesta è giustificato da pochissime
osservazioni di comportamento disonesto. Analogamente, loquace si
riferisce a una gamma di comportamenti più ristretta di estroverso.
Pertanto, il secondo termine trasmette un’attribuzione più
globale e di portata più ampia del primo, anche se ambedue i
termini possono essere usati per descrivere il medesimo
comportamento nella stessa situazione.
Parole
e stereotipi
Non
sorprende allora che le parole che utilizziamo per descrivere le
persone e il comportamento possano influenzare enormemente la
formazione e il cambiamento degli stereotipi sociali. Per esempio,
sono necessari pochi dati per verificare che qualcuno (o un gruppo
di persone) è disonesto, ma una volta costruito lo
stereotipo, le sue implicazioni sono molto ampie e occorrono
numerose osservazioni per falsificarlo, e per verificare che la
persona (o il gruppo) è in realtà onesto.
·
Tassonomia
(Semin e Fiedler)
Tassonomia
sistematica dei verbi e degli aggettivi che compongono il linguaggio
interpersonale, classificazione per livelli successivi di
astrazione:
-
I verbi descrittivi dell’azione (al
livello più concreto): si riferiscono a comportamenti specifici
attuati in situazioni specifiche, e comportano poca interpretazione
al di là del comportamento osservabile (per esempio, stringere le
mani, baciare, allontanarsi).
-
I verbi interpretativi dell’azione (aiutare,
colpire, impedire) si riferiscono anch’essi a singole azioni, ma
astratte dalle caratteristiche fisiche e percettive attraverso le
quali si manifestano.
-
I verbi di stato (amare, rispettare,
provare antipatia) si riferiscono a stati affettivi o mentali più
durevoli, astratti da una singola azione.
-
Gli aggettivi (al livello più elevato)
(onesto, inaffidabile, brutale) sono utilizzati per compiere
astrazioni dalle azioni e dalle situazioni, nonché da singole
persone specifiche.
E’
indubbio che:
La
scelta delle categorie linguistiche riveste implicazioni importanti
per il modo in cui il comportamento sociale è interpretato e
rappresentato a livello cognitivo.
E
precisamente
spostandoci
sulla scala di astrazione dai verbi descrittivi dell’azione agli
aggettivi, è possibile suggerire attribuzioni notevolmente diverse
per il medesimo comportamento à
più un termine
è astratto più l’attribuzione fa riferimento ad una qualità
stabile della personalità per la quale c’è minor capacità di
controllo volontario..
Es:
il comportamento verbale di Susy può essere descritto come parla
sommessamente ed esita prima di parlare (i verbi
descrittivi e interpretativi dell’azione) oppure come timida e
con scarsa fiducia in se stessa (aggettivi). Il secondo stile
più astratto rivela molte informazioni sulla personalità di Susy,
suggerisce un’attribuzione più stabile, e una mancanza
di controllo volontario (cioè raramente gli aggettivi
consentono la forma imperativa: “Smetti di essere timido!”). Al
contrario, lo stile linguistico precedente, meno astratto, implica un’attribuzione
molto meno stabile, un grado elevato di dipendenza dal contesto
(cioè Susy può comportarsi in modo diverso in un altro contesto) e
un controllo volontario più forte. Inoltre, termini
specifici implicano riferimenti più precisi al mondo empirico,
rendendo più probabili le prove critiche e i tentativi di
falsificazione di quanto accade con gli aggettivi astratti.
Per
quel che riguarda il ruolo del linguaggio negli stereotipi, dovremmo
aggiungere che le categorie astratte sono fondamentali nel
linguaggio sessista con cui Harry descrive il rendimento delle
donne.
Bias
linguistico intergruppi
Applicando
il modello delle categorie linguistiche allo studio del
comportamento fra gruppi in situazioni naturali, si è osservato un bias
linguistico intergruppi nella tendenza sistematica a
descrivere i comportamenti negativi dell’altro gruppo, e i
comportamenti positivi del proprio gruppo, in termini più astratti,
rispetto ai comportamenti positivi dell’altro gruppo e a quelli
negativi del proprio (Es: squadre del Palio). La particolarità
di questo meccanismo è che, invece di negare i comportamenti
positivi dell’altro gruppo e i comportamenti negativi del proprio,
il bias linguistico intergruppî opera in modi più sottili e
raffinati, innalzando il comportamento stereotipico ad un livello più
astratto.
Questo
risultato ha importati implicazioni sociopsicologiche:
indipendentemente da un qualunque giudizio tendenzioso a livello
cognitivo o da conflitti affettivi nelle singole persone, il
linguaggio impiegato per comunicare la conoscenza sociale fra le
persone servirà a rafforzare e a mantenere il favoritismo nei
confronti del proprio gruppo.
q
La regolazione
cognitiva-affettiva
Innumerevoli
studi condotti nell’ultimo decennio hanno esaminato la relazione
fra emozione e cognizione: l’interfaccia tra cognizione e
ambiente non consta solo di un input di informazioni ma anche
di esperienze emozionali, quando gli eventi stimolo sono
rilevanti per i desideri e i valori personali dell’individuo.
Ma stiamo solo iniziando a comprendere questo tema fondamentale
della regolazione del comportamento, processo cognitivo con
la duplice funzione di:
1.
sostenere le reazioni emozionali, da un lato,
2.
impedire le
reazioni di perpetuazione, dall’altro.
1.
