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Il punto di vista evoluzionistico

 
 

La teoria evoluzionistica nella  concezione dell’uomo e nello studio sociale.

 q       La concezione della natura umana nella psicologia evoluzionistica moderna.

I due concetti centrali alla psicologia evoluzionistica sono:

a)       visione complessiva della natura umana: la selezione naturale produce persone che si comportano in conformità con alcuni principi generali;

b)      evoluzione della flessibilità: questi principi generali sono solo disposizioni e non risposte fisse poste sotto il controllo genetico rigido. Tali disposizioni sono soggette a flessibilità, vale a dire: ogniqualvolta gli aspetti dell’ambiente che sono più cruciali per la sopravvivenza sono incerti o variabili da periodo a periodo, le risposte che si evolveranno saranno estremamente flessibili, in modo da garantire la flessibilità e la varietà del comportamento a seconda delle condizioni. 

 

Per quel che riguarda i principi generali, non ci aspetteremmo che le persone aiutassero gli altri in maniera indiscriminata, che abbandonassero i propri figli e si prendessero cura di quelli degli estranei; che uomini e donne affrontassero le relazioni sessuali nello stesso modo o cercassero le stesse caratteristiche nella scelta di un compagno; e che un comportamento cauto fosse la norma fra i giovani maschi. Queste attività rientrano nel ventaglio delle possibilità per gli esseri umani (perché non richiedono ali, o occhi a raggi X, o un’intelligenza sovraumana). Possiamo riuscire a immaginare casi in cui le persone si comportano in questi modi. Il punto importante è che la maggior parte degli esseri umani nella gran parte delle società non si comporta così, e la teoria della selezione naturale spiega esattamente perché. In questo senso essa propone una visione complessiva della natura umana.

 

In breve:

La psicologia evoluzionistica è un tentativo di spiegare il comportamento sociale umano, in tutta la sua complessità e flessibilità, utilizzando un insieme di regole derivate dal principio della selezione naturale. In teoria, essa dovrebbe permetterci di raggiungere qualcosa che manca nella psicologia sociale convenzionale, cioè una concezione coerente della natura umana.

   

q       La teoria della strategia evoluzionisticamente stabile (ESS)

Nell’ambiente dell’animale, una fonte di incertezza importante è il comportamento degli altri animali: per la maggior parte delle forme di comportamento sociale, la qualità adattiva dipenderà da come gli altri animali rispondono al particolare comportamento. Tipi particolari di comportamento sociale sono visti come strategie che comportano costi e benefici nel momento in cui interagiscono con altre strategie nella popolazione. L’uso dei modelli derivati dalla teoria dei giochi hanno lo scopo di determinare qual è

la strategia evoluzionisticamente stabile o ESS = punto in cui una strategia non può essere sostituita da nessun’altra nelle attuali condizioni della popolazione.

Quale sarà la ESS nelle diverse condizioni dipenderà dalle strategie disponibili, dalla loro frequenza, e dai loro costi e benefici.

 

·         La teoria dei giochi

La teoria dei giochi ha messo in luce molti principi generali sulla lotta fra gli animali: per esempio, prima di un combattimento, gli animali valutano i probabili costi della lotta con un avversario, e continuano a farlo per tutta la durata del combattimento, cosa che tipicamente prevede una sequenza di azioni sempre più pericolose. Questo si verifica soprattutto quando gli animali possono ferirsi reciprocamente, per esempio usando armi naturali pericolose. La gravità del combattimento dipenderà anche dalla posta in gioco.

   

q       Psicologia sociale e psicologia evoluzionistica

  Mentre la psicologia sociale ha derivato dei concetti volta per volta dalla ricerca sul comportamento effettivo delle persone, gli psicologi evoluzionistici:

-          adottano un punto di partenza alternativo: usano il principio della selezione naturale per dedurre i tipi di attributi e motivazioni generali che ci aspetteremmo fossero posseduti dagli esseri umani e le circostanze in cui essi variano in modi particolari;

-          Si accingono poi a verificare ipotesi specifiche derivate da questa concezione.  

L’utilità dell’approccio evoluzionistico.

L’approccio evoluzionistico:

-          ci fornisce una visione più coerente della natura umana;

-          porta ad avanzare ipotesi che possono essere poste a confronto con quelle non evoluzionistiche;

Per fare due esempi: le motivazioni fondamentali degli esseri umani dovrebbero essere collegate alla loro idoneità riproduttiva piuttosto che alla sopravvivenza come individui; in secondo luogo i conflitti fra genitori e i filgi dovrebbero vertere sulle risorse piuttosto che (come nella teoria freudiana) sulle gelosie di origine sessuale.  

