| La
comprensione degli altri è resa possibile dal ricorso a categorie
sociali, per mezzo delle quali possiamo distinguerli in base ai
loro tratti peculiari o almeno che a noi appaiono tali.
Per
esempio diciamo che Gaia è estroversa, socievole ed egacentrica.
Il passo successivo sarà connettere tra loro queste
caratteristiche del soggetto e attribuire alla nostra amica una
personalità (ad esempio ambiziosa).
Quesito: come avviene
l’organizzazione dei rapporti tra le categorie nel del giudizio
sociale (o come avviene l’organizzazione tra le caratteristiche
peculiari di una persona nel giudizio della sua personalità)?
Due
tipi di risposta sono stati dati:
1.
Impostazione bottom-up o guidata dai dati: influenza della
Gestalt
2.
Impostazione top-down o guidata dai concetti: influenza
cognitiva
1.
Impostazione bottom-up o guidata dai dati: influenza della
Gestalt
Tale
impostazione presuppone che
a
motivare il giudizio siano alcune sensazioni forti – o centrali
- che partendo
dall’esterno (il basso) determinano nella nostra cognizione
(l’alto) il giudizio sulla personalità.
In
altre parole sono alcuni elementi della percezione, più centrali
per l’esperienza e più strutturati entro la coscienza, ad
organizzare tutti gli altri tratti.
Asch,
principale esponente gestaltista, parte dall’assunto che il
soggetto percipiente, nell’organizzare le diverse
caratteristiche della personalità di un individuo, crea una
percezione qualitativamente differente dalla somma delle categorie
utilizzate.
Nella
concezione di Asch l’individuo è percepito come una totalità:
l’impressione che ne abbiamo è molto unificata. Azione e
persona formano una unità cognitiva: la persona viene considerata
dal punto di vista fenomenologico come la causa prima delle sue
azioni e l’incarnazione delle proprie qualità.
Ma
come si costituisce tale unità? Una risposta ci viene dal modello
definito additivo, secondo
cui se abbiamo notato un certo numero di comportamenti e se
spieghiamo ciascuno di essi con una caratteristica della
personalità, la nostra percezione sarà il prodotto della somma
di questi tratti. Di formazione gestaltista, Asch ha però la
visione dinamica della totalità: la semplice somma dei vari
tratti della personalità non fornisce una spiegazione
sufficiente. Piuttosto, ogni tratto particolare assume un
significato diverso in virtù del legame con ciascun altro tratto
e con i tratti nel loro insieme. Inoltre le varie caratteristiche
non sono ugualmente determinanti: alcune hanno un ruolo centrale,
altre periferico Il carattere di centralità dei tratti è determinato dal
contesto quindi da un’interazione con la totalità.
La
spiegazione al modo di organizzare i dati secondo la teoria
bottom-up è stata
trovata nel processo di
associazione. I tratti centrali sono infatti associati ad un
intera struttura di personalità, mentre quelli periferici sono
per così dire liberi di associarsi a varie combinazioni. Asch
definì questa circostanza apprendimento
per associazioni: la ripetuta combinazione di alcuni concetti
induce l’individuo a pensarli sempre associati l’uno
all’altro.
2.
Impostazione top-down o guidata dai concetti: influenza
cognitiva
Altri
autori sottolineano, viceversa, il ruolo dei processi cognitivi
nella comprensione del mondo sociale.
Nucleo
centrale del loro pensiero è il concetto di schema
cognitivo. Gli schemi contengono sia le caratteristiche
attribuite a una persona, sia i rapporti che tra esse
intercorrono. Essi pertanto strutturano la varietà delle
esperienze, fornendo in particolare nessi causali e cornici
interpretative. Lo schema consiste in una struttura cognitiva
integrale da applicare alla conoscenza di una persona, un oggetto
o uno stimolo dati.
