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Il Comportamentismo

 
 


1. Le origini del comportamentismo

Movimento tipicamente nordamericano (passa in Europa intorno agli anni 50 come conseguenza della "americanizzazione" della cultura europea)

Nasce ufficialmente nel 1913, quando Watson pubblica un articolo programmatico dal titolo "La psicologia così come la vede il comportamentista", in cui Watson più che da innovatore si comporta come l'abile divulgatore di una serie di idee e temi che già da tempo stavano maturando.


J.B. Watson: caposcuola storico del comportamentismo.
Altri: Max Meyer, Hunter, Kuo, Lashley, Tolman, G. Mead, Piéron, Hull, Guthrie, Skinner, Spence, Kantor, Weiss, Bandura, Eysenck, Staats, N. Miller, Mowrer, Estes, Ferster, Harlow, Hebb, Osgood, Unde-rwood e Postman.


(**)
IL COMPORTAMENTO
Punto di partenza del comportamentismo è il classico dualismo mente-corpo --> Il comportamentismo sceglie il secondo polo - il corpo - e, all'interno di esso, si definisce l'oggetto, il comportamento.

Il comportamentismo cambia l'oggetto di studio della psicologia, che da "psiche (anima)" passa a "comportamento osservabile", arrivando a negare la rilevanza della coscienza --> si potrebbe dire che il comportamentista propone una nuova disciplina con un differente oggetto di studio (potremmo chiamarla "comportamentologia"),

In altre parole:
l'oggetto "psiche" viene esplicitato nei "contenuti psicologîci" (emozione, abitudine, apprendimento, personalità, ecc.) e per essi si propone lo studio attraverso la loro manifestazione osservabile nei termini di comportamenti emotivi, comportamenti abitudinari, comportamenti d'apprendimento, comportamenti costitutivi della personalità, ecc.

Il comportamento è stato inteso dagli stessi comportamentismi ora in un modo ora in un altro:

1. movimento molecolare, del tipo delle contrazioni muscolari; (originaria definizione di Watson)
2. attività nervosa; (riduzionismo: psicologia ridotta a neurologia)
3. movimento molare (cioè irriducibile alle sue componenti);
4. movimento molare con un effetto sull'ambiente;
5. comportamento molare diretto verso uno scopo;
6. azione umana.


I comportamentisti hanno optato per il "corpo-esibente un comportamento" per 2 motivi:
- di carattere metodologico: si sceglie di osservare il comportamento e di preferire le leggi comportamentali perchè il comportamento appare osservabile in maniera più scîentifica della psiche;
- di carattere filosofico: il comportamento appare una variabile più importante per attingere una reale conoscenza dell'uomo psicologico.
- di carattere filosofico radicale: nega ogni rilevanza (se non addirittura l'esistenza) alla coscienza e agli stati interiori, e teme che la sua introduzione annacqui e confonda la spiegazione scientifica.

Sicchè, ad esempio, nell'ipotesi sul fatto che l'apprendimento avvenga gradualmente o per comprensione improvvisa:
- il comportamentismo metodologico non nega che quest'ultimo si sia verificato, ma si limita ad affermare che ciò non è dimostrato e che quîndi è inutile dirlo;
- la filosofia radicale comportamentista nega che ciò si sia verificato (perché non crede che la coscienza abbia importanza o ) .

Un comportamentismo teoretico radicale è rintracciabile forse nel solo Watson. È infatti indubitabile che gli eventi psichici esistano e siano esperiti, e di conseguenza, come di ogni fenomeno, deve esseme possibile una descrizione.


Nel privilegiare il comportamento, la relazione comportamento-mente può essère intesa in diversi modi:
a) un parallelismo psicocomportamentale: ogni evento psichico ha un suo corrispettivo comportamentale;
--> il comportamentismo si giustifica sul piano metodologico (data l'equivalenza, è meglio studiare il polo più facilmente osservabile)
b) una priorità del comportamento, da cui si originano in un secondo tempo i fenomeni psichici (ad esempio, il pensiero si genera dall'azione, il livello motivazionale è provocato dalle contingenze esterne di rinforzo, ecc.)
-->il comportamentismo si giustifica sia sul piano metodologico che sul piano dei contenuti.