-          può aiutarci ad ampliare le fonti dei dati usati nelle indagini sociopsicologiche ( la ricerca di laboratorio, che utilizza come soggetti degli studenti universitari, può essere impiegata per verificare ipotesi tratte dalla psicologia sociale convenzionale o dalla psicologia evoluzionistica);

-          avvicinandosi alla psicologia sociale a partire da una posizione differente, la psicologia evoluzionistica, può arricchire sia la nostra comprensione a livello teorico, sia le fonti dei dati sui quali tale comprensione si fonda;

 

Introduzione 

MSSS

Il “Modello delle scienze sociali standard” (MSSS) è un assunto a proposito degli esseri umani che include due aspetti:

1.       l’idea che non esista qualcosa come la natura umana, oppure, se esiste, il suo effetto sulla vita sociale delle persone è talmente limitato da poter essere ignorato;

2.       la credenza che sia possibile spiegare il comportamento sociale considerando solo i ruoli sociali e la cultura: in psicologia sociale le origini delle disposizioni e del comportamento sociale delle persone sono analizzate di solito in termini di ruoli sociali e di socializzazione.

 

q       Sociobiologia  - psicologia evoluzionistica - psicologia sociale evoluzionistica

Questi assunti sono stati messi in discussione da diversi studiosi alla luce della teoria darwiniana moderna. Questo movimento è detto sociobiologia:

 

Sociobiologia:

-          iniziata negli anni ‘60 con gli scritti dei biologi evoluzionistici;

-          sottolineava le radici evoluzionistiche del comportamento, ponendolo sotto il controllo rigido dei fattori genetici

 

In psicologia si è sviluppata una linea di ricerca specifica che è definita attualmente psicologia evoluzionistica :

 

Psicologia evoluzionistica

-          diversamente dalla prima sociobiologia, i principi evoluzionistici sono utilizzati per collegare la funzione originaria del comportamento ai meccanismi psicologici attuali, dei quali la flessibilità delle risposte è una componente centrale.

-          la  psicologi evoluzionistica parte dal principio della selezione naturale, che consente loro di costruire una teoria della natura umana, cioè una visione complessiva di come dovrebbero comportarsi gli esseri umani. Da questa teoria generale vengono poi derivate e verificate teorie e ipotesi più specifiche per indagare vari tipi di problemi.

 

La psicologia sociale evoluzionistica

-          Non si tratta semplicemente di un’altra area teorica e di ricerca all’interno della psicologia sociale, ma implica il trasferimento di principi della biologia evoluzionistica – una disciplina a sé stante – all’oggetto specifico della psicologia sociale. Essa offre una prospettiva diversa all’analisi del medesimo materiale.

-          I principi evoluzionistici sono stati introdotti per spiegare aspetti molto noti del comportamento umano; per esempio perché la probabilità di uccidere e di essere uccisi è maggiore fra i giovani maschi con poche prospettive, o perché è più probabile che le persone dedichino tempo e denaro ai propri parenti e a coloro che ricambieranno i favori offerti. Sono stati adottati anche per avanzare previsioni nuove e particolareggiate, per esempio la maggiore probabilità che i parenti rilevino le somiglianze fra un neonato e il rispettivo padre piuttosto che con la madre, o il fatto che nelle parti del mondo dove i parassiti sono più diffusi, le persone attribuiscono un valore più alto alle attrattive fisiche nella scelta del partner.

 

 

Selezione naturale e comportamento

 Teoria evoluzionistica - Darwin e Wallace [1858]:

-          gli esseri umani e le altre creature condividono le stesse origini

-          la varietà delle forme di vita è il prodotto di un processo di cambiamento graduale che ha richiesto molti anni (evoluzione)

-          Darwin e Wallace non furono i primi a proporre ma il loro risultato più notevole fu quello di dimostrare il modo in cui questo processo è avvenuto.

 

Principio della selezione naturale:

-          la selezione avviene perché alcune varietà sono più capaci di sopravvivere e di riprodursi nell’ambiente particolare in cui vivono rispetto alle altre. Gli individui che generano una prole più vitale rispetto a forze della natura, come un clima ostile, penuria di cibo e presenza di animali predatori, possiedono una maggiore idoneità (fitness) rispetto ai loro rivali.

-          la selezione è favorita dal possesso di particolari caratteristiche fisiche e comportamentali ereditarie che sono particolarmente adatte alla vita in quel particolare ambiente. Si dice che tali animali possiedano degli adattamenti (adaptations) al loro ambiente.

   

·         [2 tipi di evoluzione: strutture fisiche e strutture comportamentali]

Darwin si occupava prevalentemente dell’evoluzione delle strutture fisiche. I darwinisti moderni si sono interessati più all’evoluzione del comportamento. Nonostante ciò, il medesimo principio generale dell’adattamento è applicabile a tutti i comportamenti che abbiano una base ereditaria.