Tali
schemi cognitivi costituiscono la base per andare
oltre l’informazione data: essi ci consentono cioè di
dedurre, dalle poche informazioni effettivamente ricevute
attraverso l’interazione con un soggetto, ulteriori tratti della
sua personalità. Questi tratti non sono dedotti da
caratteristiche reali, ma vengono attribuiti alla persona che ci
sta di fronte solo perché coerenti col nostro schema.
Per
esempio, se durante una festa abbiamo una conversazione, che
giudichiamo «molto interessante», con una persona appena
conosciuta, le attribuiamo forse già (sulla base di un’unica
conversazione!), intelligenza e sensibilità. Ciò può essere
spiegato solo supponendo che il nostro giudizio faccia ricorso a
schemi cognitivi e ricognitivi.
Gli
schemi sono griglie interpretative preesistenti all’esperienza.
Essi funzionano come termini medi tra la realtà fisica o
oggettiva e le reazioni individuali: influenzano, naturalmente,
anche il modo di valutare gli altri.
CINQUE
CONCEZIONI DELLA PERSONA COME “SOCIAL COGNIZER”
Passiamo
in rassegna 5 diverse prospettive adottate nel concettualizzare la
persona profana come social
thinker.
Ciascuna
prospettiva descrive le modalità con cui l’uomo tratta i dati
provenienti dall’ambiente sociale nel processo della percezione
sociale.
Ciascuna
di queste preferenze presuppone una concezione
diversa della persona posta di fronte ad un oggetto sociale e
si traduce nel porre l’accento principalmente su uno degli
aspetti del processo di acquisizione della conoscenza sociale (i
dati, le teorie sui dati, la motivazione, contesto interattivo e
la giusificabilità sociale).
Le
5 prospettive – tutte in chiave cognitivista - sono:
1)
uomo = persona razionale (à
percezione sociale guidata
dagli schemi per evitare dissonanze)
2)
uomo = scienziato ingenuo (accento sulla teoria sui dati)
3)
uomo = elaboratore di dati (accento sui dati) (à
percezione sociale guidata
dagli schemi e teorie implicite di personalità)
4)
uomo = economizzatore di risorse cognitive (à
percezione sociale guidata
dagli schemi per economia cognitiva)
5)
uomo = motivated
tactician o attore
sociale. (accento sulla motivazione o sul contesto
interattivo)
1.
Uomo
= soggetto coerente o razionale
Tale
approccio – in cui confluiscono
diverse teorie come la teoria della coerenza cognitiva o
dell’equilibrio - si basa sull’idea che
- non
contraddizione:
le persone si sforzano di organizzare le proprie in modo non
contraddittorio.
- riduzione
della tensione:
l’incoerenza fra cognizioni susciti una tensione psicologica
spiacevole che occorre diminuire ristabilendo una condizione
di coerenza.
Questa
incoerenza psicologica è stata definita in vari modi: squilibrio cognitivo, asimmetria,
incongruenza, e dissonanza.
La
più prestigiosa fra le teorie all’interno di questo approccio
è la teoria
della dissonanza cognitiva.
2. Uomo = scienziato ingenuo
Asch à
con esperimenti indagò la formazione delle impressioni da parte di soggetti sperimentali
relativamente ad una ipotetica persona a partire da dati = tratti
di personalità della persona.
In
breve Asch crede che:
Gli individui tendono ad
integrare le informazioni provenienti dai singoli tratti di
personalità (intelligente, abile, freddo, ecc..) in un tutto
organizzato, per cui la configurazione complessiva che alimenta i
giudizi sulla persona dipende dalla particolare combinazione – e
dalla reciproca influenza – dei vari elementi e non dallo loro
semplice somma
In
dettaglio, i risultati degli esperimenti sono:
a.
impressione coerente:
le
persone sono capaci di creare una impressione
coerente e socialmente
condivisa (consensuale)
di qualcuno a partire da singole unità di informazione (dati).
b.
i tratti centrali:
fra
i numerosi elementi di informazione disponibili, ne esistono
alcuni di natura speciale con valenza di tratti
centrali sulla cui base si
struttura la percezione. I tratti centrali sono capaci di
ancorare le scale della percezione a differenza di altri
I
tratti centrali sono tali perché forniscono informazioni su una dimensione
nuova precedentemente sconosciuta ai soggetti.
c.
direzione delle percezioni
-
effetto
primacy: la percezione è guidata dai primi elementi di
informazione disponibili à
effetto di precedenza (primancy).