Il primo aspetto è stato osservato ampiamente come principio
di congruenza dell’umore: secondo tale principio la
memoria facilita i percorsi in sintonia con l’umore. Le
persone che sperimentano un umore positivo tendono a percepire,
codificare e recuperare le informazioni positive in maniera più
efficiente delle informazioni negative, e un vantaggio simile a
livello di elaborazione si osserva per le informazioni negative in
presenza di un umore negativo. Questo principio può spiegare i
contenuti pessimistici dei pensieri e dei ricordi delle persone
depresse, nonché la facilità di rievocazione dei ricordi piacevoli
e i giudizi sociali benevoli in presenza di stati di umore
esultanti. Tali effetti di congruenza sono interpretabili in termini
di reti associative (stati di umore positivo vicini ad altre informazioni piacevoli). Di conseguenza, uno
stato affettivo positivo porta a formulare giudizi sociali più
positivi e ottimistici e a sottovalutare il rischio e il pericolo,
presumibilmente perché la memoria associativa facilita i percorsi
in sintonia con l’umore.
2.
Il principio di congruenza, di per sé, provocherebbe un effetto di
perpetuazione, con esiti potenzialmente patologici (feedback
positivo)
Es:
per esempio, uno stato depressivo può evocare contenuti mnestici
pessimistici e giudizi sociali pessimistici, la cui manifestazione
visibile è un comportamento antisociale. La reazione
dell’ambiente sociale a tale comportamento sarebbe negativa,
provocando una reazione depressiva ancora più forte, a sua volta
all’origine di altre cognizioni pessimistiche, e così via).
---
P.S.:
analogamente a tale circolo vizioso è stato proposto un circolo virtuoso per spiegare l’influenza
degli stati di umore positivo sull’altruismo. L’umore positivo
attiverebbe contenuti mnestici positivi, e giudizi e comportamenti
benevoli nei confronti delle altre persone, i quali, a loro volta,
si rispecchierebbero nel comportamento prosociale suscitato dallo
stato di umore positivo, rafforzando così lo stato emozionale
positivo, e così via.
Fortunatamente
per l’adattamento dell’individuo, all’azione libera e
incontrollata di questi circoli autoperpetuantisi si contrappongono
diversi processi di regolazione:
a)
esistono prove che indicano la presenza di processi
metacognitivi che contrastano, oppure correggono, le influenze
troppo vistose ed evidenti dell’umore.
Es:
l’influenza congruente delle condizioni atmosferiche sui giudizi
di benessere scompare quando si ricordano al soggetto le condizioni
atmosferiche subito prima di emettere il giudizio, come se il
soggetto scoprisse e correggesse il giudizio tendenzioso influenzato
dall’umore. Analogamente, un giudizio tendenzioso coerente con l’umore
può scomparire se il soggetto attribuisce il proprio umore attuale
ad una manipolazione sperimentale.
b)
l’effetto associativo della congruenza dell’umore può
essere corretto da processi di “correzione dell’umore”, che
creano una fondamentale asimmetria negli effetti delle emozioni
negative e positive a livello cognitivo.
Es:
mentre non vi è ragione per cui le persone che avvertono uno stato
di umore esultante modifichino i contenuti dei loro pensieri, le
persone che sperimentano un umore depresso cercheranno tipicamente
di migliorare la propria situazione, evitando attivamente i pensieri
spiacevoli o cercando consapevolmente contenuti di pensiero più
piacevoli. Il risultato è generalmente un effetto di congruenza
minore nel caso dell’umore negativo rispetto all’umore positivo
c)
stili
cognitivi attivati
dagli stati emozionali:
un terzo processo di regolazione si riferisce ai diversi stili
cognitivi attivati dagli stati emozionali e suggerisce alcune
strategie cognitive per correggere l’umore negativo e impedire il
perpetuarsi dell’umore esultante:
-
Gli stati emozionali negativi suscitano un’elaborazione
più sistematica e una maggiore disciplina cognitiva.
-
Gli stati di umore positivo suscitano invece
uno stile più creativo, che a volte interferisce con
l’elaborazione esaustiva o accurata.
In
modo particolare, le persone che avvertono un umore positivo
producono associazioni di parole meno comuni, ricercano meno
informazioni prima di prendere decisioni, e a volte emettono giudizi
meno accurati. Tuttavia, l’umore positivo può condurre a una
prestazione migliore dell’umore negativo nei compiti impegnativi
che richiedono creatività e pensiero produttivo.
·
Spiegazioni
teoriche
Da
notare che: se i dati empirici sugli effetti dell’umore sulla
cognizione sono forti e inattaccabili, la spiegazione teorica non è
affatto chiara.
È
possibile che:
-
l’esperienza dell’emozione positiva occupi le risorse o
la capacità cognitiva
-
i soggetti felici siano generalmente inclini a evitare lo
sforzo cognitivo che potrebbe rovinare il loro stato di umore
piacevole.
Strategie
adattive e adattamento al compito
Ricerche
suggeriscono che
gli
effetti dell’umore sull’elaborazione cognitiva riflettono delle
strategie adattive piuttosto che vincoli assoluti sulle capacità:
la regolazione affettiva-cognitiva è di natura flessibile e
adattiva à
L’influenza degli
stati di umore sull’elaborazione cognitiva dipende dal significato
del compito: se il compito richiede attenzione e un esame minuzioso,
gli stati di umore negativo possono facilitare la prestazione; se
tuttavia il medesimo compito è strutturato in termini di
divertimento, è più probabile che sia facilitato dagli stati
affettivi piacevoli.
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