Es:  la tendenza della maggior parte dei mammiferi e degli uccelli a formare dei legami emotivi molto stretti con i loro piccoli è un adattamento che caratterizza tutti gli animali che generano una prole poco numerosa e che vivono in ambienti pericolosi. Senza di esso la sopravvivenza della prole (cioè l’idoneità) sarebbe vicina allo zero e tali animali morirebbero. Un adattamento comportamentale più specifico è la tendenza del piccolo di gabbiano a beccare il puntino rosso sul becco del genitore, un comportamento che ha unicamente una funzione adattiva perché nell’ambiente sociale specifico induce il genitore a nutrirlo. Anche in questo caso, i pulcini sprovvisti di questa tendenza riceverebbero una quantità di cibo insufficiente e la loro idoneità diminuirebbe drasticamente.

 

·         [Comportamento animale e comportamento umano]

Studiosi hanno spesso analizzato la funzione del comportamento animale dal punto di vista del contributo che in passato esso ha fornito alla sopravvivenza e alla riproduzione della specie. Gli psicologi sociali evoluzionistici hanno adottato un approccio molto simile nell’analizzare il comportamento umano.

Per esempio, invece di considerare il comportamento violento tra i giovani maschi come un comportamento appreso o una conseguenza di precedenti frustrazioni, esso è interpretato come un comportamento che in passato consentiva di ottenere risorse e status, e di conquistare i favori delle donne.

 

·         [Problemi apparenti nella spiegazione del comportamento con la selezione naturale]

Quando i darwinisti moderni incominciarono ad applicare il principio della selezione naturale alla spiegazione del comportamento sociale, emersero vari problemi che non erano evidenti nell’analisi dell’evoluzione delle strutture fisiche. Il principale era il modo in cui un processo apparentemente “egoista” come la selezione naturale, che consente ad alcuni individui di generare una prole più numerosa di altri, avrebbe potuto portare gli animali (e le persone) a cooperare e ad aiutarsi a vicenda. In verità cio’ è possibile e la teoria dell’evoluzione identifica le condizioni nelle quali possiamo aspettarci tale comportamento di aiuto.

 

 

Aiutare il prossimo: il problema del comportamento altruistico  

q       Comportamento altruistico

2 definizioni:

a.       definito dai biologi evoluzionistici come il comportamento che favorisce l’idoneità di un altro individuo nonostante il costo (in termini di idoneità) per chi lo mette in atto.

b.       definito dagli psicologi sociali, non in termini di idoneità, ma come disponibilità ad arrecare dei benefici ad un’altra persona laddove è possibile fare diversamente. E’ detto anche comportamento di aiuto.  

Le azioni altruistiche si verificano apparentemente in tutto il regno animale.

Gli psicologi sociali hanno studiato le condizioni in cui le persone mostrano un comportamento altruistico. Le ricerche su questo tema hanno preso in esame il ruolo di variabili come la personalità, le norme sociali, le ricompense e i costi derivanti dall’esecuzione di particolari azioni.

 

q       Comportamento altruistico e selezione naturale

A prima vista è difficile conciliare tale comportamento col processo della selezione naturale se descritto come un comportamento che implica degli adattamenti per il bene del singolo individuo (questo modo di rappresentare la selezione naturale è presente nella maggior parte degli scritti di Darwin).

 

Il primo darwinismo(?): il bene superiore  

Ma esiste anche un altro punto di vista (nel pensiero della generazione di biologi successiva a Darwin) secondo cui la funzione degli adattamenti è soprattutto quella di arrecare del bene al gruppo o alla specie, Da questo punto di vista spiegare il comportamento altruistico non pone alcun problema, poiché nutrire gli altri o attirare l’attenzione su di sé emettendo un segnale di allarme contribuirebbero al bene superiore, nonostante lo svantaggio per il singolo individuo.  

A prima vista, agire per il bene del gruppo o della specie può sembrare plausibile, e di fatto non è difficile osservare i benefici complessivi di tale comportamento nelle faccende umane. Ma provate a immaginare ciò che potrebbe accadere in una popolazione di animali che obbedisse alla convenzione del “bene superiore”, se uno di loro non la rispettasse. Supponiamo che il comportamento “egoista” di questo individuo consistesse nell’uccidere un rivale e appropriarsi delle sue risorse, piuttosto che semplicemente nel minacciarlo come accade fra gli altri. Nella generazione seguente questi individui egoisti aumenterebbero. Nel corso delle generazioni successive questo processo continuerebbe fino a che potremmo immaginare un’intera popolazione composta da individui “egoisti” piuttosto che da coloro che seguono la convenzione del bene superiore.

Considerata sotto quest’ottica, l’evoluzione dell’altruismo nel regno animale pone immediatamente un problema per la concezione classica della selezione naturale fra gli esseri umani.

  

Il darwinismo moderno: il complesso di geni.

La nuova forma di darwinismo (anni ’60) si differenziava dalla precedente non solo perché si concentrava sul comportamento, ma anche perché riguardava le unità di base dell’eredità, i geni, piuttosto che le specie o i singoli individui.