-
effetto
recency: gli effetti di recenza (recency),
che si hanno quando l’influenza maggiore è prodotta dagli
ultimi elementi di informazione, sono poco comuni nella formazione
delle impressioni.
Implicazioni
ulteriori di tali risultati
A.
Teorie implicite di
personalità: questi risultati presuppongono un’elaborazione
dell’informazione di tipo olistico,
piuttosto che un’elaborazione frammentaria (elemental):
a
partire da pochi elementi, le persone formano una rappresentazione
complessiva di un’altra persona, che corrisponde essenzialmente
ad una categoria.
à
le persone possiedono delle teorie
sui dati, o ipotesi,
o teorie implicite di
personalità, che influenzano l’elaborazione dei dati e la
formazione ultima delle impressioni
Schematicamente
il processo di formazione delle impressioni è:
[dati] à
[teorie sui dati] à
[formazione delle impressioni]
B.
Giudizi on line:
i giudizi sono prodotti all’istante (online)
invece di basarsi sulla memoria. Le persone formano
impressioni nel momento in cui ricevono le informazioni, e non
aspettano che arrivi un momento magico in cui possano sedersi e
riflettere su ciò che hanno appreso su un’altra persona.
Note:
-
Sensibilità ai dati:
l’estrema facilità con cui i soggetti si servono di categorie,
o delle loro teorie sui dati, per guidare le percezioni, non
significa che essi trascurino i dati. I dati (cioè i tratti di
personalità) sono importanti perché forniscono informazioni
sull’individuo da descrivere. Ne sono una conferma la sensibilità
ai dati che
compaiono all’inizio (primancy) e ai dati «centrali» (caldo,
freddo..).
-
I tratti centrali sono tali perché forniscono informazioni
su una dimensione nuova precedentemente sconosciuta ai soggetti.
(Si ricordi che nell’esperimento di Asch, le prime
informazioni che comparivano sulla lista erano rilevanti per la
dimensione dell’intelligenza. Quando i soggetti incontrano i
tratti «caldo» e «freddo», ricavano informazioni a proposito
di una dimensione nuova: la socievolezza. Non sorprende allora che
i punteggi dei soggetti mostrassero un’estrema variabilità per
i tratti collegati alla socievolezza, ma non per quelli collegati
all’intelligenza, che non era manipolata nella lista.
3.
Uomo = elaboratore di dati (Anderson
– accento sui dati)
Anderson
affermò che i dati hanno la priorità sulle teorie relative ai
dati.
I
concetti principali di Anderson
sono i seguenti:
·
Effetto
primacy e attenzione
L’effetto
primacy non è dovuto alla continua organizzazione dei tratti,
bensì alla diminuzione
del livello di attenzione dei soggetti.
I
tratti che compaiono per ultimi non riescono ad influenzare i
soggetti per via della posizione sfavorevole, a meno che lo
sperimentatore non riesca in qualche modo a mantenere desta
l’attenzione dei soggetti per tutta la durata del compito.
·
Somma
delle valutazioni ponderate
La
risposta finale non è il risultato di un’impressione generale o
di una teoria implicita di personalità, ma della «somma
delle valutazioni ponderate» dei diversi tratti (dati).
