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Jean Piaget

 
 

1. Una personalità eclettica

Conflitti tra l'insegnamento religioso e quello scientifico

A Parigi incontra Théodore Simon, che sulla scia di Binet, cercava di costruire test d'intelligenza dei bambini.

Piaget non si accontentò delle misurazioni ma cominciò a domandare ai bambini i motivi delle risposte corrette o scorrette --> partendo da questo problema, Piaget introdusse nuovi paradigmi teorici e di ricerca. 

Patricia Miller: "gli anni '60 e '70 si possono considerare lo stadio piagetiano della psicologia dello sviluppo".

Molte delle sue tesi sul funzionamento del pensiero si rivelarono o approssimative o falsificabili, ma la quantità di spunti empirici e di intuizioni teoriche resta ineguagliata nella storia della psicologia. 

 

2. Il metodo: il colloquio clinico 

(**) Il colloquio clinico

Per lo studio dei processi sottostanti lo sviluppo cognitivo e dell'intelligenza, Piaget non trovava adatto nessuno dei metodi allora disponibili. 

   - Il metodo introspezionista non era adatto ad un bambino non allenato a scomporre il contenuto della sua coscienza, ma adatto solo al gioco o attività coinvolgenti.

   - Il metodo comportamentista non permetteva dal semplice osservazione del comportamento di risalire ai processi di pensiero sottostanti;

   - Il colloquio psicoanalitico non era adatto perché questo è un resoconto libero dei contenuti mentali, mentre Piaget voleva vedere l'intelligenza alle prese con uno specillo problema.

   - Il metodo fenomenolopico non era adatto perché i bambini non hanno né il lessico né le competenze per descrivere in modo analitico la loro esperienza diretta. 

--> inventò un nuovo metodo: il "colloquio clinico"

 

Il colloquio clinico è un sistema misto tra il colloquio, l'osservazione e l'interpretazioni, che può consistere in:

- un colloquio mirato alla ricostruzione delle credenze del bambino;

- un colloquio mirato mentre il bambino risolve un compito;

- un colloquio  accompagnato dalla manipolazione di oggetti da parte dello sperimentatore e del bambino (es i vasi e i bastoncini, per la reversibiltà delle operazioni),

- (per i bambini più piccoli) la semplice osservazione dei comportamenti e la loro descrizione (tradizione dei "diaristi").

  

(**) Limiti e problematiche del metodo 

(A) Il limite del metodo:

--> il colloquio clinico e le osservazioni dei comportamenti vengono  filtrati dagli occhi del teorico, che finisce per

      - vedere dietro i comportamenti strutture sottostanti del pensiero;

      - interpretare risposte e azioni alla luce dei suoi presupposti teorici. 

(B) Due fattori problematici:

 1. il senso dei compiti che presentava:

    i bambini avevano una capacità di pensiero superiore a quella supposta da Piaget a condizione che il compito acquisisse senso ai loro occhi; a questo scopo era sufficiente presentarlo sotto forma di situazioni familiari e dotate di scopi plausibili; 

     Es: l'"illusione egocentrica" o "difficoltà a decentrare" come "incapacità di considerare un proprio punto di vista momentaneo come facente parte di una serie di possibili punti di vista". Se si chiedeva il punto di vista di una bambola il bambino manifesta questa "illusione egocentrica", se gli si chiede il punto di vista di un "poliziotto che deve scoprire la posizione del bambino", questa illusione sparisce, perchè il compito ha acquisito un senso.

 

 2. la comunicazione linguistica:

Piaget notò che    piccoli cambiamenti nel formulare la domanda, che chiarivano meglio, producevano grandi differenze nella soluzione dei compiti. 

     Es: il compito di inclusione in classi: 20 perle di legno, di cui 17 sono marroni e 3 bianche. Si avrà una collana più lunga infilando le perle marroni o le perle di legno. Le risposte sbagliate dei bambini - che dicono che la collana di perle marroni è più lunga (costituiscono una delle basi empiriche per introdurre la nozione di sviluppo dell'intelligenza per stadi) giustificherebbe l'ipotesi piagetiana che a quell'età il bambino è allò stadio preoperatorio, e può manipolare mentalmente o le parti (perle marroni e bianche) o l'intero (perle di legno) ma non riesce a mettere in rdazione, contemporaneamente, l'insieme (perle di legno) e un suo sottoinsieme (perle marroni). Solo ad uno stadio successivo diventa facile ragionare su relazioni di tal fatta.

     Ricerche più accurate hanno però mostrato che i compiti di inclusione danno, con gli stessi bambini, risultati molto diversi a seconda della formulazione linguistica delle domande.  

Il passaggio da uno stadio di sviluppo dell'intelligenza all'altro viene definito sulla base della capacità di compiere operazioni mentali (descrivibili in termini di strutture logiche). 