L’intuizione più importante è che il processo riproduttivo riguarda il trasferimento di geni alla generazione successiva.

 

I  complessi di geni costituiscono le vere unità della selezione e della discendenza evoluzionistica:  i geni che producono effetti sulle strutture e sul comportamento che favoriscono l’adattamento si presenteranno con frequenza sempre maggiore nelle generazioni seguenti.

 

Questa concezione implica nuovamente che non possano esistere meccanismi che permettono ad un gene di  perpetuarsi se il comportamento da esso prodotto favorisce l’aumento di altri geni a sue spese (Dawkins: Il gene egoista). Tuttavia, esiste anche un meccanismo in cui potrebbero evolversi i geni che aiutano altri individui: è l’idoneità complessiva.

 

·          Il modo in cui il comportamento di aiuto potrebbe aver avuto origine a partire dal processo “egoista” della selezione naturale, è illustrato dai principi dell’idoneità complessiva e dell’altruismo reciproco.

Tali principi hanno un’importanza centrale per comprendere l’evoluzione del comportamento: senza di essi qualunque applicazione ulteriore della teoria di Darwin al comportamento umano (o, da questo punto di vista, anche animale) sarebbe sterile.  

 

q       L’idoneità complessiva (Hamilton)

Nel caso della riproduzione sessuale, ciascun figlio possiede solo (in media) il 50 per cento dei geni di ogni genitore. Anche i fratelli e le sorelle condividono il 50 per cento degli stessi geni. Pertanto salvare un fratello più giovane con tutta la sua vita riproduttiva ancora davanti a sé sarà equivalente a salvare uno dei vostri figli della stessa età, dal punto di vista della trasmissione dei propri geni. Salvare la vita di un vostro cugino vi arrecherà un beneficio minore, poiché egli possiede solo 1/8 dei medesimi vostri geni.

La capacità di trasmissione dei propri geni è espressa dal concetto di idoneità. Allora, si può parlare di idoneità a due livelli:

 

-          Idoneità: capacità di trasmissione dei propri geni alle generazioni successive attraverso la procreazione. Questa capacità riflette in modo diretto il grado di adattamento del soggetto all’ambiente e l’efficacia della sua competitività nella lotta alla sopravvivenza.

-          Idoneità complessiva: capacità maggiore di trasmissione dei propri geni che si attua preservando la capacità procreativa dei parenti stretti a discapito della propria. Qui aiutare i parenti è contrapposto alla propria possibilità di riproduzione.

 

Centrale nel meccanismo di idoneità complessiva è quindi il rapporto di parentela. La parentela è alla base di tutte le forme di alleanza negli animali sociali, come la caccia di gruppo nei cani non domestici.

Naturalmente, l’idoneità complessiva spiega anche il comportamento di aiuto nei confronti della propria prole, fatto questo dato per scontato ma che raramente viene visto come un caso particolare di un principio più generale.

Quando applichiamo il principio dell’idoneità complessiva agli esseri umani, esso può spiegare perché i legami di parentela sono importanti in tutte le società umane, e perché le persone aiutano e forniscono risorse ai loro parenti stretti

 

Tre esempi di applicazione dei principi di Hamilton alle decisioni degli individui di aiutare altre persone:

1)       si domandava ai soggetti di scegliere chi salvare o a chi fare un piccolo favore fra una serie di tre individui ipotetici che differivano rispetto al legame di parentela, piuttosto che per altre caratteristiche come il sesso, l’età, lo stato di salute e la ricchezza. In cinque studi, la scelta della persona da aiutare avvenne sulla base del legame di parentela, secondo quanto previsto dal principio dell’idoneità complessiva, soprattutto negli scenari di vita o di morte. Le persone usavano anche altri criteri, che probabilmente riflettevano una maggiore idoneità complessiva; per esempio, preferivano gli individui più giovani e più sani in condizioni di vita o di morte.

2)       Partendo dal presupposto che uccidere qualcuno è un risultato estremo della competizione e che la collaborazione nell’omicidio è un’impresa molto rischiosa, ricercatori hanno verificato, a partire dal principio dell’idoneità complessiva, che coloro che collaboravano nell’omicidio sarebbero sono imparentati in misura superiore di quanto ciascuno di loro lo fosse nei confronti della vittima. La principale eccezione si aveva quando i fratelli erano in competizione per una cospicua eredità.

3)       Il principio dell’idoneità complessiva può spiegare anche gli abusi nei confronti dei bambini commessi dai genitori non naturali (patrigno o matrigna).

 

Un altro problema è quello di considerare se aiutare il parente

-          è una scelta alternativa a quella di allevare la propria prole: nel qual caso è possibile che l’idoneità complessiva non aumenti, e potrebbe anche diminuire (se, per esempio, un individuo aiutasse un cugino a spese della sua stessa prole);

-          oppure è un compito aggiuntivo: ne qual caso si avrebbe un evidente aumento dell’idoneità complessiva aiutando il parente.  