In
ogni cultura, i tratti di personalità possono ricevere
valutazioni positive o negative. La valutazione finale della
persona dipende dai punteggi assegnati a ciascuno dei tratti che
le vengono attribuiti. L’aspetto importante è il modo in cui i
punteggi sono integrati: semplicemente sommandoli,
calcolando la media o
attraverso qualche altro
metodo. In tal senso si può pensare a diversi modelli:
- modello
additivo:
la nostra impressione di
una persona dipenda dalla somma di tutti i punteggi attribuiti
alle sue diverse caratteristiche
- modello
della media ponderata: la
nostra impressione corrisponde alla media di tali punteggi.
(Per Anderson
questo è il modello da preferire)
I
punteggi variano anche a seconda dei contesti.
Es:
se stiamo valutando un amico, allora la bellezza non è molto
importante e le attribuiremo un punteggio di 1, ma la spontaneità,
la sollecitudine e il senso dell’umorismo riceveranno un
punteggio di 10. Se invece stiamo valutando un’indossatrice che
desideriamo assumere, allora la bellezza riceverà un punteggio di
10 e gli altri tratti solo un punteggio di 1.
·
Asch
vs Anderson
Gli
approcci di Asch e Anderson sono molto diversi fra loro, e
riflettono due concezioni distinte degli esseri umani:
-
quella di Asch corrisponde alla metafora dello scienziato
ingenuo, in base alla quale le persone elaborano le
informazioni a partire dalle loro teorie
ingenue piuttosto che da un’analisi dettagliata dei dati;
-
la concezione di Anderson, invece, è quella di un
elaboratore di dati,
che esamina i fatti oggettivamente e senza preconcezioni.
·
Altre
proposte
Devine
e Ostrom hanno suggerito di spostare l’attenzione verso l’uso
di misure diverse (giudizi, tempi di reazione, rievocazione,
riconoscimento, ecc.), più appropriate all’analisi dei processi
di formazione delle impressioni.
4. Uomo
= economizzatore di risorse cognitive
Per
molto tempo, gli psicologi hanno trattato la percezione sociale come un compito di problem-solving.
Gran
parte delle loro ricerche indicano che i soggetti commettono molti
errori nel compito di percezione sociale, probabilmente perché
sono intellettualmente pigri.
Prospettiva
dell’economizzatore di risorse cognitive:
le
persone sono degli economizzatori cognitivi, che utilizzano «euristiche»,
cioè modalità di ragionamento veloci ed economiche, che in
condizioni normali sono efficienti, ma possono portare anche a
commettere dei gravi errori.
In
tal senso le persone sarebbero caratterizzate da una pigrizia cognitiva.
La
pigrizia cognitiva si manifesta sotto diversi fenomeni
1.
Spiega perchè le persone preferiscono elaborare
le informazioni che hanno maggiore risalto, cioè che sono
salienti;
2.
Spiega perché le persone sono spontaneamente più pronte,
ad esempio, a notare – e a formare stereotipi su – il
comportamento di una donna circondata da uomini o di un uomo in
mezzo a diverse donne – l’unicità si distingue rispetto allo sfondo.
3.
La riluttanza
a riesaminare i fatti, e quindi l’emissione di un tipo
di giudizio
tendenzioso.
4.
Le persone tendono a basarsi sulle proprie aspettative, o
teorie sui dati, e quindi a tendere a confermarono le proprie ipotesi a priori, soprattutto
attraverso un’informazione completamente ambigua e in presenza
di situazioni poco definite.
5.
Il fenomeno della diluizione (dilution) degli stereotipi: tendenza a indebolire
l’impatto di uno stereotipo su un giudizio, dopo aver ricevuto
informazioni individualizzanti irrilevanti o non diagnostiche
(attribuzione di un’importanza inappropriata all’informazione
individualizzante non diagnostica).
Es:
in una serie di esperimenti, i soggetti furono invitati a valutare
la competitività di un tipico studente di economia e commercio.