Il comportamento può essere inteso come un aspetto dell'uomo psicologico.
Il comportamento, così come ogni altro fenomeno psichico, è determinato, esistono cioè degli antecedenti, dati i quali, il comportamento in questione non poteva non risultare. Se così non fosse, in psicologia sarebbe possibile solo la descrizione, non la spiegazione. Le leggi psicologiche sono analoghe alle leggi che governano il mondo fisico: l'uomo può perciò essere considerato come un meccanismo estremamente perfezionato.


(*) Comportamento e scientificità
Motivo di questa posizione è l'aspirazione ad una fondazione scientifica della psicologia che ne garantisse la capacità di progresso e la costante popolarità di cui godevano le scienze naturali.

Nei comportamentisti c'è l'esigenza di una psicologia che da un lato sia capace di risolvere i grandi problemi incontrati dall'uomo di fronte alla macchina e all'urbanesimo, e dall'altro rispettosa di taluni valori tipici dell'american way of life, quali l'ethos utopistico-democratico, che nega in chiave egualitaristica un ruolo all'eredità e mette a fuoco la modificabilità "in positivo" della personalità umana.

Diversi psicologi hanno fatto l'implicita dentificazione fra metodo sperimentale e comportamentismo metodologico.

Il comportamentista si è lasciato guidare dai risultati della sua ricerca piuttosto che dalle assunzîoni filosofiche dei suoi capiscuola.


(**)
I movimenti che ebbero influenza sul comportamentismo
- Il funzionalismo (Wàtson nasce nel contesto del movimento funzionalistico):
influì per gli aspetti quali:la biologia darwiniana, l'idea che l'uomo è un animale che reagisce all'ambiente,e lo spostamento dell'attenzione dalla natura della coscienza ai processi adattivi che essa esibisce,
- La scuola russa (Secenòv, B'echterev, Pavlov)

Nel comportamentismo vengono a confluire due tendenze distinte del pensiero di fine Ottocento: evoluzionismo e fisicalismo

(**)
Temi privilegiati:
- processi di apprendimento e leggi attraverso cui l'individuo acquisisce nuove abilità e comportamenti;


(**)
Lo studio della psicologia animale

Forte è l'influenza esercitata sul comportamentismo dalla sperimentazione sugli animali

Fra '800 e '900 molti studiosi si erano occupati di psicologia animale: fra essi Ro-manes, Loeb, Donaldson, Jennings, Morgan, Uexkiill, Thomdike, Washburn, Yerkes, Small, Hunter.

Era plausibile fare ricerca psicologica anche con gli animali perché l'evoluzionismo darwiniano aveva chiarito che fra l'uomo e le altre specie animali non vi era una differenza radicale, tale per cui l'uomo ha un'anima e gli animali no.

E ciò è vantaggioso perché: si può a) studiare taluni eventi in organismi meno complessi; b) controllare variabili; c) tenere sotto controllo l'influenza dell'esperienza passata; d)libertà nelle procedure (sperimentazioni lunghe e stressanti, disponibilità del soggetto all'ora e nell'ambiente desiderato, ecc.); e) manipolabilità dell'organismo (danneggiamento delle funzioni sensoriali, operazioni chirurgiche, ecc.).


Studiare la psicologia degli animali poteva voler dire diverse cose
- se l'oggetto della psicologia è la coscienza, si sarebbe dovuti pervenire a conoscere la natura della coscienza animale (Washburn):
- la vera psicologia degli animali doveva semplicemente considerare il loro comportamento (Watson)

Watson negando rilevanza alla coscienza --> l'apprendimento che si verificava in un ratto addestrato a percorrere un labirinto appariva consistere nell'acquisizione di una serie di movimenti piuttosto che di nozionî.




THORNDIKE
Allievo di W. James.

Eseguiva molti esperimenti con apparati apparati di laboratorio adatti per la sperimentazione animale. Usava il labirinto a T - in cui bisogna apprendere quale tra destra e sinistra è la strada giusta - e la gabbia - in cui va imparato che per uscir-ne e poter trovare del cibo bisogna abbassare una maniglia

Apprendimento per prove ed errori
Thorndike concluse che l'apprendimento si verificava gradualmente, attraverso una serie di "tentativi ed errori", che portava al consolidamento delle reazioni dell'organismo che erano state ricompensate (legge dell'effetto).

