| La
qualità della vita dipende in larga misura dalla comunicazione
con le altre persone. La comunicazione influenza:
-
le relazioni interpersonali:
la buona comunicazione favorisce l’instaurarsi di relazioni
soddisfacenti e produttive con colleghi di lavoro, amici, amanti e
la famiglia.
-
il benessere psicologico e
la salute fisica: a) la mancanza di una comunicazione
soddisfacente e di buona qualità può produrre delle gravi
conseguenze sul benessere psicologico; b) la mancanza di
comunicazione tout court - la solitudine cronica - può condurre
alla depressione, all’alcolismo e all’abuso di droghe; c) le
difficoltà di comunicazione fra coniugi sono una delle poche
cause riconosciute di insoddisfazione coniugale e di divorzio, che
in certi casi provocano disturbi clinici gravi, conseguenze
negative per le reti sociali della coppia e riducono la
produttività lavorativa; d) la comunicazione può costituire da
sola uno strumento estremamente efficace per alleviare le
sofferenze psicologiche (es di chi è malato o ha perso
recentemente una persona cara) e ciò nonostante, accade di
frequente che chi si trova più vicino a queste persone sia
riluttante a comunicare o non sia in grado di farlo in modo
efficace, forse perché l’individuo sofferente non riesce a
controllare adeguatamente i suggerimenti che invia agli altri.; e)
la carenza di opportunità comunicative accelera il processo di
invecchiamento e la morte stessa.
La
qualità della comunicazione e delle relazioni è determinata a
livello interattivo: non dipende solo dal singolo individuo
ma ciascuno di noi ne è responsabile, almeno in parte.
La
scelta dei messaggi è inevitabilmente strategica. la scelta che
compiamo nell’emettere un tipo particolare di messaggio è
importante per il nostro benessere e per quello del partner e per
il successo nel raggiungere uno scopo particolare .
q
Caratteristiche della
comunicazione
La
nostra attenzione sarà rivolta al modo in cui i comportamenti
verbale e non verbale possono soddisfare gli obiettivi della
comunicazione interpersonale. La persuasione rientra nel tema
della comunicazione, ma questa è molto più di un “cambiamento
di atteggiamento”.
Sebbene
esista una molteplicità di definizioni ugualmente valide per la
comunicazione mettiamo in
risalto 2 caratteristiche che la distinguono dal semplice
comportamento:
1)
per poter codificare gli
elementi di un messaggio, la persona che lo produce deve operare
ad un certo livello di consapevolezza, e pertanto con un
certo grado di intenzionalità.
Come
si sa, solitamente le persone non si soffermano molto a pensare di
salutare gli amici che incontrano per strada: semplicemente lo
fanno. Tuttavia, tali azioni abituali sono state apprese
consapevolmente a qualche punto, messe in pratica e memorizzate
per essere poi recuperate in seguito, In questo caso, quindi, si
richiede un livello di consapevolezza e di intenzionalità assai
ridotto.
2)
la comunicazione è un processo,
ossia un sistema che richiede più attori in una serie di
eventi in atto. La nostra attenzione è rivolta all’interazione
piuttosto che al pensiero o al discorso rivolto a sé, ad un
insieme di simboli condivisi, e alla diade come unità
di analisi di base, che possiede un passato (memoria), un presente
e un futuro (possibile).
L’aspetto
decisivo per l’analisi è la configurazione (pattern) dei
comportamenti dei partecipanti, un aspetto discutibilmente più
importante dei risultati misurati in uno specifico momento
temporale.(Ad esempio: per valutare le prospettive future di
matrimonio di una coppia che decide di separarsi, in definitiva è
meno importante sapere chi ha preso la decisione di come esattamente
si è giunti a quel punto).
All’inizio,
gli studiosi tendevano a classificare il comportamento
comunicativo sulla base del “canale” usato per trasmettere
l’informazione. La distinzione più semplice era – e in certi
casi lo è ancora – fra contenuto verbale (linguaggio) e tutto
il resto (comportamento non verbale), inclusi i movimenti del
corpo (cinesica), la tonalità della voce e l’intonazione
(paralinguistica e prasodica).Questi lavori
prendevano in esame tradizionalmente un singolo canale, ad esempio
gli occhi, mentre gli altri aspetti del messaggio erano tenuti
sotto controllo o ignorati. Più recentemente, la distinzione tra
comunicazione verbale e non verbale è divenuta più sfumata, in
seguito alla scoperta che gli “enunciati” (utterances) (verbali
e non verbali) si sviluppano dalla stessa unità di elaborazione
centrale; di conseguenza, attualmente le relazioni fra la
comunicazione verbale e non verbale sono considerate con maggiore
serietà e sono esaminate in maniera più sistematica. Crediamo
che la dicotomia verbale non verbale non sia particolarmente utile
per la nostra ricerca, o per la sintesi che stiamo proponendo. Ad
esempio, il modo in cui una persona si: autorivela raccontando
qualche evento tragico accadutole m passato, può essere
interpretato, adeguatamente
solo se si tiene conto dell’intera serie di fattori
extracontestuali che operano simultaneamente, come i gesti, il
discorso precedente e la qualità della voce. In caso contrario,
non saremmo in grado di stabilire (o indovinare) se la rivelazione
voleva essere una richiesta di aiuto, di comprensione, un segnale
che colui che si autorivela ha superato il trauma, o altro.
Per
i nostri scopi, allora, un approccio funzionale alla
comunicazione può cogliere più approfonditamente la complessità
delle ricerche e delle esperienze degli emittenti, quando inviano,
ricevono, elaborano e discutono fra loro messaggi complessi. In
fin dei conti, chi comunica non si limita a trasmettere
informazioni, ma cerca anche di modellare (e di dar continuamente
una nuova forma)' ai propri messaggi, in modo tale da creare e
mantenere (di solito) una stima positiva.
q
Contatto visivo, distanza e
affiliazione
Argyle
e Dean riconobbero che il contatto visivo (cioè l’incrociarsi
degli sguardi fra due persone o il guardarsi negli occhi) può
assolvere numerose funzioni, come raccogliere informazioni e
controllare il livello di intimità.
Quando
due persone comunicano, esse intendono raggiungere un livello
di intimità desiderabile, raggiungere cioè un
“equilibrio” appropriato
al contesto.
L’intimità
in una conversazione è comunicata in vari modi: parlando di
argomenti di natura personale, mantenendo una distanza ravvicinata
ed eventualmente lasciandosi toccare, sorridendo e con il contatto
visivo. Argyle e Dean conclusero che la quantità di contatto
visivo che si ottiene in una qualsiasi conversazione data è il
prodotto di una molteplicità di forze di avvicinamento -
che includono il bisogno di feedback e di messaggi affiliativi -
e di evitamento, che comprendono il timore di essere
visti o di rivelare qualche disposizione interna, la tendenza ad
evitare l’informazione sulle risposte altrui, e simili.
