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Il Cognitivismo

 
 

1. Lo scenario 

La "rivoluzione cognitivista" muta il panorama della psicologia sperimentale, che fino agli anni '50 era stato completamente caratterizzato dalle teorie comportamentiste. 

Oggi la psicologia, prevalentemente in campo sperimentale, è infatti - in tutto il mondo, e non più solo negli Stati Uniti - saldamente in mano ai cognitivisti. 

Il cognitivismo non è una scuola, non vi è mai stato un "manifesto" cognitivista (se non si vuoi considerare tale Psicologia cognitiva di Neisser, uscito però quando il movimento si era già affermato da almeno un decennio). Molti libri o articoli usciti negli anni '50 e '60 si sono rivelati solo a posteriori tappe fondamentali nello sviluppo del movimento, ed è dubbio che vi fosse sempre consapevolezza da parte dei diversi autori che hanno costruito il cognitivismo del reale senso di quanto andavano facendo o scrivendo. 

Per molti hanani i vari contributi apparivano sparsi, in cui i vari autori  non si riconoscevano in un movimento unitario.

 

2. Il cognitivismo come filiazione del comportamentismo 

Il cognitivismo è una diretta filiazione del comportamentismo: è da questo che, sia pur per differenziarsi, il punto di riferimento dei cognitivisti. 

Il cognitivismo e altre teorie che si sono poste alla sua base (cibernetica, teoria della comunicazione, teoria della decisione) entrarono nel mondo della psicologia specificamente attraverso il comportamentismo. 

Il termine cognitivismo sarà utilizzato solo dopo l'uscita ne 1967 di "Psicologia cognitivista" di Neisser. In precedenza gli stessi cognitivisti si ritenevano dei comportamentisti di "terza generazione": dopo la prima di Watson, e la seconda (il neocomportamentismo) di Tolman, Skinner e Hull, essi  pensavano di vivere una nuova fase del comportamentismo chiamata "cenocomportamentismo".  

HEBB

La fase cenocomportamentistica era iniziata con D.O. Hebb. 

Hebb studia le "variabili intervenienti" (i processi interposti tra stimolo e risposta, svolgentisi all'interno dell'individuo - e quindi non direttamente osservabili- introdotti dai neocomportamentisti come "costrutti ipotetici" per spiegare tutti quei fenomeni che non potevano essere interpretati direttamente come semplice corrispondenza tra stimolo e risposta). 

In particolare studia i processi di "mediazione", che consentono all'individuo di non rispondere immediatamente allo stimolo, ma che, creando delle strutture interne, fanno sì che questo possa comportarsi avendo a disposizione degli stimoli e delle risposte interne. 

Hebb si distacca dal comportamentismo per il seguente motivo:

- per i neocomportamentisti le variabili intervenienti sono solo dei costrutti ipotetici, che non hanno una base "realistica" ma una funzione puramente logica;

- Hebb concepiva queste strutture interne collegate al sistema nervoso centrale:

  a) i neuroni si organizzano in "assembramenti cellulari" in cui circolano per un certo tempo le informazioni all'interno del sistema nervoso, consentendo così di ritardare la risposta rispetto allo stimolo

  b) la formazione di determinati assembramenti costituiva di fatto il processo di memorizzazione;

  c) alcuni assembramenti - base neurale di comportamenti semplici - sono già presenti alla nascita; altri si formano attraverso l'apprendimento: i comportamenti complessi oppure "nuovi" (quest'ultimo un problema del comportamentsimo classico) si spiegano come "sequenza di fase" di più assembramenti, corrispondenti ognuno a un comportamento semplice. 

--> con Hebb per la prima volta l'interesse si rivolge ai processi che si svolgono all'interno dell'individuo, non più sul piano del puro costrutto ipotetico, ma su quello del modello logico dello svolgimento dei processi mentali. 

-->è introdotta in psicologia una tipica modalità di concettualizzare i fenomeni (propria del cognitivismo): creare modelli che di volta in volta possono fare riferimento a un'idealizzazione del sistema nervoso o ai circuiti di un elaboratore, in cui  non è importante identificare realisticamente gli elementi del modello, ma che il modello sia uno schema valido sul piano puramente logico.

Il modello viene accettato o respinto se il comportamento in studio può essere simulato dal modello. 