 

q       Idoneità complessiva e xenofobia (Haldane)

Al di là dei rapporti di parentela alla base della teoria di idoneità complessiva di Hamilton, Haldane parlò di un’idoneità complessiva in grado di spiegare la tendenza degli esseri umani ad aiutare coloro che sono identificati come “uno di noi”.

Haldane parte dall’analisi dei gruppi isolati: piccole popolazioni di individui senza legami di parentela. Esempi di gruppi isolati:

-          gruppi animali

-          con molta probabilità gli stessi gruppi di esseri umani costituitisi nel corso di tutta la loro storia e preistoria.

In tali popolazione di gruppi isolati la selezione naturale favorirebbe la diffusione di geni che controllano una nuova forma di comportamento:

 

salvare un altro individuo in condizioni in cui il rischio personale sia molto basso

 

per esempio, salvare un bambino dall’annegamento, nel caso in cui la vostra probabilità di annegare fosse una su dieci.

Per Haldane

1.       In questi gruppi isolati sarebbe stato vantaggioso aiutare qualunque individuo del gruppo indipendentemente dal calcolo della parentela (e uno studio successivo di Hamilton mostrò che era più probabile che questo avvenisse laddove la distinzione fra parenti stretti e vicini è sfumata, ma il legame di parentela diminuisce improvvisamente ai margini del gruppo).

Ciò avrebbe implicato che:

una volta che gli esseri umani si fossero evoluti in tali condizioni, le persone avrebbero agito in maniera altruistica verso qualcuno che si trovi in difficoltà anche nelle condizioni civili moderne nelle quali è improbabile che il beneficiario sia un parente stretto.

Nota:

questa osservazione è rilevante per tutte le spiegazioni evoluzionistiche, che riguardano le disposizioni che si sono evolute negli ambienti umani ancestrali e che possono o no rafforzare l’idoneità oggi, ma che sono ancora presenti.

 

2.       Se nei piccoli gruppi si è evoluta una tendenza altruistica generale, allora avrebbe dovuto esserci un modo di discriminare fra coloro ai quali l’aiuto era offerto e coloro ai quali era negato. Una discriminazione effettuata sulla base dell’appartenenza di gruppo sarebbe stata coerente con l’analisi evoluzionistica, secondo cui la non appartenenza coincideva originariamente con un calo improvviso del livello di parentela. L’ostilità dei membri del gruppo nei confronti degli estranei, o anche dei componenti del gruppo che sono per qualche ragione diversi, è un evento diffuso fra gli animali che vivono in gruppi di parenti stretti.

 

q       La xenofobia

Nel corso della storia dell’uomo, la maggior parte dei gruppi hanno mostrato xenofobia (odio e antipatia nei confronti degli estranei).

I meccanismi psicologici che si trovano alla base di questa tendenza problematica, per i quali l’analisi di Haldane suggerisce una possibile spiegazione evoluzionistica- sono:

 

a)       la  forte identificazione col proprio gruppo: le persone sviluppano velocemente un’identità di gruppo sulla base di indizi minimi, che hanno la funzione di identificazione. Sembra che le persone si aggrappino a quasi ogni tipo di indizio suscettibile di distinguere i membri dell’ingroup e dell’outgroup. In tal senso le persone possono essere suddivise fra “noi” e “loro” sulla base dell’aspetto esteriore, della religione, dei costumi, del luogo, del linguaggio e della sessualità.

Si tratta di criteri molto diversificati per decidere chi uccidere e chi aiutare.  

b)      gli stereotipi negativi nei confronti dei membri di altri gruppi.  

 

q       L’altruismo reciproco (Trivers)

Altruismo reciproco: comportamento di aiuto fra individui che non hanno relazioni di parentela, del tipo “aiutami e io ti aiuterò”. Per questa forma di altruismo esiste una spiegazione evoluzionistica che non dipende dall’idoneità complessiva (così come descritta da Haldane).  

Come per tutti i modelli evoluzionistici ci chiediamo: quali sono le condizioni in cui avrebbe potuto verificarsi un comportamento di aiuto come risultato della seduzione naturale, fra individui che non condividono geni sulla base dell’appartenenza a una razza comune?

Trivers identificò un insieme ristretto di condizioni, nell’ambito delle quali l’aiuto avrebbe conferito dei vantaggi sotto il profilo dell’idoneità:

-          il beneficio deriva dal fatto che il destinatario contraccambia il favore in un momento successivo, e questo richiede naturalmente l’abilità di riconoscere gli altri individui allo scopo di distinguere coloro ai quali è “dovuto” un favore. Alla base c’e’ quindi il principio della reciprocità: conoscere la persona e avere ricevuto aiuto, oppure intravvedere la prospettiva di ricevere aiuto in futuro.