  Lo stadio finale, quello dell'adulto, consiste nel padroneggiare le operazioni che ci permettono di controllare ipotesi del tipo <<se p, allora q>> andando a cercare i casi <<non-q>>, quelli cioè che poebbero falsificare le ipotesi stesse. Di conseguenza, i bambini sotto una certa età non dovrebbero essere capaci di falsificare ipotesi, mentre gli adulti dovrebbero farlo facilmente.  

  Che un adulto non disponga di una <<logica mentale>> è stato dimostrato, tra gli altri, da Peter Wason che ha introdotto la cosiddetta "prova delle quattro carte". Per il suo interesse teorico questa prova è stata il compito di ragionamento più studiato nella storia della psicologia. Ecco la versione originale dd compito:

    Ad una persona viene mostrato un mazzo di carte che presentano lettere (vocali o consonanti) su un lato e numeri (pari o dispari) sull'altra faccia. Dal mazz~gono tolte quattro carte e vengono appoggiate su un tavolo. Solò una faccia è quindi visibile. Le quattro carte hanno sul lato visibile, rispettivamente, una vocale, una consonante, un numero pari e un numero dispari. Si deve cercare di risolvere il seguente compito: << indicare la carta o le carte, tra le quattro appoggiate sul tavolo, che è utile girare (in modo da vedere ù lato appoggiato sul tavolo) per decidere se è vera o falsa la seguente regola: "Se una carta ha una vocale su un lato allora ha un numero pari sull'altro lato". 

  In questo contesto ben poche persone adulte si accorgono che la carta con il numero dispari va voltata per controllare se sull'altro lato c'è una vocale. In tal caso, infatti, la regola è di sicuro falsa. Se invece non c'è una vocale, la regola non è falsa: quindi la carta con il numero dispari va girata per decidere se la regola è vera o falsa. 

  La grande maggioranza degli adulti non riesce a risolvere questo compito. E non si tratta di incomprensioni, sul piano linguistico, del compito. La diffìcoltà del compito è un risultato robusto e inspiegabile da Piaget: gli adulti dovrebbero aver raggiunto lo "stadio delle operazioni formali". 

  Nel contempo bambini di dieci anni riescono a risolvere lo stesso compito quando viene presentato sotto forma di una promessa fatta da un insegnante: 

   Se'il tuo punteggio è di almeno 10 punti riceverai una caramella. 

   Ai bambini vengono presentate quattro carte con e senza caramella e con più o meno di 10 punti, e viene detto loro che devono coritrollare se un loro compagno ha seguito la promessa della maestra nel distribuire le caramelle. Nel contesto di questo scenario vengono facilmente indicate le due carte che andrebbero girate: quella corrispondente ai bambini che hanno preso 10 punti o più e quella senza caramella. Inoltre i bambini sanno fare controlli diversi a seconda che il compagno-distributore venga presentato come egoîsta {non dà le caramelle a chi le meriterebbe) o nepotista (le dà ai suoi amici anche se non le meritano). Questa sofisticata capacità di controllo, che tiene conto delle motivazioni del potenziale imbroglione mostra che le nostre ca-pacità di ragionamento non sono descrivibili in termini logici, ma in funzione di come ci rappresentiamo i compiti che ci vengono sottoposti. 

 

3. La teoria: l'epistemologia genetica 

Secondo Piaget:

 l'epistemologia riguarda il "problema della relazione tra soggetto agente e pensante e gli oggetti della sua esperienza". 

Piaget chiamò il suo approccio "epistemologia genetica":

- "genetica" si riferisce a "genesi" nel senso di "sviluppo", che Piaget vede caratterizzato da stadi.

- epistemologia: rimanda alla epistemologia filosofica classica (quella che si pone domande del tipo: come facciamo a conoscere qualcosa? È possibile una conoscenza non influenzata da colui che conosce? Ci sono delle idee innate? La conoscenza è influenzata dal linguaggio?)

   --> epistemologia genetica = un approccio evolutivo-stadiale all'acquisizione delle categorie conoscitive (quelle studiate dagli epistemologi tradizionali). 

 

L'epistemologia genetica si differenzia da quella tradizionale per essere una epistemologia naturale": cerca risposte empiriche a domande della epistemologia filosofica (mentre gli epistemologi tradizionali studiano i processi di conoscenza dissezionando a tavolino il lavoro di filosofi e scienziati).  

La conoscenza è un processo, una relazione tra conoscente e conosciuto:

  un bambino conosce sempre meglio una bicicletta o un . gioco attraverso le azioni che compie, siano esse manipolazioni fisiche o mentali. 

(*) La conoscenza collettiva

L'approccio evolutivo va utilizzato sia per spiegare lo sviluppo delle capacità di conoscenza e pensiero dei singoli individui che la conoscenza collettiva. 