La legge dell'effetto
"Un'azione accompagnata o seguita da uno stato di soddisfazione tenderà a ripresentarsi più spesso, un'azione seguita da uno stato di insoddisfazione tenderà a ripresentarsi meno spesso".
--> se questa legge spiega le nostre osservazioni ed è in grado di predire quello che probabilmente faremo in futuro (sî noti il carattere di predizione probabilistica, tipico delle spiegazioni psicologiche), non c'è motivo per sostituirla con un'altra.


La legge dell'effetto specifica una caratteristica fondamentale dell'"intelligenza animale":
- potremmo pensare che l'"intelligenza" consista nel "comprendere" la relazione che esiste fra l'atto di premere la leva e la possibilità di uscire,
- ma ciò che effettivamente osserviamo è che quell'atto si verifica tanto più spesso, quanto più ad esso è seguita una ricompensa
--> il primo modo di descrivere la situazione costituisce una pura inferenza ricavata dal secondo modo che invece si limita ai fatti.


La legge dell'effetto sottintende le seguenti convinzioni:
- il carattere adattivo e utilitaristico dell'azione umana, il cui manifestarsi è legato a possibilità di venire ricompensati;
(ma molti psicologi avrebbero in seguito negato che l'apprendimento; si verifichi solo in presenza ricompensa e fra essi anche alcuni appàrtenenti alla tradizione comportamentista, come Tolman)
- l'apprendimento è graduale (col passare delle prove, il tempo necessario ad un gatto per uscire da una gabbia decresceva regolarmente e gradualmente, senza brusche cadute) .
(ma molti esperimenti condotti dagli psicologi della Gestalt portono a pensare che l'apprendimento sia frutto di una comprensione improvvisa)






2. Il comportamentismo watsoniano

Il comportamentismo watsoniano si sviluppa 1913 - 1930.

Watson affermava che il comportamentismo "era l'unica vera psicologia americana"

Watson -->critiche al metodo introspettivo:
A) il metodo introspettivo è non scientifico per due motivi:
1) l'osservatore si identificava con l'osservato (--> non appena l'osservatore cominciava a osservare la coscienza, mutava per definizione il suo oggetto di osservazione, dal momento che esso veniva ad includere la coscienza di osservare);
2) l'osservazione introspettiva è compiuta da una persona che parla di cose che gli altri non possono vedere direttamente --> i dati introspettivi sono cioè privati, in contrapposizione ai dati pubblici delle scienze naturali.

A) due abusi del metodo introspettivo:
1) quello tradizionale, che aveva portato alla proliferazione di concetti non chiaramente specificati (anima, libertà, volontà, ecc.)
2) quello strutturalista, di Titchener, in cui "introspezione" aveva un significato più definito e limitato, concernendo una maniera sofisticata di descrivere la proprià esperienza cosciente, quasi un'arte, e - come si sa - l'arte è un fatto soggettivo e sottoposto a differenti interpretazioni --> il metodo introspettivo aveva infatti portato a conclusioni estremamente differenziate o anche opposte e non era pervenuto ad una unificazione dei termini usati.

Lo studio del comportamento anziché della coscienza permette di utilizzare metodi più "oggettivi", suscettibili di un immediato controllo nella verifica del consenso intersoggettivo.


La teoria elborata da Watson non si presenta come un sistema organico (es: il comportamerito è stato esplicitato nei termini di "adattamento dell'organismo all'ambiente", "contrazioni muscolari", "insieme integrato di movimenti", "azioni").

L'unità d'osservazione psicologica è il comportamento nel senso di azione complessa manifestata dall'organismo nella sua interezza ("qualsiasi cosa esso compia come voltarsi verso una luce o in direzione opposta, saltare al presentarsi di un suono, o altre attività più altamente organizzate come avere dei bambini, scrivere libri, ecc.").