Quando più tardi i soggetti appresero che questo studente era
solito «noleggiare film di Fellini durante i week-end»
(=informazione individualizzante non diagnostica), valutarono la
sua competitività meno importante di prima. In altre parole, i
soggetti «diluirono» lo stereotipo degli studenti di economia e
commercio quando ricevettero informazioni pseudo-rilevanti, cioè
informazioni che di solito sono rilevanti ma non per il compito
immediato.
5. Il «motivated tactician»
La
prospettiva soprannominata «motivated tactician» sviluppatasi in
alternativa a quella dell’economizzatore, colloca la motivazione
e le emozioni in testa
alle domande di ricerca.
Il
motivated tactician è
«un soggetto che dispone di molteplici strategie cognitive e
sceglie dopo un’attenta valutazione sulla base dei propri scopi,
motivazioni e bisogni»
Questa
prospettiva suggerisce che:
le
persone sono ridicole così come le loro teorie ed esperimenti le
portano ad essere, e sofisticate così come le loro teorie ed
esperimenti consentono loro di essere.
-
Le persone appaiono ridicole da un punto di vista
normativo, perché tendono a commettere errori sistematici; ma
questi errori hanno gli effetti perversi di risultare quasi sempre
efficienti: questa è la situazione descritta dalla prospettiva
dell’economizzatore di risorse cognitive.
-
Però, quando le persone dipendono da altri o hanno altre
motivazioni, e quando il tempo a disposizione è illimitato, esse
elaborano le informazioni disponibili con maggiore attenzione e scelgono
le strategie più adatte per i loro scopi, e ciò è possibile
perché la motivazione fornisce l’energia cognitiva necessaria
ad una più attenta analisi: questa è la prospettiva del motivated
tactician.
Gli aspetti cruciali
della motivated tactician
a)
le risorse cognitive – b) le motivazioni e gli scopi dei percipienti
(a)
Le risorse cognitive
Per
alcuni autori, gli stereotipi sono utilizzati in maniera
automatica quando le persone sono troppo occupate, o non
possiedono le risorse e il controllo sulle proprie reazioni.
Questo non è sempre vero.
Più
in generale è vero che:
le persone non applicano stereotipi in maniera automatica, ma nonostante
ciò, quando viene attivato uno stereotipo esso esercita
un’influenza molto forte e può far risparmiare energia
cognitiva.
(b)
Spesso
la motivazione può fornire risorse cognitive.
In
una serie di esperimenti, Kruglanski e Freund [1983] manipolarono
due fattori motivazionali: i soggetti disponevano di un tempo
limitato oppure illimitato per eseguire un compito (il «bisogno
di chiusura», si veda Webster e Kruglanski [1994]) e si
aspettavano che la prestazione fosse valutata oppure no (timore
della valutazione). In uno studio, gli studenti dovevano valutare
un brano scritto da un coetaneo anonimo, di origine etnica
prestigiosa oppure meno prestigiosa. I soggetti che avevano poco
tempo per rispondere, ma non temevano la valutazione, erano quelli
che con più probabilità prendevano in considerazione l’origine
etnica dello scrivente e declassavano il brano a partire da tale
indizio.
Integrazione delle
informazioni stereotipica e individualizzante
Secondo
Fiske e Neuberg
-
la prima reazione che le persone mostrano nei confronti
degli altri è di categorizzarli;
-
successivamente esse utilizzano gli stereotipi;
-
se le persone sono motivate (es temono il risultato della
valutazione) e possiedono risorse cognitive adeguate, esse
tenderanno ad attribuire un significato all’informazione
individualizzante che contraddice le categorizzazioni iniziali.
Laddove è possibile, le persone ricategorizzeranno o
sottocategorizzeranno una persona per attribuire un significato
alle informazioni contraddittorie.
Gli
scopi dei soggetti percipienti influenzeranno la motivazione e
l’attenzione dedicata all’informazione.