La fonte per lo studio della la conoscenza collettiva è la storia della scienza e l'analisi dello sviluppo delle nozioni scientifiche. 

  Ad esempio, i greci consideravano i numeri come proprietà del mondo reale, così come fa un bambino quando impara a fare partizioni degli oggetti del mondo. Poi il pensiero occidentale è progredito introducendo nozioni come quella di numero negativo o di numero irrazionale, concependo i numeri come "classi di classi" (ad esempio, il numero 3 corrisponde ad una classe che comprende tutte le classi contenenti 3 entità: 3 pomi, 3 pere, 3 angeli, 3 spazzole, ecc.). 

  Un percorso analogo lo rintracciamo nel singolo individuo che da bambino diventa esperto matematico. Le tappe dello sviluppo sono ovviamente diverse, ma la sequenza logica è la medesima. Dalle operazioni matematiche come azioni sul mondo si passa ad un'analisi delle operazioni per se stesse, come manipolazioni mentali di simboli. 

La tendenza a trasferire ad entità collettive le proprietà di meccanismi psicologici studiati sul1'individuo caratterizza sia Freud che molti cognitivisti contemporanei (la memoria di una nazione, il sogno di un partito, l'azienda che risolve problemi, ecc.). 

 

(*) Biologia e conoscenza

La biologia e adattamento giocano ruoli fondamentale nella teoria della conoscenza di Piaget:

  L'intelligenza umana non è altro che una forma di adattamento all'ambiente. 

 

4. L'influenza delle teorie di Piaget 

(*) Struttura e Genesi.

Le 2 nozioni fondamentali della teoria di Piaget sono:

 1. Struttura mentale = un SISTEMA di operazioni mentali descrivibile in termini di strutture logiche e operazioni logiche (-> approccio a "logica mentale") 

 2. La genesi = è una trasformazione che parte da uno stato A e si conclude in uno stato B, più stabile del precedente. 

Genesi e struttura sono inscindibili:

- ogni genesi parte da una struttura e si conclude in un'altra struttura;

- ogni struttura ha una genesi. 

In tal senso, Piaget si contrappone:

- alla Gestalt: considerata uno "strutturalismo senza genesi"

- al comportamentismo: considerato "genetismo senza strutture"

 

(*) Il punto debole della teoria

Il punto più debole della teoria è la descrizione delle strutture in termini di operazioni logiche:

 - sia le prestazioni di adulti (in feriori alle previsioni di Piaget) sia quelle di bambini (superiori alle previsioni) costituiscono controesempi della "logica mentale" piagetian. 

 

(*) Due principi educazione si rifanno a Piaget:

1. fare in modo che un bambino apprenda partecipando attivamente all'esperienza di apprendimento;

2. affrontare i problemi in modo concreto e non astratto, aspettando che il bambino sia "cognitivamente pronto" ad apprendere quelle specifiche nozioni o competenze. 

  

5. Gli sviluppi: le teorie postpiagetiane e la scuola di Ginevra

 (*) Teoria sullo sviluppo cognitivo diPinker e Macnamara:

 - "ipotesi della continuità": i bambini e i giovani (rel. ai processi cognitivi) non si differenziano per alcun aspetto fondamentale dagli adulti, anche se i bambini sanno meno e sono meno abili degli adulti 

 Es: negli studi interculturali, i bambini nomadi delle regioni 'artiche', i concetti spaziali si sviluppano a un'età molto più precocè rispetto ai sedentari dell'Africa. 

-->in crisi l'approccio stadiale concepito nd modo originario, ma non l'impostazione piagetiana.

 

 (*)

Di recente la psicologia evolutiva anglosassone ha cercato di coniugare l'approccio cognitivista con le intuizioni piagetiane: 

(i) Case e Pascual-Leone: la capacità strutturale deìl'organismo (es: i limiti dei magazzini mnestici) non cambia con l'età a partire da due anni; quello che cambia è la capacità funzionale, dato che le operazioni si automatizzano grazie all'apprendimento lasciando più spazio mentale per le operazioni più complesse.

 --> ciò spiega come compiti identici sul piano formale risultano di difficoltà diversa perché le versioni concrete e familiari, e quindi sensate, occupano meno spazio di memoria quando devono venire rappresentate. 

(ii)

Doise: contravvenendo ad alcune posizioni cognitiviste che negano il ruolo delle dinamiche sociali nello sviluppo cognitivo, propone una definizione sociale di intelligenza e di sviluppo che va ad integrare quella piagetiana:  quando i classici compiti piagietiani vengono affrontati da più bambini, che si coordinano tra loro, tali coordinamenti svolgono un ruolo causale nello sviluppo cognitivo (diventa facile raggiungere "insieme" la soluzione).