Il modello può basarsi o sul funzionamento del sistema nervoso,  o sul funzionamento di un elaboratore programmato: in entrambi i casi il fatto che la simulazione dia dei risultati positivi non porta assolutamente ad accettare un'identificazîone realistica degli elementi del modello con quelli sin qui noti del funzionamento del sistema nervoso o dî un elabobatore. 

L'interesse è rivolto ai processi mentali, visti questi sì con occhio realistico, mentre il substrato "fisico" del modello può essere in ogni momento accantonato, e sostituito con qualcosa di diverso man mano che le nostre conoscenze si modificano. 

Hebb --> l'interesse "realistico" è per i processi di mediazione, mentre assembramenti cellulari e sequenze di fase lo interessano soltanto sul piano della dimostrazione logica del modello. 

 

3. Il "mentalismo" dei cognitivisti: i MODELLI 

La psicologia cognitivista può sotto molti aspetti essere considerata una psicologia mentalistica. 

Il termine mentalismo ha avuto una storia complessa:

- comportamentismo radicale : le categorie "mentali", non essendo direttamente osservabili come quelle comportamentah (intese come insieme di reazioni muscolari o ghiandolari), non possono essere oggetto di ricerca scientifica, e chi se ne occupava si poneva automaticamente al di fuori dell'ambito della scienza.

- neocomportamentisti: con le variabili intervenienti si introducono concetti tipicamente mentalistici. 

La riflessione epistemologica dei comportamentisti  è stata di massima molto più approfondita di quella dei cognitivisti che hanno mostrato largamente la tendenza a disinteressarsi dei fondamenti delle loro concezioni.

I cognitivisti non hanno mai mosso critiche epistemologiche, dimostrando piuttosto una certa noia e un sostanziale disinteresse per le basi epistemologiche della psicologia, in cui vedono soprattutto la sterilità e l'angustia di prospettive. Ciò può essere visto come una reazione eccessiva alla delusione proveniente dal rigore epistemologico comportamentista. 

Gli orientamenti epistemologici dei comportamentisti sono stati principalmente operazionismo, neopositivismo e l'empirismo logico. Ed è relativamente a questi che vanno fatte delle considerazioni. 

(*)Operazionismo

Per i teorici operazionalisti i concetti non corrispondono ad altro che alle operazioni attraverso cui vengono effettuate determinate misurazioni. Analogamente il comportamentista ha a disposizione delle precise operazioni di misura attraverso le quali può definire sia la situazione ambientale sia le risposte del soggetto --> i concetti psicologici non sono altro che l'operazione attraverso cui queste due classi di operazioni di misurazione sono poste in corrispondenza

  Es: la definizione dell'apprendimento in termini di frequenza di determinate risposte in corrispondenzà di certe contingenze ambientali risponde perfettamente ai criteri aperazionalisti. 

Segue che: le variabili intervenienti non sono altro che dei costrutti ipotetici che trovano una legittimazione solo quando le correlazioni tra variabili ambientali e variabili comportamentali non riescono a fornire un risultato univoco che possa essere interpretato senza ambiguità facendo ricorso unicamente a tali due classi di eventi osservati. Accade infatti a volte che, tale univocità non possa realizzarsi. La variabile interveniente è allora qualcosa che si può ipotizzare per risolvere l'ambiguità. 

Con paricolare riferimento alle teorie di Hull, le variabili intervenienti da un certo punto di vista sono realistiche, ma "celata all'interno del sistema nervoso"; da un altro punto di vista non lo sono affatto, perché nessuna operazione è in grado di definirne realmente il concetto. La variabile interveniente è pur tuttavia un concetto chiave nel sistema di Hull: è  indispensabile perché l'intero sistema teorico stia in piedi. 

Tolman sebbene sia il comportamentista più accurato nel definire in termini esclusivamente operazionali i suoi concetti, appare come il più cognitivista dei comportamentisti poiché

a) sviluppa concetti tipicamente mentalistici ("mappa cognitiva", sorta di rappresentazione mentale che l'organismo si costruisce dell'ambiente che lo circonda). Di fatto però:

     - ogni concetto mentalistico viene da Tolman risolto in un sistema di correlazioni tra eventi di stimolazione e risposte dell'organismo.