-          l’aiuto al prossimo si sarebbe evoluto in modo tale da presentarsi selettivamente dove i costi dell’aiuto sono relativamente bassi e i benefici relativamente elevati, e dove ci fosse stato un modo di identificare ed escludere gli individui che avrebbero ricevuto aiuto senza contraccambiarlo.

-          l’altruismo reciproco non si mantiene se non si escludono la maggior parte degli imbroglioni. In verità, alcuni aspetti di base del ragionamento umano nelle situazioni sociali implicano una strategia di “ricerca degli imbroglioni”.

 

Conseguenze:

-          Poiché il principio della reciprocità  ha un’importanza fondamentale, si avanza l’ipotesi che le persone mostreranno generalmente una minore propensione ad aiutare gli estranei. Pertanto, l’intervento da parte degli astanti sarebbe meno comune nelle grandi comunità anonime rispetto a quelle più piccole e integrate, ed accade veramente così.

-          Fra gli estranei, l’aiuto è più probabile quando comporta un basso costo per il donatore e conferisce maggiori vantaggi al destinatario

 

 

Cooperazione e competizione

Al di là della questione dell’altruismo vi sono numerosi principi e modelli evoluzionistici che utilizzano il principio della selezione naturale come punto di partenza per calcolare esattamente

a)       quando gli interessi di idoneità degli individui coincideranno, quando cioè ci sarà competizione

b)      e quando divergeranno, quando cioè ci sarà  competizione.

I principi della competizione e della cooperazione sono centrali per comprendere tutte le forme di interazione sociale.

 

Competizione

-          Nel considerare la selezione naturale, è evidente che il processo medesimo contiene le radici della competizione: poiché le risorse importanti per la sopravvivenza e la riproduzione sono limitate, i geni degli individui che sono più capaci di ottenerle si perpetueranno nelle generazioni seguenti.

 

Cooperazione

-          Come già mostrato, i parenti condividono gli interessi di idoneità (per via dei geni in comune) e che ciò spiega l’evoluzione del comportamento di aiuto.

-          In altri casi, gli animali cooperano perché assieme possono raggiungere qualcosa che da soli non potrebbero, cioè agiscono per il vantaggio reciproco. Un esempio: i genitori non hanno fra loro rapporti di parentela, e pertanto non dovrebbero esistere ragioni di tipo evoluzionistico per cooperare se uno qualunque di loro lasciasse l’altro ad allevare la prole. In molte specie sono necessari due genitori per allevare i piccoli: se uno qualunque di loro abbandonasse la prole, la sopravvivenza di quest’ultima sarebbe quasi nulla. Entrambi i genitori hanno lo stesso grado di parentela nei confronti dei figli, e pertanto avranno in gioco i medesimi interessi di idoneità. Questo tipo di ragionamento ha condotto all’evoluzione della forma collaborativa di allevamento dei figli da parte dei due genitori (bi-parental care), che è tipica di molte specie di uccelli, di alcuni primati (come il gibbone) e della specie umana, ma non dei nostri parenti più vicini, gli scimpanzé.

 

Cooperazione e competizione simultanee

Gli animali, così come le persone, possono mostrare elementi di cooperazione e di competizione nella medesima situazione. I genitori possono aver bisogno l’uno dell’altro per allevare la prole, ma se uno qualunque dei due sessi ha l’opportunità di accrescere la propria idoneità accoppiandosi di nascosto con un altro partner, lo farà.

Questo avviene anche negli uccelli, considerati un tempo fedeli. Fra gli esseri umani l’infedeltà è naturalmente molto più nota, ma la sua diffusione è probabilmente più elevata ch quanto si creda generalmente, e si stima che fra i bambini nati da coppie stabili, una percentuale compresa fra il 10 per cento e il 30 per cento sia il risultato di una infedeltà. Pertanto, la cooperazione con un partner sessuale a lungo termine nel compito di allevare i bambini può verificarsi nonostante l’infedeltà, nel qual caso gli interessi di idoneità dei due partner non coincideranno.  

 

 Il comportamento riproduttivo umano - Selezione sessuale e investimento genitoriale

 La selezione sessuale:

Per Darwin  

la selezione dei partner sessuali e le differenze nelle possibilità di accoppiamento erano una forma di selezione naturale detta selezione sessuale.  

La selezione sessuale responsabile dell’evoluzione della maggior parte delle differenze fra i sessi che si osservano tipicamente nel regno animale.

Per esempio, per Darwin la taglia più grande dei maschi e la loro specializzazione per la lotta fossero la consequenza della competizione diretta e indiretta per la conquista delle femmine. Le femmine scelgono maschi con caratteristiche particolari, tendenza che nei maschi di specie come il pavone ha condotto a esibizioni molto elaborate.