Queste
forze di avvicinamento/evitamento operano per produrre il livello
di intimità desiderabile, e per realizzare
l’“equilibrio” appropriato al contesto con processi di
compensazione: se si aumenta il livello di intimità modificando
una delle componenti della comunicazione (per esempio, riducendo
la distanza), allora il sistema compenserà ciò modificando le
altre componenti (per esempio, diminuendo lo sguardo).
Questi
autori hanno condotto una serie di ricerche per verificare gli
aspetti del modello inerenti il contatto visivo e la prossimità
fisica. Prima di realizzare l’esperimento principale, i
ricercatori determinarono qual è la distanza che costituisce
il punto di equilibrio per la conversazione “per i soggetti e le
condizioni del luogo”. Come si renderanno conto coloro che
viaggiano frequentemente, tale distanza varia enormemente da
cultura a cultura.
Un
approccio funzionale alla comunicazione
Il
nostro scopo è sottolineare la dimensione sociale della
comunicazione interpersonale, principalmente discutendo il suo
carattere relazionale all’interno della diade e fra i
gruppi.
I
messaggi sono provvisti di
-
un significato a
livello del contenuto, che rappresenta il
significato del contenuto del messaggio di per sé
-
un significato a
livello della relazione, che indica
come il contenuto deve essere assunto o compreso. Questo aspetto
della comunicazione è definito metacomunicazione:
comunicare (fornire informaizoni su) qualcosa riguardo il
contenuto della comunicazione.
In
tale ottica, possiamo dire che:
la
comunicazione è un comportamento strategico
mediante il quale le persone
-
trasmettono un
contenuto (messaggi referenziali)
-
propongono e negoziano le loro definizioni della relazione.
·
Le funzioni
della comunicazione
Qualsiasi
comportamento comunicativo può assolvere molteplici funzioni.
Indichiamo con funzione della comunicazione la conseguenza
inevitabile, naturale e ineliminabile del comportamento
comunicativo. Nel concetto di funzione non si chiamano in causa né
lo scopo, né l’intenzione, benché possano essere presenti.
Nella
comunicazione si configurano
-
funzioni
specifiche al contesto: quelle legate al contenuto specifico del messaggio nel
contesto in cui viene emesso;
-
funzioni più
generali: funzioni che costituiscono degli inevitabili sottoprodotti di qualsiasi
scambio di messaggi, cioè qualsiasi sia il contenuto
specifico del messaggio. Esse sono rilevanti in molteplici
situazioni, e in condizioni normali racchiudono funzioni più
specifiche determinate dal contesto.
Es:
se domandate al vostro compagno di portarvi una birra, la vostra
richiesta lo indurrà a compiere un servizio per voi ora; questa
è una funzione che dipende dal contesto. Ad un livello più
generale, tuttavia, state asserendo di avere il diritto di
porre tale richiesta e che vi aspettate che sia eseguita. Col
vostro discorso, esprimete quindi la vostra opinione sul controllo
che avete sulla relazione
Esiste
un sostanziale accordo sul fatto che
la
comunicazione soddisfa 2 funzioni
primarie:
1)
la determinazione della distribuzione del controllo
comunicativo in una relazione
2)
la determinazione del livello di affiliazione
che la caratterizzano.
dove:
per
controllo comunicativo si intende la costellazione delle
restrizioni che le persone impongono agli altri attraverso i
propri discorsi e il modo in cui strutturano la conversazione, la
quale, a sua volta, limita le opzioni disponibili per i
partecipanti.
e
per
affiliazione si intende la dimensione di amore (affiliazione
positiva) o di odio (affiliazione negativa) della comunicazione.
-
affermare che la
comunicazione svolge una funzione di controllo significa sostenere
che ogni messaggio contiene informazioni sulla distribuzione del
controllo fra le persone che partecipano alla conversazione (o,
almeno, sulla distribuzione del controllo desiderata dalla persona
che produce il messaggio);
-
affermare che la
comunicazione svolge una funzione di affiliazione, significa
sostenere che ogni messaggio contiene informazioni sul livello di
affiliazione (odio/amore) fra le persone che partecipano alla
conversazione (o, almeno, sul livello di affiliazione desiderato
dalla persona che produce il messaggio);
Queste
funzioni sono tra loro indipendenti.
Entrambe
queste funzioni possono essere sviluppate sia sul piano del
contenuto specifico del messaggio che sul piano della
metacomunicazione.
Ciò
a cui siamo interessati è la funzione generale delle due funzioni
primarie suddette, tipicamente legate al piano metacomunicazionale.
Precisamente
siamo
interessati alla definizione della relazione, al suo sviluppo e
alla sua negoziazione sul piano metacomunicazionale relativamente
alla distribuzione del controllo e alla manifestazione
dell’affiliazione .
Questo
significa anche che:
le funzioni di controllo e affiliazione sono gli strumenti di cui le persone
si servono per definire, modificare e dare stabilità alle
relazioni.
Osservazioni
·
Riepilogando, si ha che la
comunicazione si sviluppa, in particolare, lungo due dimensioni
primarie e indipendenti:
-
la distribuzione del potere
-
la manifestazione di
affiliazione
·
Oltre alle suddette funzioni
primarie, sono state identificate anche altre funzioni, per
esempio, l’espressione dell’empatia o l’orientamento verso
il compito; tuttavia, benché importanti, il loro ruolo sembra
secondario rispetto a quello del controllo e dell’affiliazione.
Questo significa che le altre funzioni sono specifiche al contesto
oppure possono essere analizzate in termini di controllo e
affiliazione.
·
Sia la distribuzione del
controllo che la manifestazione dell’affiliazione seguono regole
del modello dell’equilibrio di Argyle e Dean:
-
per entrambi gli
interlocutori esiste un livello desiderabile delle due dimensioni
-
entrambe le dimensioni sono
soggette a processi di trattative e in genere di sviluppo man mano
che si sviluppa la relazione
-
esiste un punto di
equilibrio in cui il rapporto – relativamente a ciascuna
dimensione – può considerarsi soddisfacente
-
se una dimensione viene
aumentata attraverso un canale, la sua quantità complessiva può
rimanere invariata diminuendo il livello attraverso un altro
canale
Nota
La
nostra analisi illustra come sia possibile per le persone far fare
delle cose attraverso la comunicazione; e come la comunicazione
non si limiti a riflettere il nostro mondo sociale, ma si
fondi su di esso contribuendo a determinarlo
q
Il controllo
1. Il
controllo: caratteristiche.
·
Definizione
di controllo
il
controllo è la costellazione delle restrizioni che le persone
impongono agli altri attraverso i propri discorsi e il modo in cui
strutturano la conversazione, la quale, a sua volta, limita le
opzioni disponibili per i partecipanti.
Sicché
Nella
misura in cui uno può imporre limiti a ciò che un’altra
persona può fare dopo, e nel contempo essere visto agire in modo
appropriato, logico, coerente e sensato, tale individuo possiede
un controllo sull’altro
·
Controllo
e potere
Il
controllo è un costrutto che può essere distinto a livello
concettuale dal potere:
-
il potere,
quando è utilizzato, di norma tende ad essere consumato
(almeno teoricamente), mentre il controllo è
continuo e distribuito (anche se non necessariamente
in modo equo) all’interno della relazione.