Evidentemente questi comportamenti non si identificano nelle singole reazioni psicologiche che l'organismo manifesta (contrazione di un singolo muscolo, oppure attività di singoli organi come la respirazione, la digestione, ecc.), che costituiscono il differente oggetto di studio della fisiologia.

Nella sperimentazione psicologica che esegue, Watson si interessa precipuamente di variabili dipendenti complesse di quel tipo che abbiamo or ora menzionato.

Il suo "molecolarismo" e "riduzionismo" teorico si specificano tuttavia nell'idea che quei comportamenti non sono altro che la "combinazione" di reazioni più semplici, di molecole costituite dai singoli movimenti fisici che in quanto tali sono per l'appunto studiati dalla fisiologia e dalla medicina.

I principi cui Watson fa principale riferimento sono
1) la frequenza e 2) la recenza: tali principi dicono che tanto più spesso o tanto più recentemente un'associazione si è verificata, con tanta maggioré probabilità si verificherà.
3) il condizionamento: il principio SI RI SC RC.


Il condizionamento per il comportamentista è importante per due motivi:
- individuava precise unità-stimolo (che consentivano di definire meglio l'ambiente cui l'orgaoismo reagisce) e precise unità-risposta
- offre un principio-chiave per spiegare la genesi delle risposte complesse: i comportamenti complessi esibiti dall'uomo sono il risultato di una lunga storia di condizionamenti.


Importante è lo studio dell'apprendimento a cominciare dalle prime acquisizioni infantili.

Apprendimento emotivo
La paura, la rabbia, è l'amore sono le emozioni elementari e si definiscano sulla base degli stimoli ambientali che le provocano. A partire da quelle emozioni si costruiscono le altre

Studiando una delle prime nevrosi sperimentali della storia della psicopatologia, Watson provava ulteriormente che le nevrosi non sono né innate, né oggetti misteriosi, ma potevano essere definite nei termini di risposte emozionali apprese (es: paura per i topi: topolino (SC) e per generalizzazione oggetti simili al topolino, rumore (SI), paura (risposta prima RI e poi RC dalla presenza del topolino)).


Abitudini
Le stesse leggi che regolano l'apprendimento emotivo sono alla base delle altre acquisizioni ed in particolare delle cosiddette "abitudini".

Pensiero e linguaggio
Per Watson il pensiero avrebbe dovuto essere inferito dal linguaggio a partire dal comportamento, in questo caso, verbale. La posizione "filosofica" (altri hanno parlato di "ontologia" o "metafisica") era comunque quella di negare reale esistenza al pensiero e assimilarlo direttamente al linguaggio.

(A)Formazione del linguaggio
Il linguaggio viene acquisito per condizionamento: il bambino sente associare ad un oggetto il suo nome e di conseguenza il nome finisce per evocare la stessa risposta evocata dall'oggetto;

(B)Formazione del pensiero
Progressivamente all'intero sistema di movimenti (delle corde vocali, ecc.) che provocano l'emissione del suono-parola può sostituirsi una parte di movimenti, per cui la parola viene solo pronunciata sotto voce, oppure muovendo silenziosamente le labbra, oppure mediante semplici "abitudini laringiche".
---> il pensiero è così riconducibile ad un insieme di abitudini laringiche.

---> l'attività di pensiero è un risultato degli apprendimenti comunicativi (che non si esauriscono nel linguaggio verbale, ma posono includere altre forme di comportamento: ad esempio, l'atto di alzare le spalle) e non ha per se stesso rilevanza e interesse conoscitivo.




3. Il ruolo dell'esperienza e le grandi teorie dell'apprendimento

(*) L'esperienza
Watson non riconosce la validità psicologica del concetto di istinto, anzi il bambino nasce senza istinto.
Più in generale l'uomo al momento della nascita non è dotato di un bagaglio psicologico personale: è senza istinto, intelligenza o altre doti innate e sarà soltanto l'esperienza successiva a caratterizzare la sua formazione psicologica (opzione ambientalista).
Il neonato ha un repertorio di reazioni estremamente limitato e che interessa solo il corpo: riflessi posturali, motorie, ghiandolari e muscolari, ma tali reazioni interessano il corpo e non sono tratti mentali.