 

Investimento genitoriale

Trivers spiegò che la selezione sessuale generalmente assumeva la forma di una competizione fra maschi e di scelta da parte delle femmine, per via della differenza tra i generi relativamente all’investimento genitoriale, inteso come il tempo e lo sforzo dedicati alla produzione di cibo per le cellule dell’uovo, e all’alimentazione, all’incubazione e alla protezione della prole che si sviluppa, che è parte del compito di genitore.

In genere, l’investimento è di gran lunga superiore per le femmine rispetto ai maschi: pertanto, per la femmina sarà molto più costoso, in termini di tempo e di sforzo, ricominciare daccapo se il suo contributo alla riproduzione viene sciupato, per esempio, se si accoppia con un maschio con scarsa idoneità. Il maschio, invece, deve solo produrre una quantità maggiore di sperma per ricominciare, e questo processo è più economico.

 

Strategie riproduttive maschili e femminili (Trives)

Secondo Trivers, questo squilibrio avrebbe determinato diversi percorsi all’idoneità o strategie riproduttive nei due sessi:

-          Poiché le femmine hanno più da perdere ricominciando di nuovo, saranno selettive nella scelta del compagno e preferiranno coloro che mostrano dei segni di un livello di idoneità più alto.

-          I maschi, in teoria, potrebbero fecondare molte uova, lasciando così una prole molto numerosa. In pratica, questa possibilità è limitata dalla competizione fra maschi per la scelta delle femmine, che fa sì che alcuni maschi lascino molti figli e altri nessuno.

In generale la strategia privilegiata dai maschi  è avere molti partner sessuali.

-          Quando entrambi i genitori sono necessari per la sopravvivenza del piccolo, l’investimento genitoriale del maschio si avvicina a quello della femmina e la competizione fra maschi diminuisce. Come si è accennato nel paragrafo precedente, i maschi tenderanno comunque a ritornare alla strategia maschile di base se ne offre l’occasione.

In generale la strategia privilegiata dalle femmine è quella tendente ad una relazione stabile.

 

La maggiore variabilità nel comportamento riproduttivo maschile rispetto a quello femminile che ne deriva, è un risultato che caratterizza la maggior parte delle specie, fra cui gli esseri umani.

 

Un esempio come conferma

In una minoranza di specie di uccelli, è il maschio a fornire l’investimento genitoriale più consistente, sotto forma di cova delle uova germi 1974]. Questo dato si associa ad un sistema di accoppiamento chiamato poliandria, nel quale una femmina si accoppia con diversi maschi. Tipicamente si osserva un capovolgimento delle differenze sessuali tipiche nella taglia e nel comportamento, confermando così la presenza di una relazione fra le differenze sessuali e l’investimento genitoriale.  

 

La strategia riproduttiva condizionale

Una concezione alternativa a quella secondo cui gli uomini si compromettono nelle relazioni eterosessuali afferma che essi possono mostrare sia tendenze poliginiche (ove il costo sia basso) sia la tendenza a formare relazioni più durevoli. Tale strategia riproduttiva condizionale è sensibile agli indizi ambientali che segnalano l’idoneità.

 

Symons

Symons [1979] ha affermato che  

-          la strategia privilegiata dai maschi (molti partner sessuali) si avrà quando i partner sessuali sono altri uomini, cioè quando gli uomini non sono oggetto di scelta da parte delle femmine, o non sono costretti a comportarsi così come vogliono le donne.

-          similmente, la strategia femminile preferita (che implica relazioni più stabili) si verificherà dove i partner sessuali sono altre donne.

 

Gli uomini delle comunità omosessuali degli Stati Uniti nel periodo precedente la comparsa dell’Aids avevano una grande quantità di partner sessuali, mentre i legami sessuali delle lesbiche erano piuttosto simili a quelli delle coppie eterosessuali e, se non altro, più stabili. Questi dati confermano l’ipotesi secondo cui in genere è la scelta da parte delle femmine che limita le attività sessuali degli uomini.

 

La variabilità nel sistema di accoppiamento della specie umana.

-          Generalmente, le relazioni umane tra i partner sono a lungo termine, e pertanto entrambi i genitori si prendono cura dei bambini. Nella maggior parte delle società industrializzate, questo assume la forma del matrimonio monogamo (cioè una coppia stabile composta da un maschio e da una femmina).

-          Tuttavia la differenza nella taglia fra uomini e donne suggerisce tuttavia che durante l’evoluzione si è verificato un certo grado di competizione fra maschi, che indicherebbe una tendenza alla poliginia (come accade in una grande varietà di culture)

-          Dove le donne scelgono uomini famosi per relazioni a breve termine (come nei film moderni o fra le star del mondo del rock) può verificarsi un sistema di accoppiamento più promiscuo.

-          In una particolare società dove le condizioni economiche sono povere, si ritrova la poliandria, che consiste nella condivisione di un’unica moglie da parte di diversi fratelli.