-
Impiegheremo qui il termine
“controllo”, perché esso ha assunto il significato di
attualizzazione del potere o di esito di un tentativo di
influenza, mentre il potere si riferisce più comunemente alle
potenzialità di un individuo o un groppo sociale di influenzare,
controllare o costringere.
·
Reciprocità
negoziazione e soddisfazione
Il
controllo può essere più o meno reciproco, oppure
distribuito in modo asimmetrico (come nella
comunicazione fra genitore e bambino).
Se le
aspettative corrispondono alla distribuzione apparente del
controllo, la relazione sarà allora soddisfacente.
Poiché
la distribuzione del controllo raramente è oggetto di
conversazione (e, a dire il vero, potrebbe essere un argomento tabù a causa della
sfumatura negativa del termine, quando è applicato alle relazioni
sociali), è necessario che le negoziazioni
sulla distribuzione del controllo avvengano sul piano della
metacomunicazione.
In
questo caso la negoziazione è implicita, piuttosto che esplicita.
·
Attuazione
del controllo
Il
controllo non è solo discusso ma è anche agito manipolando:
–
le scelte linguistiche, incluso il silenzio
(per esempio, usando il pronome “noi” invece di “tu ed
io”);
–
i comportamenti non verbali e le strutture
conversazionali (come continuare a guardare il partner o
distogliere lo sguardo).
·
Le
trattative
Il
comportamento comunicazionale può essere visto come una
trattativa: come composto da “mosse” o “proposte” di
controllo, alle quali il partner risponde, oppure come una
risposta alle mosse del partner, il quale può accettare o sfidare
le mosse appena compiute.
Questa
trattativa avviene normalmente in modo casuale nelle coppie dove
si anticipa un livello di intimità basso, ma
la forza della trattativa e la sua gravità tendono ad aumentare nelle
relazioni dove si prevede o si desidera stabilità, alta intimità
e dipendenza.
di
conseguenza
si prevede che una coppia presti maggiore attenzione (forse non
consapevolmente) alle questioni inerenti al controllo quando, da
incontri casuali, si passa al corteggiamento regolare.
Osservazioni:
a)
Nei casi in cui è
l’autorità istituzionale che specifica i rapporti di controllo
(per esempio nell’esercito) è evidente che si richieda poca
contrattazione.
b)
Può accadere allora che
mosse e contromosse incoraggino, a seconda del caso, la formazione
di un equilibrio nella distribuzione del controllo,
in modo assai simile a ciò che Argyle e Dean affermano a
proposito dell’intimità.
c)
E’ probabile che chi
comunica vada alla ricerca di una distribuzione del
controllo ottimale invece di un controllo massimo (o
dominanza) in favore dell’uno o dell’altro, In altre parole, i
partner tendono a rinunciare ad una parte del controllo
(nell’intero spettro delle attività comuni o in contesti
specifici) per soddisfare il desiderio di controllo dell’altro
e/o ad assumere il controllo allo scopo di rispondere alla volontà
dell’altro di sottomettersi.
Il
controllo: correlati comunicativi.
Le
mosse di controllo possono essere costruite a partire da una
molteplicità di comportamenti distinti:
-
parlare di più del proprio
partner
-
parlare meno ma in modo
autoprotettivo e con maggiori domande
-
usando formule di saluto
formali e pronomi
-
fissando in modo prolungato
e mostrando una postura rilassata (per esempio, con le mani ai
fianchi e i gomiti in fuori, assumendo una posizione inclinata
all’indietro, le gambe aperte, ecc.).
Il
controllo sembra essere il fattore più rilevante negli incontri
diadici di breve durata, che in certi casi assumono
un’importanza decisiva
Indici
delle strutture conversazionali
Nelle
donne è stato osservato l’uso frequente di
-
rafforzativi (“così”, “molto”, “veramente”)
-
espressioni dubitative (“una sorta di”, “una specie di”, “bene”, “sai”)
-
formule di cortesia
-
l’intonazione (un tono di intensità crescente nelle frasi dichiarative)
-
domande finali di conferma (“Questa è un’area interessante, vero?”).
Le
interruzioni
Una
delle più importanti caratteristiche del controllo sono le interruzioni,
in quanto costituisce un elemento integrante del dispositivo
dell’assunzione del turno (turn-taking).
Ricerche
riferiscono che nelle diadi composte da persone di sesso diverso,
l’uomo tende ad interrompere la donna più frequentemente del
caso opposto; e da ciò si concluse
che questo comportamento è uno dei vari indici delle
diseguaglianze nella distribuzione del controllo nella società
americana, così come in molte altre società, in favore del sesso
maschile.
L’ipotesi
che le donne utilizzino uno “stile linguistico privo di
potere” è stata posta in discussione in varie ricerche, dove si
è visto, che le donne interrompono almeno quanto gli uomini, se
non più.
Più
in generale le interruzioni (almeno in alcuni casi), possono
svolgere funzioni prevalentemente positive (come esprimere
sostegno, mostrare interesse); in più nei gruppi di discussione i
turni che erano ottenuti interrompendo predicevano in maniera più
attendibile le valutazioni dell’influenza dei membri del gruppo,
rispetto ai turni ottenuti senza interrompere.
Sarebbe
un errore, pertanto, concludere che le interruzioni e altri
dispositivi conversazionali analoghi non sono mai usati come
indici della distribuzione del controllo, e un errore altrettanto
grave sarebbe quello di vederli esclusivamente sotto questa luce.
Potere
e stili conversazionali
L’uso
di stile privo di potere non è però confinato in ogni caso alle
donne, e non dipende necessariamente dal sesso, ma pare sia
diffuso in linea generale fra parlanti di status basso.
Un
aspetto interessante è che la “voce dell’influenza sociale”
è diversa nelle varie nazioni. In uno studio sull’assunzione
dei ruoli, condotto negli Stati Uniti e in Germania, l’autore
scoprì che gli individui che erano ritenuti consensualmente i più
autorevoli in diversi gruppi decisionali adottavano stili
conversazionali differenti nei due paesi. Questo “stile
conversazionale dell’influenza” include, accanto alle
variazioni linguistiche, variazioni nel comportamento non verbale,
come dei modelli specifici di sguardo e la capacità di assumere i
turni in maniera appropriata.
Caratteristiche
del controllo: il loro significato sociale.
Il significato sociale dei vari stili linguistici ha una
considerevole importanza per la percezione delle persone e la
gestione delle impressioni.
-
Caratteristiche quali la ricchezza
e la varietà del vocabolario, la velocità
dell’eloquio e un accento di prestigio possono
sortire un effetto estremamente positivo sul controllo
percepito di una persona.
-
Ricerche condotte in tutto
il mondo hanno mostrato che un accento tipo non solo
trasmette impressioni sullo status e la competenza percepita,
e a partire da un’età molto precoce, ma condiziona anche
profondamente il grado di cooperazione che si può ottenere dagli
altri.
Naturalmente,
il modo in cui si dice qualcosa va valutato in rapporto ad
altri aspetti dell’interazione, come il contenuto del messaggio.