     - i contenuti mentali vanno comunque esclusi dalla possibilità di indagine, non essendo possibile definirli operazionalmente.

b) ammette l'uso dell'introspezione. Tuttavia: tale metodo non va utilizzato per studiare i contenuti mentali, ma solo per quelle ricerche in cui può essere interessante determinare se il soggetto è in grado di riferire su quelli che ritiene siano i suoi contenuti mentali (i quali vanno esclusi dalla possibilità di indagine). 

Tolman è comunque lontano  dai cognitivisti perchè non è riuscito a gettare l'indispensabile ponte tra struttura mentale (i cui contenuti sono stati confinati nel limbo del concetto di variabile interveniente) e azione.

 

(*)L'empirismo logico

Qui l'interesse è rivolto alla scienza considerata come linguaggio, e ai rapporti che intercorrono tra linguaggio teorico e linguaggio osservativo; e alla possibilità di definire, attraverso una serié di trasformazioni sugli enunciati relativi alle osservazioni empiriche (i cosiddetti "protocolli"), gli enunciati teorici.

- Nella "versione ristretta dell'empirismo" (adatta ad un radicale come Watson) si ritiene possibile dare di ogni concetto teorico una definizione contestuale o esplicita in termini di osservabili.

- Nella successiva versione, la "prima liberalizzazione dell'empirismo" (adatta a neocomportamentisti come Hull o Tolman) si è resa necessaria l'introduzione di altri procedimenti definitori (ad esempio, per "riduzione") per i termini disposizionali, quelli cioè che designano caratteristiche degli eventi fisici osservabili solo in determinate circostanze (ad esempio l'elastîcità di un laccio, che si manifesta solo quando lo "tiriamo").

- Nella "seconda liberalizzazione dell'empirismo" ('50): non è possibile sperare di definire tutti i termini teorici in funzione di osservabili, ma  esistono dei termini primitivi nd sistema teorico che vanno introdotti indipendentemente dall'osservazione.

-->È in questo momento di crisi che emerge il cognitivismo. 

    Es: la figura-sfondo, alcune parti del campo acquistano valore diverso da quello delle altre parti, e questa situazione è reversibile, secondo le intenzioni del soggetto, che di volta in volta può stabilire quali parti del campo consîderare figura, e quali sfondo. È quindi evidente che la significanza di concetti come quello di figura-sfondo non è data né da predicati immediatamente osservativi, né dalla possibilità di operare una riduzione a predicati osservativi; ciò che infatti conta è l'ope-razione che svolge il soggetto, che determina modi del tutto diversi con cui interpreta i dati ambientali.

 (**)

Dalle teorie ai modelli

Il disinteresse epistemologico dei cognitivisti si spiega anche con lo spostamento di interesse dalle grandi teorie ai piccoli modelli:

- piuttosto che legarsi ai grandi principi generali delle grandi teorizzazioni - informatori del comportamento globale di ogni individuo- ma che spesso sono incapaci di "rendere giustizia alla complessità del "comportamento", è preferibile interessarsi a modelli, anche limitatissimi, che siano però in grado di spiegare perfettamente un singolo comportamento in ogni minimo dettaglio; 

(l'enunciazione di grandi principi generali, erano state fatte dal comportamentismo, la psicologia della Gestalt, e lo strutturalismo). 

Il mentalismo dei cognitivisti si manifesta nell'uso dei Modelli.

 MODELLO: è una rappresentazione semplificata della realtà, concepita come assolutamente realistica per ciò che riguarda le funzioni svolte dalla mente, ma non per forza una riproduzione fedele di ciò che vi può essere nel sistema nervoso dell'individuo. 

                In altri termini, se in un modello rîferito a un certo comportamento percettivo viene inserito un element'o destinato a memorizzare per tempi molto brevi le informazioni in arrivo prima del loro riconoscimento, l'autore del modello non pretende con ciò di affermare che vi sia un organo, o una parte del cervello deputata a tale funzione; più semplicemente, che tale funzione è logicamente necessaria, quale che sia la parte del sistema nervoso che la svolge; e la necessità logica di tale funzione ne costituisce il criterio di esistenza. 

Il mentalismo dei cognitivisti ha quindi delle caratteristiche molto peculiari, diverse dal mentalismo metafisico contro cui era soprattutto indirizzata la polemica dei comportamentisti.