 

Una spiegazione comune di questa variabilità è che

-          gli uomini cercheranno, ove sia possibile, la varietà a livello sessuale, tendenza che è ostacolata dalla scelta da parte delle femmine, le quali, con riluttanza, formeranno relazioni monogame (in rari casi poliandriche);.

-          le femmine mostreranno una tendenza più coerente verso la monogamia, tranne nel caso in cui vi siano grandi differenze nell’idoneità e nelle risorse fra i maschi disponibili, nel qual caso tenderanno alla poliginia.

 

Criteri nella scelta del partner

La teoria di Trivers ha permesso di avanzare ipotesi anche circa i tipi di criteri che i due sessi seguiranno quando scelgono un compagno:

-          Gli uomini dovrebbero attribuire un valore superiore alla gioventù e alle attrattive fisiche, entrambe collegate alla salute e al potenziale riproduttivo.

-          Poiché il contributo degli uomini alla riproduzione è meno dipendente dall’età e dagli attributi fisici, queste caratteristiche dovrebbero avere una priorità inferiore per le donne. La scelta delle femmine dovrebbe basarsi invece sullo status del maschio e sulle risorse che è in grado di fornire. Inoltre anche le femmine dovrebbero scegliere i maschi sulla base dell’idoneità genetica; questo può rivelarsi particolarmente importante nel caso dei legami a breve termine, per esempio con un uomo di status elevato. Abbiamo già discusso degli indizi che le femmine potrebbero utilizzare per distinguere gli uomini provvisti di buoni geni. Secondo una teoria, esse sono sensibili alle caratteristiche che segnalano la resistenza agli agenti infettivi come i parassiti

 

Ricerche interculturali mostrano che, indipendentemente dal paese e dalla classe, gli uomini cercano donne più giovani e fisicamente attraenti, mentre le donne vogliono partner maturi e benestanti .

 

Il tradimento

Dove la fecondazione avviene all’interno del corpo della femmina ed entrambi i sessi allevano la prole, non esistono indizi attendibili riguardo alla paternità. Di conseguenza, il partner maschile corre il rischio di allevare il figlio di un altro maschio, fenomeno che è noto come tradimento. Naturalmente, questo non accade per le femmine, la cui prole sarà sempre la propria.

Nei maschi, esistono segni di una forte pressione a comportarsi in modi tali da contrastare la possibilità del tradimento: per esempio, spesso essi sorvegliano le femmine durante il periodo dell’accoppiamento e normalmente uccidono i figli della femmina prima di accoppiarsi con lei.

 

La competizione fra membri dello stesso sesso e l’omicidio 

Di norma, i maschi oltre a mostrare una variabilità più alta nel successo riproduttivo hanno anche aspettative di vita inferiori a quelle delle femmine, come conseguenza diretta e indiretta della competizione fra maschi. (Trivers) Maggiori sono i vantaggi potenziali dell’idoneità, tanto più i maschi avrebbero rischiato la vita lottando con altri maschi per ottenerli.  

In tutto il mondo i giovani maschi si abbandonano a comportamenti a rischio, dai quali ricavano stima e riconoscimenti da parte dei compagni e degli anziani.

  

 Il tradimento e la gelosia 

Il tradimento

Il termine “tradimento” è stato usato a lungo per indicare la condizione di un uomo che alleva il figlio di un altro.  

Ricerche hanno verificato il bisogno di rassicurare il presunto padre circa la paternità (es: commenti dei parenti riguardo alle somiglianze fra il neonato e i genitori che tendevano a favorire il padre).  

Il folclore e la legge hanno sempre considerato l’adulterio da parte della moglie come una violazione dei diritti di proprietà del marito. Solo nelle società occidentali moderne si è raggiunto uno standard unico per l’adulterio commesso da uomini e donne. 

L’adulterio, o anche la percezione di una minaccia di adulterio, suscita emozioni pericolose.

 Gli uomini che uccidono le rispettive mogli generalmente sono mossi

-          da motivi di proprietà, che si manifestano attraverso la gelosia sessuale

-          oppure come una risposta all’intenzione effettiva o percepita di essere abbandonati;

 Le donne che uccidono i mariti, invece, giungono a tale decisione dopo una serie di abusi gravi.

Anche le motivazioni che portano gli uomini ad aggredire le donne riflettono sentimenti di proprietà (una situazione che è assimilabile alla sorveglianza che i maschi esercitano sulle femmine negli altri animali).

 

La gelosia

Per Trivers :

-          la gelosia maschile nasce dal bisogno di restringere le possibilità del partner di avere altre relazioni sessuali allo scopo di garantire la paternità. Per i maschi lo scenario che provoca maggiore disagio è quello sessuale.

-          la gelosia femminile è relativa al trasferimento delle risorse fornite dal maschio (cioè il potenziale investimento genitoriale) ad una rivale. Per le femmine lo scenario che provoca maggiore disagio è quello dell’innamoramento.