--> posizione egualitaristica (gli uomini nascono tutti uguali) e fiducia di poter influenzare lo sviluppo del soggetto controllando le esperienze cui esso viene esposto.

--> L'uomo è totalmente il prodotto delle sue esperienze.

(N.B.:ci siano state posizioni comportamentiste propense ad attribuire all'eredità un ruolo maggiore che all'ambiente, come Eysenck, e altre psicologie come quella freudiana)

(*) L'apprendimento
Importanza centrale assume lo studio dell'apprendimento, cioè della maniera in cui l'uomo acquisisce - attraverso l'esperienza - un repertorio di comportamenti motori, verbali, sociali, ecc. che verranno poi ad essere gli elementi costitutivi della sua personalità complessiva.

Gran parte delle teorie dell'apprendimento elaborate fra il 1920 e il 1960 è riconducibile al comportamentismo. Le più famose sono quelle di Tolman, Hull e Skinner.

(**)
L'apprendimento di TOLMAN

Introducendo la nozione di "scopi", di "aspettativa", "segno-Gestalt", "mappa cognitiva", e accogliendo dee cognitiviste e psicoanalitiche, Tolman si discosta dalla maggior parte dei comportamentisti, Ma di essi egli ha tuttavia adottato la metodologia e il punto di partenza: il comportamento.

Tenta di specificare meglio l'oggetto psicologico:
- mentre Watson ha una posizione "molecolaristica", che scompone il "comportamento" negli elementi costituiti da "contrazioni muscolari" e che rimanda allo studio alla fisiologia
- Tolman ha una posizione "molaristica", ritenendo che il comportamento possiede uno "specifico psicologico" irriducibile (non scomponibile in componenti semplici), cioè è dotato di proprietà emergenti con la precisazione che tale specifico psicologico non è di natura psichica, ma di natura comportamentale.

Es: la descrizione psicologica del comportamento di un topo che tira una cordicella per avvicinarsi del cibo, non è descrivibile dalle sole componenti motorie (avremmo dato una descrizione fisiologica) ma dai predicati emergenti del comportamento: le "cognizioni" e "intenzionalità" che orientato verso "scopi".

(*)Predicato dell'intenzionalità (o comportamentismo intenzionale):
- Perry --> il comportamento finalizzato: dato un determinato ambiente, la risposta si presenta solo se ha un determinato risultato (che è lo scopo); la connessione tra risposta e scopo desiderato deve essere stat appresa in passato dall'esperienza.
- Tolman -->l'intenzionalità del comportamento: lo scopo è descrittivamente presente, quando è presente almeno una delle seguenti condizioni in rapporto all'oggetto-meta, cioè allo scopo dell'azione:
1. la costanza dell'oggetto-meta a dispetto delle variazioni nell'adattamento agli ostacoli intervenienti;
2. la variazione nella direzione finale corrispondente alle posizioni differenti dell'oggetto-meta;
3. la cessazione dell'attività quando un determmato oggetto-meta è tolto.

-->la descrizione dd comportamento diventerebbe insoddisfacente, se non si facesse riferimento ad un oggetto-meta.

(*) La "variabile interveniente"
Dalla variabile dipendente - il comportamento - si possono inferire la presenza di variabili intervenienti "mentali":
conoscendo i valori delle variabili indipendenti (stimoli ambientali, esperienza precedente, stato pulsionale, definiti in termini operazionali) e i valori del comportamento effettivo, è possibile fare inferenze sulle variabili intervenienti (proprietà che il soggetto attribuisce all'oggetto, connessioni di scopo, capacità, ecc.) che sono entità obiettive.

In altre parole, si abbandona l'idelae per cui dato lo stimolo S, si verifica sempre la risposta R:
S-->R R = f (S)

per passare alla convinzione che S può provocare risposte diverse, Rl, R2, H3 ...Rn, a secondo di una variabile I (=interveniente) che interviene tra S e R:
S-->I-->R R=f(I x S)

Successivamente I farà riferimento all'intera personalità.