È sorprendente tuttavia quanto gli aspetti vocali possano
essere potenti, anche se si tiene conto simultaneamente delle
altre informazioni contestuali, come il background socioeconomico
dei parlanti, i suggerimenti visivi e la qualità dei risultati.
In
realtà, lo stesso discorso prodotto da un parlante è soggetto ad
interpretazioni ampiamente diverse, ma coerenti con lo schema.
Caratteristiche
del controllo: la loro natura dinamica.
A.
Le caratteristiche del linguaggio non vanno concepite come un
dato statico. In molti casi le caratteristiche del linguaggio sono
il prodotto di una costruzione sociale, determinata da condizioni
ambientali mutevoli.
B.
Gli individui possono percepire in modi diversi lo status
generale dei modelli di linguaggio usati intorno a loro, a seconda
del clima sociale prevalente e della loro identità di gruppo.
Il
controllo: gestione comunicativa.
Ci
sono anche implicazioni a livello comportamentale . È
stato ampiamente dimostrato che le persone possiedono delle
credenze circa i significati sociali delle caratteristiche del
linguaggio che sono appropriate in situazioni sociali particolari.
Di conseguenza
-
nei contesti sociali formali
si tende a parlare in modo studiato e grammaticalmente più
forbito;
-
in certi contesti bilingue o
multilingue si riscontra anche il fenomeno della diglossia, che
consiste nell’impiego del linguaggio o dialetto di status alto
nei contesti pubblici (per esempio, l’educazione, i mass media),
e del linguaggio di status basso, o vernacolo, nei contesti
privati (per esempio, a casa, coi vicini).
Accomodamenti
linguistici
Oltre
a queste norme prescritte
possiamo
anche modificare i nostri stili comunicativi in modo da proporre
una certa immagine di noi stessi in quel particolare momento.
Variando i nostri stili comunicativi a seconda delle persone che
ci troviamo di fronte siamo in grado così di controllare i tipi
di attribuzioni che esse compiono nei nostri riguardi.
L’abilità
nel trasformare frequentemente lo stile linguistico in base alle
circostanze è un tema complesso, perché in molti casi si osserva
la tendenza ad ipercorreggere il proprio linguaggio e a
“lasciarsi sfuggire” informazioni contraddittorie e/o “a
tradimento” attraverso altre modalità e caratteristiche.
Nonostante ciò
i
tentativi fatti per conquistare un controllo sociale attraverso
l’uso della comunicazione sono forgiati in una certa misura
dalle caratteristiche percepite delle persone con le quali si
interagisce.
Questo
aspetto è stato dimostrato con precisione in una serie di studi.
Gli autori riscontrarono che certe infermiere usavano una sorta di
“baby talk” (linguaggio con cui si parla ai bambini) nel
rivolgersi ai loro pazienti anziani, senza curarsi della loro
autonomia funzionale. Alcuni anziani possono offendersi di fronte
a quella che percepiscono come un’“umiliazione”. Sembra che
la tendenza dei giovani a modificare il proprio comportamento
comunicativo sulla base dello stereotipo degli anziani, da
loro posseduto, invece di come sono realmente, possa dipendere in
parte dal bisogno di creare una situazione di dipendenza nelle
persone più anziane: si tratta cioè di una risorsa per
conquistare il controllo sociale. Questo comportamento “troppo
compiacente” può essere diretto anche ad altri groppi
socialmente stigmatizzati (per esempio, i ciechi ).
Oltre
a ciò, è nostra opinione che quando un numero consistente di
persone in situazioni diverse si rivolgono ad un anziano con uno
stile linguistico che suscita l’immagine che “è finito”,
prima o poi arriva il momento in cui anche il più tenace comincerà
ad assumere le caratteristiche di un anziano. Il linguaggio può
così indurre le persone a parlare, guardare, pensare e sentirsi
più vecchie, e a tempo debito può rappresentare una componente
durevole della costruzione sociale della morte.
In
ogni caso:
qualunque sia la funzione degli accomodamenti in persone
diverse, il loro effetto risultante è quello di ridurre il
controllo sociale delle persone alle quali sono rivolti.
Va
sottolineato che, benché le nozioni di contesto e comunicazione
siano state distinte sul piano concettuale, nella gran parte delle
situazioni reali non esiste una linea divisoria tracciata in modo
così fine. Molto spesso
i
nostri modelli di linguaggio sono quelli che definiscono
principalmente cosa una situazione è, per esempio formale, tesa
ed emotiva.
In
realtà, coloro che detengono il controllo – genitori, esperti
di pubblicità, insegnanti, politici o chicchessia – possono
(consapevolmente o meno) manipolare il linguaggio senza scrupoli,
nella misura in cui le loro scelte comunicative (supponendo che
siano oggettive e descrittive) possono indicarci come interpretare
eventi ed oggetti sociali.
q
L’affiliazione
Il
controllo comunicativo e l’emozione prodotta dall’interazione
sono forze indipendenti; la reciprocità non implica
invariabilmente la soddisfazione nella relazione. Al contrario se
il significato sociale trasmesso da un accento di scarso prestigio
è sfavorevole in numerosi contesti formali, dall’altro lato
esso riveste delle connotazioni di gran lunga più positive per
quel che concerne l’attrattiva sociale e l’integrità. In
altri termini: l’immagine stereotipata di un parlante
dall’accento tipo, lo dipinge spesso come una persona educata,
competente e ambiziosa, ma che a livello interpersonale è fredda
e non merita fiducia.
Quindi,
oltre alla dimensione del controllo, interessante è indagare
sulla seconda funzione importante della comunicazione:
l’affiliazione.
L’affiliazione:
caratteristiche.
L’affiliazione
è simile ed è in stretto rapporto con l’intimità.
L’affiliazione si riferisce all’espressione dell’emozione
(positiva e negativa), mentre l’intimità indica in primo
luogo. una conoscenza dell’altro di natura personale.
Naturalmente, in molti casi l’intimità è espressa
esteriormente attraverso comportamenti di tipo affiliativo. In più,
quasi sempre l’intimità si osserva in presenza di relazioni
positive.
L’affiliazione
può intendersi sia in senso positivo (amore, simpatia attrazione
e simili) che in senso negativo (odio, ostilità e simili).
Le
ricerche hanno rivolto il loro interesse quasi esclusivamente ai
modelli comunicativi positivi cercando di esaminare le strategie
che conducono a scambi “appropriati”, “aperti”,
“onesti”, “veritieri”, “efficaci”, “efficienti” e
“riusciti”.
I
messaggi che provocano e mantengono relazioni negative sono
trattati di regola come aspetti che riguardano la psicopatologia.
In verità
-
il lato negativo del
continuum di affiliazione è importante se si vuole capire la
persistenza delle relazioni insoddisfacenti, infelici e persino
ostili, e il declino di quelle che un tempo prosperavano;
-
sono molte le relazioni che
si caratterizzano per la continua ostilità, l’inganno e
l’antagonismo, dove il comportamento anormale (nel senso
classico) non è evidente.