 Alcune conseguenze:

a. Tali modelli sono sovenete derivati dai modelli cibernetici, in termini di flusso di informazioni che vengono elaborate a vari stadi nd corso del loro passaggio all'interno dell'organismo --> ciò consente l'utilizzo di un altro criterio: la simulazione mediante calcolatore elettronico. 

b. L'uso dei modelli consente di superare le ambiguità di cui sono affetti gli eventi difronte ai quali lo psicologo si trova spesso ad operare, perché nel modello ogni elemento è definito con precisione.

Ciò si paga, però, in genéralizzabilità dei risultati che si ottengono. 

c. il cognitivismo (che criticava il comportamentisino per la sua incapacità di spiegare il comportamento dell'uomo al di fuori dell'ambiente asettico del laboratorio), ha finito spesso per allontanarsi dalla vita reale, spezzettandosi nella costruzione di modelli sempre più sofisticati, ma sempre più lontani da ciò che l'uomo è e fa nel suo agire quotidiano. 

 

4. Lo sviluppo storico del cognitivismo (le tappe più significative)

Inizio probabile del cognitivismo: II guerra mondiale - Cambridge - Craick fa ricerche  sul comportamento di tracking: un compito in cui vi è un bersaglio mobile che si sposta su uno schermo, e al soggetto viene chiesto di tenere allineato un segnale con il bersaglio --> il soggetto umano non appare in grado di operare più di una correzione ogni mezzo secondo --> ipotesi: all'interno dell'organismo esiste un meccanismo decisore che deve impiegare almeno mezzo secondo per elaborare le informazioni in arrivo, e che non era in grado di elaborare un nuovo lotto di informazioni sintantoché non erano state elaborate tutte le precedenti. 

Si affermava quindi per la' prima volta che:

 

a) l'uomo è assimilabile ad un elaboratore di informazioni, un servomeccanismo di tipo cibernetico; 

b) l'uomo aveva un tipo di funzionamento discreto; 

c) il meccanismo decisore era unico, e non potevano essere eseguite più cose alla volta. 

Viene riscoperto il tempo per compiere le azioni come indicatore dei processi mentali sottostanti alle azioni stesse (Donders). 

Limite al funzionamento dei processi cognitivi dell'uomo:

a. l'uomo è in grado di eseguire un  unico compito per ogni atto di decisione

b. esiste un limite della quantità di informazioni che si possono elaborare alla volta (Miller) -->  7 "pezzi" (cbunks) di informazione alla volta, più o meno due, a seconda del compito eseguito (memoria a breve termine, giudizi assoluti, quantità di apprensione=quanti elementi possono essere colti in una volta con un singolo atto per'cettivo). NB: "pezzi" e non "singoli elementi" (per cui per memorizzare 21 numeri è preferibile memorizzare 7 gruppi da 3 numeri). 

(*)La memoria

Temi prediletti dai cognitivisti: memoria a lungo, breve e brevissimo termine, vigilanza, tempi di reazione, l'attenzione (selettiva), il linguaggio. 

La memoria era studiata anche dal comportamentismo per gli stretti legami con l'apprendimento, ma per essi non aveva senso distinguere tra diversi tipi di memoria a seconda dei tempi di memorizzazione. 

Brown --> distinzioe memoria a lungo (secondaria) e a breve (primaria) termine

  Es: la memoria secondaria è suscettibile a interferenza sul piano semantico, la  memoria a breve termine è suscettibile a interferenza di tîpo fonologico. 

Sperling --> a fianco della memoria primaria e secondaria esiste una memoria a tempi di immagazzmamento molto più brevi e con modalità di funzionamento affatto diverse, e comunque precedenti al riconoscimento degli stimoli memorizzati.

 (*) L'unità TOTE

L'influenza della cibernetica o la teoria dell'informazione per lo sviluppo del cognitivismo si fa sentire nell'opera "Piani e struttura del comportamento" di  Miller, Galanter e Pribram, libro che è una pietra miliare del cognitivismo.

In questa opera:

- l'unità di analisi della psicologia - che nel comportamentismo era il il riflesso - diventa l'unità TOTE (Test-Operate-Test-Exit)

- l'analogia fra uomo e calcolatore è spinta all'estremo. 

(*) Il linguaggio - Chomsky

In "Piani e struttura del comportamento" si parla di "piani per parlare", con  riferimento alla psicolinguistica generativo-trasformazionale di Noam Chomsky. 

La considerazione del linguaggio fino agli anni '50 era saldamente in mano agli strutturalistî (in linguistica!): esso trascurava l'"utente" linguistico, e si concentrandosi maggiormente sull'analisi del messaggio.