(**)
L'apprendimento di HULL
Nel tentativo di dare una sistematizzazione logica e matematica presente nelle scienze fisiche, Hull costruisce una teoria ipotetico-deduttiva (1943) formata da partendo da definizioni, postulati, corollari e teoremi ed equazioni.

Tale teoria si fonda su:
- il comportamentismo molecolare (Watson);
- la ricompensa costituisce un requisito fondamentale dell'apprendimento (Thorndike);
- le variabili intervenienti (Tolman);
- il principio del condizionamento classico;


Tale teoria consente di fare previsioni sul comportamento relativamente a:
- la direzione
- gli aspetti qualitativi (risponderà al telefono)
- gli aspetti quantitativi (quanto tempo impiegherò), attraverso equazioni sofisticate.


Tale teoria si limita a poche situazioni sperimentali (topi).


(**)
L'apprendimento di SKINNER
Skinner (a differenza di Hull) non crede all'utilità delle teorie che introducono concetti mentalistici per il rischi di trattare con concetti ipotetici.

L'analisi della relazione tra comportamento e "contingenze di rinforzo" (= occasioni in cui ad una determinata risposta ha fatto seguito una ricompensa) è sufficiente a spiegare ogni forma di apprendimento (incluso quello linguistico) --> ogni riferimento ai processi che si verificarono nella mente sarebbe solo inutile e fuorviante, e poco obiettivabile.

Skinner estrapola le sue analisi di carattere generale dallo studio dei ratti e piccioni (nella famosa Skinner-box).

(*) Paradigma del "condizionamento operante":
la risposta (premere la leva) seguita da rinforzo (cibo) tenderà a presentarsi con sempre maggiore frequenza.


Condizionamento rispondennte e condizionamento operante
- il paradigma di Pavlov è detto "classico" o "rispondente": la risposta segue lo stimolo (lo stimolo elicitante precede la risposta);
- il paradigmo di Skinner è detto operante: la risposta precede piuttosto che seguire lo stimolo (la ricompensa è successivo al comportamento).


Il paradigma del "condizionamento-operante" è maggiormente adatto a spiegare apprendimenti complessi, inesplicabili sulla base del "condizionamento classico":
- mentre il condizionamento classico si fondava sulla esistenza di reazioni incondizionate (che sono poche) e sulla formazione di condizionamenti di ordini superiori (che rimaneva comunque indimostrata per quelli di ordine supereiore al 3° o 4° grado).
- il condizionamento operante si applica a qualsiasi tipo di risposta, perché ciascuno di essi può essere seguito da rinforzo.


Sono stati studiati "programmi" differenti di rinforzo (varie regole di alternanza)


La "manipolabilità" del comportamento umano
Skinner
- da un lato denuncia il ruolo manipolatorio giocato da certe grandi agenzie di controllo, come la famiglia, lo stato e la chiesa
- dall'altro propone utopisticamente di utilizzare a fin di bene quelle medesime "regole di manipolazione" così da realizzare la costituzione di una specie di "repubblica" platonica ( retta dai "sapienti".



4. L'apprendimento sociale e la formazione della personalità

(A) L'APPRENDIMENTO SOCIALE
L'attaccamento ai pochi principi basilari della learning theory (basati sull'analisi degli apprendimenti semplici di animali) ha portato all'estrapolazione meccanica di questi principi anche a fenomeni quali il linguaggio, le interazioni sociali, le strutture di personalità, impedendo, per lungo tempo, ai comportamentisti di offrire un contributo fondamentale alla comprensione della specificità e della complessità dei fenomeni psicologici sociali relativamente a quelle parti della personalità sociale prodotto di apprendimenti, (piuttosto che il risultato della maturazione di strutture geneticamente predeterminate).

(**)
L'apprendimento sociale di Miller e Dollard.
1) utilizzo in maniera originale idee della learning theory congiuntamente ad altre teorie (psicoanalisi, e uso dei concetti di frustrazione, aggressività, conflitto, impulsi e le ricompense sociali);
2) importanza data alla teoria dell'imitazione sociale (fondamentale nelle acquisizioni linguistiche e sociali):
Il bambino acquisisce una tendenza ad imitare poiché rinforzato nelle prime risposte di carattere imitativo.
Progressivamente, tale tendenza viene ad assumere un peso sempre maggiore: il comportamento dei modelli potenziali costituisce il "suggerimento" per l'emissîone di comportamenti simili che il soggetto deve quindi avere già nel suo repertorio.