Es:
supponiamo che vi aspettiate di lavorare con Edmund e che
l’unica cosa che sapete di lui è che è molto bravo, oppure che
è inesperto e incompetente. Questa informazione attiverà uno
stereotipo. Più tardi, quando apprendete altre informazioni su
Edmund, dedicherete un’attenzione diversa a questa informazione
individualizzante a seconda che sia coerente con le vostre
aspettative oppure no, e a seconda della vostra dipendenza da
Edmund. Per esempio, se la possibilità di vincere un premio per
voi dipende dalla prestazione di Edmund e se l’informazione
individualizzante è incoerente con le vostre aspettative,
presterete un’attenzione particolare a questa informazione.
Gli attori sociali
Esistono
due assunzioni implicite nella metafora del motivated tactician:
-
le persone sono come degli strateghi, che possono sempre
scegliere fra strategie diverse, a patto di avere una motivazione
sufficiente;
-
questa prospettiva implica anche che esista un giudizio
corretto ( e questo non è vero nella maggior parte dei casi).
Alla
luce di queste due assunzioni implicite preferiamo considerare le
persone come degli attori sociali, piuttosto che come dei motivated tactician.
La
formulare giudizi sulle persone (processo di formazione delle
impressioni) è un compito che va oltre l’integrazione
dell’informazione individualizzante (i dati) e basata sulla
categoria (teorie sui dati), allo scopo di farli corrispondere
alla realtà oggettiva il più accuratamente possibile.
La
concezione dell’attore sociale si basa su due fattori:
a.
Azione sociale
Essere
un attore sociale presuppone che le azioni siano compiute nel
contesto di interazioni à
la percezione sociale si colloca più nel regno dell’azione che
dell’intelletto.
In
tal senso la concezione dell’attore sociale è una concezione pragmatica della
percezione sociale nel contesto dell’interazione.
b.
Social judgeability
Mentre
alcuni autori credono che i soggetti esprimano un giudizio solo
nella misura in cui sono in grado di confermare le loro previsioni
iniziali, altri hanno sostenuto che non è necessaria questa
conferma delle previsioni.
I giudizi devono essere socialmente validi, e i soggetti percipienti
possiedono anche delle teorie a proposito dei giudizi àle
persone si sentono legittimate ad emettere giudizi nella misura in
cui hanno ricevuto informazioni sufficienti sul target.
Per
esempio, esiste una regola sociale implicita che prescrive che le
persone non debbano basarsi sulla sola informazione categoriale, e
nemmeno sull’informazione individualizzante irrilevante, quando
esprimono un giudizio su una persona specifica.
Social
judgeability (l’appropriatezza dei giudizi sociali)
Secondo
l’approccio alle condizioni di appropriatezza dei giudizi
sociali - la social
judgeability – le persone, oltre ai dati e alle teorie sui
dati, considerano anche le proprie teorie sui
giudizi quando rispondono alla domanda: «Quando è
corretto emettere giudizi?».
La
Social judgeability ha per oggetto le
condizioni in cui le persone si sentono legittimate ad emettere
giudizi.
La
social judgeability spiega anche il fenomeno della diluizione degli stereotipi:
-
quando si forniscono, contemporaneamente
all’informazione categoriale, delle informazioni diagnostiche
pseudorilevanti (per esempio, lo studente di economia e commercio
che noleggia film di Felloni durante il week-end), i soggetti non
diluiscono lo stereotipo ma, al contrario, producono giudizi
stereotipici.
-
quando l’informazione pseudorilevante è fornita dopo
aver prodotto un giudizio stereotipico basato
sull’informazione categoriale, i soggetti depolarizzano
il giudizio precedente, cioè diluiscono lo stereotipo.
·
Se si eccettuano quelle persone le cui professioni
richiedono di andare alla ricerca di verità ultime (per esempio
gli psicologi), gli attori sociali cercano una verità sufficiente
che consenta loro di gestire le interazioni o di agire e
comprendere meglio il proprio ambiente. Da questa nuova
prospettiva sembra che le persone siano «soggetti percipienti
abbastanza capaci».
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