Allo strutturalismo lingustico fanno riferimento prima di tutto i comportamentisti. 

Chomsky ruppe con lo strutturalismo (e con il comportamentismo):

- nell'uomo il linguaggio aveva una base innata: l'uomo apprende a parlare come l'uccello a cantare e nidificare.

- distinzione tra "competenza" ("saper come")   della lingua da parte del parlante  ed "esecuzione", la produzione reale, determinata oltre che dalla competenza, da altri processi psicologici (percezione, attenzione, ecc.). 

Aspetti sintattici: la sua linguistica è detta generativo-trasformazionale, perché mirante a individuare le regole attraverso cui le frasi vengono generate, e attraverso cui sullo stesso nucleo di significato vengono operate delle trasformazioni (da attive a passive, interrogative, negative).

  

5. La prospettiva ecologica e la scienza cognitiva (modularismo e cannessionismo)

 [In brev: il cognitivismo tra gli anni '80-90 si va diversificando lungo due filoni: 1) impostazione ecologica e 2) Scienza cognitiva; 

- per entrambi c'è il rifîuto dei micromodelli e di un ampliamento del respiro teorico;

- l'indirizzo ecologico ha maggior interesse per l'uomo e si suoi problemi "quotidiani", e rifiuta l'analogia dell'uomo con il calcolatore

- la scienza cognitiva insiste sull'intelligenza artificiale, e sull'utilizzo della simulazione, operando di nuovo una saldatura tra il mondo dell'intelligenza artificiale e la psicologia dei processi cognitivi] 

(**) Il punto di partenza: l'autocritica. 

- Molti ricercatori avvertono il bisogno di un ritorno alle "grandi teorie". 

- Convegno 1972 alla Pennsylvania State University su processi cognitivi e processi simbolici - autocritica molto profonda:

  a. diffuso rifiuto dei "micromodelli"

  b. perplessità nei confronti dell'analogia tra uomo e calcolatore; o meglio, dell'uomo concepito in puri termini di elaborazione delle informazioni. 

- Neisser (nel 1976) muove tre fondamentali critiche alla psicologia cognitivista:

  1. c'è stato un progressivo restringimento di campo, con un'attenzione focalizzata sempre di più sull'esperimento di laboratorio, e sempre di meno rivolta al mondo esterno, quello della vita quotidiana.

  2. le ricerche attuali sono sempre più sofisticate. ma sono genuinamente produttive? --> ripiegarsi della ricerca su se stessa, e gli esperimenti che vengono effettuati sembrano sempre più rivolti alla situazione sperimentale stessa, e sempre meno volti a comprendere il funzionamento dell'uomo,

  3. il concetto di "elaboraziane delle informazioni" ammette un'ambiguità di fondo:esso muta del tutto significato nel momento in cui le "informazioni" vengono definite in modo diverso dai differenti autori. 

(**) La prospettiva ecologica

Secondo Neisser (influenzato da Gibson): le "informazioni" che l'individuo elabora vanno viste nell'ambiente, perché è lì che sono, ed è l'ambiente che le offre. Nella sua nuova concezione, l'individuo possiede nella sua struttura cognitiva degli "schemi" che gli consentono di coglierle, e che costituiscono il fondamentale legame tra percezione e pensiero. 

--> si afferma così una nuova linea all'interno del cognitivismo: la linea "ecologica" (dati i richiami a Gibson, ispiratore di gran parte della ricerca successiva) 

Nota: Gibson rifiuta quello che'è il postulato primo del cognitivismo: la mente come capace di rappresentazione ed elaborazione delle informazioni

  --> teoria della percezione diretta: le informazioni sono già presenti nello stimulus array, nella stimolazione come si presenta direttamente al soggetto; il soggetto coglie le informazioni direttamente dalla stimolazione  in quanto affordances (to afford = fornire) presentate dall'ambiente in relazione al valore evolutivo che hanno per l'organismo --> il soggetto non deve ricorrere a sistemi computazionali, flussi informazionali, strutture rappresentazionali.

 

(**) La "scienza cognitiva"

In direzione opposta alla tendenza ecologica, si raggruppano studiosi delle più diverse provenienze, che hanno dato inizio alla cosiddetta "scienza cognitiva" che domina il quadro contemporaneo. 