Bandura:
- anche nuove risposte possono essere acquisite mediante l'osservazione di modelli;
- pur con livelli bassi di frustrazione, si possa avere un bambino molto aggressivo, qualora gli si facciano osservare modelli aggressivi fortunati.
- i rinforzi intermittenti sono quelli maggiormente in grado di mantenere comportamenti aggressivi.
- il rinforzo agisce, più che nella fase di acquisizione delle risposte, nella fase del loro mantenimento e nell'incrementare gli indici che ne descrivono la forza (nd esempio, la "prontezza" con cui la risposta viene data).


(**)
Teoria comportamentista dell'apprendimento sociale

Relativamente a risposte precedentemente apprese, modelli e rinforzi possano agire sia ad incentivarle che a inibirle.

Un soggetto può mostrarsi socialmente inadeguato:
- per il fatto che ha appreso risposte scorrette
- perché non possiede sufficienti abilità sociali,cieè non ha appreso in maniera solida talune risposte sociali necessarie.

(**)
Comportamento sociale di Staats [1975]

- Importanza agli stimoli emozionali collegati a risposte di carattere emozionale.
- nella sua teoria, parte dalla classica "teoria dell'apprendimento" (condizionamento rispondente e operante, rinforzo, ecc..) e allarga l'analisi a fenomeni come le differenze individuali, gli apprendimenti cognitivi, l'acquisizione di atteggiamenti, l'attrazione, il pregiudizio, la comunicazione e la persuasione, il conformismo, la leadership.

(B) LA FORMAZIONE DELLA PERSONALITA'

Watson --> la personalità non è altro che una costellazione di comportamenti.

Concordono con Watson: Bandura, Staats Mischel e altri comportamentisti.

Il punto focale della personalità del soggetto è la condotta individuale

La personalità rinvia alle diverse situazioni specifiche che la provocano, piuttosto che a ipotetici e ambigui "tratti interni".

L'apparente stabilità di alcuni tratti di personalità viene spiégata in base alla:
- generalizzabilità e difficoltà di estinzione di risposte che sono state superapprese (fino al livello di abitudini altamente automatizzate);
- stabilità che può avere l'ambiente complessivo che interagisce con l'individuo: anche quando l'ambiente sembra essere diverso, il soggetto continua ad incontrare da sé e dagli altri aspettative simili che, dunque, garantiscono una certa stabilità all'ambiente.

Se l'ambiente cambia radicalmente --> improvvisi ed imprevisti mutamenti della condotta del soggetto, che non devono denotare ipotetiche diverse (e nascosta) personalità, ma solo l'emergenza di risposte differenti, probabilmente apprese originariamente in contesti diversi e da tempo scarsamente utilizzate (es: le cosiddette risposte "regressive").


(**)
Comportamentismo vs psicoanalisi

Atteggiamento duplice:
- critica per la debolezza dei contenuti teorici e metodologici e alla presunta efficacia delle terapie analitiche
- è propenso a analizzare, in base al proprio apparato teorîco, fenomeni quali il transfert, l'ambivalenza, i fattori inconsci, paure e nevrosi.

Sears
Vede continuità, piuttosto che contrapposizione, della psicoanalisi con la teoria comportamentista.
Per la psicoanalisi la personalità è il prodotto di particolari esperienze passate, in altre parole delle modalità attraverso cui l'individuo è stato modificato da tali esperienze, traendone un particolare tipo di apprendimento condizionante le esperienze successive. Le conseguenze ambientali dell'azione dell'individuo, cui il comportamentismo attribuisce generalmente grande peso, possono include.re risposte da parte di un'altra o di più persone. Nella, situazione diadica inadre-bambino, le reazioni dell'uno modificano le risposte dell'altro, controllandone la probabilità di comparsa attraverso l'emissione selettiva di rinforzi. Inoltre, compaiono-nella situazione pulsioni e spunti iniziali che costituiscono stimoli per la emissione di risposte: ad esempio, il neonata che piange costituisce per la madre sia una pulsione, sia un suggerimento all'azione.