-
è nostra opinione che le
difficoltà di discorso, le incertezze comunicative e i
fraintendimenti siano aspetti normali dell’interazione sociale,
che si presentano fra amici come fra estranei o nemici.
L’affiliazione:
aspetti positivi.
L’affiliazione
può essere espressa i vari modi:
-
aumentando la prossimità (più ravvicinata di quanto vuole
la norma situazionale)
-
rivolgendo sguardi all’altro
-
col contatto visivo
-
toccandosi
-
assumendo una postura aperta
-
parlando di argomenti di natura personale
-
confidandosi
-
mostrandosi disposti a sostenere la definizione di sé
che il partner vuole accreditare.
Un
aspetto interessante messo in luce dalle ricerche è che le
persone sono in grado di interpretare il significato sociale di
questi suggerimenti osservando il comportamento non verbale degli
altri individui.
È
chiaro che, per stabilire il livello di affiliazione che si
desidera raggiungere nella relazione, si osservano i comportamenti
linguistici altrui, controllando contemporaneamente i propri.
Naturalmente,
l’espressione dell’affiliazione è un processo eterogeneo e
complesso.
Prendendo
in esame le caratteristiche conversazionali che accompagnano lo
sviluppo delle relazioni eterosessuali in certi romanzi d’amore,
Alberts trovò, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare,
che l’inizio di queste relazioni era caratterizzato dal
punzecchiarsi, dalla collera e dal conflitto. Una caratteristica
particolare che è stata segnalata a questo riguardo, sono le
azioni che “attentano all’immagine altrui” (face-threatening).
Per
Alberts questo genere di discorso scatena dei livelli di
attivazione che provocano attribuzioni, conducendo in certi casi
al coinvolgimento romantico. Si fa l’ipotesi che l’aspetto
decisivo qui sia l’opposizione. In altre parole:
potrebbe essere la conseguente negoziazione, o
proliferazione, degli atti che attentano all’immagine altrui ciò
che rende l’interazione davvero speciale; dopotutto, siamo
in presenza di una deviazione da una norma conversazionale.
In
ogni caso va considerata con quanta abilità costruiamo il nostro
discorso per incentivare lo sviluppo degli incontri romantici.
L’affiliazione:
gestione.
È
possibile che il livello di affiliazione desiderato dagli
interlocutori sia diverso, e ciò sia soggetto ad un processo di
trattativa similmente
a quello che accade per il controllo.
Un
uomo che desidera un’affiliazione maggiore di quella che la sua
compagna è disposta a concedergli dovrà darsi da fare per
mantenere l’espressione della sua affiliazione entro limiti per
lei accettabili; dovrà accettare tali limiti (almeno
temporaneamente, e se possibile, mentre cerca di modificarli),
oppure rompere la relazione.
Questo
processo è assai complicato, poiché, come nel caso del
controllo, raramente le persone discutono degli aspetti che
riguardano l’affiliazione, a meno che non si raggiunga un punto
di crisi o di cambiamento imminente (“Restiamo amici”?).
Lo
sviluppo o la negoziazione del livello di affiliazione
-
richiedono tempo
-
sono guidati da aspettative
culturali che sanciscono con quale rapidità le relazioni devono
progredire (per esempio, il corteggiamento prolungato in certe
culture, ingiunzioni come “Non baciarsi al primo
appuntamento”, in altre);
-
in certi casi sono mediati
da scopi strumentali ben lontani dall’affiliazione (come
attestano spesso i risvolti romantici dei processi per
spionaggio).
Il
processo di negoziazione può essere riformulato nei termini
dell’ipotesi dell’equilibrio di Argyle e Dean, con alcune
lievi modifiche.
Si
faccia l’ipotesi che il punto di equilibrio per l’affiliazione
di ciascuna persona in una specifica relazione che sta per
sbocciare, sia il punto in cui lui o lei iniziano a trattare la
quantità di affiliazione {emozione) che ciascuno deve mostrare
nella relazione. Questa prima negoziazione condurrà ad un livello
di affiliazione concordato implicitamente, che costituisce la
soluzione ottimale per i desideri di ciascuna parte. Ciò
significa che i due giungeranno al livello di affiliazione che più
li soddisfa, tenuto conto del livello di affiliazione voluto
dall’altro. Mentre il punto di equilibrio per la relazione
potrebbe essere collocato teoricamente ovunque fra il livello di
affiliazione desiderato dai due partecipanti, la nostra ipotesi è
che sia più facile avvicinarsi al livello voluto dal partner meno
affiliativo.
I
tentativi di accrescere o ridurre il livello di affiliazione
nascono dal desiderio di uno dei membri della coppia di avvicinare
il più possibile il livello della relazione a quello voluto.
Poiché è probabile che per aumentare 1’affiliazione si adotti
un sottoinsieme di comportamenti che tendono a favorire
l’“intimità” (per esempio, cercare di tenere la mano del
partner senza modificare gli altri comportamenti connessi), il
proprio compagno (il “bersaglio”, se si preferisce) può
accogliere la proposta, tentare di mantenere l’attuale livello
di affiliazione, o anche ridurre tale livello. Al partner
riesce più difficile declinare l’offerta di una maggiore
affiliazione, senza rifiutare completamente l’offerente. Il
modello di Argyle e Dean suggerisce che si può compiere ciò
accettando un gesto di affiliazione ma diminuendo nel contempo il
livello di affiliazione comunicato tramite un altro canale, in
modo tale che la quantità complessiva di affiliazione espressa
rimanga inalterata (per esempio, lasciando che il partner tenga la
mano, ma passando ad argomenti meno intimi o riducendo gli
sguardi).
Quando
ambedue i membri della coppia esprimono lo stesso livello di
intimità in modo coerente, regna la stabilità e la comunicazione
sembra “naturale” e “normale”. Il comportamento atipico,
specie se è frequente e continuo, è interpretato come un
tentativo di riaprire il processo di negoziazione, e non di rado
ciò si verifica prima che un partner manifesti effettivamente i
propri sentimenti in parole. In altri termini, si esegue
<<ti amo>> prima di dichiararlo, per assicurarsi che
la proposta sia accolta con la risposta augurata e per ridurre al
minimo il rischio di un eventuale rifiuto (per esempio, per far sì
che il partner risponda <<ti amo anch’io>>, invece
di sbadigliare o scoppiare a ridere).
L’affiliazione:
sviluppo comunicativo.
La
combinazione di comportamenti affiliativi che è considerata
“normale” dipende dalla natura della relazione (per esempio,
genitore-bambino, professore-studente) e dal livello di
affiliazione raggiunto.
Secondo
Knapp:
il movimento dall’estraneo all’intimo è caratterizzato e
portato a termine da strategie comunicative specifiche. In
qualsiasi momento della relazione è possibile trovare
un’associazione tra il livello di affiliazione che caratterizza
la relazione e il tipo di messaggi, o, più in generale, di
strategie comunicative adottate.