Nasce nel 1977, quando R. Schank, A. Collins e E. Charniak fondano una nuova rivista chiamata "scienza cognitiva". 

Il programma della rivista:

- esiste un insieme di problemi comuni, che riguardano intelligenza naturale e artificiale per studiosi provenienti da psicologia cognitiva e sociale, tecnologie dell'educazione, intelligenza artificiale, linguistica, logica ed epistemologia,

- le questioni comuni: rappresentazione delle conoscenze (reti semantiche),  comprensione del linguaggio,  comprensione delle immagini, risposte alle domande, inferenza, apprendimento, soluzione dei problemi, pianificazione, ragionamento, comunicazione e studio dei rapporti uomo-macchina.

- le aree di indagine: sistemi di credenze, coscienza, evoluzione, emozione, interazione, linguaggio, apprendimento, memoria, percezione, prestazione, abilità, pensiero. 

La scienza cognitiva si configura come una vera e propria disciplina autonoma con provenienze e apporti multidisciplinari, e sempre meno come uno sviluppo del cognitivismo interno alla psicologia. 

 

Modularismo e Connessionismo 

Sono i 2 paradigmi della scienza cognitiva dominanti negli anni '80. 

Il modularismo (di Fodor):

I sistemi di analisi di input hanno un'architettura cognitiva distinta in moduli, strutture verticali che trasformano computazionalmente gli input in rappresentazioni che offrono alla parte centrale del sistema cognitivo.

I sistemi di analisi dell'input hanno queste caratteristiche:

- sono specifici per dominio: strutture altamente specializzateper per specifici tipi di input;

- funzionamento obbligato: quando sono in presenza del tipo specifico di 'input'che sono deputati ad analizzare, non possono fare a meno di entrare in azione.

- accesso centrale limitato per le rappresentazioni che computano: i livelli intermedi di analisi dell'input sono relativamente inaccessibili agli stati centrali di coscienza.

- notevole velocità di funzionamento. 

- sono incapsulati informazionalmente: durante il loro funzionamento non possono avere accesso ad informazioni provenienti da altre parti dd sistema cognitivo dell'individuo (es dalle conoscenze generale che possiede l'individuo, memorizzata a lungo termine). 

Connessionismo

C'è una forte presenza dei sostenitori del connessionismo (Rumelhart e MacClelland). 

Paradigma basato su due ordini di considerazioni: tecnologiche e (neuro)psicologiche:

1) considerazioni tecnologiche: la struttura dei calcolatori (di terza/quarta generazione) si è rivelata sempre più inadeguata rispetto a compiti molto coplessi, per via di a) un'architettura sequenziale; b) una memoria passiva che non può essere utilizzata per compiere le operazioni; c) e quindi  con una strozzatura tra memoria e processore, che produce un rallentamento globale dd sistema, anche se le operazioni possono essere eseguite singolarmente in tempi brevissimi. 

2) considerazioni (neuro)psicologiche: esiste incongruenza tra l'hardware del SNC e quello dei calcolatori:

- il SN opera con elementi relativamente lenti,  ma massivamente interconnessi in parallelo --> l'elevata rapidità del SN == elevato grado di parallelismo nell'esecuizione di operazioni;

-  i calcolatori aveva operato (e, nell'intelligenza artificiale, avevano cercato di simulare il comportamento) con elementi rapidissimi ma operanti serialmente.

 

--> vecchia la modellistica non aveva tenuto conto di questa differenza: i modelli affermatisi nel paradigma dello HIP (human information processing) sono modelli seriali. 

Il connessionismo suggerisce una modellistica con funzionamento parallelo massivo (modelli connesionisti a parallelismo massivo).

Con ciò si è riprenso la vecchia concezione interattiva di campo della Gestalt. Anche principi di minimo, o di economia, che regolano il funzionamento del campo, possono essere concepiti anche attraverso l'interazione diretta di numerosi eventi mutuamente indipendenti.

Le teorie del campo potrebbero trovare un nuovo impulso basandosi su questi modelli. 

Il modelli processuali si omogenizzano con i modelli computazionali, potendosi concepire la  computazonioni in termini di interazione diretta tra un ampio numero di unità locali nel cervello.

Questa concezione della computazione può essere intesa come una versione formalizzata di due tradizioni di pensiero tradizionalmente distinte: idee qualitative delle funzioni del cervello di Kohler l'approccio connessionista di Hebb.