5. Conclusioni

STIMOLO - RISPOSTA - RINFORZO
Alcuni concetti occupano un posto centrale nella storia del comportamentismo:
- stimolo: riguarda l'impatto che l'ambiente ha sull'individuo
- risposta: la reazione all'ambiente
- rinforzo: gli effetti dell'azione in grado di modificare le successive reazioni all'ambiente.

Kendler ritiene che i concetti stimolo-risposta possano essere intesi in 4 maniere diverse:
1. un linguaggio tecnico;
2. un orientamento metodologico che invita la psicologia ad affrontare i suoi problemi nei termini di variabili indipendenti manipolabili (Stimoli) e variabili dipendenti osservabili (Risposte);
3. un modello teoretico che viene applicato, per analogia, anche agli eventi interni;
4. un gruppo di teorie.


Problemi dell'identificazione dei concetti stimolo-risposta-rinfozo:
- l'identificazione del concetto di risposta rimanda al problema della definizione di comportamento stesso.
- nel tentativo di identificare i concetti stimolo, risposta e rinforzo, il problema principale è quello che si rimandano l'un l'altro.
("rinforzo"= stimolo che "aumenta la probabilità di comparsa della risposta che lo ha preceduto;
"stimolo" = modificazione dell'ambiente in grado di provocare una "risposta";
"risposta"= identificata nei termini del mutamento, nelle manifestazioni comportamentali dell'individuo, che è in connessione con uno "stimolo").

Sul concetto di stimolo:
- alcuni hanno distinto uno "stimolo nominale" (l'evento fisico) da uno "stimolo funzionale"
- alcuni hanno introdotto la nozione di "stimolo mediatore", in maniera da spiegare il perché talvolta - a parità di condizioni - stimoli diversi producano la medesima risposta, stimoli uguali producano una risposta diversa oppure la risposta appaia prodotta da "stimoli interni";
- "stimulus sampling theory": per "stimolo" va inteso un altissimo numero di componenti o aspetti dell'ambiente, ciascuno dei quali varia indipendentemente dall'altro. In ogni momento, solo una parte di quegli elementi-stimolo influisce effettivamente sul comportamento del soggetto.


Sul concetto "risposta"

Tolman evidenzia la pregnanza psicologica del concetto di "risposta":

a) si può riportare una determinata risposta ad una specifica emozione, solo col conforto dell'introspezione che dice che quella risposta è effettivamente di paura.

b) va distitno l'apprendimento vero e proprio dalla risposta comportamentale (la performance) che consente solo approssimativamente di conoscere il livello d'apprendimento del soggetto. In tal senso il comportamento verbale è accolto fra le risposte comportamentali: il comportamentista non è interessato né alle contrazioni muscolari che provocano l'emissione di suoni né alle proprietà fonetiche del linguaggio, ma ai suoi significati.

c) la distinzione fra "stimolo nominale" (l'evento fisico) e lo "stimolo reale" (l'evento rilevante per il soggetto) rinvia ad una specificazione nei termini di "pregnanza psicologica.


Sul concetto di "rinforzo"

Nel "condizionamento operante", il "rinforzo" può essere specificato "tecnicamente" (il grano di cibo all'animale affamato, ecc.)
In ambiti più generali, il concetto di "rinforzo" incontrò difficoltà di definizione: c'è differenza tra "rinforzi primari", rinforzi sociali, affettivi, ecc..

-->il "rinforzo" è qualsiasi evento, operazionalmente definito, in grado di soddisfare le esigenze motivazionali del soggetto.

--> il "rinforzo" diventa condizione di apprendimento, dal momento che senza motivazione ("sorgente dell'azione") non c'è azione.


Il problema di individuare gli eventi rinforzanti

Premack --> considerare in maniera relativistica il "rinforzo":le diverse attività che hanno per un individuo un loro valore, si possono disporre in un ordine di preferenza A,B,C: e un'attività (es C) è "rinforzo" rispetto a tutte le attività che la seguono (D, E, ecc.).