Knapp
ha affermato che i comportamenti comunicativi possono essere
distinti sulla base di otto dimensioni. In
ciascuna dimensione, il comportamento tende a spostarsi nel senso
di una maggiore affiliazione, fino a raggiungere un “livello
ottimale”. A quel punto si stabilizza, anche se di tanto in
tanto si verificano delle fluttuazioni (a volte piuttosto grandi)
su una o più dimensioni.
Knapp
ha ideato un modello dello sviluppo e del deterioramento delle
relazioni, tramite la comunicazione, che include dieci “stadi
dell’interazione”.
Fasi
dello sviluppo
Gli
stadi, caratterizzati da un aumento di intimità e (di solito) di
affiliazione positiva, includono, in successione:
1)
l’inizio: è il momento della relazione in cui i partner fanno conoscenza e valutano
le attrattive e la disponibilità ad iniziare una relazione;
2)
la sperimentazione: i
partner cercano di conoscersi più a fondo; esso è caratterizzato
da incertezza, e dalla ricerca di punti in comune e aree da
evitare; la comunicazione è rilassata e acritica; l’impegno è
limitato;
3)
il rafforzamento: la
relazione si rafforza, poiché le rivelazioni di informazioni di
natura personale diventano più intime, i partner aumentano
gli impegni reciproci e la comunicazione assume caratteristiche
sempre più uniche;
4)
l’integrazione: è raggiunto quando i partner iniziano a condividere diversi aspetti della
propria vita, incluse le relazioni sociali, i momenti di intimità
privati e pubblici (simboli di intimità come gli anelli, per
esempio), e un’identità “di coppia”. A livello verbale
“tu e io” diventano “noi” e iniziano ad essere usati dei
vezzeggiativi;
5)
l’unione; è la dichiarazione pubblica che sono stati assunti e accettati degli
impegni, che è stato definito un contratto, Fra i rituali dei
legami, il matrimonio è il più pubblico e ufficiale (almeno per
le coppie eterosessuali), ma l’unione può assumere molte forme
e può segnalare diversi stadi di una relazione (per esempio, il
fidanzamento prima del matrimonio).
Naturalmente,
una relazione può rallentare, fermarsi o stabilizzarsi in uno
qualunque di questi stadi.
Fasi del
declino
Per
quel che riguarda il declino o la separazione, Knapp descrisse
cinque ulteriori stadi:
6)
differenziazione: il “noi” diventa “tu ed io”;
7)
delimitazione: la qualità e la quantità degli scambi di informazioni diminuiscono;
8)
stasi: la comunicazione diventa più difficile, stilizzata, e imbarazzante;
9)
evitamento: i partner cercano di evitarsi reciprocamente, sia con la separazione
fisica, sia ignorandosi l’un l’altro quando la separazione
fisica è impossibile
10)
conclusione: è l’annuncio più o
meno formale che la relazione è finita. L’esempio più chiaro
è l’avvio delle procedure (legali e di altro tipo) di
formalizzazione di un divorzio.
Osservazioni
Gli
stadi del declino possono essere considerati approssimativamente
paralleli ai primi cinque dello sviluppo: ciascuno è
caratterizzato da una diminuzione dell’affiliazione e
dell’attenzione nei confronti dei sentimenti dell’altro.
Il
modello è può essere raffigurato sotto forma di una scala, dove
il gradino inferiore indica la “conclusione” e
l’“unione” costituisce il gradino più alto. Ad ogni
gradino, la relazione può essere stabilizzata.
In
particolare, una relazione può raggiungere lo stadio della
sperimentazione, dove i partner imparano a conoscersi e ad
“andare d’accordo” (“Ti piace andare in barca? Anche a
me!”) e fermarsi a quel punto. Incontri di questo tipo sono
felici e soddisfacenti, perché i membri della coppia non
desiderano aumentare il livello di affiliazione. Secondo questo
modello, una relazione un tempo stabilizzata allo stadio della
sperimentazione, che è andata incontro poi ad un processo di
deterioramento, dovrebbe subire uno spostamento in direzione
laterale verso la stasi, che rappresenta il lato negativo di
questo livello di affiliazione.
Il declino della relazione non è semplicemente l’opposto
dello sviluppo, come sostengono vari autori: la conclusione
della relazione differisce dall’inizio per via delle conoscenze
che i partner condividono e della loro storia reciproca.
Anche se Knapp ritiene che esista una molteplicità di
comportamenti comunicativi verbali e non verbali che favoriscono
il mantenimento e il cambiamento, l’autorivelazione è
chiaramente la strategia più efficace.
L’autorivelazione
e l’affiliazione positiva.
L’autorivelazione indica la propensione a fornire volontariamente informazioni sul proprio
sé che in condizioni normali non sarebbero accessibili in quel
momento.
L’autorivelazione
riguarda
-
informazioni che una persona
comunica ad un’altra
-
informazioni che uno lascia
scoprire
Il
ruolo dell’autorivelazione
Si
può dire che:
l’autorivelazione è uno
strumento potente nel processo di negoziazione dell’affiliazione.
Precisamente,
il ruolo dell’autorivelazione è favorire l’instaurarsi di
un’affiliazione positiva in una relazione, grazie
all’intervento della norma di reciprocità, ossia la
“richiesta” di una risposta equivalente del proprio partner ad
una serie di comportamenti sociali.
Così,
si suppone che una rivelazione ne generi un’altra, di valenza
(informazione positiva o negativa) e profondità (o intimità) più
o meno simile, tanto che, un poco alla volta, le relazioni
diventano più intime.
La
probabilità che si abbia reciprocità, e pertanto sviluppo della
relazione, dipende da diverse variabili:
-
la natura della relazione
fra la persona che si confida e quella che riceve le confidenze
-
la percezione di
quest’ultima dei motivi per cui è stata scelta per la
rivelazione
-
il momento (fase di sviluppo
della relazione e contesto) in cui viene fatta la rivelazione
-
lo scopo del bersaglio
Alcuni
tipi di rivelazioni provocano risposte più positive rispetto ad
altre.
Il
processo attraverso il quale si compiono le autorivelazioni
è di importanza decisiva per come sono ricevute.
1)
Le rivelazioni inaspettate sono accolte in modo assai diverso da
quelle riconducibili a
qualche preesistente tendenza ad aprirsi agli altri. Questo si
verifica non solo per i giudizi che gli ascoltatori elaborano su
colui che effettua la rivelazione, ma anche in modo indiretto, per
il tipo di comportamento che è più opportuno assumere in seguito
(ad esempio, esprimere empatia, porre altre domande, cambiare
argomento).
A
titolo dimostrativo, nei primi incontri fra persone appartenenti a
generazioni diverse, accade spesso che gli anziani rivelino delle
notizie piuttosto “dolorose” su se stessi, che creano qualche
difficoltà comunicativa nei loro interlocutori più giovani.
2)
Le persone si distinguono anche per i criteri di cui si servono
per decidere quando e come rivelarsi, nonché per l’abilità con
cui riescono a convincere l’altro ad “aprirsi”.
3)
Il livello di autorivelazione e il suo valore positivo o negativo
sono giudicati appropriati nel contesto del presente stato della
relazione. Rivelazioni di natura troppo intima nelle prime fasi di
un rapporto possono, com’è prevedibile,
<<scoraggiare>> un eventuale partner, che si
sentirebbe in dovere di rivelare informazioni personali su di sé.
Analogamente, le rivelazioni intime positive che sopraggiungono
prima del tempo sono percepite come <<troppo forti>> o
ostentate, e scoraggiano pertanto lo sviluppo della relazione.
Bugie
e inganno: pericoli per l’affiliazione
Nella
ricerca di scopi affiliativi, le persone spesso mentono
a)sulle
proprie aspirazioni; b) intenzioni; c) credenziali; nonché d)
sulle capacità, e)gli attributi,
le potenzialità del loro gruppo.
Inoltre,
tendono a sfuggire alle domande difficili e a conservare dei
segreti
In
certi casi la comunicazione è un’attività complessa ed
estenuante, quando si cerca di imbrogliare le altre persone,
cercando nel contempo di decodificare e risolvere i loro messaggi.
Motivazioni
alla base dell’inganno
Bugie
bianche (Camden)
Non
tutte le <mancate verità>> sono dettate da intenzioni
malevoli. Camden, Motley e Wilson hanno fornito un elenco dei tipi
di motivazioni sociali che si trovano alla base delle
<<bugie innocenti>> fra cui:
-
salvare gli ascoltatori
dall’imbarazzo
-
evitare il conflitto o il
controllo eccessivo
-
presentare un’immagine di
sé positiva.
Uno
scopo particolare dell’inganno è quello di creare instabilità
in una particolare relazione.
Inganno
O’Hair
e Cody propongono una tassonomia di motivazioni dell’inganno
basata
-
sul “target” o beneficiario
dell’inganno : sé, altri o la relazione stessa;
-
sulla sua valenza:
positiva o negativa.
Le
motivazioni con valenza positiva includono
-
l’egoismo: strategie ingannevoli autoprotettive (target= sé)
-
la benevolenza:
strategie che mirano a proteggere gli altri (target=gli altri)
-
l’utilità: strategie che migliorano, intensificano o ristabiliscono
la relazione (target=la relazione).
Le
strategie con valenza negativa sono
-
lo sfruttamento:
strategie che manipolano o arrecano danni ad un’altra
persona a proprio vantaggio
-
la malevolenza
:danneggiare gli altri per vendetta, sabotaggio, sadismo
-
la retrocessione:
strategie che danneggiano una relazione.
Un
esempio di inganno effettuato attraverso la strategia della
retrocessione, è quello che avviene quando uno dei membri della
coppia impiega una “sospensione della regola del lasciar
correre” (per esempio: “Cosa vorresti dire con questo? Non
capisco dove vuoi arrivare”), per sottolineare strategicamente
l’evidente mancanza di comprensione reciproca che esiste ora fra
loro.
In
generale:
le
persone possono servirsi della comunicazione in modo subdolo per
raggiungere dei livelli di affiliazione negativi.
e
paradossalmente ciò
richiede coordinazione per poter ottenere un “consenso sul
dissenso”.
O’Hair
e Cody presentano un
modello a tre stadi del processo di inganno):
-
Nel 1° stadio: gli
ingannatori decidono di mentire, a partire da motivazioni
personali, e valutando a) le possibili conseguenze e, b) le
implicazioni di natura etica/morale.
-
Nel 2° stadio: gli
ingannatori scelgono la strategia per attuare l’inganno.
-
Nel 3° stadio: gli
ingannatori attuano il comportamento che giudicano più efficace:
a)devono adottare un profilo di onestà - cioè dare
l’impressione di dire la verità;
b) devono configurare un inganno strategico-
cioè non devono avere l’aspetto di coloro che mentono
(indizi di controllo che potrebbero smascherare l’inganno, come
comportarsi in maniera “naturale”).
L’affiliazione
negativa: identità personale vs sociale.
Secondo
Tajfel e Turner, buona parte della nostra vita sociale è
trascorsa nel contesto di incontri intergruppi (che possono
essere diadici), fra individui appartenenti a varie classi
socioeconomiche, gruppi di età, categorie occupazionali e via
dicendo. In tali incontri
le nostre identità di membri di gruppi sociali possono assumere una suprema
importanza, e ci serviamo quindi del linguaggio per creare,
mantenere o sostenere il nostro specifico, nonché importante,
senso di identità di gruppo.
In
altre parole:
non sempre comunichiamo fra noi come individui provvisti di un temperamento
e una personalità unici, ma a volte anche come rappresentanti
indifferenziati di gruppi sociali usando il linguaggio per
trasmettere stereotipi negativi di altri gruppi importanti.
In
queste circostanze, le bugie indiscrete e l’inganno che
“umiliano” linguisticamente un altro gruppo e/o esaltano il
proprio, sembrano essere scelte razionali per conservare
un’identità di gruppo positiva, oppure per “averla vinta”
in un discorso pubblico. Ciò significa che
gran parte di ciò che si suppone sia la comunicazione
interpersonale è in realtà intergruppi.
Da
questo punto di vista, l’appartenenza a un gruppo e gli
atteggiamenti intergruppi non sono sempre autoevidenti; spesso
sono processi molto creativi che richiedono un considerevole
“lavoro” linguistico. A dire il vero, la stessa appartenenza
ad un gruppo e l’identità di gruppo sono negoziate e
rappresentate nel discorso.
La
distanza comunicatva della sensibiltà e
l’adattamento linguistico e divergenze di linguaggio
Quando
le relazioni fra i gruppi sociali sono per volontà comune stabili
e gli stereotipi sono complementari e positivi, allora nei casi in
cui le interazioni diadiche coinvolgano due categorie, si avrà la
cosiddetta distanza comunicativa della sensibilità:
i parlanti cercano di raggiungere una sorta di adattamento
linguistico reciproco (in modo non dissimile da
quanto fanno soggetti maschili e femminili quando mitigano i loro
stili linguistici specifici nel passare da incontri fra persone
dello stesso sesso a incontri eterosessuali).
Quando,
invece, le relazioni fra le categorie sociali divengono più
conflittuali, i modelli comunicativi sono mediati da stereotipi
sociolinguistici, con esiti sempre più negativi per
l’affiliazione. Ciò si riflette rispettivamente:
-
nella divergenza di
linguaggio (ad esempio, per un individuo originario del
Galles, sottolineando il proprio accento gallese, o addirittura
passando al linguaggio gallese stesso, nel rivolgersi ad un
inglese);
-
nella conferma
comportamentale (per esempio, l’espediente comunicativo di
indurre le persone, attraverso domande “impossibili”, ad agire
in modo conforme allo stereotipo;
-
nella denigrazione
verbale.
Naturalmente,
per raggiungere un’affiliazione negativa non sempre le persone
strutturano il proprio comportamento in modo così cosciente.
Per
esempio sembrerebbe che una caratteristica dei matrimoni infelici
è l’incapacità dei mariti di riconoscere quando le mogli sono
scontente o attraversano emozioni negative. Ciò fa sì che le
mogli si sentano trascurate, incomprese e abbandonate, e sono
spinte così ad esprimere a parole questa condizione infelice. A
loro volta, i mariti si chiudono emotivamente, inducendo le mogli
a esprimere di nuovo il loro disagio. Un ciclo comunicativo così
distruttivo è un terreno di per sé sufficiente per generare lo
scontento nelle relazioni.
Allora
una caratteristica importante dei matrimoni felici è
l’abilità di uno dei coniugi di ridurre, tramite la
comunicazione, le emozioni negative non appena sono espresse dal
partner.
Nota
Si
è visto che la comunicazione ha una funzione importante nella
ricerca dell’affiliazione positiva e negativa; tuttavia, va
messo in risalto che
l’affiliazione negativa non è sempre necessariamente
debilitante, come accade nella sua facoltà di sostenere
l’identità di gruppo.
Inoltre,
la comunicazione dell’affiliazione negativa può produrre in
realtà dei risultati molto positivi in determinate circostanze.
La
competenza comunicativa
Ponendo
l’accento sulle relazioni, si è cercato di evidenziare che il
1avoro compiuto dalla comunicazione è un’attività congiunta.
Inoltre,
è importante tenere a mente che
gli individui sono distinti dalle varie relazioni e gruppi nei quali sono
simultaneamente coinvolti:. quello che
è bene per una relazione può avere effetti negativi su
un’altra, o sull’individuo, a prescindere dalle considerazioni
sulla relazione.
Le
persone devono affrontare il problema comunicativo generale di
mantenere l’equilibrio fra le richieste di affiliazione in
competizione, e controllare ed essere controllati in una
molteplicità di relazioni, disponendo di risorse interpersonali
limitate.
Devono
usare queste risorse
-
per porsi in relazione con
il loro ambiente, incluse le altre persone
-
per conformarsi a tale
ambiente cercando di adattarlo a se stessi.
Una
teoria della competenza comunicativa
Come
si possono comprendere e spiegare il successo e il fallimento che
gli individui incontrano quando si sforzano di affrontare questo
difficile compito?
Una
teoria della competenza comunicativa (Wiemann, Bradac)
offre una struttura di riferimento per esaminare la
comunicazione interpersonale efficace.
Definiamo:
competenza comunicativa =
l’uso pragmaticamente appropriato della conoscenza
sociale e dell’abilità sociale nel contesto di una relazione
(Wiemann
e Kelly ).
La
posizione che assumiamo è relazionale e pragmatica:
-
È relazionale nel senso che
il livello di analisi primario è quello delle persone che
partecipano all’interazione.
In
realtà, quando osserviamo una coppia impegnata in una
conversazione, possiamo formare dei giudizi non solo sui singoli
individui che la compongono, bensì anche sullo stile comunicativo
e le caratteristiche del linguaggio da loro utilizzati come
coppia.
-
È
pragmatica perché l’attenzione è rivolta a ciò che le
persone fanno effettivamente, nonché al modo in cui lo fanno.
La
definizione di competenza comunicativa data sopra sottende vari
aspetti della competenza comunicativa.
1)
Il comportamento deve essere
appropriato al contesto in cui si verifica e, abitualmente (anche
se non sempre), tale contesto è rappresentato dalla relazione fra
i presenti.
A
questo proposito è stato osservato che un parlante può
realizzare un “discorso di coppia” anche trovandosi isolato
dal proprio interlocutore. In un caso come questo, l’identità
di coppia può mediare le scelte linguistiche individuali
attraverso argomenti che riguardano il “noi”, riferimenti alle
“nostre” attività e una concentrazione dell’attenzione sul
“noi”, manifestando atteggiamenti espressamente condivisi e
rivelazioni di coppia (piuttosto che di sé).
2)
La competenza
comunicativa significa che si richiede:
-
sia la conoscenza delle
regole della comunicazione
-
sia le abilità comunicative
che consentono di completare tale conoscenza, qualora
l’obiettivo sia di raggiungere una relazione competente.
3)
Una terza caratteristica è che:
la competenza comunicativa è insita nella relazione, non
negli individui.
Si parla così di relazioni competenti, e di individui
provvisti di abilità sociali. Ciò vuol dire che uno stesso
individuo – con le sue abilità sociali – può mostrare
competenza comunicativa in una relazione e incompetenza in altre.
Precisamente:
a)
anche se il possesso di.
molteplici abilità può accrescere le opportunità di instaurare
relazioni competenti, è
anche vero che non costituisce una garanzia: persone dotate di
abilità comunicative hanno esperienze razionali negative;
b)
neppure un repertorio di
competenze ridotte può precludere del tutto la possibilità del
successo nelle relazioni: anche
gli individui più incapaci a livello interpersonale riescono a
trovare persone simili a loro e a formare relazioni felici.
Questa concettualizzazione costituisce una sfida alla
metafora della “malattia”, in riferimento al comportamento
interpersonale, a causa della quale una persona che si trovi al di
sotto di una certa soglia di abilità è ritenuta inadeguata
(incompetente), e pertanto non è un partner relazionale
particolarmente desiderabile.
Osservazioni:
-
la competenza comunicativa
non si riferisce a come raggiungere la perfezione o
l’eccellenza;
-
la competenza comunicativa
indica ciò che basta per preservare una relazione con una
definizione desiderata.
-
possedere una competenza
comunicativa significa essere in grado di evitare le insidie e
le trappole tese dalle relazioni, e saper riparare i danni ove gli
espedienti studiati per evitar1i non si rivelino efficaci.
-
le relazioni sono
caratterizzate da complicazioni e tensioni che devono essere
elaborate a livello comunicativo: è questa elaborazione che crea
la relazione competente.
Questo
modello della competenza comunicativa interpersonale suggerisce
che Si possono comprendere appieno i risultati della comunicazione
solo a livello relazionale (fra individui o gruppi), sotto
forma di modelli di comportamento sincronizzati che servono per
definire la relazione come un tipo di sistema specifico.
Le
dimensioni primarie attraverso cui i partecipanti e gli
osservatori valutano la competenza comunicativa rimangono sempre
il controllo e l’affiliazione.
A
tale proposito, una relazione è considerata competente nella
misura in cui gli individui coinvolti
a)
sono sufficientemente
soddisfatti della definizione del controllo e dell’affiliazione
da loro prodotta congiuntamente allo scopo di conservarla,
oppure
b)
non sono soddisfatti, quando
sono capaci e disposti a darsi da fare per ridefinirla o
concluderla.
A
proposito del punto a) si osservi che una relazione ostile e di
lunga durata fra due “nemici” è competente se entrambe le
parti si dimostrano soddisfatte di tale definizione relazionale e
se ne sono sufficientemente attratte da restare nella relazione.
Gli
individui trattano le definizioni della relazione servendosi di
una varietà di strategie ed espedienti comunicativi, secondo
quanto è stato suggerito fin qui. Non si vuole sostenere che vi
siano delle definizioni della relazione universalmente “buone”
o “morali” che debbano essere tutte negoziate per essere
considerate competenti. Come detto anche una relazione ostile può
essere competente.
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